Jeffery Hudson.
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In caso di necessit.
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Titolo originale: A Case of Need.
Traduzione di: Dianella Selvatico Estense.
1970, Aldo Garzanti Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Arthur Lee  un medico cinese: vive a Boston, la citt pi rispettabile d'America, e ogni tanto pratica l'aborto, non per lucro, ma per convinzioni morali; l'intera comunit dei medici ne  al corrente. Un giorno per muore Karen Randall, una ragazza minorenne che appartiene al pi chiuso cerchio interno bostoniano: muore per
un aborto mal riuscito mormorando il nome di Lee, che viene subito arrestato e messo al bando, in un rigurgito di razzismo e di ipocrisia. Ma il quieto patologo
John Berry, amico di Lee,  certo della sua innocenza ed  deciso a rivoltare tutti i sassi per scoprire i vermi che nascondono. Sfidando l'ostilit della high-society, le ire della polizia, le vendette della malavita, Berry conduce un'indagine spietata che porta alla luce vergogne segrete e vizi miserandi degli ambienti bene e che, in un crescendo di violenza, si conclude con una rivelazione sconvolgente.
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L'AUTORE.
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Jeffery Hudson, pseudonimo di Michael Crichton,  nato a Chicago nel 1942. Laureatosi ad Harvard, ha proseguito gli studi in biologia e pi tardi anche in psicofarmacologia ad Harvard, a Stanford e all'University College di Londra. Poich la sua attivit normale  il lavoro scientifico, scrive soprattutto d'estate o durante le vacanze di Natale.  un po' come una crisi epilettica, dice. Ha scritto romanzi, racconti, commedie, sceneggiature per la televisione e soggetti cinematografici. in caso di necessit non  il suo primo libro. Con il suo vero nome ha scritto Andromeda, uno dei maggiori successi internazionali di questi anni.
Ambedue questi romanzi verranno trasferiti sullo schermo.
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In caso di necessit. 
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Prescriver ai miei malati le cure pi confacenti secondo il mio giudizio e la mia capacit e terr lontano da loro ogni danno e inconveniente. Non mi lascer indurre da nessuno a propinare veleno, n dar mai consigli che possano causare la morte. Non prescriver mai a una donna un pessario per impedire il concepimento. Conserver pure la mia vita e la mia professione...
DAL GIURAMENTO D'iPPOCRATE PRESTATO DAI GIOVANI MEDICI IN PROCINTO d'intraprendere LA PROFESSIONE.
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Non esiste alcun obbligo morale di preservare l'embrione.
GARRETT hardin.
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PARTE PRIMA.
LUNED 10 OTTOBRE.
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Capitolo 1.
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I cardiochirurghi sono tutti dei bastardi, e Conway non fa
eccezione. Piomb come un uragano nel laboratorio di anatomia
e virologia patologica alle 8,30 del mattino; indossava ancora
il camice e il berretto verde da sala operatoria ed era
furibondo. Quando Conway  furente parla a denti stretti con
voce atona, gli si arrossa la faccia e gli si chiazzano le tempie.
Imbecilli, imbecilli fottuti! sibil, e diede un gran pugno
al muro, facendo tintinnare flaconi e boccette negli armadietti.
Sapevamo tutti cos'era successo. Conway esegue due interventi
a cuore aperto al giorno, il primo dei quali inizia alle
6,30. Quando compare in laboratorio due ore dopo,  sempre
per la stessa ragione.
Stupido bastardo buono a nulla, continu, prendendo a
calci il cestino della carta straccia che rotol rumorosamente
sul pavimento.
Roba da spaccargli quella sua testa fottuta! esclam con
una smorfia, fissando il soffitto come a prendersela col padreterno;
il quale padreterno, del resto, lo aveva gi sentito parecchie
volte, come noi; e sempre con la stessa rabbia, e denti
stretti e a base di pugni e oscenit. Conway ripeteva sempre
la stessa scena, come un attore di un film commerciale.
Una volta se la prendeva con il paziente toracico, un'altra
con le infermiere, un'altra ancora con i tecnici della macchina
cuore-polmoni, ma, cosa alquanto strana, non se la prendeva
mai con se stesso.
Campassi cent'anni, sibil tra i denti, non trover mai
un anestesista decente. Mai. Non esistono. Sono tutti degli
stupidi bastardi!
Noi ci scambiammo un'occhiata: era colpa di Herbie, stavolta;
cosa che succedeva circa quattro volte l'anno. A parte
questo erano molto amici, lui e Conway, e Conway lo portava
alle stelle, proclamandolo il miglior anestesista del paese, pi
bravo di Sonderick del Brigham e di Lewis della Mayo; il pi
bravo di tutti, insomma.
Ma quattro volte l'anno Herbert Landsman era il responsabile
di una MSTO, che in gergo chirurgico significa morte sul
tavolo operatorio. Ai cardiochirurghi succede spesso, con
un'incidenza del quindici per cento per la maggioranza e dell'otto
per cento per un uomo del calibro di Conway.
Frank Conway era bravo, era un otto per cento, un uomo
dalle mani d'oro, uno che sapeva il fatto suo: ecco perch
tutti sopportavano quei suoi accessi di bile, quei momenti di
rabbia distruttiva. Una volta aveva dato un calcio a un microscopio
del laboratorio causando cento dollari di danni, ma
nessuno aveva battuto ciglio, sempre per via del famoso otto
per cento.
Naturalmente, a Boston si faceva un gran parlare di come
riuscisse a mantenere a un tale livello questa percentuale che
i chirurghi chiamavano tra loro mortalit. Si diceva che
Conway evitasse i casi complicati, che evitasse di metter le
mani sui vecchi. Dicevano che non amava le innovazioni, che
non tentava mai interventi arditi e pericolosi. Tutti discorsi
assolutamente falsi, naturalmente. Conway aveva una mortalit
cos bassa solo perch era un chirurgo straordinario. Tutto
qui. Che fosse una persona sgradevole era un fatto scontato.
Stupido, bastardo schifoso! Conway si guard rabbiosamente
intorno. Chi  di servizio oggi?
Io, risposi. Quel giorno toccava a me, e da me dipendeva
accordare autorizzazioni e permessi. Vuoi un tavolo?
S, maledizione!
Quando?
Stasera.
Conway per abitudine faceva di sera le autopsie dei suoi
pazienti deceduti, e spesso continuava fino a notte, quasi desiderasse
un'autopunizione. Non voleva mai un aiuto, non permetteva
che vi partecipassero nemmeno i suoi assistenti volontari(1).
Qualcuno diceva che, mentre lavorava, piangeva, altri
che ridacchiava; ma in realt non ne sapeva niente nessuno,
tranne Conway, naturalmente.
Dir in reparto che ti tengano una cella, dissi.
S, per la malora! esclam, picchiando il pugno sul tavolo.
Quattro figli, quattro ne aveva!
Dir in reparto che preparino tutto.
E si  fermato prima che penetrassimo nel ventricolo. Inerte.
Trentacinque minuti di massaggio. Niente. Ma niente!
Come si chiamava? domandai. Dovevo fornire nome e
cognome, per via della pratica.
McPherson. Signora McPherson.
Prima di uscire Conway si ferm esitando sulla soglia, e vacill
per un attimo, come se avesse avvertito un peso sulle
spalle.
Cristo! disse, quattro figli. Cosa diavolo dico adesso al
marito?
Sollev le mani, come fanno i chirurghi, con la palma rivolta
all'interno, e si fiss le dita con occhi accusatori, come
si guarda un traditore. In certo senso aveva ragione, direi.
Cristo, ripet, avrei dovuto fare il dermatologo. A un
dermatologo non crepa mai nessuno.
Poi con un calcio apr la porta e se ne and.
 sempre cos? mi domand, pallidissimo, un assistente
volontario del primo anno, quando Conway se ne fu andato.
S, risposi, sempre.
Mi voltai verso la finestra e diedi un'occhiata al traffico dell'ora
di punta che scorreva lento, sotto la sottile pioggia ottobrina.
Avrei provato una certa pena per Conway, se non avessi
saputo che il suo era puro egoismo, un modo di scaricarsi della
rabbia, di prammatica ogni volta che perdeva un paziente.
Evidentemente ne aveva bisogno, ma noi avremmo preferito
che fosse come Delong di Dallas, il quale si metteva a fare le
parole incrociate in francese, o Archer di Chicago che, quando
perdeva un paziente, andava a tagliarsi i capelli.
Conway non solo distruggeva il laboratorio, ma ci faceva
anche perder tempo, soprattutto perch, la mattina, dovevamo
occuparci dei campioni chirurgici ed eravamo sempre in ritardo
sulla tabella di marcia.
Voltai le spalle alla finestra e mi preparai a esaminare il mio
campione. Gli anatomo-patologi hanno messo a punto una tecnica
molto veloce: stanno in piedi davanti a certi banchi che
arrivano alla cintola, ed esaminano le biopsie; davanti a
ciascuno c' un microfono appeso al soffitto che viene comandato
per mezzo di un pedale. Cos si hanno le mani libere; quando
bisogna fare un'osservazione, si preme il pedale e si parla nel
microfono, il quale, a sua volta,  collegato a un registratore.
Pi tardi le segretarie battono tutto a macchina per riempire
le grafiche(2).
Ho provato a smettere di fumare, la settimana scorsa, e
quel campione mi  stato d'aiuto: si trattava di una massa
biancastra, incorporata in una fettina di polmone. Sul cartellino
rosa c'era scritto il cognome del paziente, che in quel momento
era gi in sala operatoria col torace gi aperto. I chirurghi
stavano aspettando la diagnosi di laboratorio prima di
continuare l'operazione. Se si fosse trattato di un tumore benigno,
avrebbero semplicemente asportato un lobo polmonare;
se invece fosse stato maligno, avrebbero asportato l'intero polmone
con tutti i noduli linfatici.
Premetti il pedale a piede.
Paziente Ao/452336. Joseph Magnuson. Il campione  sezione
del polmone destro, lobo superiore, misura... Alzai il
piede dal pedale e lo misurai: ... Cinque centimetri per sette
virgola cinque centimetri. Il tessuto polmonare
 crepitante(3)
e di color rosa pallido. Superficie pleurica liscia e lucida, nessun
evidenziamento di materiale fibroso n aderenze. Leggera
emorragia. Nel parenchima c' una massa irregolare, bianca,
che misura...
Misurai il grumo: ...circa due centimetri di diametro. In
sezione, appare biancastra e dura. Nessuna traccia visibile di
capsule fibrose; una certa alterazione nella struttura del tessuto
circostante. Impressione microscopica preliminare... cancro
polmonare, probabilmente maligno. In metastasi? Punto. Firmata
John Berry.
Tagliai una fetta del grumo bianco e lo congelai rapidamente.
C'era un solo mezzo per sapere se la massa fosse benigna
o maligna: il controllo al microscopio. Congelando rapidamente
il tessuto si poteva tagliarne subito una sottile sezione,
mentre per preparare un vetrino microscopico con i metodi
tradizionali, bisogna tuffare il campione in esame in sei o
sette bagni diversi, il che richiede almeno sei ore, e a volte
qualche giorno. I chirurghi non possono aspettare.
Quando il tessuto fu congelato al punto giusto, ne staccai
una sezione con il microtomo, la colorai e la posi nel piatto
del microscopio. Non ebbi alcun bisogno dell'essiccatore: sotto
l'obiettivo a basso ingrandimento, vidi subito il reticolo del
tessuto polmonare formato nelle delicate sacche alveolari per lo
scambio di gas tra sangue e aria. La massa bianca era diversa.
Premetti il pedale.
Esame microscopico, sezione congelata. La massa biancastra
sembra composta di cellule parenchimatiche indifferenziate
che hanno invaso il tessuto normale circostante. Le cellule
presentano molti nuclei irregolari e ipercromatici, e una
grande quantit di motosi. Sono presenti alcune cellule giganti
plurinucleate. Nessuna capsula chiaramente identificabile.
Sembra un cancro maligno primario. Notevole grado di antracosi
nel tessuto circostante.
L'antracosi  un accumulo di particelle di carbone nel polmone.
Una volta ingoiato il carbone, sotto forma di fumo di
sigaretta o di smog, il corpo non lo elimina pi, e quello va
a insediarsi nei polmoni.
Squill il telefono. Doveva essere Scanlon, dalla sala operatoria,
che rompeva le scatole perch non gli avevamo portato
la risposta in trenta secondi esatti. Scanlon  come tutti i
chirurghi: se non taglia non  felice. Detesta starsene l a
guardare il buco che ha aperto nel paziente e aspettare il rapporto
di laboratorio. Non gli passa per la testa che, una volta
buttata la sua biopsia nella bacinella, un infermiere deve portarla
di corsa dall'ala di chirurgia ai nostri laboratori, e non
gli viene neppure in mente che in ospedale ci sono altre undici
sale operatorie che, tra le sette e le undici del mattino, funzionano
tutte a pieno ritmo. Quattro assistenti volontari e
anatomo-patologi non bastano a far fronte a tutto quel lavoro.
Non possiamo farci niente... se non vogliono rischiare di leggersi
un rapporto sbagliato. E se ne guardano bene. O almeno
cos fanno le puttane come Conway, tanto per ingannare il
tempo. Ad ogni modo i chirurghi sono tutti paranoici, chiedetelo
agli psichiatri.
Andando a rispondere al telefono mi sfilai un guanto di
gomma. Avevo la mano sudata e, prima di sollevare il
microfono, me l'asciugai sul sedere. Stavamo attenti al telefono, che
per veniva disinfettato ogni giorno con alcool e formalina.
Parla Berry.
Berry, cosa combinate lass?
Dopo Conway, avevo voglia di prendermela con lui, ma non
lo feci. Risposi soltanto:
Ho trovato un maligno.
Me l'immaginavo, osserv Scanlon, come se tutto il mio
lavoro fosse stato solo una perdita di tempo.
Gi, risposi, e riagganciai.
Avevo una maledetta voglia di fumare; mi ero concesso soltanto
una sigaretta, quella mattina a colazione, invece delle
solite due.
Sul tavolo mi aspettavano altri tre campioni: un rene, una
cistifellea e un'appendice. Stavo rimettendomi il guanto quando
il citofono suon di nuovo.
Dottor Berry?
S?
Il ricevitore del citofono  registrato molto alto, cos non
c' bisogno di alzare la voce, la centralinista sente benissimo,
da qualsiasi punto le si parli. Il microfono  montato vicino
al soffitto perch di solito i novellini, non sapendo che  molto
sensibile, gli si avventano addosso gridando, il che manda in
rovina le orecchie della ragazza all'altro capo del filo.
Dottor Berry, sua moglie al telefono.
Ero sorpreso. Judith e io avevamo fatto un patto: niente
telefonate al mattino. Sei giorni su sette - se non tutti e sette
- quando s'ammala uno del gruppo, sono occupatissimo dalle
sette alle undici. Judith ha sempre mantenuto l'impegno; non
ha telefonato nemmeno quando Johnny  andato a sbattere
contro un camion con il triciclo e gli hanno dato quindici
punti sulla fronte.
Bene, dissi, ci vado. Mi guardai la mano: avevo il
guanto mezzo infilato. Me lo sfilai del tutto e tornai al telefono.
Pronto?
John? Le tremava la voce, erano anni che non la sentivo
in quello stato: da quando era morto suo padre.
Cosa c'?
John, ha appena telefonato Arthur Lee.
Art Lee era un nostro amico ostetrico che era stato mio
testimone di nozze.
Che cosa voleva?
Ha telefonato qui, ma voleva parlare con te.  nei guai.
Che genere di guai? Mentre parlavo, feci cenno a un
assistente volontario di prendere il mio posto. Dovevamo sbrigarci
con quei campioni chirurgici.
Non lo so, rispose Judith, ma  in prigione.
Il mio primo pensiero fu che doveva esserci uno sbaglio.
In prigione? Sei sicura?
S, ha appena telefonato. John, non sar mica...
Non lo so, risposi. Ne so quanto te.
Mi appoggiai il telefono sulla spalla per sfilarmi il secondo
guanto che gettai, insieme al primo, nel cestino della carta
straccia foderato di vinile. Vado subito da lui, dissi. Tieni
duro e non preoccuparti. Sar certo una cosa da niente.
Forse ha bevuto di nuovo.
Bene, rispose Judith sottovoce.
Non preoccuparti, ripetei.
D'accordo.
Ti richiamo.
Riagganciai, mi slacciai il grembiule e lo appesi all'attaccapanni
accanto alla porta. Poi scesi nell'ufficio di Sanderson.
Sanderson era il capo dei laboratori di anatomia e virologia
patologica, aveva quarantotto anni e un aspetto molto dignitoso,
con un volto riflessivo, dalla mascella volitiva e le tempie
un poco grigie. E aveva motivo di temere quanto me.
Art  nei guai, dissi.
Sanderson stava riesaminando un'autopsia. Chiuse la cartella.
Perch?
Non lo so. Vado a vedere.
Vuoi che venga anch'io?
No,  meglio che vada da solo.
Telefonami, quando sai qualcosa, disse Sanderson, sbirciandomi
da sopra gli occhiali.
Va bene.
Annu. Quando uscii, aveva gi riaperto la cartella e ricominciato
a leggere il caso. Non ero in grado di dire se la notizia
lo avesse turbato o meno. Del resto, quel comportamento
rientrava nel suo stile.
Nel corridoio mi frugai in tasca per prendere le chiavi della
macchina e mi resi conto che non sapevo dov'era Art; cos
andai all'ufficio informazioni per telefonare a Judith. La
centralinista si chiamava Sally Planck, una bionda prosperosa,
continuo oggetto di facezie da parte degli assistenti volontari(4)..
Judith non sapeva dove fosse Art, non aveva pensato di domandarglielo;
cos fui costretto a telefonare a Betty, la moglie
di Lee, che era una bella ragazza molto in gamba, con un
dottorato di ricerca di Stanford. Si era, anzi, dedicata alla
ricerca fino a pochi anni prima, e aveva smesso solo con la
nascita del terzo figlio. Una ragazza molto calma: l'avevo
vista turbata una volta sola, la sera in cui George Kovacs
si era ubriacato e aveva orinato dappertutto nel patio di casa
Lee.
Betty era in stato di shock, uno shock freddo. Disse che
avevano portato Arthur in centro, in Charles Street; lo avevano
arrestato in casa quella mattina stessa, proprio mentre
stava per uscire. I bambini erano molto impressionati, per
cui non li aveva mandati a scuola e adesso non sapeva cosa
fare, e che cosa dovesse dirgli.
La consigliai di dire che c'era un equivoco e riagganciai.
Tirai fuori la mia Volkswagen dal parcheggio medici, passando
accanto a una quantit di lucide Cadillac. Le automobili
grosse appartengono sempre ai medici che esercitano anche
la libera professione; mentre gli anatomo-patologi sono
pagati dall'ospedale e non possono permettersi certi lussi.
Erano le 8,45: proprio l'ora di punta, che a Boston diventa
questione di vita o di morte. Boston infatti detiene la pi alta
percentuale d'incidenti di tutti gli Stati Uniti: batte perfino
Los Angeles, lo pu testimoniare qualsiasi interno di Pronto
Soccorso. Anche noi anatomo-patologi vediamo una quantit di
decessi da incidente stradale, nel corso delle autopsie. Guidano
come pazzi: se ti capita di essere al Pronto Soccorso mentre
arrivano i corpi, pensi che sia scoppiata la guerra. Judith
dice che si comportano cos perch sono dei repressi; invece
Art  convinto che lo fanno perch sono cattolici e pensano
che Dio li protegga quando viaggiano a cavallo della doppia
striscia; ma Art  un cinico. Una volta, mentre eravamo in
riunione, un chirurgo enumer tutte le lesioni degli occhi provocate
dalle statuine di plastica applicate al cruscotto. Ti capita
un incidente, vieni sbalzato in avanti e una Madonnina
di pochi centimetri ti cava gli occhi. Succede molto spesso.
Art trov che la cosa era molto buffa, la pi buffa che avesse
mai sentito. Rideva fino alle lacrime. Accecati dalla religione!
ripeteva, raddoppiando le risate, accecati dalla religione!
L'altro, che faceva chirurgia plastica, non afferrava il ridicolo
della situazione. Doveva aver riparato troppe cavit sventrate!
Art invece aveva le convulsioni.
Tutti gli altri erano stupiti, trovavano quelle risate eccessive
e di gusto alquanto dubbio. Credo di esser stato l'unico ad
aver capito il significato dello scherzo di Art, come del resto
ero anche l'unico a sapere della tensione alla quale era continuamente
sottoposto.
Io e Art siamo amici fin da quando eravamo a scuola di
medicina.  un ragazzo brillante e un bravo medico, e crede
in quello che fa. Come quasi tutti i medici che esercitano anche
la libera professione, Art tende a essere un po' autoritario,
un po' autocratico.  convinto di sapere sempre quale sia il
partito migliore. Forse esagera un po', ma non mi sento di
criticarlo. Il suo  un lavoro molto importante: dopotutto
deve pur esserci qualcuno che fa abortire.
Non so con esattezza quando abbia incominciato: poco dopo
il suo internato in ginecologia, credo. Non si tratta di un
intervento molto difficile: pu eseguirlo facilmente anche una
infermiera ben addestrata. C' solo un piccolo neo:  illegale.
Ricordo benissimo quando me ne sono reso conto per la
prima volta. In laboratorio c'erano alcuni assistenti volontari
che parlavano di Lee: avevano riscontrato una quantit di
revisioni della cavit positive. Queste ultime erano state ordinate
per svariati sintomi, quali irregolarit mestruali, dolori,
perdite sanguigne a met ciclo; e qualche raschiamento denunciava
una gravidanza in atto. La cosa mi preoccupava perch
gli assistenti volontari sono giovani e chiacchierano facilmente.
Cos dissi loro che non c'era da scherzarci sopra, che
quelle chiacchiere avrebbero potuto danneggiare seriamente la
reputazione di un medico, e loro si calmarono subito. Poi andai
da Arthur, al bar dell'ospedale.
Art, dissi, sono preoccupato.
Era di buonumore, stava mangiando un krapfen con un
caff. Non si tratta di una faccenda ginecologica, spero!
disse, e scoppi a ridere.
Non esattamente. Per caso ho sentito due assistenti volontari
dire che il mese scorso hai avuto una dozzina di raschiamenti
con gravidanza positiva. Lo sapevi?
Tutta la sua cordialit svan all'improvviso. Certo! rispose.
Volevo solo avvertirti. Il comitato di controllo pu darti
delle noie, se lo viene a sapere, e...
Scosse la testa. Nessuna noia.
D'accordo; ma sai, si potrebbe dire...
... che faccio abortire, lo so.
Parlava sottovoce, con aria mortalmente tranquilla. Mi
guardava dritto negli occhi, il che mi faceva sentire strano.
 meglio parlarne, disse. Sei libero oggi pomeriggio,
verso le sei?
Credo di s.
Allora ci troviamo al parcheggio. Se hai un minuto di
tempo, da' un'occhiata a una mia paziente.
Va bene, risposi, aggrottando la fronte.
Si chiama Suzanne Black. Numero di cartella Ao/221365.
Scarabocchiai il tutto su una salviettina di carta, domandandomi
come diavolo facesse a ricordarselo. I medici ricordano
molte cose dei loro pazienti, ma il numero di cartella
quasi mai.
Studiati bene il caso, continu, e non farne parola a
nessuno prima di aver parlato con me.
Tornai al lavoro, perplesso. Quel giorno avevo un'autopsia,
cos non potei liberarmi prima delle quattro. Quando ebbi finito,
scesi in archivio e tirai fuori la grafica di Suzanne Black
e la lessi rapidamente, non era lunga. Era una junior del college
di Boston, paziente del dottor Lee, ricoverata per la prima
volta all'et di vent'anni, con SP(5) d'irregolarit mestruale.
Dalle risposte, si sapeva che un recente attacco di rosolia l'aveva
lasciata molto esaurita, e che il medico del college l'aveva
visitata pensando a una mononucleosi. La ragazza aveva aggiunto
che andava soggetta a piccole perdite irregolari ogni
sette, dieci giorni ma non era un flusso normale; e questo stato
di cose durava da due mesi. Era in condizioni di spossatezza
letargica.
Alla visita medica era risultata sostanzialmente normale, a
parte un leggero rialzo febbrile. Gli esami del sangue erano
normali, anche se l'ematocrito era un po' basso(6).
Il dottor Lee aveva ordinato una revisione della cavit per
correggere l'irregolarit mestruale. Questo nel 1956, prima
dell'avvento della terapia con gli estrogeni. Raschiamento
normale: niente tumori n gravidanza. La ragazza reag bene alla
cura; venne tenuta sotto controllo per altri tre mesi e i suoi
cicli si normalizzarono.
Sembrava un caso di normale amministrazione. Una malattia
o una forte emozione possono spezzare il ritmo biologico
femminile e sfasare le mestruazioni, mentre una revisione della
cavit pu ristabilire il ritmo. Non riuscivo a capire perch
Art aveva voluto che gli dessi un'occhiata. Esaminai la diagnosi
di laboratorio sul tessuto; era del dottor Sanderson, redatta
con uno stile asciutto e stringato: impressione preliminare
normale, esame microscopico normale.
Riposi la grafica nello schedario e me ne tornai in laboratorio.
Continuavo a non capire qual era il problema di questo
caso, ci rimuginai un po' sopra, ciondolando qua e l senza
decidermi a far qualcosa. Finalmente riattaccai con la mia
autopsia.
Non so cosa mi fece venire in mente il vetrino.
Come gli altri ospedali, il Lincoln conserva tutti i vetrini
di laboratorio, cosicch siamo in grado di risalire ai vetrini
microscopici di venti o trent'anni fa che vengono riposti in
certi contenitori lunghi e stretti, e disposti in un locale pieno
di scansie, come gli schedari di una biblioteca.
Trovai subito la scatola giusta e il vetrino 1365. Sul cartellino
erano segnati il numero del caso, le iniziali del dottor
Sanderson, ed anche, a stampatello, revisione della cavit.
Portai il vetrino in sala microscopi, dove c'era una fila di
dieci microscopi; appoggiai il vetrino sul piatto porta-oggetti
di un microscopio libero e cominciai a esaminarlo.
Era perfettamente a fuoco.
Si trattava di un raschiamento uterino, e fin qui tutto bene.
Presentava un endometrio piuttosto normale in fase di proliferazione;
ma ci che mi fece riflettere fu il colorante usato.
Quel vetrino era stato trattato con Zenker-Formalina, che
d una colorazione blu intenso o verde. Un procedimento
piuttosto insolito che si usa per particolari problemi diagnostici.
Normalmente. si adopera l'Ematossilina-Eosina, che d una
colorazione rosa e rossa. Quasi tutte le fette di tessuto vengono
trattate con l'ee; in caso contrario, vengono annotate le ragioni
della colorazione insolita.
In questo caso, per, il dottor Sanderson non aveva fatto alcun
cenno del colorante.
C'era da pensare a uno scambio di vetrini. Osservai la scrittura
sul cartellino: era di Sanderson, senza dubbio. Cos'era
successo, allora?
Quasi subito mi vennero in mente altre soluzioni. Sanderson
poteva essersi dimenticato di annotare sul rapporto l'uso di
quel colorante insolito, oppure poteva aver fatto due sezioni
diverse, una con l'ee, l'altra con lo zf; e la prima era andata
perduta, oppure poteva esserci stata qualche altra confusione,
pienamente giustificabile.
Nessuna di queste alternative, per, mi pareva molto convincente;
ci meditai sopra mentre aspettavo con impazienza
che si facessero le sei. Alla fine arriv l'ora dell'appuntamento,
trovai Art che mi aspettava gi, entrammo in macchina e partimmo.
Era meglio andare a parlare lontano dall'ospedale. Art
taceva; ma dopo poco mi domand: Hai letto il caso?
S, molto interessante.
Hai esaminato la sezione?
S. Era l'originale?
Vuoi sapere se era il raschiamento di Suzanne Black? No,
non lo era.
Avresti dovuto stare pi attento. Il colorante... potresti
avere dei guai. Da dove viene il vetrino?
Art ebbe un lieve sorriso: Da una ditta di prodotti biologici "Vetrino classico normale".
E chi ha operato la sostituzione?
Sanderson. Eravamo alle prime armi, allora.  stata sua
l'idea di metter dentro quel vetrino fasullo e farlo passare per
quello giusto. Naturalmente con l'andar del tempo ci siamo
perfezionati, e adesso, ogni volta che Sanderson fa un raschiamento
normale, ne fa qualche vetrino in soprannumero e lo
tiene sempre a portata di mano.
Non capisco, dissi; vuoi dire che Sanderson lavora in
coppia con te?
Certo. Quella grafica  una balla. La ragazza aveva vent'anni
e aveva avuto la rosolia, d'accordo; ma la causa dell'irregolarit
era una gravidanza in atto. Era rimasta incinta durante
un week-end, di un ragazzo che diceva d'amare e di
voler sposare, ma non prima di aver finito gli studi; ragione
per cui niente bambino. E poi era riuscita a prendersi la rosolia
nel primo trimestre; non che fosse una ragazza molto
sveglia, ma abbastanza per sapere cosa succede quando ti
prendi la rosolia. Era molto preoccupata quando venne da me.
Dapprima tossicchiava, visibilmente imbarazzata, poi sput
tutto e mi chiese di farla abortire.
La cosa mi scandalizz alquanto; ero fresco d'internato
e ancora un mezzo idealista. Lei era nelle peste, si sentiva un
rottame e si comportava come se le fosse crollato il mondo
addosso. Be', in un certo senso non aveva torto. Non capiva
pi niente, si vedeva solo nelle vesti della ragazza-madre
espulsa dal college con un bambino, magari deforme. Era
abbastanza carina e mi faceva pena, ma risposi di no. Capivo
quello che provava, ma le spiegai che avevo le mani legate.
Allora mi domand se l'aborto fosse un intervento pericoloso.
Pensai che meditasse di provocarselo da sola, e quindi le
risposi di s; ma lei disse che aveva sentito parlare di un uomo
che abitava nel North End e faceva abortire per duecento
dollari: un ex infermiere dei marines, o qualcosa del genere;
e aggiunse che se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto lui.
Poi se ne and.
Art sospir e scosse il capo.
Quella sera tornai a casa nero come l'inferno. La detestavo;
la detestavo perch si era intromessa nella mia professione
appena avviata e nella mia vita privata tutta schemi,
senza voli. La detestavo perch stava facendo pressione su di
me. Non riuscivo a dormire, continuai a pensare per tutta la
notte. La vedevo entrare in uno sporco sgabuzzino, abbandonato
da Dio e dagli uomini, e trovarsi con un omiciattolo dall'occhio
malizioso che l'avrebbe sforacchiata e magari anche
uccisa. Pensavo a mia moglie e al nostro bambino di un anno,
e a come avrebbe potuto andar tutto bene. Pensavo a tutti gli
aborti dilettanteschi che avevo visto da interno, quando, alle
tre del mattino, arrivavano certe ragazze strillanti e coperte di
sangue. E per la verit, pensavo anche agli spaventi che m'ero
preso da studente: una volta Betty e io abbiamo passato sei
settimane ad aspettare il suo ciclo. Sapevo benissimo che una
pu restarci per pura scalogna.  piuttosto facile farla abortire,
e non dovrebbe essere un crimine.
Io continuavo a fumare senza dir nulla.
Cos mi alzai nel bel mezzo della notte e lottai fino allo
spasimo, bevendo un caff dopo l'altro e fissando il muro della
cucina. Al mattino avevo deciso che la legge era ingiusta, che
un medico poteva giocare il Padreterno in mille sporchi modi,
ma che questo era giocar pulito. Avevo visto una paziente nei
pasticci e mi ero rifiutato di darle una mano quando farlo
era in mio potere. Questo fatto mi sconvolgeva; mi ero rifiutato
di curarla, ed era come se avessi rifiutato la penicillina
a un ammalato, una cosa crudele e pazzesca. Cos, la mattina
dopo, andai da Sanderson: sapevo che aveva idee liberali, gli
esposi la situazione e gli dissi cosa volevo fare. Mi rispose che
lui stesso avrebbe fatto gli esami richiesti, e mantenne la promessa.
Ecco com' incominciata la storia.
E poi hai sempre continuato?
S, quando lo giudicavo opportuno.
Dopo di che ce ne andammo in un bar del North End, un
posticino modesto, pieno di lavoratori italiani e tedeschi. Art
era in vena di chiacchierare e di confessarsi.
Mi domando spesso, osserv, cosa ne sarebbe della medicina
se predominasse il pensiero degli scientisti(7). Nei secoli
scorsi, logicamente la cosa non avrebbe avuto grande importanza,
dato che la medicina era affatto primitiva e inefficace.
Ma immagina che lo scientismo fosse forte oggi, nell'era della
penicillina e degli antibiotici! Immagina se esistessero gruppi
di persone in lotta contro la somministrazione di tali farmaci
e, in una societ cos concepita, l'esistenza di malati che sappiano
benissimo d'essere affetti da una malattia non mortale,
e che esiste un farmaco capace di curarla. Non esisterebbe
forse un florido mercato nero di siffatti farmaci? Non morirebbe
parecchia gente per l'abuso o il superdosaggio o la somministrazione
nascosta dei medesimi, adulterati e di contrabbando?
Non ci sarebbe, insomma, un caos terribile?
S, capisco, risposi, ma non mi convinci.
Ascolta, la moralit deve andare di pari passo con la tecnologia,
perch se un individuo si trova a scegliere tra l'esser
morale e morto oppure immorale e vivo, sceglier sempre di
vivere. Oggigiorno, la gente sa che l'aborto  un metodo sicuro
e facile; sa che non  un intervento lungo n pericoloso, che
 una cosa semplice, e vuole la felicit che pu ricavarne. La
pretende e la ottiene, in un modo o nell'altro. Se  gente ricca,
va in Giappone o a Porto Rico; se povera, va da quell'infermiere
dei marines. Ma ottiene comunque quello che vuole.
Per  illegale, osservai.
Art sorrise: E da quando in qua hai questo sviscerato
amore per la legge?
Era un'allusione alla mia carriera. Dopo il college, mi ero
iscritto a legge dove avevo resistito per un anno e mezzo. Poi
avevo stabilito che la detestavo ed ero passato a medicina. Nel
frattempo mi ero fatto un po' di servizio militare.
Ma  una cosa diversa, dissi. Se ti pescano, ti sbattono
dentro e ti radiano dall'albo, lo sai.
Faccio quello che devo fare.
Sei uno sciocco.
Credo che quello che faccio sia giusto.
Lo guardai e compresi che ne era convinto. Poi, col passar
del tempo, capitarono anche a me parecchi casi nei quali
l'aborto era la sola risposta umana. Se ne occupava Art, cos
io mi associai al dottor Sanderson nel coprirli meglio che potevamo.
Avevamo sistemato le cose in modo che il comitato
di controllo non lo venisse a sapere, e bisognava assolutamente
evitarlo perch il comitato di controllo del Lincoln era composto
da tutti i capi servizio, e da un gruppo di sei medici a
rotazione continua. L'et media del comitato di controllo era
di sessantun anni, e per un terzo, di volta in volta, il comitato
era composto da cattolici.
Naturalmente non era un vero e proprio segreto: molti
medici pi giovani sapevano dell'attivit di Art, e quasi tutti
l'approvavano, perch giudicava i suoi casi con grande oculatezza.
Quasi tutti avrebbero fatto lo stesso, se solo ne avessero
avuto il coraggio.
Solo una minoranza disapprovava Art e avrebbero tentato
di silurarlo se ne avessero avuto il fegato; tutti stronzi dello
stampo di Whipple e Gluck, uomini che la loro stessa religione
tagliava fuori dalla compassione e dal buon senso.
I Whipple e i Gluck mi avevano preoccupato per molto
tempo, ma poi avevo deciso d'ignorarli, evitando le loro occhiate
allusive e i loro musi storti. E forse  stato un errore.
Perch adesso Art era stato pizzicato, e se cadeva la sua
testa, sarebbero cadute anche quella di Sanderson e la mia.
Non c'era un posto libero, vicino alla stazione di polizia; dovetti
girare finch riuscii a parcheggiare l'auto quattro isolati
pi in l. Poi mi affrettai a tornare indietro per andare
a scoprire come mai Arthur Lee fosse in prigione.

Note.
1. La terminologia medica anglosassone  di difficile traduzione per
quanto riguarda le attribuzioni gerarchiche universitarie e ospedaliere.
Termini come registrar, resident, senior, pathologist, eccetera, sono
stati resi con termini italiani per quanto possibile equivalenti. (N.d.t.)
2. Le cartelle che contengono la storia clinica dei pazienti ricoverati
si chiamano grafiche perch consistono principalmente nei grafici
giornalieri di temperatura, pressione del sangue, polso e respirazione,
che sono i cosiddetti segni vitali.
3. Scoppiettante e pieno d'aria, cio normale.
4. Plank in inglese significa asse piallata. (N.d.t.)
5. Sintomo preminente: termine medico che indica la causa del
ricovero del paziente.
6. Test della quantit di emoglobina, o globuli rossi, contenuta nel
sangue.
7. Una setta religiosa che asserisce l'inutilit delle medicine, dato
che tutte le malattie derivano dall'anima. (N.d.t.)


Capitolo 2.

Anni fa, quand'ero sotto le armi, prestavo servizio a Tokio
come MP, e fu un'esperienza altamente istruttiva. In quegli
ultimi giorni di occupazione gli MP erano gli individui pi
impopolari della citt. Con i nostri elmetti bianchi e le nostre
uniformi, rappresentavamo per i giapponesi gli ultimi ricordi
di un penoso regime militare, e per gli americani a passeggio
sulla Ginza, ubriachi di sak o, nella migliore delle ipotesi, di
whisky, tutte le frustrazioni e le costrizioni della rigida vita
militare. Eravamo insomma una sfida per tutti quelli che ci
vedevano, e molti dei miei amici ebbero dei guai: uno fu
accecato da un colpo di coltello, un altro venne ucciso.
Eravamo armati, naturalmente. Ricordo che quando ci consegnarono
le rivoltelle, un capitano con un gran naso ci fece
il seguente fervorino: Queste sono le armi, e adesso seguite
il mio consiglio: non adoperatele mai. Spari a un maledetto
ubriaco, magari per legittima difesa, e poi salta fuori che ha
uno zio generale o congressista. Tenete la rivoltella bene in
vista, ma non toglietela dalla fondina.  tutto.
Infatti avevamo l'ordine di fare gli spacconi, e basta. Cos
imparammo a fare gli spacconi, cosa che tutti i piedipiatti di
questo mondo imparano benissimo.
Tutto questo mi torn alla mente quando inciampai in quellozotico sergente della stazione di polizia di Charles Street.
Mi squadr come se avesse avuto una gran voglia di spaccarmi
il muso:
Be', cosa c'?
Sono venuto per vedere il dottor Lee.
Sorrise: Il cinesino ha avuto il fatto suo, eh? Ma che
peccato!
Sono venuto per vederlo.
Impossibile.
E riabbass lo sguardo sulla scrivania, scompigliando le
carte e fingendosi occupatissimo: una formula di congedo che
non mi piacque affatto.
Vuole avere la cortesia di spiegarmi?
No, non voglio avere la cortesia di spiegarle.
Tirai fuori penna e taccuino: Il numero del suo distintivo,
prego.
Lei scherza! Non lo pu vedere. E adesso sgomberi.
Se glielo chiedo, lei deve darmi il numero del suo distintivo,
per legge.
Questa  bella!
Gli guardai la camicia e finsi di annotarmi il numero, poi
mi avviai verso la porta.
E adesso dove va? domand lui, con aria noncurante.
C' una cabina telefonica proprio qui fuori.
E allora?
 un peccato! Scommetto che sua moglie ha consumato
delle ore a cucirle i galloni sulle spalle; e dire che bastano
dieci secondi per tirarli via! Basta una lametta da barba, sempre
che non si sciupi l'uniforme.
Si alz pesantemente dalla sedia: Che cosa vuole?
Vedere il dottor Lee.
Mi guard soppesandomi: non sapeva se potessi veramente
inguaiarlo ma sapeva che la cosa non era impossibile.
 il suo avvocato?
Esatto.
Bene, ma avrebbe anche potuto dirlo subito, perdio!
Prese un mazzo di chiavi dal cassetto della scrivania. Andiamo.
Sorrideva, ma gli occhi erano ostili. Lo seguii. Attraversammo
la stazione di polizia. Lui stava zitto, ma grugn un
paio di volte e alla fine borbott: Non mi pu biasimare se
sono stato prudente. Un omicidio  sempre un omicidio, no?
S, risposi.
Art era rinchiuso in una bella cella, pulita e nemmeno tanto
puzzolente. In effetti, Boston possiede le pi belle celle d'America;
ed  logico, dato che moltissime personalit di primo
piano ci hanno passato un bel po' di tempo: sindaci, pubblici
ufficiali, gente di questo genere, insomma. E non pretenderete
che uno possa condurre una campagna elettorale decente per
la propria rielezione se  rinchiuso in una cella pidocchiosa,
no?
Sarebbe una cosa estremamente ingiusta.
Art era seduto sul letto e stava fissando la sua sigaretta. Il
pavimento di pietra era coperto di cenere e di cicche. Quando
imboccammo il corridoio, alz gli occhi.
John!
Dieci minuti, disse il sergente.
Entrai nella cella, il sergente mi richiuse la porta alle spalle
appoggiandosi poi alle sbarre.
Grazie, dissi, pu andare.
Mi lanci un'occhiata storta, ma se ne and, sbatacchiando
le chiavi.
Stai bene? domandai a Art, quando fummo soli.
Direi di s.
Art  un uomo piccolo e preciso, molto esigente in fatto di
vestiario. Viene da San Francisco e appartiene a una famiglia
di medici e avvocati. Sua madre doveva essere americana, dato
che lui non sembra poi tanto un cinese. Infatti ha la pelle
olivastra, pi che gialla, gli occhi senza pieghe epicantriche
e i capelli bruni;  molto nervoso, gesticola senza posa. In conclusione
sembra pi che altro un latino.
Adesso era pallido e teso. Quando si alz e incominci a
camminare su e gi per la cella, i suoi passi erano affrettati
e a scatti.
Sei stato molto gentile a venire.
Se te lo domandassero, bada che io sono il tuo avvocato;
 il motivo per cui mi hanno lasciato entrare. Tirai fuori il
mio taccuino: Hai chiamato il tuo avvocato?
No, non ancora.
E perch?
Non lo so. Si accarezz la fronte strofinandosi gli occhi
con le dita. Non ho le idee chiare.  tutto cos assurdo...
Come si chiama il tuo avvocato?
Me lo disse e lo annotai sul taccuino. Era un buon avvocato.
Credo che Art avesse sempre pensato che ne avrebbe
avuto bisogno, prima o poi.
Bene, dissi. Quando me ne vado, lo chiamo. Adesso
raccontami cos' successo.
Mi hanno arrestato per omicidio.
Lo avevo capito. Perch mi hai telefonato?
Hai fatto un po' di legge.
Per un anno, dissi, e dieci anni fa. Per poco non mi
hanno sbattuto fuori, e non ricordo un'acca di quello che ho
studiato.
John, questo  un problema medico e legale. Ho bisogno
del tuo aiuto.
 meglio che incominci dal principio.
John, non sono stato io, te lo giuro. Non ho mai toccato
quella ragazza.
Camminava sempre pi in fretta; lo afferrai per un braccio
e lo costrinsi a fermarsi. Siediti, dissi, e incomincia dal
principio. Vai piano.
Scosse la testa e spense la sigaretta; ma ne accese subito
un'altra.
Mi hanno preso a casa, stamattina verso le sette; mi hanno
portato dentro e hanno incominciato a interrogarmi. In
principio dicevano che era semplice routine, non so cosa diavolo
volessero dire; ma poi sono diventati cattivi.
Quanti erano?
Due. Ogni tanto tre.
Hanno fatto i duri? Voglio dire, schiaffi e terzo grado?
No, no, niente di simile.
Ti hanno detto che avevi il diritto di chiamare un avvocato?
S, ma pi tardi, quando mi hanno detto dei miei diritti
costituzionali. Sorrise, con quel suo sorriso cinico e malinconico.
In principio, vedi, era solo un interrogatorio di routine,
cos non avevo bisogno di chiamare nessuno. Non avevo
fatto niente di male. Hanno chiacchierato per un'ora, prima
di accennare alla ragazza.
Che ragazza?
Karen Randall.
Non vorrai mica dire quella Karen!...
Annu: S, proprio quella, la figlia di J. D. Randall.
Cristo!
Hanno incominciato col chiedermi se la conoscevo, e se
l'avevo mai avuta in cura. Roba del genere. Risposi di s, che
era venuta da me una settimana fa per farsi visitare. Sintomo
preminente: amenorrea.
Che durava?
Da quattro mesi.
Gliel'hai detto?
No, non me l'hanno chiesto.
Bene!
Volevano sapere altri particolari della visita. Volevano sapere
se era il suo unico problema, volevano sapere come si
comportava. Siccome non avevo nessuna intenzione di dirglielo,
risposi che la paziente mi aveva parlato confidenzialmente.
Allora vennero al punto: volevano sapere dov'ero la
notte scorsa. Risposi che avevo fatto il mio giro serale al Lincoln
e poi una passeggiata nel parco. Mi hanno domandato
se poi sono tornato in studio. Ho detto di no. Mi hanno domandato
se nel parco ero stato visto da qualcuno. Ho risposto
che non ricordavo di aver visto nessuno di mia conoscenza.
Art emise una lunga boccata di fumo. Gli tremavano le
mani.
Allora hanno incominciato a martellarmi di domande.
Ero certo di non esser tornato in studio? Cos'avevo fatto dopo
il giro serale? Ero certo di non vedere Karen dalla settimana
scorsa? Non riuscivo a capire lo scopo di tutte quelle domande.
E qual era questo scopo?
Karen Randall  stata portata al Pronto Soccorso del
Memorial alle quattro del mattino; ce l'ha portata sua madre.
Quando  arrivata perdeva sangue in abbondanza. Una vera
e propria emorragia. Ed era in stato di shock emorragico. Non
so cosa le abbiano fatto, so solo che  morta. La polizia 
convinta che sia stato io a farla abortire.
E come fanno a esserne tanto sicuri?
Non me l'hanno detto, anche se ho cercato di venirlo a
sapere. Forse la piccola delirava e ha fatto il mio nome, non
so.
Scossi la testa:
Art, i piedipiatti fuggono i passi falsi come la peste. Se ti
arrestano e non possono inchiodarti, rischia di saltare un sacco
di gente. Sei un membro rispettabile della comunit dei professionisti,
non un ubriacone qualsiasi senza una lira o un amico
a cui rivolgersi. Puoi ricorrere al consiglio di un abile legale,
e loro sanno che lo farai. Non avrebbero il coraggio di
accusarti senza una valida ragione.
Art, irritato, agit una mano: Forse sono soltanto stupidi.
Certo che sono degli stupidi, ma non in questo senso.
D'accordo, ma io non so che prove abbiano.
Devi saperlo.
Ma non lo so, disse, riprendendo a camminare, e non
riesco nemmeno a immaginarlo.
Lo fissai per un attimo, chiedendomi se era il momento di
porgli quella domanda, ben sapendo che, comunque, presto
o tardi avrei dovuto porgliela.
Art se ne accorse.
No! rispose.
No cosa?
Non sono stato io. E smettila di guardarmi cos.
Torn a sedersi, e incominci a tamburellare con le dita
sulla cuccetta.
Cristo, esclam, che voglia di bere!
Scordatelo.
Oh, per l'amor di Dio...
Tu bevi solo in societ, osservai; e moderatamente.
Stanno facendo il processo al mio carattere, al mio modo
di vivere oppure a...
Nessun processo, risposi, e non te lo faranno nemmeno
in futuro.
Art sbuff.
Raccontami della visita di Karen, dissi.
Non c' molto da dire. Era venuta a chiedermi di farla
abortire e io ho rifiutato perch era incinta di quattro mesi.
Le ho spiegato che non potevo farlo perch la gravidanza era
troppo avanzata, e quindi l'aborto avrebbe richiesto una sezione
addominale.
E lei?
Sembrava convinta.
Cos'hai scritto sulla relazione?
Niente. Non ho aperto una cartella clinica.
Potrebbe essere un errore, sospirai. Perch non gliel'hai
fatta?
Perch non era venuta a farsi curare, non doveva diventare
una mia paziente. Insomma, sapevo che non l'avrei rivista
mai pi, ecco tutto.
E come lo spiegherai alla polizia?
Senti, se avessi saputo che mi avrebbero arrestato per
causa sua, avrei agito in modo completamente diverso.
Accesi una sigaretta e mi appoggiai al muro, sentendo il
freddo della pietra sul collo. Ormai avevo capito che era un
bell'imbroglio, e che anche i piccoli particolari che, in un'altra
situazione, Sarebbero risultati innocenti, adesso assumevano
la massima importanza.
Chi te l'ha mandata?
Karen? Peter, credo.
Peter Randall?
S, era il suo medico curante.
Non gliel'hai domandato? Di solito, Art ci teneva a sapere
chi fosse a mandargli le pazienti.
No.  venuta nel tardo pomeriggio. Ero stanco morto; e
lei  andata subito dritta allo scopo; era una giovane donna
senza peli sulla lingua, e sapeva quello che voleva. Quando
mi raccont- la storia, pensai che Peter me l'avesse mandata
perch le spiegassi la situazione, dal momento che era troppo
tardi per farla abortire.
Perch l'hai pensato?
Bah, cos!
Abbastanza assurdo! Senza dubbio mi nascondeva qualcosa:
Ti aveva gi mandato altri membri della famiglia Randall?
Che cosa vuoi dire?
Quello che ho detto, n pi n meno.
Non mi sembra abbia importanza.
Forse s.
Ti assicuro di no.
Sospirai e continuai a fumare; sapevo come poteva essere
cocciuto, quando voleva.
Bene, ripresi, allora dimmi qualcosa di pi sulla ragazza.
Cosa vuoi sapere?
La conoscevi gi?
No.
Mai aiutato qualcuna delle sue amiche?
No.
E come lo sai?
Oh, perdio; non lo so per certo, ma  probabile. Aveva
solo diciotto anni.
Bene, dissi. Probabilmente aveva ragione. Sapevo che
in genere preferiva far abortire donne sposate, sulla trentina e
pi. Mi aveva detto e ripetuto che non aveva nessuna
intenzione d'impegolarsi con le minorenni, anche se qualche rara
volta lo faceva. Le donne pi anziane e quelle sposate erano
molto pi sicure, sapevano tenere la bocca chiusa ed erano
pi realiste. Ma sapevo anche che recentemente aveva operato
qualche ragazzina; li chiamava i miei raschiamenti sgualdrineschi,
perch, diceva, operare solo donne sposate  una
specie di discriminazione. E lo diceva scherzando solo a
met.
Com'era quando  venuta nel tuo studio? domandai;
me la puoi descrivere?
Mi era sembrata una ragazza in gamba: graziosa, intelligente,
molto equilibrata. Molto schietta, come ti ho gi detto.
 entrata, si  seduta, ha riunito le mani in grembo e ha
spiattellato tutto. Adoperava termini medici, anche, tipo amenorrea.
Per via del fatto che la sua  una famiglia di medici,
sai.
Era nervosa?
S, ma nervose lo sono tutte. Ecco perch la differenziale
 cos difficile.
La diagnosi differenziale delle amenorree, specialmente nelle
ragazze pi giovani, deve tener conto del nervosismo come
forte possibilit eziologica. Spesso, i cicli mestruali si bloccano
per ragioni psicologiche.
Ma quattro mesi!...
Piuttosto improbabile, direi. Era anche aumentata di
peso.
Quanto?
Sei chili.
Non puoi farci una diagnosi.
No, ma ti d da pensare.
L'hai visitata?
No, non ha voluto. Voleva solo che la facessi abortire e
quando le ho detto di no, se n' andata.
Ti ha detto cos'aveva intenzione di fare?
S; ha scrollato le spalle e mi ha detto: "Bene, penso proprio
che dovr dirlo e avere il bambino."
Cos tu hai concluso che non avrebbe tentato di abortire
andando da qualcun altro, vero?
Appunto. Aveva l'aria di una persona molto intelligente
e perspicace, e pareva aver seguito perfettamente la mia spiegazione.
Lo faccio sempre, in casi come questi: spiego alla
donna le ragioni per cui non  possibile farla abortire, e perch
deve rassegnarsi ad avere il bambino.
Evidentemente deve aver cambiato idea.
Evidentemente.
Mi domando perch.
Art si mise a ridere: Non hai mai visto i suoi genitori?
Io no, risposi, prendendo la palla al balzo. E tu?
Ma Art era acuto. Mi gratific di un lento sorriso ammirato,
una specie di cenno elusivo. Neanch'io, rispose, ma
ne ho sentito parlare.
Cos'hai sentito?
In quel momento, torn il sergente e infil bruscamente la
chiave nella serratura.
Tempo scaduto!
Ancora cinque minuti.
Tempo scaduto!
Art mi domand se avessi parlato con Betty.
S, dissi. Sta bene; appena fuori di qui le telefono per
dirle che stai bene anche tu.
Avr tante preoccupazioni, adesso.
Judith andr a stare da lei. Andr tutto bene.
Art sorrise tristemente: Mi dispiace darvi tutte queste scocciature.
Ma che scocciature e scocciature! Diedi un'occhiata al
sergente che aspettava con la porta aperta. La polizia non
pu trattenerti, sarai fuori entro il pomeriggio.
Il sergente sput per terra.
Strinsi la mano ad Art. Ah, tra parentesi: dov' il corpo,
adesso? domandai.
Al Memorial, credo; ma pu darsi che l'abbiano gi trasportato
al City.
Verificher, risposi. Tu non preoccuparti di niente.
Uscii dalla cella, e il sergente la richiuse alle spalle Mentre
mi faceva uscire non apr bocca; ma quando fummo in corridoio
mi disse: Il capitano le vuol parlare.
Va bene.
Il capitano ci tiene a fare due chiacchiere con lei.
Mi faccia strada, risposi.

 Capitolo 3.

Sulla targhetta applicata alla porta, di colore verdastro, era
scritto Omicidi e sotto, su un biglietto da visita, Capitano
Peterson. Era un uomo duro, sbrigativo, dai grigi capelli
tagliati a spazzola. Fece il giro della scrivania per venire
a stringermi la mano. Zoppicava dalla gamba destra e notai
che non cercava di nasconderlo ma, anzi, tendeva a esagerare
il difetto trascinando il piede sul pavimento. I poliziotti, come
i soldati, sono spesso orgogliosi delle menomazioni subite sul
campo di battaglia, e si capiva subito che Peterson non era
stato ferito in un incidente d'auto.
Stavo cercando di stabilire la causa della ferita e avevo
ormai concluso che fosse dovuta a un colpo d'arma da fuoco
( raro prendersi una coltellata in un polpaccio) quando lui
mi tese la mano dicendo: Sono il capitano Peterson.
John Berry.
La stretta di mano era cordiale, ma gli occhi restavano freddi
e indagatori. Mi indic una seggiola.
Il sergente mi ha detto di non averla mai vista da queste
parti, prima d'oggi, cos ho pensato che era meglio incontrarla
di persona. Sa, noi conosciamo quasi tutti i penalisti di Boston.
Vuol dire avvocati difensori.
Certo, certo, si affrett a dire, avvocati difensori. Poi
tacque, guardandomi con aria interrogativa.
Ma io non aprii bocca; cosicch, dopo un momento, Peterson
domand:
Quale studio rappresenta, lei?
Quale studio?...
S.
Non sono un avvocato, dissi. Che cosa le fa pensare
che sia un avvocato?
Lui finse di essere sorpreso.
Al sergente non ha dato l'impressione di non esserlo!
No?
No. Non gli ha forse detto di essere un avvocato?
Io?
S, disse Peterson, appoggiando la palma delle mani sulla
scrivania, proprio lei!
E chi l'ha detto?
Lui.
Allora si sbaglia.
Peterson torn ad appoggiarsi allo schienale della poltrona
e mi sorrise, del sorriso piacevole che dice: Caro, non inquietarti.
Se avessimo saputo che lei non era un avvocato, non
avrebbe mai avuto il permesso di incontrarsi con Lee.
Pu darsi. D'altra parte, nessuno mi ha chiesto il nome,
il cognome e la professione, e nemmeno di firmare il registro
visitatori.
Il sergente deve aver fatto confusione.
Logico, osservai, dato il genere di sergente.
Peterson sorrise, suo malgrado. Conoscevo il tipo: un poliziotto
di successo, un uomo che sapeva quando doveva prendersela
e quando doveva far finta di nulla. Un poliziotto molto
diplomatico e cortese, fino a quando non ti aveva messo le
grinfie addosso.
E allora? domand, alla fine.
Sono un collega del dottor Lee.
Forse era sorpreso, ma non lo lasci capire.
Un medico?
Esatto.
Sempre solidali tra voi, eh? E sorrise di nuovo. Doveva
aver fatto pi sorrisi in quegli ultimi cinque minuti che negli
ultimi due anni.
Mica sempre.
Il sorriso incominci a venir meno forse a causa dei muscoli
della bocca poco allenati.
Se lei  un medico, disse, le consiglio di tenersi alla
larga da Lee. La pubblicit potrebbe nuocerle.
Quale pubblicit?
Quella del processo.
Ci sar un processo?
S, e la pubblicit potrebbe danneggiarla seriamente.
Non sono un libero professionista.
Ricercatore?
No, anatomo-patologo.
Accus il colpo: si sporse in avanti, si sorprese nell'atto di
farlo e subito torn ad appoggiarsi indietro.
Anatomo-patologo, ripet.
Esatto. Lavoro in ospedale, faccio autopsie e cose del genere.
Peterson per un poco rimase silenzioso; fissava la scrivania
grattandosi il dorso della mano con aria accigliata. Alla fine
disse:
Non so cosa stia cercando di provare, dottore, ma le posso
dire che non abbiamo bisogno del suo aiuto. Lee  andato
troppo in l per...
Questo  da vedersi.
Peterson scosse il capo. Lei lo sa meglio di me.
No, non lo so.
Sa quanto pu esigere un medico per un'incarcerazione
illegale?
Un milione di dollari.
Be', facciamo un po' meno. Ma questo non ha importanza;
il punto essenziale  lo stesso.
Lei crede che il caso sia chiuso, insomma.
S, rispose Peterson, sorridendo di nuovo. Oh, il dottor
Lee pu chiamarla come testimone, lo sappiamo; e lei pu
fare il diavolo a quattro, dire un mucchio di bei paroloni
cercando d'ingannare la giuria, d'impressionarla con tutta la
sua scienza. Ma c' una realt che lei non potr mai confutare.
E quale sarebbe?
Stamattina, al Memorial Hospital di Boston  morta dissanguata
una ragazzina, in seguito ad aborto illegale. Questi
sono i fatti, nudi e crudi.
E lei accusa il dottor Lee?
Ne abbiamo le prove, disse Peterson dolcemente.
Preghi il suo Dio che reggano, perch il dottor Lee  un
uomo rispettabile e...
Senta, m'interruppe Peterson, rivelando per la prima
volta una certa impazienza, crede che quella ragazza fosse
una puttana da quattro soldi? Era una ragazza di buona famiglia.
Una ragazza per bene, maledettamente per bene. Era
giovane, graziosa, dolce. Ebbene,  stata macellata, e non da
una levatrice di Roxbury o da un ciarlatano del North End.
Aveva troppo buon senso e troppo denaro per farlo.
Come fa a sostenere che  stato il dottor Lee?
Non sono fatti suoi.
Alzai le spalle. L'avvocato del dottor Lee le domander
la stessa cosa e allora saranno fatti suoi. Se lei non gli dar
una risposta...
Gliela dar.
Attesi. In un certo senso ero curioso di vedere fino a che
punto arrivassero l'abilit e la diplomazia di Peterson. Non era
obbligato a dirmi un bel niente, neanche una virgola di pi
di quello che aveva gi detto; anzi, se lo avesse fatto avrebbe
commesso un errore.
Alla fine disse: Un testimone ha udito la ragazza coinvolgere
il dottor Lee.
Quando  arrivata in ospedale la ragazza era in stato di
shock delirante e precomatoso. Niente di quello che ha detto
pu costituire la pi pallida prova.
Non era in stato di shock quando ha parlato,  stato molto
prima.
A chi?
A sua madre, disse Peterson, con un sorriso soddisfatto.
Ha detto a sua madre che era stato il dottor Lee, mentre
stavano partendo per l'ospedale. E la madre lo giurer.


Capitolo 4.

Cercai di comportarmi come Peterson, sforzandomi di apparire
impassibile. Per fortuna noi medici in fatto di impassibilit
abbiamo una certa pratica: siamo allenati a non batter
ciglio se il paziente ci racconta che fa l'amore dieci volte per
notte, o sogna di accoltellare i suoi figli, oppure si beve tre
litri di vodka al giorno. Niente ci sorprende,  un aspetto della
mistica professionale.
Capisco, dissi.
Peterson annu. Un testimone attendibile, disse. Una
donna matura, equilibrata, sicura di quello che dice. E molto
attraente. Far un'ottima impressione alla giuria.
Pu darsi.
E adesso che sono stato cos sincero con lei, vuol dirmi
perch si interessa tanto al dottor Lee?
 un mio amico, tutto qua.
Ha chiamato lei prima dell'avvocato.
Ha diritto a due telefonate.
S, disse Peterson, ma quasi tutti le sfruttano per chiamare
l'avvocato e la moglie.
Voleva parlarmi.
Certo, ma a che scopo? Questo  il punto.
Ho un po' d'esperienza legale, dissi, oltre a quella medica.
Laureato in legge?
No.
Peterson fece scorrere le dita lungo il bordo della scrivania.
Temo di non aver capito.
Non ha importanza, direi.
 forse implicato in qualche modo in questa faccenda?
Tutto  possibile.
 un s?
 un "tutto  possibile".
Mi fiss per un attimo: Una posizione molto intransigente,
dottor Berry.
Scettica, piuttosto.
Se lei  tanto scettico, come mai  convinto dell'innocenza
del dottor Lee?
Non sono il suo avvocato difensore.
Tutti possono sbagliare, sa, anche i medici, concluse
Peterson.
Quando uscii nella sottile pioggia ottobrina, decisi che quello non era certo il momento pi adatto per smettere di fumare.
Peterson mi aveva innervosito; fumai due sigarette mentre
andavo verso il drugstore per comprarne un altro pacchetto.
Avevo creduto che il capitano fosse un mezzo tonto
che faceva il duro senza ragione; ma non era n l'una n l'altra
cosa. Se aveva detto la verit, era in una botte di ferro:
l'accusa avrebbe anche potuto non funzionare, ma era abbastanza
comprovabile per non farlo saltare.
Peterson si era trovato a un bivio: arrestare il dottor Lee o
non arrestarlo. Arrestarlo era pericoloso, ma d'altra parte era
pericoloso anche non arrestarlo, se l'accusa era abbastanza sostenibile.
Era stato costretto a fare una scelta, l'aveva fatta, e
adesso non si sarebbe rimangiato la sua decisione per tutto
l'oro del mondo. E aveva una scappatoia: anche se le cose si
fossero messe male, avrebbe sempre potuto darne la colpa alla
signora Randall. Poteva adottare la linea di condotta tanto
cara a chirurghi e internisti, quella dell'ho fatto quel che
dovevo fare!, il che significa: di fronte alla chiara evidenza,
hai agito senza curarti se fosse giusto o sbagliato, e tale
evidenza giustifica ampiamente il tuo modo di agire(1). In questo
senso la posizione di Peterson era inattaccabile. Non aveva
giocato d'azzardo: se Art veniva dichiarato colpevole,
Peterson sarebbe stato felicitato; se invece Art fosse stato assolto,
Peterson era al coperto: aveva fatto il suo dovere.
Entrai nel drugstore, comperai due pacchetti di sigarette e
feci qualche telefonata da un telefono a gettoni. Chiamai prima
il laboratorio per dire che sarei rimasto assente per tutto
il giorno, poi telefonai a Judith per dirle di andare in casa
Lee e far compagnia a Betty. Volle sapere se avevo visto Art,
le risposi di s. Mi domand anche se stava bene; risposi che
tutto andava per il meglio e che Art sarebbe stato rilasciato
dopo poche ore.
Di solito non nascondo nulla a mia moglie; solo un paio
di volte: cose da poco come quello che fece qualche anno fa
Cameron Jackson alla conferenza della Societ dei Chirurghi
americani, per esempio. Sapevo che Judith sarebbe stata inquieta
per la moglie di Cameron, come lo era quando avevano
divorziato, la primavera scorsa. Il divorzio fu quello che
noi chiamiamo un divorzio medico, e non aveva niente a che
vedere con le convenzioni sociali. Cameron  un ortopedico
occupatissimo e appassionatissimo al suo lavoro, e aveva cominciato
a non andar pi a casa a mangiare e a passar la vita
in ospedale. La moglie port pazienza per un po' di tempo;
poi non ce la fece pi, incominci a prendersela con l'ortopedia
e fin per mettersi in rotta con Cameron. Le vennero
assegnati i tre figli e trecento dollari la settimana; ma adesso
non  felice. Lei vuole Cameron; Cameron senza il suo
mestiere.
Del resto, nemmeno Cameron  troppo felice. L'ho visto la
settimana scorsa e mi ha parlato vagamente dell'intenzione di
risposarsi con un'infermiera che ha conosciuto. Sa che ci saranno
chiacchiere e polemiche, se lo far, ma certo  convinto
che almeno l'infermiera capir qualcosa del suo lavoro...
Penso spesso a Cameron Jackson e alla dozzina di persone
come lui che conosco. Di solito, ci penso in piena notte, quando
sono stato trattenuto in laboratorio o quando ho avuto talmente
tanto da fare che non ho potuto telefonare a casa per
avvertire che avrei tardato.
Una volta ne ho parlato con Art Lee che ha concluso, con
il suo solito cinismo: Incomincio a capire perch i preti
non si sposano!
Lo stesso matrimonio di Art sta in piedi per una sorta di
equilibrio abbastanza soffocante. Forse deriva dal fatto che lui
 cinese, anche se certo non dipende soltanto da questo. Art
e sua moglie sono due persone molto educate e senza dubbio
anticonformiste; ma credo che esserlo sia costato loro una
certa fatica. Art si sente sempre in colpa: per esempio, per il
poco tempo che dedica alla famiglia, e riempie di regali i suoi
tre figli che finisce cos per viziare stupidamente. Li adora, ed
 molto difficile fermarlo quando incomincia a parlarne. Invece
il suo atteggiamento verso la moglie  pi complesso,
quasi ambiguo. A volte Art sembra pretendere che lei gli giri
intorno come un cane fedele, a volte si direbbe che sia lei a
volerlo, certe altre ancora, invece,  pi indipendente.
Betty Lee  una delle donne pi belle che io abbia mai
visto. Parla a voce sommessa,  aggraziata e sottile; accanto
a lei, Judith sembra grande e grossa, vociante e quasi mascolina.
Siamo sposati da otto anni, Judith e io. Ci siamo conosciuti
quando studiavo alla scuola di medicina e lei era una senior
dello Smith. Judith  nata e cresciuta in una fattoria del Vermont,
e ha la testa dura, come tutte le ragazze in gamba.
Abbi cura di Betty, le dissi.
Lo far.
Tienila calma.
D'accordo.
E tieni lontani i giornalisti.
Verranno i giornalisti?
Non lo so, ma se dovessero venire tienili lontani.
Mi rispose che stessi tranquillo e appese il ricevitore.
Poi telefonai a George Bradford, l'avvocato di Art. Bradford
era un avvocato serio, molto introdotto, ed era socio anziano
dello studio Bradford, Stone & Whitlaw. Non era in
ufficio, cos gli lasciai un messaggio.
Da ultimo, telefonai a Lewis Carr, clinico medico del Memorial
Hospital. Il centralino ci mise un bel po' prima di
rintracciarlo, ma alla fine udii il suo brusco: Pronto, qui
Carr.
Lew, sono John Berry.
Ciao, John. Cosa c'?
Tipico di Carr. La maggior parte dei medici segue una specie
di prassi telefonica: come stai, come va il lavoro, come
sta la famiglia? Ma Carr aveva rotto questa tradizione: come
molte altre, del resto.
Ti telefono per via di Karen Randall.
Cosa vuoi sapere? La voce si era fatta cauta: logicamente
la faccenda scottava, in quei giorni.
Tutto quello che puoi dirmi. Tutto quello che hai sentito.
Senti, John, suo padre  un pezzo grosso di questo ospedale.
Ho sentito tutto e non ho sentito niente. Chi vuole saperlo?
Io.
Personalmente?
Gi.
E perch?
Art Lee  un mio amico.
Ah, lo accusano di questo? L'avevo sentito dire, ma non
ci avevo creduto. Ho sempre pensato che Lee fosse troppo furbo
per...
Lew, cos' successo la notte scorsa?
Carr sospir. Cristo, che imbroglio. Che dannato, maledetto
imbroglio. L'hanno sbattuta in astanteria.
Cosa vuoi dire?
Non posso parlartene adesso, sarebbe meglio che tu venissi
qui.
Bene, dissi. Dov' il corpo adesso? Ce l'hanno i tuoi?
No, l'hanno portato al City.
Hanno gi fatto l'autopsia?
Non ne ho idea.
Bene, far un salto fra un paio d'ore.  possibile vedere
la grafica?
Difficile, ce l'ha il vecchio.
Non puoi farla saltar fuori?
Difficile.
Bene, a pi tardi.
Riagganciai, e adoperai un altro gettone per chiamare l'obitorio
del City Hospital. La segretaria mi conferm che il corpo
era stato portato l. Alice - la segretaria appunto - era
un'ipertiroidea, e parlava come se avesse ingoiato un contrabbasso.
Gi fatta l'autopsia? domandai.
Devono incominciare proprio adesso.
Andr per le lunghe? Vorrei esserci anch'io.
Impossibile, credo, rispose Alice, con la sua voce sorda;
c' anche un barbudo del Lincoln; sembra impaziente d'incominciare.
Mi consigli di far presto. Risposi che mi precipitavo.

Note.
1. Succede spesso in medicina. Per esempio, un paziente accusa
febbre, leucocitosi (cio aumento dei globuli bianchi) e dolori al quadrante
inferiore destro dell'addome. Una diagnosi di appendicite. Il
chirurgo opera e trova un'appendice normale, ma il suo non pu essere
considerato un errore, se non viene dimostrato che ha agito troppo
precipitosamente, perch tutto provava che ci fosse un'appendice
infiammata e, se fosse stato veramente cos, un ritardo avrebbe potuto
essere fatale.


Capitolo 5.

A Boston tutti sono fermamente convinti di disporre dei migliori
ospedali del mondo, nonch dei migliori medici: questo
 talmente pacifico che non c' proprio da discuterne, o quasi.
Al pi, si pu discutere su quale sia il miglior ospedale di
Boston, e in quanto a questo la disputa risulta particolarmente
accanita, essendovi tre principali contendenti: il General,
il Brigham e il Lincoln. I sostenitori del Lincoln vi diranno
che il General  troppo grande e il Brigham troppo piccolo,
che il General  troppo clinico e il Brigham troppo scientifico,
che il General trascura la chirurgia a spese della medicina e
il Brigham viceversa. E concluderanno con aria solenne che il
personale del General e quello del Brigham fruiscono di un
addestramento e di un'intelligenza nettamente inferiori a quelli
del Lincoln.
In quanto al Boston City, siate pur certi che si trova quasi
sempre in fondo alla lista dei contendenti. Ed era proprio l
che mi stavo dirigendo, attraverso il Prudential Center, il monumento
pi clamoroso di quella che i politici chiamano la
nuova Boston. Si tratta di un enorme complesso di grattacieli,
alberghi, negozi e piazze, con una profusione di fontane
e uno spreco di spazio che gli conferisce un'aria moderna. Ed
 a pochi minuti dal peccaminoso viale che attraversa il quartiere
delle luci rosse, che non  moderno n nuovo, ma, come
il Prudential Center, a suo modo funzionale.
Il quartiere delle luci rosse confina col ghetto negro di Roxbury,
come del resto lo stesso Boston City. Saltavo da una
buca all'altra, pensando che ero ben lontano dal regno dei
Randall, i quali, logicamente, tendevano a esercitare al Memorial.
I Randall sono una vecchia famiglia di Boston, il che
vuol dire che sono in grado di rivendicare la discendenza da
almeno uno dei Padri pellegrini sbarcati, vomitando, dal Mayflower,
quale diretto contributo della loro stirpe di geni. Sono
tutti medici da secoli: nel 1776, Wilson Randall  morto a
Bunker Hill.
In epoca pi recente, hanno prodotto una lunga sequela
di medici illustri. Joshua Randall  stato, all'inizio del secolo,
un famoso cerebrochirurgo; e ha incrementato, anche pi di
Cushing, il progresso della neurochirurgia negli Stati Uniti.
Era un uomo rigido e dogmatico.
La tradizione medica ci tramanda un aneddoto celebre, anche
se apocrifo. Joshua Randall, come molti chirurghi del suo
tempo, teneva moltissimo a che i suoi assistenti volontari rimanessero
scapoli. Ma un giorno uno di questi segretamente si
spos. Qualche mese dopo, Randall lo scopr. Allora fece riunire
tutti gli assistenti, li fece disporre in fila e disse: Dottor
Jones, faccia un passo avanti, per favore.
Tremante, il colpevole ubbid.
Dicono che lei si sia sposato, osserv Randall, con l'aria
di chi considera il matrimonio una malattia.
S, professore.
Ha niente da dire in sua discolpa, prima di andarsene?
Il giovane dottore ci pens per un attimo, poi rispose: S,
professore. Prometto di non farlo mai pi.
Pare che questa risposta abbia divertito Randall a tal punto
che, nonostante tutto, decise di tenersi il suo assistente.
Dopo Joshua Randall fu la volta di Winthrop Randall, il
chirurgo delle operazioni al torace. J. D. Randall, il padre di
Karen,  un cardiochirurgo specializzato nella sostituzione
delle valvole cardiache. Non lo avevo mai conosciuto personalmente,
ma lo avevo visto un paio di volte;  un uomo fiero,
dall'aria patriarcale, con una gran chioma bianca,, e un piglio
autoritario.  lo spauracchio degli specializzandi in chirurgia
che fanno pratica sotto di lui; ci tengono, ma lo detestano.
Suo fratello Peter  un internista con lo studio proprio sopra
la Camera dei Comuni.  molto quotato nel bel mondo;
ed  anche abbastanza bravo, credo, sebbene non abbia mai
avuto modo di conoscerlo a fondo.
J. D. ha un figlio, il fratello di Karen, che frequenta la facolt
di medicina ad Harvard. Un anno fa si diceva che lo
avessero praticamente buttato fuori, ma poi non se ne seppe
pi nulla.
In un'altra citt, in un'altra epoca, sarebbe parso strano che
un giovanotto appartenente a una famiglia di cos illustre tradizione
medica avesse scelto di vivere una simile esperienza.
Ma non a Boston: a Boston le vecchie famiglie facoltose hanno
deciso da sempre che le sole professioni degne di loro sono
due: medicina e legge. Fatta eccezione per la professione accademica,
che  abbastanza onorevole a patto di diventare
professore ad Harvard.
Ma i Randall non sono una famiglia di accademici n di
legali: sono medici, e tutti quelli che sono in grado di essere
medici entrano alla facolt di medicina per fare poi l'assistentato
volontario al Lincoln(1). In passato, sia la scuola di medicina
sia il Memorial erano sempre stati indulgenti con gli
allievi che portassero questo cognome illustre, ma con l'andar
del tempo i Randall hanno pi che ripagato il credito. In
medicina, un Randall  un investimento.
Questo  quasi tutto quello che so in merito a questa famiglia,
a parte il fatto che sono molto ricchi, rigidamente
protestanti di confessione episcopale, dotati di un particolare
senso di civismo, molto rispettati e potenti.
Ma sul loro conto dovevo venirne a sapere molto di pi.
A tre isolati di distanza dall'ospedale, attraversai la Combat
Zone all'incrocio tra Mass Avenue e Columbus Avenue. Di
notte, la zona brulica di prostitute, protettori, tossicomani e
dritti; la chiamano Combat Zone appunto perch i medici del
City si vedono arrivare da quel punto della citt un numero
tale di feriti d'arma da taglio o da fuoco, che la considerano
una zona di guerra(2).
Lo stesso Boston City  un immenso complesso di edifici che
occupano tre interi isolati. Dispone di pi di 1350 posti letto,
per lo pi occupati da alcolizzati e da barboni. Altro che ospedale
Civile: noi lo chiamiamo Merdile, visto che la
clientela  cos scelta! Comunque  l'ospedale perfetto per il
tirocinio dei giovani che vogliono dedicarsi a una specializzazione,
perch l hanno modo di osservare da vicino molti
casi che non vedrebbero mai in un altro ospedale, magari meglio
frequentato del City. Casi di scorbuto, per esempio, che
in America sono molto rari. Per contrarre questa malattia bisogna
essere in stato di generale denutrizione, con totale astinenza
dalla frutta per almeno cinque mesi: capita cos di
rado che, nella maggior parte degli ospedali, si verifica un
caso ogni tre anni, mentre al Boston City ce ne sono una mezza
dozzina all'anno, generalmente nei mesi primaverili, cio nella
cosiddetta stagione dello scorbuto.
Altri esempi sono offerti dalla tubercolosi all'ultimo stadio,
dalla sifilide terziaria, da ferite d'arma da fuoco, da coltellate,
incidenti, tentati suicidi e altre cose del genere. Al City se ne
vedono di tutti i colori, sempre nello stadio pi avanzato. E
molto pi spesso che in tutti gli altri ospedali messi insieme(3).
L'interno del City Hospital  un labirinto progettato da un
pazzo. Corridoi interminabili, sopra e sotto il livello del suolo,
collegano la dozzina di edifici che lo compongono. Ad ogni
angolo ci sono grandi cartelli verdi che indicano la direzione,
va bene, ma non sono certo di grande aiuto, ci si disorienta
quasi subito lo stesso, e irrimediabilmente.
Mentre percorrevo i corridoi e passavo da un edificio all'altro,
mi ricordai del mio periodo d'internato nei vari reparti
di quell'ospedale. Rammentavo certi piccoli particolari. Il sapone,
per esempio: uno strano sapone da poche lire, con un
odore tutto speciale, che veniva usato dappertutto. E i cestini
flosci appesi a tutti i lavandini, uno per gli asciugamani di
carta, l'altro per i guanti rettali; infatti, per fare economia,
l'ospedale non buttava via i guanti gi usati, ma li lavava e
poi tornava a usarli. E poi i distintivi di plastica col nome
del medico, orlati di nero, blu e rosso a seconda del servizio
espletato. Avevo passato un anno in quell'ospedale, e durante
quell'anno il mio docente mi aveva fatto eseguire un buon
numero di autopsie.
Come ben sanno tutti gli interni di anatomo-patologia, i casi
di cui il coroner rivendica la giurisdizione e richiede l'autopsia
sono quattro. Li elenco qui di seguito:
Se il paziente  deceduto per morte violenta o sospetta.
Se  giunto all'ospedale gi cadavere.
Se muore entro le prime ventiquattr'ore dal ricovero.
Se muore fuori dell'ospedale, e non in presenza di un medico.
Le autopsie legali vengono eseguite al City perch la polizia,
a Boston come in molte altre citt, non dispone di un
obitorio vero e proprio. Il secondo piano del padiglione
Mallory, la sezione di anatomo-patologia dell'ospedale,  adibito
esclusivamente a questo scopo. Nei casi di ordinaria amministrazione
le autopsie vengono effettuate quasi sempre dagli
specializzandi del primo anno, provenienti dall'ospedale in cui
si  verificato il decesso in questione, ma un'autopsia legale
pu essere una bella grana per un novellino, che per giunta
s'innervosisce facilmente.
Per esempio, la prima volta che ti capita un avvelenamento
o una elettroesecuzione hai sempre il terrore di trascurare
qualche particolare importante; cos la soluzione, che gli specializzandi
si tramandano l'un l'altro, consiste nell'eseguire
un'autopsia meticolosa, scattando parecchie fotografie e prendendo
tutte le annotazioni possibili, soprattutto non buttando
via niente. Il che vuol dire prelevare particelle di tessuto di
tutti gli organi principali, nell'eventualit che un'azione legale
richieda un ulteriore esame dei reperti autoptici. Naturalmente
si tratta di un procedimento molto costoso, perch ci vogliono
recipienti e liquidi di preservazione supplementari, e molto
pi spazio nelle celle frigorifere. Ma naturalmente quando c'
di mezzo la polizia si procede senza discutere.
Tuttavia, nonostante queste precauzioni, ci si preoccupa lo
stesso. Mentre operi hai sempre il terrore che l'accusa o la
difesa possano chiedere qualche informazione, qualche prova
determinante - negativa o positiva - che non gli potrai mai
fornire perch non hai considerato tutte le possibilit, tutte le
varianti, tutte le differenziali.
Per qualche ragione pregressa e ormai dimenticata, due
piccole sfingi di pietra montano la guardia alle porte del
Mallory, e mi mettono a disagio ogni volta che le vedo: due
sfingi davanti a un edificio del genere ti fanno venire in
mente le camere egizie d'imbalsamazione, o qualcosa del genere.
Salii al secondo piano perch dovevo parlare con Alice.
Alice era piuttosto bisbetica, quel giorno: non avevano ancora
incominciato l'autopsia per non so quale impedimento, stava
andando tutto a carte quarantotto in quei giorni, e poi sapevo
che d'inverno ci sarebbe stata un'epidemia d'influenza?
Risposi che lo sapevo e domandai: Chi deve fare l'autopsia
di Karen Randall?
Alice mi guard, infastidita. Hanno mandato qualcuno
del Memorial, uno che si chiama Hendricks, credo.
La cosa mi meravigli, pensavo che avrebbero mandato un
pezzo grosso.
 gi dentro? domandai, accennando all'estremit del
vestibolo.
Mmmm, fu la risposta affermativa di Alice.
Mi avviai verso le due porte a soffietto, lasciandomi sulla
destra le celle frigorifere che contengono i corpi, vicino al
cartello che avverte: Vietato l'accesso alle persone non autorizzate.
Le porte erano di legno, senza finestrine, segnate con
un'Entrata e un'Uscita. Le oltrepassai entrando in sala
autopsie. In un angolo c'erano due uomini che parlavano.
Era un locale ampio, dipinto del solito verde opaco, con il
soffitto basso, il pavimento di cemento, e le tubazioni allo scoperto,
lungo le pareti: decisamente non avevano speso molto
per l'arredamento! C'erano cinque tavoli d'acciaio inossidabile
lunghi circa un metro e ottanta, perfettamente allineati, appena
un poco inclinati e con un bordo rialzato. Ogni tavolo era
costantemente ricoperto da un sottile velo d'acqua corrente
che andava a scaricarsi in uno scolatoio posto alla sua estremit
inferiore, acqua che continuava a scorrere durante l'au-
topsia, per portar via il sangue e i frammenti di materia organica;
anche l'enorme aspiratore, largo quasi un metro e incassato
in un vano protetto da un vetro smerigliato, funzionava
senza sosta; come pure il piccolo apparecchio chimico
che diffondeva nel locale un surrogato d'aria pura; qualcosa
che sapeva vagamente di pino.
Da una parte si apriva lo spogliatoio in cui gli anatomopatologi
potevano togliersi gli abiti borghesi per indossare il
camice chirurgico verde e un grembiule. Conteneva quattro
grandi lavandini disposti in fila, e sopra l'ultimo c'era un
cartello: Questo lavandino serve solo per lavarsi le mani,
dato che i primi tre venivano usati per risciacquare strumenti
e campioni anatomici. Lungo una parete c'era una fila di armadietti
che contenevano guanti, bocce per i campioni, liquidi
preservativi, reagenti e una macchina fotografica. Spesso i campioni
pi problematici venivano fotografati in loco prima di
essere rimossi.
Quando entrai i due uomini mi guardarono; stavano discutendo
un caso, un corpo adagiato sul tavolo pi lontano.
Uno dei due si chiamava Gaffen: uno specializzando che conoscevo
appena, un tipo molto furbo e piuttosto mediocre.
L'altro non lo conoscevo, pensai che fosse Hendricks.
Ciao, John, disse Gaffen. Cosa ci fai, qui?
L'autopsia di Karen Randall.
Incominceranno fra un minuto. Vuoi cambiarti?
No, grazie, dissi, sto solo a guardare.
In realt avrei preferito cambiarmi, ma non mi sembrava
il caso, dato che l'unico modo per poter rimanere un semplice
osservatore era quello di restare in borghese, e per niente al
mondo volevo rischiare una partecipazione attiva all'autopsia,
e magari influenzarne l'andamento.
Credo che non ci conosciamo, dissi a Hendricks. Mi
chiamo John Berry,
Jack Hendricks. Mi sorrise ma non mi tese la mano:
indossava i guanti, e doveva aver gi toccato il cadavere.
Ho appena mostrato a Hendricks qualcosa d'interessante,
disse Gaffen, accennando al corpo, e si scost per lasciarmi
vedere. Era una giovane negra: doveva esser stata una
bella ragazza prima che qualcuno le facesse tre buchi nell'addome
e nello stomaco.
Il nostro Hendricks  sempre stato al Memorial, osserv
Gaffen, per cui non se ne intende gran che di queste cose.
Quando sei entrato stavamo appunto discutendo sul significato
di questi piccoli segni. E Gaffen indic varie lacerazioni
sulle braccia e sulla parte inferiore delle gambe del cadavere.
Pensavo che potessero essere graffiature da filo spinato,
disse Hendricks.
Gaffen sorrise con aria sconsolata: Graffiature da filo spinato!
ripet.
Io non dissi nulla, sapevo di che cosa si trattava, ma sapevo
anche che a un novellino non sarebbe mai venuto in mente.
A che ora l'hanno portata? domandai.
Gaffen diede un'occhiata a Hendricks: Alle cinque del
mattino, ma pare che sia morta intorno alla mezzanotte. Poi,
rivolto a Hendricks, aggiunse: Non ti suggerisce niente?
L'altro scosse la testa mordendosi le labbra. Gaffen stava
dandogli un bel po' di filo da torcere. Avrei voluto obiettare
qualcosa, ma era la solita storia: in medicina, si scambia spesso
l'insegnamento con l'intimidazione, lo sapevamo perfettamente
tutti e tre.
Dove pensi che abbia passato quelle cinque ore, dopo
morta? domand Gaffen.
Non lo so, rispose lo sconsolato Hendricks.
Prova a pensarci.
In un letto.
Impossibile. Osserva il lividore(4). Non era certo sdraiata,
ma mezzo seduta e mezzo raggomitolata su un fianco.
Hendricks guard ancora il corpo, e di nuovo scosse la
testa.
L'hanno trovata in una fogna, disse Gaffen. In Charleston
Street, a due isolati dalla Combat Zone. In una fogna!
Oh!
E allora, riprese Gaffen, come me li chiami questi segni,
adesso?
L'altro scosse la testa. Sapevo che la faccenda poteva continuare
cos per un pezzo. Gaffen sarebbe andato avanti fino
in fondo. Mi schiarii la gola e dissi: In realt sono
morsicature di topo, Hendricks. Molto caratteristiche: una piccola
puntura iniziale e poi una lacerazione cuneiforme.
Morsicature di topo! ripet lui sottovoce.
Vivi e impara! declam Gaffen; poi guard l'orologio:
Devo andare a una conferenza medico-anatomica, adesso. A
presto, John.
Si sfil i guanti, and a lavarsi le mani, poi torn accanto
a Hendricks, che stava ancora osservando i fori delle pallottole
e le morsicature.
 stata nella fogna per cinque ore?
S.
E l'ha trovata la polizia?
S, dopo un bel po' di tempo.
Ma chi  stato?
E chi lo sa! grugn Gaffen. La sua storia parla di una
lesione luetica primaria orale, trattata in questo ospedale, e
di cinque successive forme infiammatorie alle tube, sempre
curate in questo ospedale.
Infiammazione alle tube?
Ma s, infiammazione pelvica!(5)
Quando l'hanno trovata, continu poi Gaffen, aveva
quaranta dollari in contanti nel reggiseno.
Diede un'occhiata a Hendricks, scosse la testa e se ne and.
Continuo a non afferrare, disse Hendricks quando fummo
soli. Vuol dire che era una prostituta?
S. Le hanno sparato ed  rimasta nella fogna per cinque
ore a farsi mordere dai topi.
Oh!
Capita spesso.
La porta a soffietto si apr; entr un uomo che spingeva il
carrello sul quale giaceva un corpo avvolto in un lenzuolo
bianco. Ci guard domandando: Randall ?
S, rispose Hendricks.
Che tavolo?
Quello centrale.
Bene. Accost il carrello al tavolo e sbatte il corpo sul
piano d'acciaio inossidabile, sollevandolo prima per la testa
e poi per i piedi. Dopo si riprese il lenzuolo, lo pieg e lo ripose
sul carrello. Il corpo era piuttosto rigido.
Firmare. Porse un modulo a Hendricks, che lo firm.
Non sono molto pratico, disse Hendricks, e per di pi
questa  roba legale. Ho fatto una sola autopsia in tutta la
mia vita: un tale che lavorava in una ditta aveva battuto la
testa sul lavoro ed era morto. Ma non ho mai fatto niente di
simile...
Come mai hanno scelto lei? domandai.
Per caso, credo. Pareva dovesse farla Weston, ma si vede
che non era vero.
Leland Weston?
S.
Weston era l'anatomo-patologo capo del City Hospital: un
grand'uomo, ormai avanti negli anni; ed era considerato il
miglior anatomo-patologo di Boston, nessuno escluso.
Dunque, disse Hendricks. Faremmo bene a incominciare.
Si avvicin a un lavandino e prese a lavarsi le mani accuratamente.
L'anatomo-patologo che si lava con tanto scrupolo
prima di un'autopsia mi d sempre un gran fastidio: assomiglia
troppo alla parodia del chirurgo.  il rovescio idiota della
medaglia, un uomo in uniforme chirurgica - pantaloni a fisarmonica,
blusa con maniche corte, scollo a v - che si lava
le mani prima di procedere su un paziente che ormai se ne
frega di ricevere un trattamento sterile o meno.
Ma nel caso di Hendricks sapevo benissimo che stava solo
menando il can per l'aia.
Le autopsie non sono mai una cosa piacevole, ma sono particolarmente
deprimenti quando si tratti del corpo di una ragazza
giovane e bella come Karen Randall. Giaceva nuda e
supina, i capelli biondi fluttuanti nell'acqua e gli occhi celesti
spalancati verso il soffitto. Mentre Hendricks terminava le sue
abluzioni, diedi un'occhiata al corpo. La pelle era fredda, liscia,
di colore grigiastro, proprio come doveva essere dopo
una morte da dissanguamento.
Hendricks controll se nella macchina fotografica era inserita
una pellicola; poi mi fece spostare e scatt tre fotografie
con angolazioni diverse.
Ha la sua grafica? domandai.
No, l'ha tenuta il vecchio. Ho solo la relazione dell'astanteria.
Che cosa dice?
Diagnosi clinica di morte secondaria a emorragia vaginale
con complicazioni da anafilassi generalizzata.
Anafilassi generalizzata! Perch?
Non riesco a capire. Dev'essere successo qualcosa, laggi,
ma non sono riuscito a farmelo dire.
Interessante, osservai.
Hendricks fin di scattare le sue fotografie e and alla lavagna.
Quasi tutte le sale autoptiche hanno una lavagna, dove
l'anatomo-patologo segna nome, cognome e numero del caso,
e tutto quello che va osservando nel corso dell'autopsia, come
segni superficiali, peso, aspetto degli organi in esame e cose
del genere.
In quel momento entr un altro uomo, e io riconobbi subito
la figura curva e sparuta di Leland Weston. Aveva superato
la sessantina, e quindi era ormai prossimo alla pensione;
pure, nonostante la schiena curva, conservava una certa vigoria
fisica. Strinse energicamente la mano a me e a Hendricks,
che sembrava molto felice di vederlo.
Weston assunse subito il comando delle operazioni, incominciando
- come l'ho sempre visto fare - a girare intorno
al corpo una mezza dozzina di volte e a osservarlo attentamente
bofonchiando tra s. Finalmente si ferm guardandomi:
L'hai osservata, John?
S.
Le tue impressioni?
Un recente aumento di peso, dissi. Presenta delle smagliature
alle anche e alle mammelle. Ha superato di parecchio
il suo peso normale.
Bene. Nient'altro?
S, un'interessante distribuzione pilifera. Ha i capelli biondi,
ma il labbro superiore, come pure gli avambracci, mostrano
una leggera peluria scura. Sembra abbastanza rada e sottile,
come se fosse spuntata da poco.
Weston annu con un sorrisetto appena accennato: quello
del mio vecchio maestro. In quanto a ci, aveva avuto per
le mani quasi tutti gli anatomo-patologi di Boston. Per hai
tralasciato l'osservazione pi importante, disse, indicando
l'area pubica che era accuratamente rasata: Questa.
Ma sappiamo che ha abortito! osserv Hendricks.
Non sappiamo niente, prima di aver completato l'autopsia,
osserv seccamente Weston. Non possiamo permetterci
una diagnosi anticipata, e qui sorrise, che  lo svago
preferito dei clinici! Poi s'infil un paio di guanti e disse:
Faremo la migliore, la pi accurata delle relazioni autoptiche,
perch J. D. Randall la passer al pettine fino. E adesso
via! Esamin da vicino l'area pubica.  difficile fare la
differenziale di un inguine rasato: si potrebbe presupporre
un'operazione, solo che molte pazienti si rasano per motivi puramente
personali. In questo caso, possiamo notare che hanno
fatto le cose per benino, senza tagli n piccoli segni, il che 
significativo in quanto non c' infermiera al mondo capace di
fare una rasatura pre-operatoria su un'area carnosa come questa
senza scivolare almeno una volta. Le infermiere hanno fretta
e non gli importa niente di fare dei taglietti, cosicch...
... si  rasata da sola, disse Hendricks.
 probabile, ammise Weston. Naturalmente, la cosa non
prova n esclude un'operazione, ma bisogna tenerne conto.
E prosegu, lavorando calmo e svelto. La ragazza era alta
un metro e sessantadue e pesava cinquantacinque chili: il che,
considerato il liquido perso, era un peso notevole. Weston annot
tutto sulla lavagna, poi pratic la prima incisione.
L'incisione autoptica standard  un taglio a ipsilon che scende
ramificato dalle due spalle, si unisce sulla linea mediana del
corpo al di sotto delle costole per poi proseguire in una singola
incisione fino all'osso pubico. Dopodich pelle e muscoli vengono
scollati e strappati in tre lembi, le costole tagliate per
mettere a nudo cuore e polmoni e l'addome profondamente
inciso. Poi bisogna legare e tagliare le arterie carotidee, legare
e tagliare il colon e tagliare trachea e faringe (tutti i visceri -
cuore, polmoni, stomaco, fegato, milza, reni e intestino - vengono
rimossi in blocco con un singolo movimento).
Dopodich, il corpo svuotato viene ricucito. Mentre l'anatomo-patologo
esamina accuratamente gli organi ormai isolati
e taglia le sezioni per l'esame microscopico, il deaner(6). incide
il cuoio capelluto, asporta la sommit della calotta cranica e
- se si  ottenuto il permesso di rimozione - estrae il cervello.
Improvvisamente mi resi conto che il deaner non c'era e lo
feci notare a Weston.
Gi, rispose lui, vuol dire che faremo tutto noi.
Incise con mani leggermente tremanti, ma aveva un tocco
veloce, da esperto. Quando apr l'addome, il sangue zampill.
Presto, disse, aspirare.
Hendricks port un boccione collegato a un tubo aspirante.
Il liquido addominale - per lo pi sangue, molto scuro -
venne drenato e il quantitativo misurato. Erano circa tre litri.
Mi piacerebbe avere la grafica, disse Weston. Vorrei
sapere quante unit di sangue le hanno somministrato in Pronto
Soccorso.
Annuii. Un corpo umano contiene circa cinque litri e mezzo
di sangue: che ve ne fosse un quantitativo cos ingente raccolto
nell'addome significava che in qualche punto s'era prodotta
una perforazione.
Una volta drenato il liquido, Weston prosegu, rimovendo
gli organi e mettendoli in una bacinella di acciaio inossidabile;
poi li port al lavandino, li sciacqu e incominci a esaminarli
a uno a uno, partendo dalla tiroide.
Guarda, guarda! disse, prendendo la tiroide tra le mani,
saranno, diciamo, quindici grammi.
Una tiroide normale pesa tra i venti e i trenta grammi.
Pu essere una variazione normale, osserv, tagliandola
per esaminarla in sezione. Tutto normale.
Poi incise la trachea, aprendola verso il basso nel punto di
biforcazione nei polmoni, che erano dilatati e bianchicci, invece
di presentare la consueta colorazione rosa acceso.
Anafilassi generalizzata, disse. Hai idea a cosa fosse allergica?
No, risposi.
Hendricks faceva delle annotazioni. Weston segu abilmente
i bronchi fin dentro ai polmoni, poi apr le arterie e le vene
polmonari. Quindi si dedic al cuore e lo incise praticando
due incisioni a occhiello sul lato destro e sinistro e mettendo a
nudo le quattro cavit. Assolutamente normale. Infine apr
le coronarie, anch'esse normali, con lievissime tracce di arteriosclerosi.
Trovammo tutto normale finch arrivammo all'utero. Era
arrossato da sangue emorragico, non molto grande, suppergi
delle dimensioni di una lampadina elettrica, con gli sbocchi
delle ovaie e delle trombe di Falloppio. Quando Weston lo rigir,
scoprimmo che l'endometrio e il muscolo erano lacerati,
il che spiegava tutto quel sangue nella cavit peritoneale.
Le dimensioni di quell'utero mi lasciavano perplesso: non
mi sembrava proprio l'utero di una donna gravida, soprattutto,
poi, se la ragazza era davvero incinta di quattro mesi. A quattro
mesi il feto  lungo quindici centimetri; ha un cuore pulsante,
occhi, volto e ossa in formazione. L'utero quindi avrebbe
dovuto essere molto pi dilatato.
Weston doveva pensare la stessa cosa perch osserv: Devono
averle somministrato un po' di ossitocina(7) al Pronto Soccorso,
comunque  una faccenda veramente strana.
Spacc in due la parete uterina: un raschiamento abbastanza
ben fatto: la perforazione doveva essersi prodotta posteriormente
all'intervento. Ora, l'interno dell'utero era pieno di sangue
e di grumi giallastri e translucidi.
Grassi di pollo,(8) osserv Weston. Il che voleva dire che
era successo post mortem.
Ripul la superfcie endometriale raschiata dal sangue e dai
grumi, e la esamin attentamente.
Non  stato eseguito da un vero e proprio dilettante,
osserv. Finalmente qualcuno che conosce i principi di base
del raschiamento.
Se non fosse per la perforazione.
Gi, se non fosse per la perforazione. Be', almeno adesso
sappiamo che non se l' fatto da sola.
Un punto importante, questo, perch gran parte delle emorragie
vaginali acute sono il risultato di un tentativo di abortire
da sola, con medicinali, soluzioni saline, saponi, ferri da
calza e altre trovate del genere. Ma Karen Randall non poteva
essersi fatta da sola quel tipo di raschiamento, che richiede
un'anestesia generale.
Le sembra un utero gravido? domandai.
Questo  discutibile, rispose Weston. Molto discutibile.
Diamo un'occhiata alle ovaie.
Incise le ovaie, cercando il corpo luteo, la macchia gialla
che rimane dopo che l'uovo si  staccato. Non ne trovammo
nemmeno uno, il che, di per s, non provava nulla, perch il
corpo luteo incomincia a degenerare dopo tre mesi, e quella
ragazza avrebbe dovuto essere al quarto mese di gravidanza.
Entr il deaner e domand a Weston se poteva ricucire.
Faccia pure, rispose Weston.
E quello incominci a suturare l'incisione, poi avvolse il
corpo in un lenzuolo pulito.
Non esamina il cervello? domandai.
Niente autorizzazione.
L'ispettore medico, richiesta un'autopsia, generalmente non
insiste sull'esame del cervello, a meno che la situazione non
suggerisca una possibile neuropatia.
Pensavo che una famiglia come quella dei Randall, tutti
medici...
Oh, J. D. sarebbe d'accordo, ma la moglie no. Si rifiuta di
far rimuovere il cervello, nel modo pi assoluto. L'hai mai vista?
Scossi la testa in segno di diniego.
Bah, una donna, concluse seccamente Weston.
E torn a occuparsi dell'autopsia, esaminando tutti gli organi,
dall'esofago all'ano. Tutto normale. Me ne andai prima
che avesse finito; avevo visto quello che m'interessava e. sapevo
che il rapporto finale sarebbe stato ambiguo. Infatti non era
possibile stabilire con assoluta certezza se Karen fosse incinta,
per lo meno in base all'esame macroscopico.
Il che dava da pensare.

Note.
1. Per completare la loro educazione medica, cio prima dell'abilitazione
professionale.
2. Una volta, la zona pi calda di Boston era Scollay Square, ma
 stata demolita cinque anni fa per far posto a edifci governativi. C'
chi lo considera un miglioramento, e chi un peggioramento.
3. Il che significa che ogni medico e chirurgo ha la sua riserva di
aneddoti curiosi da raccontare. La storia preferita di un certo chirurgo
 quella che gli  capitata una volta al Pronto Soccorso del
City. Ad un certo punto, dice, sono stati ricoverati due uomini, vittime
di un incidente d'auto, uno dei quali aveva una gamba mozzata
all'altezza del ginocchio e l'altro una vasta ferita da sfondamento al
torace, cos brutta che in un primo momento non si  nemmeno potuta
valutare esattamente la portata del danno, anche per via dell'imponente
emorragia. Le radiografie hanno poi mostrato che piede e
pezzo di gamba del primo individuo erano andati a incastrarsi nel torace
del secondo, e naturalmente c'erano ancora.
4. Dopo la morte, il sangue tende ad accumularsi nelle zone inferiori
del corpo, il che spesso consente di stabilire in che posizione si
trovasse il corpo stesso.
5. Generalmente un'infezione delle trombe di Falloppio causata dal
gonococco di Neisser, l'agente patogeno della gonorrea. La gonorrea
viene considerata l'infezione pi comune del genere umano, e si calcola
che il venti per cento delle prostitute ne siano affette.
6. Cio l'uomo che si occupa dei locali di dissezione;  un termine
molto antico che risale all'epoca in cui le dissezioni anatomiche venivano
eseguite dai castratori di cavalli e dai macellai. Il deaner fa le
pulizie dei locali, si occupa dei cadaveri e funge da aiuto nel corso
dell'autopsia.
7. Un farmaco che fa contrarre l'utero: si adopera per iniziare un
parto e per fermare un'emorragia uterina.
8. Vedi Appendice: I. Il patologo-cuoco, p. 291.


Capitolo 6.

Come succede a quasi tutti gli anatomo-patologi, le Compagnie
di assicurazione sono restie ad assicurarmi sulla vita. Mi
danno un'occhiata e fremono: tubercolosi, tumori maligni e
malattie infettive che dobbiamo toccare con mano e alle quali
siamo costantemente esposti fanno di noi un oggetto troppo
rischioso da assicurare. Conosco una sola persona che incontra
pi difficolt di noi a farsi assicurare: si chiama Jim Murphy
ed  un biochimico.
Quando era pi giovane, giocava come arriere nella squadra
di Yale ed era stato designato per la All-East. Il che, gi di
per s,  una gran bella cosa, ma tanto pi sorprendente se si
osservano gli occhi di Murphy, che  quasi cieco. Porta lenti
spesse un dito e cammina a testa bassa, come se il peso degli
occhiali lo tirasse a terra. In circostanze normali ha un campo
visivo appena adeguato; quando poi si eccita o s'arrabbia
diventa un vero disastro e cozza dappertutto.
Sembra incredibile che Murphy abbia giocato come arriere,
sia pure nello Yale, ma bisognerebbe vederlo in azione:  veloce
e ha un senso dell'equilibrio mai visto. Quando giocava,
i suoi compagni escogitavano tutta una serie di giochi solo per
permettere al trequarti di orientare Jim nella giusta direzione
e farlo proseguire: cosa che generalmente gli riusciva, anche
se in molte occasioni il mio amico aveva fatto delle brillanti
corse in direzione sbagliata.
Murphy  sempre stato attratto da sport inverosimili. A
trent'anni decise d'imparare a scalar montagne; trov la cosa
piacevolissima ma non riusc a farsi assicurare. Allora si butt
sulle corse automobilistiche, il che gli riusc molto bene fino al
giorno in cui usc di pista con una Lotus, capottando quattro
volte e rompendosi le due clavicole in parecchi punti. Dopodich
decise che era meglio essere assicurato che attivo, e fin
per piantar l tutto.
 velocissimo anche nel parlare, per cui si esprime in un
gergo telegrafico, come se articoli e pronomi gli dessero sommamente
fastidio. Fa impazzire segretarie e tecnici non solo
per il suo modo di parlare, ma anche per via delle finestre
che tiene sempre spalancate, anche d'inverno, perch  un
nemico implacabile di quella che chiama aria viziata.
Quando entrai nel suo laboratorio, in un'ala della clinica
ginecologica dell'ospedale, lo trovai invaso dalle mele. Ce
n'erano nei refrigeratori, sui banconi per le reazioni, sui tavoli
come nei cestini della carta straccia. I due tecnici, che sotto
il camice indossavano maglioni pesanti, stavano mangiando
delle mele.
Specialit di mia moglie, disse Murphy, stringendomi la
mano. Ne vuoi una? Oggi abbiamo mele Delizia e mele
Cortland.
No, grazie.
Ne addent una, pulendosela in qualche modo su una manica.
Ottima!
Non ho tempo, dissi.
Sempre di corsa, osserv Murphy. Cristo, sei sempre
di corsa, tu! Sono mesi che non vi vedo. Dove vi siete cacciati,
tu e Judith? Terry fa il difensore nel Belmont.
Prese una fotografia dalla scrivania e me la cacci sotto il
naso. Era una foto del figlio in divisa da giocatore di rugby:
un ragazzotto sorridente, identico al padre: minuto, ma robusto.
Dobbiamo combinare di trovarci presto, dissi, cos ci
raccontiamo della famiglia!
Mmmm. Murphy in un attimo divor la sua mela.
D'accordo. Come va il bridge? Mia moglie e io abbiamo passato
un week-end assolutamente disastroso. Due settimane fa,
giocavamo con...
Murph, lo interruppi, ho un problema.
Avrai un'ulcera, osserv lui, scegliendosi un'altra mela
sul ripiano della scrivania. Ragazzo nervoso. Sempre di corsa!
Veramente riguarda proprio il tuo lavoro.
Sogghign, manifestando un improvviso interessamento:
Steroidi? Scommetto che  la prima volta nella storia che
un anatomo-patologo s'interessa di steroidi... Sedette alla scrivania
appoggiandovi i piedi sopra. Agli ordini. Spiattella!
Il lavoro di Murphy riguarda la produzione di steroidi nella
donna incinta e nel feto, e gli  stato assegnato un laboratorio
nella clinica ginecologica per una ragione pratica anche se alquanto
macabra: deve trovarsi, cio, sempre vicino alla fonte
di rifornimento, che in questo caso consiste nelle madri ricoverate
e negli eventuali nati morti(1).
Puoi fare un test ormonale di gravidanza su un'autopsia?
domandai.
Si gratt la testa con gesti rapidi, nervosi e irregolari. Diavolo,
lo credo bene; ma chi ne ha bisogno?
Io.
Voglio dire, non hai potuto dimostrare per mezzo dell'autopsia
se la donna fosse incinta o no?
No, in questo caso no. O quanto meno, la cosa  molto
dubbia.
Bene. Piuttosto difficile, ma credo di poterlo fare. A che
mese era?
Al quarto, pare.
Al quarto mese! E non si vede dall'utero?
Murphy...
Gi, d'accordo, al quarto mese si pu ancora tentare. Un
tribunale potrebbe anche non accettarlo come prova ma si
pu sempre provare, gi.
Puoi farmelo tu?
Non facciamo altro, in laboratorio, disse. Analisi
steroidee. Cosa mi hai portato?
Non capivo, scossi la testa.
Ma s, sangue o orina?
Ah, sangue. Mi frugai in tasca e ne trassi una provetta
che avevo riempita nel corso dell'autopsia. Avevo chiesto il
permesso a Weston, e Weston mi aveva risposto di fare quello
che volevo.
Murphy prese la provetta e la sollev per guardarla controluce,
picchiettandola con un dito. Me ne occorrono solo
due centilitri, disse; qui ce n' d'avanzo. Nessun problema,
dunque.
Quando mi darai una risposta?
Fra due giorni. Ci vogliono quarantotto ore, per l'analisi.
 sangue autoptico?
S, avevo paura che gli ormoni potessero degenerare o
qualcosa di simile...
Murphy sospir. Santa pazienza! Solo le proteine possono
degenerare; gli steroidi non sono proteine, no? Una cosa facilissima.
Vedi, il solito test del coniglio  sulla gonadotropina
corionica dell'orina, ma questo laboratorio  attrezzato per misurare
anche il progesterone e qualsiasi altro componente idrossilato
beta undici. In gravidanza il tasso di progesterone aumenta
di dieci volte, e quello di estradiolo di un migliaio.
Ora, noi siamo in grado di misurare tali sbalzi senza errori.
E qui gett un'occhiata ai suoi tecnici: Anche in questo
laboratorio.
Uno dei due raccolse la sfida: Ero molto meticoloso, prima
di congelarmi le dita!
Scusa, scusa, ridacchi Murphy. Poi torn a occuparsi
di me e raccolse la provetta col sangue. Una cosa da niente,
ti dico. Lo ficchiamo nel frazionatore e lo sbattiamo un po'.
Magari ne facciamo due aliquote indipendenti, caso mai una
andasse male. Da dove viene?
Cosa?
Mi sbatte in faccia la provetta, spazientito: Di chi  il
sangue?
Oh, un caso qualsiasi, risposi, stringendomi nelle spalle.
Una gravidanza di quattro mesi e non ne sei sicuro? Senti,
ragazzo mio, non  proprio il caso di prender per il naso il
tuo vecchio amico, il tuo caro avversario al bridge!
Preferisco dirtelo dopo.
Va bene, va bene. Non ho nessuna intenzione di supplicarti.
E poi sono affari tuoi. Ma me lo dirai, eh!
Promesso.
Promesse da anatomo-patologo! esclam lui alzandosi.

Note.
1. Negli ospedali c' un'alta richiesta di nati morti, feti e placente,
perch esistono innumerevoli gruppi che si dedicano alle ricerche ormoniche.
Talvolta sorgono aspre discussioni circa il laboratorio che ha
il diritto di aggiudicarsi questo o quel neonato morto.


Capitolo 7.

L'ultima volta che vennero contate, risultarono esistenti venticinquemila
malattie catalogabili, delle quali soltanto cinquemila
suscettibili di cura. Ciononostante, il sogno di tutti i giovani
medici  quello di scoprire una malattia nuova, il che 
il mezzo pi rapido e sicuro per guadagnarsi una posizione di
primo piano. In parole povere,  molto meglio scoprire una
malattia nuova che trovare una cura per una malattia gi
conosciuta: la nuova cura infatti verr considerata, discussa
e sperimentata per anni, mentre la malattia nuova viene accettata
subito.
Lewis Carr c' riuscito quando era ancora un interno. Ha
scoperto una malattia piuttosto rara - una
disgammaglobulinemia ereditaria a carico della frazione beta, individuata in
una famiglia di quattro persone. Ma la cosa pi importante
non era certo questa, l'importante era il fatto di averla scoperta
e descritta, e di aver pubblicato il risultato dei suoi
studi nel New England Journal of Medicine.
Sei anni dopo era professore di clinica mdica al Memorial,
e senza nessuno sforzo: era bastato aspettare che si ritirasse
qualcuno dai quadri direttivi, lasciando un ufficio disponibile.
Carr dal punto di vista del prestigio aveva un buon ufficio:
era l'ufficio ideale per un internista giovane come lui, anche
se, in verit, il locale era disseminato di giornali, testi e fogli
di ricerca, sparpagliati dappertutto. Ed era anche sporco, decrepito,
rintanato in un angolo oscuro del padiglione Calder,
vicino al reparto di nefrologia. Come tocco finale, in mezzo a
quello squallido bailamme, sedeva una bella segretaria alquanto
sexy, molto efficiente e del tutto inaccessibile: una bellezza
non funzionale in contrasto con la funzionale bruttezza dell'ufficio.
Il dottor Carr sta facendo il suo giro, disse, senza sorridere.
Ha detto di aspettarlo qui.
Entrai e mi sedetti, togliendo dalla sedia una pila di vecchie
pubblicazioni dell'American Journal of Experimental Biology.
Carr arriv pochi minuti dopo. Indossava un camice
bianco, aperto (un professore di clinica medica non abbottona
mai il camice), aveva lo stetoscopio appeso al collo, il colletto
della camicia sfilacciato (i professori di clinica medica hanno
uno stipendio modesto), ma le scarpe nere lucidissime (i professori
di clinica medica sanno ci che veramente conta). Come
al solito, il suo atteggiamento era freddo, distaccato, diplomatico.
Le malelingue dicono che Carr  pi che diplomatico: uno
schifoso leccapiedi. Il fatto  che il suo rapido successo e la
sua arroganza stanno sullo stomaco a un sacco di persone.
Carr ha un viso tondo, da bamboccio, con le guance lisce e
rosee. Per giunta dispone di un sorriso seducente da ragazzino,
che funziona benissimo con le pazienti; proprio il sorriso che
mi rivolse, entrando.
Ciao, John. Chiuse la porta dell'ufficio esterno e sedette
alla scrivania. Si vedeva appena, dietro le riviste che anche l
stavano ammucchiate. Si tolse lo stetoscopio dal collo, lo ripieg
e se lo mise in tasca. Poi mi guard.
 inevitabile, credo; ma tutti i medici che ti guardano da
dietro una scrivania hanno lo stesso modo di fare, una
cert'aria pensosa, esplorativa, inquisitoria, che non manca di infastidirti,
se non hai fatto niente di male.  naturale, dunque,
che quell'aria l'avesse anche Lewis Carr.
Vuoi sapere qualcosa su Karen Randall! disse, con l'aria
di scoprire l'America.
Esatto.
Per ragioni personali.
Esatto.
E ti terrai per te tutto quello che ti dir.
Esatto.
Bene. Ecco qua. Non ero presente, ma ho seguito la faccenda
da vicino.
Sapevo che lo avrebbe fatto: Lewis Carr seguiva da vicino
tutte le faccende del Memorial. Era pi al corrente lui dei
pettegolezzi, di qualsiasi infermiera. Accumulava con diligenza
tutte le informazioni, ed era per lui come respirare, una cosa
naturalissima.
La ragazza si  presentata alla sezione malati esterni alle
quattro di stamattina. Era gi moribonda; quando hanno mandato
una barella alla macchina era in delirio. Grave emorragia
vaginale, febbre, pelle secca con turgore in diminuzione,
respiro corto, polso frequente, pressione bassa, e una sete terribile.(1)
Carr sospir: L'interno di guardia le ha dato un'occhiata
e le ha fatto fare una prova crociata per poter incominciare
una trasfusione. Ha prelevato una siringa di sangue per il conteggio
dei globuli bianchi e dei globuli rossi, poi le ha iniettato
subito un litro di soluzione fisiologica al cinque per cento. Ha
anche cercato di localizzare la fonte dell'emorragia ma senza
risultato; cos le ha somministrato un po' di ossi tocina per far
contrarre l'utero e stagnare la perdita di sangue. Poi le ha bendato
la vagina, come misura temporanea. La madre gli ha
detto come si chiamava la ragazza e lui si  pisciato addosso
dalla paura e ha subito mandato a chiamare lo specializzando.
Intanto ha dato corso alla trasfusione e somministrato una
buona dose di penicillina profilattica ma purtroppo senza consultare
prima la grafica n chiedere alla madre se la ragazza
soffrisse di qualche allergia.
Era ipersensibile?(2)
Estremamente, disse Carr. Dieci minuti dopo l'intramuscolare,
la ragazza  stata presa da spasmo da shock anafilattico,
con gravi difficolt di respiro, nonostante avesse la trachea
manifestamente sgombra. Nel frattempo avevano portato
la grafica dall'archivio e l'interno si  reso conto di quello che
aveva fatto. Cos le ha iniettato un milligrammo di epinefrina
intramuscolo e, dato che la paziente non rispondeva, le ha
fatto una flebo - goccia a goccia - di benadryl, cortisone e
aminofillina. L'hanno anche messa sotto una tenda a ossigeno,
ma la ragazza diventava sempre pi cianotica, con difficolt di
respirazione sempre pi evidente. Venti minuti dopo  morta.
Accesi una sigaretta, e intanto pensavo che adesso non avrei
voluto trovarmi nei panni di quell'interno.
Probabilmente, disse Carr, la ragazza sarebbe morta
lo stesso. Anche se la cosa non  certa, si hanno buoni motivi
di credere che al momento dell'arrivo avesse gi perso il cinquanta
per cento di sangue. La scappatoia sembra questa:
come sai, lo shock  generalmente irreversibile, ed  probabile
che non si sarebbe potuta comunque salvare. Il che, naturalmente,
non cambia nulla.
Perch l'interno ha somministrato la penicillina? domandai.
 una caratteristica della procedura ospedaliera, rispose
Carr. Una specie di routine che pratichiamo sempre, quando
ci troviamo di fronte a certi particolari sintomi. Normalmente,
quando arriva una ragazza che presenta perdite vaginali e ha
la febbre alta - quindi con possibile infezione in corso - le
facciamo un esame della cavit, e la mettiamo a letto imbottendola
di antibiotici. Generalmente torna a casa il giorno
dopo. Nelle grafiche il caso viene segnato come aborto "spontaneo".
Ed  la diagnosi finale anche del caso Randall?
S, aborto spontaneo. La mettiamo sempre in questi termini,
per non avere guai con la polizia. Si vedono pochi aborti
autoprovocati o illegali, da queste parti! Ogni tanto arrivano
delle ragazze con la vagina schiumante di sapone come lavastoviglie
traboccanti di detersivo. Altre volte, si tratta di una
emorragia. In tutti i casi, sono sempre isteriche e ti raccontano
un sacco di balle. Noi le curiamo, e appena stanno meglio, le
mandiamo per la loro strada.
E non fate mai un rapporto alla polizia?(3)
Noialtri siamo medici, non poliziotti. Vediamo centinaia
di casi di questo genere all'anno: se li denunciassimo tutti,
passeremmo la vita a testimoniare in tribunale, e addio medicina.
Ma la legge non esige...
Certo, interruppe Carr. La legge esige una denuncia,
La legge esige anche che denunciamo le aggressioni; ma se
denunciassimo tutti gli ubriachi coinvolti nelle risse non si finirebbe
mai. Nessun Pronto Soccorso denuncia tutto quello
che dovrebbe denunciare. No, non si potrebbe proprio lavorare,
in questo modo.
Ma se c' stato un aborto...
Scusa, rifletti un momento, continu Carr. In molti
casi si tratta davvero di aborto spontaneo; ma in molti altri
no, e sarebbe assurdo fare delle discriminazioni. Mettiamo
che tu sappia che il colpevole sia un qualunque macellaio di
una qualunque citt: chiami la polizia, quelli si fanno vedere
il giorno dopo e la ragazza racconta che s' trattato di aborto
spontaneo, o che ha cercato di abortire da sola. In ogni caso,
non dir mai la verit, e la polizia se la prende soprattutto
con te che l'hai fatta venire inutilmente.
Succede spesso?
S, a me personalmente  capitato due volte. E tutte e due
le volte, la ragazza sembrava impazzita dalla paura; era convinta
di dover morire da un momento all'altro e voleva incastrare
l'abortista, cos chiese l'intervento della polizia. Ma la
mattina dopo si sentiva bene, le avevamo fatto la sua bella
revisione della cavit e si era resa conto di non avere pi
problemi. Insomma le era passata la voglia di immischiarci la
polizia, di avere grane. Cos, quando arrivarono i piedipiatti,
giur e spergiur che c'era stato un errore.
Vi accontentate di accomodare il guasto, insomma!
Cerchiamo di guarire il prossimo, ecco tutto. Un medico
non pu permettersi un giudizio valutativo. Del resto, rimediamo
anche alle conseguenze di una pessima guida, il che
molte volte significa guidare in stato di ubriachezza. Ma non
tocca a noi schiaffeggiare qualcuno e dargli una lezione di
guida o sugli effetti dell'alcool. Cerchiamo solo di rimetterli in
piedi.
Non era il caso di discutere, sapevo che non sarebbe servito
a niente; cos cambiai discorso.
E riguardo alle accuse contro Lee? Cos' successo al
Pronto Soccorso?
Quando la ragazza  morta, disse Carr, la signora
Randall ha avuto un attacco isterico. Ha incominciato a urlare,
tanto che hanno dovuto somministrarle un tranquillante
e un sedativo. Dopo si  un po' calmata, ma ha continuato
a ripetere che la figlia le aveva detto che era stato Lee a farla
abortire. Cos ha chiamato la polizia.
La signora Randall in persona?
Appunto.
E la diagnosi ospedaliera?
Un aborto spontaneo. Il che  un'interpretazione medica
assolutamente legittima. Per quanto ci riguarda, mutarlo in
aborto provocato non ha sufficienti motivazioni cliniche. Lo
dimostrer l'autopsia.
L'ha gi dimostrato, dissi. Un aborto ben riuscito anche,
a parte una piccola lacerazione dell'endometrio.  stata
opera di qualcuno che ci sapeva fare, niente da dire.
Hai parlato con Lee?
S, stamattina. Giura che non  stato lui. E, in base al
risultato dell'autopsia, non posso far altro che credergli.
Un errore...
No, non credo. Art  troppo abile, troppo capace.
Carr si tolse lo stetoscopio di tasca e incominci a giocherellarci.
Sembrava a disagio. Un bel pasticcio, disse, proprio
un bel pasticcio!
E sbrogliamolo, allora! Non bisogna mica fare gli struzzi
e mandare Lee a farsi benedire.
No, certo. Ma J. D.  molto sconvolto.
Lo credo bene.
Ha mezzo accoppato quel povero interno, quando ha saputo
del trattamento. C'ero anch'io e ho pensato che volesse
strangolare il ragazzo seduta stante.
Come si chiama, l'interno?
Roger Whiting, un ragazzo in gamba.
E adesso dov'?
A casa sua, probabilmente.  smontato alle otto di questa
mattina. Carr aggrott la fronte e riprese a giocherellare
con lo stetoscopio. John, disse, sei proprio sicuro di volerti
immischiare in questa faccenda?
Non vorrei proprio, risposi. Se potessi scegliere me ne
tornerei subito in laboratorio. Ma non vedo altra scelta.
Il guaio , osserv Carr, che la situazione non  pi
controllabile. J. D.  assolutamente fuori di s.
L'hai gi detto.
Cerco solo di farti capire come stanno le cose. Carr fece
un poco d'ordine sul piano della scrivania, senza guardarmi.
Alla fine si decise a parlare. Il caso  ormai nelle mani di
chi di dovere, disse, e so che Lee ha un buon avvocato.
Ci sono un sacco di interrogativi in sospeso. Voglio assicurarmi
che vengano chiariti tutti.
 nelle mani di chi di dovere, ripet Carr.
Nelle mani di chi? In quelle dei Randall o in quelle di
certi ostruzionisti che ho visto alla stazione di polizia?
Boston ha un ottimo corpo di polizia, osserv Carr.
Merda.
Sospir con aria paziente. Cosa speri di provare?
Che non  stato Lee.
Carr scosse la testa. Non  questo il punto.
A me sembra proprio questo.
No, disse Carr. Il punto  che la figlia di J. D. Randall
 stata uccisa da un abortista e qualcuno deve pagare. Lee 
un abortista, non sar difficile provarlo in tribunale, e qui a
Boston una buona met della giuria  cattolica, niente di pi
facile. Lo dichiareranno colpevole per partito preso.
Partito preso?
Sai cosa voglio dire, disse Carr, agitandosi sulla sedia.
Lee far da capro espiatorio.
Appunto, Lee far da capro espiatorio.
 questa la voce pubblica?
Pi o meno.
Ma tu cosa ne pensi?
Un uomo che fa l'abortista corre sempre dei rischi. Infrange
la legge. Quando poi fa abortire la figlia di un famoso
medico di Boston...
Lee dice che non  stato lui.
Carr sorrise tristemente. E che importanza ha?

Note.
1.  una manifestazione importante che si determina, per ragioni
sconosciute, solo nei casi di shock pi gravi, dovuti a una perdita di
liquido, e viene considerato un sintomo negativo.
2. Di norma, il 9-10% dei pazienti  allergico alla penicillina.
3. Vedi Appendice: II. Medici e poliziotti, pp. 295-296.


Capitolo 8.

Dopo l'universit devono passare ben tredici anni per diventare
cardiochirurgo: quattro anni di scuola di medicina, un
anno d'internato, tre di chirurgia generale, due di chirurgia
toracica e due di chirurgia cardiaca. E per di pi, a un certo
punto della trafila, ti tocca anche smettere e lavorare per lo
zio Sam(1).
Ci vuole una vera e propria vocazione, per sobbarcarsi a tutta
questa fatica e tendere a una meta cos lontana. Alla fine,
quando finalmente si  arrivati alla specializzazione, non si
 pi gli stessi, quasi si appartenesse a una razza speciale, che
questo tipo d'esperienza ha estraniato dal resto dell'umanit.
In un certo senso, il fatto che i chirurghi siano dei solitari
 un riflesso del tirocinio.
Tutto questo mi venne in mente mentre guardavo, dalla
vetrata a capanna, gi nella sala operatoria numero 9. La balconata-lucernario
si affacciava sulla sala, permettendo cos di
seguire tutto quello che vi succedeva. Studenti e assistenti volontari
venivano spesso ascoltati lass, mentre si seguivano gli
interventi. Sotto, in sala operatoria, c'era un microfono che
consentiva di udire tutti i rumori - dal tintinnare degli strumenti
chirurgici al sibilo ritmico del respiratore automatico
alle parole dei medici - comandato da un pulsante -che si trovava
sulla balconata stessa.
Prima, ero passato dall'ufficio di J. D. Randall. Volevo vedere
la grafica di Karen, ma la segretaria di Randall mi aveva
detto che l'aveva J. D., il quale stava operando. La cosa non
aveva mancato di sorprendermi, in quanto pensavo che avrebbe
passato la giornata a studiarsela. Evidentemente mi sbagliavo.
La segretaria aveva aggiunto che Randall doveva aver quasi
finito, ma mi resi subito conto che non era vero: il paziente
giaceva sul lettino operatorio con il torace aperto e il cuore
a nudo; non avevano ancora incominciato a suturare, per cui
non era certo il caso d'interromperli. Sarei potuto ripassare
pi tardi.
Mi fermai per un attimo a guardare. Le operazioni a cuore
aperto hanno sempre qualcosa d'irresistibile, qualcosa di favoloso,
un misto di sogno e d'incubo che si tramuta in realt.
C'erano sedici persone, nel locale sottostante, compresi i quattro
chirurghi, e tutti si muovevano, lavoravano e agivano con
assoluta armonia di movimenti e di gesti, integrandosi a vicenda
in una specie di balletto surrealista. Il paziente, avvolto
in panni verdi, sembrava un nano, rispetto alla macchina cuore-polmoni
che gli stava accanto: un complesso gigantesco di
acciaio scintillante composto da contenitori e ruotismi meccanici
in movimento.
In capo al tavolo operatorio, c'era l'anestesista con il suo
respiratore automatico; e inoltre parecchie infermiere, due
tecnici specializzati addetti al controllo e alla sorveglianza delle
apparecchiature in funzione, alcuni infermieri e i chirurghi.
Cercai di distinguere Randall, ma era impossibile: gli indumenti
chirurgici rendevano tutti uguali, impersonali e interscambiabili.
Ma solo in apparenza, beninteso, giacch uno solo
di quei quattro uomini era pienamente responsabile dell'intervento
e della condotta dei sedici presenti, oltre a essere responsabile
della diciassettesima persona e cio dell'uomo con il
cuore fermo.
In un angolo, un televisore trasmetteva l'elettrocardiogramma.
L'elettrocardiogramma normale  rappresentato da una
linea ondulata, con delle impennate a ogni pulsazione, a ogni
impulso elettrico che colpisce il muscolo cardiaco. Questo diagramma
era invece del tutto piatto, il che significava - in
base a uno dei punti cardinali della medicina - che il paziente
era morto. Gli guardai i polmoni: immobili anch'essi.
Il paziente non respirava: era la macchina cuore-polmoni
a vivere per lui, pompando il sangue, ossigenandolo e liberandolo
del biossido di carbonio. La macchina per la circolazione
extracorporea, nella sua forma odierna, viene adoperata da
una decina d'anni.
Le persone sotto di me non sembravano avere alcuna soggezione
della macchina n dell'intervento chirurgico, ma continuavano
a badare tranquillamente ai loro compiti, e credo
fosse questo fatto a dare alla faccenda quell'impronta quasi
irreale.
Rimasi a guardare per un poco, dimenticando tutto; poi
me ne andai. Nel corridoio m'imbattei in due assistenti volontari
che stavano sgusciando in una stanza. Avevano i berretti
chirurgici e le mascherine penzoloni sul collo; mangiavano
krapfen e bevevano caff, ridendo a crepapelle.

Note.
1. Cio fare il servizio militare. (N.d.t.)


Capitolo 9.

Il dottor Roger Whiting abitava vicino all'ospedale, al terzo
piano di una casa senza ascensore, sul versante meno ripido
di Beacon Hill, dove scaricano i rifiuti di Louisburg Street. Mi
venne ad aprire la moglie, una ragazza scialba che doveva
essere incinta di sei mesi. Aveva l'aria preoccupata.
Cosa vuole? mi domand.
Vorrei parlare con suo marito, mi chiamo Berry. Sono un
anatomo-patologo del Lincoln.
Mi lanci un'occhiata sospettosa. Mio marito  andato a
dormire.  stato di guardia per due giorni consecutivi e adesso
 stanco. Le dico che dorme!
 una cosa molto importante.
Dietro di lei comparve un giovanotto magro, in pantaloni
di tela bianca. Non era stanco ma letteralmente disfatto e pieno
di paura. Cosa c'? domand.
Vorrei parlarle di Karen Randall.
Ne ho parlato un centinaio di volte, disse; perch non
ne parla al dottor Carr?
Gi fatto.
Whiting si pass le dita tra i capelli, poi disse alla moglie:
Non  niente, tesoro. Mi porti una tazza di caff? Ne vuole
un po' anche lei? aggiunse, rivolto a me.
S, grazie.
Ci sedemmo nel soggiorno. L'appartamento era piccolo, i
mobili economici e malandati, ma mi sentivo perfettamente a
mio agio. Erano passati pochi anni dal mio internato, e ricordavo
benissimo i problemi finanziari, le ansie, le ore infernali
e il lavoro massacrante di un interno. Ricordavo le stupidissime
chiamate delle infermiere che ti svegliano in piena notte
solo per chiederti il permesso di dare un'altra aspirina al paziente
Jones, e come, alle volte, bisogna buttarsi fuori dal letto
per correre da un paziente, e com' facile commettere un errore,
soprattutto nelle ore piccole. Una volta, quando ero interno,
c'era mancato poco che uccidessi un vecchio cardiopatico.
Con tre ore di sonno in due giorni, puoi fare di tutto
senza dire bah.
Lei  stanco, lo so, incominciai, ma sar breve.
Fa niente! si scherm lui. Tutto quello che posso fare
per aiutarla... voglio dire, adesso...
La moglie port due tazze di caff, lanciandomi un'occhiata
furibonda. Il caff era sciacquatura di piatti.
Le mie domande, dissi, riguardano l'arrivo della ragazza.
Lei era presente?
No, dormivo. Mi hanno chiamato.
Che ora era?
Le quattro, minuto pi minuto meno.
Mi racconti quello che  successo.
Stavo dormendo vestito, nella stanzetta attigua all'astanteria.
Mi ero addormentato da pochi minuti quando vennero
a chiamarmi; avevo appena finito di sistemare per l'ennesima
volta una flebo a una signora che continuava a tirarsela via,
cosa che lei nega ma che invece  la pura verit. Sospir.
Bah, comunque quando vennero a chiamarmi ero terribilmente
intontito; cos mi sono alzato e ho ficcato la testa sotto
il rubinetto per schiarirmi le idee, poi mi sono asciugato. Sono
arrivato proprio mentre la stavano portando dentro in barella.
Era cosciente?
S, ma confusa. Era pallida, aveva perso molto sangue.
Aveva la febbre. Non ho potuto misurarle bene la temperatura
perch aveva i denti inchiodati: a occhio doveva essere
sui trentotto gradi. Le ho fatto una prova crociata.
Bene, e poi?
Poi le infermiere l'hanno avvolta in una coperta e le hanno
sollevato i piedi sugli appositi sostegni(1). Quindi ho esaminato
la lesione. Era ovvio che si trattava di un'emorragia vaginale
dovuta ad aborto spontaneo.
Qualche altra secrezione, oltre al sangue?
No, solo sangue.
Frammenti di tessuto? Placenta?
No, niente. Ma senza dubbio l'emorragia durava da molto
tempo. La ragazza aveva i vestiti... Si guard in giro, probabilmente
rivedeva la scena. Aveva i vestiti inzuppati, le infermiere
hanno faticato a sfilarglieli.
Ha detto qualcosa di coerente?
Veramente no. Di tanto in tanto farfugliava qualcosa:
qualcosa che riguardava un uomo anziano, credo. Il suo vecchio,
o un vecchio qualsiasi, non so. Ma le parole erano molto
confuse, e nessuno le ha badato.
Non ha detto altro?
Scosse la testa. Ah, s, disse poi. Proprio mentre le
infermiere le stavano tagliando i vestiti, ha cercato di respingerle.
Ha detto: "Non potete farmi questo." E poi ha domandato:
"Dove sono?" Ma stava delirando, non sapeva quello
che diceva.
Cos'avete fatto per fermare l'emorragia?
Ho cercato di localizzare il punto focale, ma era difficile,
con tutto quel sangue; e per di pi non riuscivamo a illuminarla
nel modo giusto. Alla fine ho deciso di fare un bendaggio
con tamponi di garza, per tentare di ridurre l'emorragia.
E la signora Randall dov'era, intanto?
In piedi vicino alla porta. Sembrava in gamba, almeno
fino al momento in cui le abbiamo detto cos'era successo; poi
 letteralmente crollata.
Cosa dice la cartella clinica di Karen? Era la prima volta
che entrava in ospedale?
Ho visto la sua grafica solo pi tardi, quando... Devono
averla tirata fuori dall'archivio, era gi stata in ospedale. Strisci
vaginali una volta all'anno, da quando ne aveva quindici,
e normali esami del sangue due volte all'anno. Era seguita
bene, come c'era da aspettarsi.
C'era qualcosa d'insolito nella sua storia medica? Oltre all'allergia,
voglio dire.
Mi sorrise tristemente: E non  gi abbastanza?
Mi venne un colpo di rabbia: grondava autocommiserazione,
il giovanotto, nonostante la paura. Avevo voglia di dirgli
che avrebbe fatto meglio ad abituarsi all'idea di vedersi morire
sotto gli occhi un sacco di gente, e ad assuefarsi all'idea
che si possono commettere degli errori. Sono cose che capitano.
La differenza sta tutta nel fatto che esistono errori pi
o meno gravi, ma sono sempre errori. Avevo voglia di dirgli
che. se avesse domandato alla signora Randall se Karen era
allergica, e quella gli avesse risposto di no, allora lui ne sarebbe
uscito perfettamente pulito. La ragazza sarebbe morta
lo stesso, beninteso, ma Whiting ne sarebbe uscito pulito. Il
suo errore non era stato quello di far morire Karen Randall,
ma quello di averla fatta morire senza chiedere il permesso.
Pensavo, anzi, di dire tutto questo, ma vi rinunciai.
Ci sono annotazioni d'ordine psichico, sulla cartella?
No.
Niente d'insolito, insomma.
Niente. E aggrott la fronte. Un momento, una cosa
strana c'era, ora che ci penso. Circa sei mesi fa le era stata
ordinata una serie completa di radiografie del cranio.
Ha visto le radiografie?
No, ho solo letto la diagnosi radiografica.
Che cosa diceva?
Tutto normale, nessun sintomo patologico.
Perch gliele hanno fatte?
Questo non stava scritto.
Le era capitato qualcosa, forse? Che so, una caduta, un
incidente d'auto?
Non ne so niente.
Chi le ha ordinate?
Il dottor Randall, credo. Peter Randall, dico. Era il suo
medico.
E lei non sa perch gliele hanno fatte?
No.
Una ragione ci deve essere, osservai.
Certo, rispose, ma la cosa non sembrava interessarlo
troppo. Guard imbronciato il suo caff, lo sorb e disse:
Spero che becchino quel tizio che l'ha fatta abortire e che
lo schiaffino al muro. Non sar mai punito abbastanza.
Mi controllai. Il ragazzo era stressato, chiaramente sull'orlo
di una crisi; riusciva a pensare solo che la sua promettente
carriera era stata compromessa da un errore commesso sulla
figlia di un medico famoso, e quindi aveva un bisogno disperato
di trovare un capro espiatorio, frustrato, pieno di rabbia
e di autocommiserazione com'era, e doveva trovarlo a tutti i
costi.
Ha intenzione di stabilirsi a Boston? domandai.
Ce l'avevo, rispose, guardandomi di traverso.
Dopo quella visita telefonai a Lewis Carr. Volevo assolutamente
dare un'occhiata alla grafica di Karen Randall, dovevo
saperne di pi, su quelle radiografie.
Lew, ho ancora bisogno del tuo aiuto.
Ah! L'idea parve eccitarlo.
S, devo vedere quella cartella a tutti i costi.
Credevo che avessimo esaurito l'argomento.
S, ma  saltato fuori un fatto nuovo. Ci capisco sempre
meno. Sono state fatte delle radiografie...
Mi dispiace, ma non posso aiutarti.
Lew, anche se ce l'ha Randall, non pu certo tenersela...
Mi dispiace, John. Sono bloccato qui per tutta la giornata
e domani  lo stesso: non avr un minuto di tempo.
Parlava in tono formale, pesando le parole e ripetendo le
frasi a se stesso, prima di pronunciarle.
Cos' successo? Randall ti ha forse chiuso la bocca?
Penso, rispose Carr, che bisogna lasciare il caso nelle
mani di quelli che ci sanno fare meglio di qualunque medico.
Sapevo cosa avrebbe detto e cosa voleva dire. Art Lee ha
sempre sghignazzato sul complicatissimo modo che hanno i
medici di dire le cose, lasciando sempre adito a una duplice
interpretazione.  il modo di fare che Art chiama alla Ponzio
Pilato!
Bene, dissi, se la pensi cos! E riagganciai.
In un certo senso me l'aspettavo. Lewis Carr stava sempre
con un piede in due staffe, secondo la buona regola del bravo
ragazzo. Era sempre stato cos e lo sarebbe sempre stato.

Note.
1. Si tratta di semplici sostegni di legno con cui si sollevano le gambe
dei pazienti in collasso, per facilitarne la circolazione del sangue.


Capitolo 10.

Per andare dalla casa di Whiting alla scuola di medicina,
dovevo passare vicino al Lincoln Hospital e l, proprio davanti
al posteggio dei taxi, trovai Frank Conway. Era curvo: teneva
le mani in tasca e gli occhi fissi a terra, in un atteggiamento
che denotava tristezza e una profonda prostrazione. Rallentai.
Un passaggio?
Vado in Pediatria, rispose. Sembrava sorpreso che mi
fossi fermato, non siamo mai stati veramente amici. Conway
 un buon medico, ma come uomo  piuttosto sgradevole: le
sue due prime mogli hanno chiesto il divorzio, e la seconda
dopo soli sei mesi di matrimonio.
 sulla mia strada, osservai.
Non era vero, ma volevo portarcelo lo stesso, volevo parlargli.
Conway sal e ci inserimmo nel traffico.
Cosa ci vai a fare, in Pediatria? domandai.
C' una conferenza medico-anatomica, ne fanno una alla
settimana. E tu?
Oh, solo una visita, devo far colazione con un amico.
Annu e si appoggi allo schienale. Conway era giovane,
aveva solo trentacinque anni. Aveva sfruttato bene il suo periodo
d'internato, lavorando sotto i migliori medici del paese,
ed era diventato pi bravo di loro, o godeva fama di esserlo.
Era difficile giudicarlo. Conway appartiene a quella categoria
di medici privilegiati che diventano famosi in cos poco tempo
che finiscono per fare la fine degli uomini politici o delle stelle
del cinema: si guadagnano dei sostenitori fanatici da una
parte e dei nemici altrettanto fanatici dall'altra. Insomma, lo
si ama o lo si odia. Fisicamente  un uomo dall'aspetto imponente,
vigoroso, piuttosto tarchiato, coi capelli brizzolati e
due occhi azzurri e penetranti.
Scusami per stamattina, non intendevo esplodere a quel
modo, disse.
Lascia perdere.
Devo scusarmi con Herbie. Ho detto certe cose...
Capir.
Mi sento da cani, continu. Ma quando ti vedi crepare
un paziente sotto gli occhi... Tu non sai che cosa vuol
dire.
No, ammisi.
Per un po' non parlammo, poi gli dissi: Mi fai un piacere?
Certo.
Parlami di J. D. Randall.
Un attimo di silenzio, poi domand: Perch?
Pura curiosit.
Un merdoso!
Bene.
Hanno preso Lee, no?
S.
 stato lui?
No.
Sicuro?
Io gli credo, risposi.
John, sospir Conway, non sei un imbecille. Se qualcuno
desse la colpa a te, tu negheresti, no?
Cosa c'entra, questo?
C'entra, c'entra; e chi non lo negherebbe?
Dunque, secondo te  impossibile che non sia stato Art.
Non impossibile, ma improbabile.
Bene, e allora?
Conway scosse il capo: Dimentichi come vanno queste
cose; J. D.  una personalit, e sua figlia  morta: pu mettere
le mani su un cinese che fa al caso suo, ed  un noto abortista...
Situazione ideale, direi.
L'ho gi sentito dire, ma non mi va.
Allora non conosci J. D. Randall!
Questo  vero.
J. D. Randall, prosegu Conway,  il re dei rompiballe.
Ha denaro, potere e prestigio. Pu ottenere tutto quello che
vuole... anche la testa di un piccolo cinese.
Ma perch dovrebbe volere la testa del piccolo cinese?
domandai.
Conway scoppi a ridere: Ma dove vivi, fratello?
Dovevo avere una faccia perplessa, perch aggiunse:
Ma non sai che... e s'interruppe, comprendendo che non
lo sapevo. Poi incroci ostentatamente le braccia e smise di
parlare, mettendosi a fissare ostinatamente la strada.
Be'? feci io.
 meglio che tu lo chieda a Art.
Lo sto chiedendo a te, obiettai.
Chiedilo a Lew Carr, forse te lo dir lui, io no.
Bene, allora parlami di Randall.
Come chirurgo.
D'accordo, come chirurgo.
Conway annu: Va bene, come chirurgo vale un soldo
bucato. Ha perso dei pazienti che non doveva perdere, gente
giovane e forte.
Feci un cenno d'assenso.
Ed  un villano e un fetnte. Sfrutta gli assistenti, li tiene
a stecchetto, li sottopone a mille angherie. Ci sono un sacco
di bravi ragazzi che lavorano alle sue dipendenze, e lui li controlla
in questo bel modo. Lo so perch ho fatto con lui il mio
biennio di chirurgia toracica, prima di andare a Houston per
quello di chirurgia cardiaca. Quando l'ho conosciuto avevo
ventinove anni, e lui quarantanove. Va molto forte, con quella
sua aria sempre indaffarata, i suoi vestiti di Bond Street e i
suoi amici con castelli in Francia. Il che non significa che sia
un buon chirurgo, naturalmente, ma quest'aureola che si porta
appresso lo fa sembrar tale.
Io tacevo; Conway si andava scaldando, alzava la voce e
gesticolava animatamente. Non avevo nessuna intenzione di
farlo smettere.
Il guaio , continu, che J. D. appartiene alla vecchia
scuola. Ha incominciato negli anni quaranta con Gross,
Chartriss, Shackleford e compagnia. La chirurgia era una cosa
diversa, allora: la tecnica manuale era pi importante della
scienza in se stessa. Nessuno che sapesse qualcosa di elettrolisi
o di chimica, e Randall non si  mai trovato bene con queste
novit. I giovani di adesso, quelli s, sanno tutto sugli enzimi
e sul sodio nel siero. Tutte cose che per Randall continuano
a essere arabo.
Ma ha una buona fama, osservai.
Ce l'aveva anche John Wilkes Booth, all'inizio!
Non sar gelosia professionale, per caso?
Potrei farlo a pezzi con le mani legate, esclam Conway,
e bendato!
Sorrisi.
Anche ubriaco, di domenica, aggiunse.
Ma com'?
Una testa di cavolo. I suoi assistenti dicono che passeggia
sempre tenendo in tasca un martello e una mezza dozzina di
chiodi, caso mai gli si presentasse l'occasione di crocifggere
qualcuno.
Ma non pu essere sempre cos sgradevole!
No, ammise Conway. Certe volte  particolarmente in
forma. Come tutti noi, anche lui ha i suoi giorni neri.
Me lo hai descritto come un mostro.
Bah, in fondo non  peggiore di tanti altri bastardi. Ma
i suoi assistenti dicono anche qualcos'altro.
Ah s?
Gi, dicono che a J. D. piace molto tagliuzzare il cuore
degli altri perch non ne ha mai avuto uno suo.


Capitolo 11.

Nessun inglese sarebbe mai andato a Boston di propria spontanea
volont, e men che meno nel 1630. Affrontare una traversata
cos lunga per sbarcare in un paese selvaggio e inospitale
richiedeva non solo coraggio e forza d'animo, ma anche
disperazione e fanatismo, e soprattutto una profonda, insanabile frattura con la societ inglese.
Per fortuna la storia giudica gli uomini in base a quello che
hanno fatto, e non al perch lo hanno fatto: per questo i bostoniani
possono pensare ai loro antenati come agli antesignani
della democrazia e della libert, a eroici rivoluzionari, ad
artisti e scrittori liberali. Questa  la citt di Adams e di Revere,
una citt che continua ad amare l'antica Chiesa del Nord e
la battaglia di Bunker Hill.
Ma Boston ha anche un'altra faccia: quel rovescio della
medaglia che nasconde la gogna, la berlina, il supplizio della
seggetta e la caccia alle streghe. L'uomo moderno stenta a
crederci e a valutare simili mezzi di tortura per quello che
erano in realt, e cio la riprova di ossessioni, nevrosi e storture
mentali: testimonianze, insomma, di una societ prigioniera
del terrore del peccato, della dannazione eterna, dell'inferno,
del male, e degli indiani... pi o meno in quest'ordine.
Una societ tesa, terrorizzata e sospettosa, composta di religiosi
fanaticamente reazionari.
C' anche un fattore geografico: Boston, infatti, era una zona
paludosa. C' chi sostiene che questo spiega il tempo sempre
brutto e il clima eternamente umido, altri invece dicono
che questo non c'entra per niente.
Gli abitanti di Boston tendono a chiudere un occhio sul
passato; come un ragazzino dei bassifondi che ha fatto strada
nella vita, la citt s' allontanata dalle proprie origini e cerca
di tenerle segrete. Come colonia di piccoli borghesi,  riuscita
a creare un'aristocrazia senza titoli che rivaleggia con la pi
antica e rigida aristocrazia europea; come citt religiosa, ha
creato una comunit scientifica che non ha eguali.  anche
una citt oltremodo narcisistica... caratteristica, questa, che
condivide con San Francisco, un'altra citt di origini dubbie.
Purtroppo nessuna delle due riesce a sfuggire completamente
al proprio passato. San Francisco non pu scuotersi di dosso
il suo spirito di citt nuova, da febbre dell'oro, e diventare una
distinta citt dell'est. E Boston, per quanti sforzi faccia, non
riesce a eludere del tutto il puritanesimo di cui  imbevuta, e
tornare inglese.
Siamo tutti legati al nostro passato, sia come individui sia
come collettivit. Il passato ce lo portiamo dentro, nelle ossa,
nei capelli, nel colore della pelle: lo vediamo anche da come
camminiamo, da come stiamo in piedi, da come mangiamo,
vestiamo e pensiamo.
A questo pensavo, mentre stavo andando a trovare William
Harvey Shattuck Randall, studente della facolt di medicina.
Tutti quelli che si chiamano William Harvey(1), per non dire
William Shattuck, devono sentirsi terribilmente stupidi. Chiamare
un bambino Napoleone o Cary Grant, per esempio, vuol
dire caricarlo di un peso troppo gravoso, quasi una sfida. Un
nome sbagliato pu diventare uno dei fardelli pi pesanti da
portare appresso per tutta la vita.
 il caso di George Gall(2), che ebbe il coraggio di specializzarsi
in chirurgia del fegato e della cistifellea. All'universit
lo prendevano gi tutti in giro, appunto per via del cognome,
e la sua era proprio l'ultima materia in cui avrebbe dovuto
specializzarsi; ma lui continuava imperterrito per la sua strada,
stranamente consapevole di una certa predestinazione. Il che
era forse vero, in un certo senso. Solo alcuni anni dopo, quando
i giochi di parole si erano fatti pi pesanti, avrebbe voluto
cambiar cognome, cosa ormai impossibile(3).
Credo che William Harvey Shattuck Randall non cambier
mai cognome.  una bella responsabilit, d'accordo, ma anche
un bel vantaggio, soprattutto se ha l'intenzione di stabilirsi a
Boston; e poi  un nome che gli sta a pennello. Randall junior
era un giovanotto biondo e atletico, con un viso aperto e simpatico,
tanto che il suo tipo di superamericano faceva apparire
la sua stanza anacronistica e vagamente ridicola.
William Harvey Shattuck Randall abitava al primo piano
del Sheraton Hall, il dormitorio della scuola di medicina, in
una camera singola, come lo sono quasi tutte quelle del padiglione.
Una stanza pi ampia del normale, per: certo pi
spaziosa delle piccionaie del quarto piano dove abitavo io
quando ero studente. Le stanze dell'ultimo piano sono le meno
care.
Dai miei tempi era mutato solo il colore dell'intonaco: allora
era grigio topo, mentre adesso era verde vomito; ma il
vecchio dormitorio era sempre lo stesso: gli stessi corridoi
stretti, le stesse scale sporche, lo stesso odore stantio di calzini
sporchi, di libri e di esaclorofene.
Randall aveva arredato molto bene la sua stanza. Lo stile
arieggiava l'antico, con la mobilia che sembrava comperata
a un'asta di Versailles; l'insieme ostentava uno splendore sfatto
e nostalgico, con tutto quel velluto rosso mezzo sbrindellato
e quel legno dorato pieno di scrostature.
Si ritrasse dalla porta. Entri, disse, senza neanche domandare
chi fossi. Un'occhiata gli era stata sufficiente per fiutare
puzza di medico: un tipo di sensibilit tutt'altro che raro,
quando si bazzicano medici e medicina.
Entrai e mi sedetti.
 per via di Karen? Pi che triste, appariva preoccupato,
come se fosse appena tornato da un appuntamento importante
o stesse per andarci.
S, risposi. So che non  il momento pi adatto...
Non ha importanza, continui.
Accesi una sigaretta, buttando il fiammifero in un portacenere
dorato in stile veneziano, brutto ma costoso.
Volevo far due chiacchiere con lei.
Dica.
Mi aspettavo che mi domandasse chi ero, ma sembrava non
gliene importasse niente. Sedette in una poltrona all'altro capo
della stanza, accavall le gambe e mi domand: Che cosa
vuol sapere?
Quando vi siete visti l'ultima volta?
Sabato. Era venuta in autobus da Northampton, e dopo
colazione sono andato a prenderla al terminal. Avevo un paio
d'ore disponibili, cos l'ho anche accompagnata a casa.
Che aspetto aveva?
Randall alz le spalle: Ottimo, stava benissimo e sembrava
di ottimo umore. Ha continuato a chiacchierare dello Smith
e della sua compagna di camera. Diceva che era un po' fanatica.
Poi ha parlato di vestiti e di cose del genere.
Era depressa, nervosa?
Nemmeno per sogno. Si comportava come sempre, forse
era un po' eccitata perch tornava a casa. Credo che fosse un
po' preoccupata per lo Smith. I miei genitori l'hanno sempre
trattata come la piccola di famiglia, e lei pensava che non
credessero nella sua capacit di continuare gli studi. Era un
po'... insolente, come la definirebbe lei.
E prima di sabato, quando vi eravate visti?
Non ricordo. A fine agosto, mi sembra.
Cos, questa era una rimpatriata.
S, ero sempre contento di vederla. Era una ragazza espansiva,
piena di energie; ed era anche una brava mima, capace
d'imitare i suoi professori e i ragazzi coi quali usciva. Un po'
isterica, magari.  cos che ha ottenuto la macchina.
La macchina?
Sabato sera, eravamo a tavola: Karen, io, Ev e lo zio
Peter.
Ev?
La mia matrigna, la chiamiamo tutti Ev.
Cos, eravate in cinque?
No, in quattro.
E suo padre?
Era impegnato in ospedale.
Lo disse come un fatto scontato e io non insistetti.
Dunque, Karen voleva prendersi la macchina per il weekend,
ma Ev le disse di no perch non voleva che stesse fuori
tutta la notte. Cos Karen si rivolse allo zio Peter, che  pi
malleabile, e gli chiese di prestarle la sua. Lo zio nicchiava,
ma lei minacci di rifargli il verso e lui cedette.
Com' tornato a casa, Peter?
L'ho riaccompagnato io, prima di tornarmene qui.
Cos, ha passato parecchie ore con Karen, sabato.
S, suppergi dall'una alle nove e dieci; ora non ricordo
bene.
Lei, dunque, se n' andato insieme a suo zio?
S.
E Karen?
 rimasta con Ev.
Non  pi uscita, quella sera?
Credo di s, voleva la macchina proprio per quel motivo.
Ha detto dove andava?
A Harvard, dove aveva degli amici.
Vi siete visti domenica?
No, soltanto sabato.
E dica, le  sembrata diversa dal solito?
Scosse la testa: No, era quella di sempre. Un po' ingrassata,
naturalmente, come succede a tutte le ragazze quando
entrano al college. Era abituata a fare molto moto durante
l'estate, tennis e nuoto, tutte cose alle quali dovette rinunciare
quando entr al college; cos aveva messo su qualche chiletto.
Sorrise. L'abbiamo anche presa in giro: lei si lamentava
del cibo schifoso, e noi dicevamo che non doveva esser
poi tanto schifoso dal momento che era aumentata di peso.
Aveva sempre avuto problemi di peso?
Karen? No di certo.  sempre stata asciutta, sottile come
un ragazzo.  ingrassata in un batter d'occhio, tipo baco da
seta che s'imbozzola.
Allora era la prima volta che ingrassava?
William alz le spalle. Non lo so, a dir la verit non ci
avevo mai fatto caso.
Non ha notato altro?
No, nient'altro.
Mi guardai in giro. Sul tavolo, accanto alle copie di Pathology
and Surgical Anatomy di Robbins, c'era una fotografia
di loro due, bei ragazzi abbronzati, pieni di salute. Randall
segu il mio sguardo e disse: L'abbiamo fatta la primavera
scorsa, alle Bahamas. Una volta tanto avevamo combinato di
passare una settimana tutti insieme, ci siamo divertiti un
mondo.
Mi alzai per esaminare la fotografia da vicino. Karen era
molto bella, la sua pelle molto abbronzata contrastava piacevolmente
con gli occhi azzurri e i capelli biondi.
So che  una domanda un po' strana, dissi, ma sua
sorella ha sempre avuti peli scuri sul labbro superiore e sulle
braccia?
 buffo, rispose, sottovoce. Mi viene in mente che ne
aveva un po', sabato, e Peter le ha detto che avrebbe dovuto
decolorarseli o farsi una ceretta. Lei per un paio di minuti 
andata in bestia, poi  scoppiata a ridere.
Dunque, era una novit?
Credo di s. Pu darsi che li avesse da un mucchio di tempo,
ma io me ne sono accorto soltanto in quel momento. Perch?
Non lo so, risposi.
Si alz, e anche lui venne a guardare la fotografia. Chi
poteva immaginare che avrebbe avuto bisogno di abortire?
disse. Era una ragazza cos in gamba, divertente, felice, piena
di energie. E poi, un cuore d'oro. So che sembrano sciocchezze,
ma  la verit, creda. Era la nostra mascotte, la piccola
di famiglia. E le volevamo tutti bene.
Dov'era quest'estate? domandai.
Scosse la testa: Non lo so.
Non lo sa?
Be', non  esatto. Ufficialmente era al Capo e lavorava in
una galleria d'arte di Princetown, ma... e qui fece una pausa,
non credo proprio che ci passasse molto tempo. Credo
fosse quasi sempre all'Hill, dove aveva certi suoi amici strampalati.
Collezionava tipi strani, lei.
Uomini o donne?
Uomini e donne, credo, veramente non lo so. Me ne ha
parlato un paio di volte, cos per caso. Ogni volta che cercavo
di farmi dire qualcosa, Karen si metteva a ridere e cambiava
discorso. Era abilissima nel parlare soltanto di quello che le
faceva comodo.
Non ha mai fatto nomi?
 probabile, ma non ricordo. Era capace di farti impazzire
con questa storia dei nomi; parlava di gente sconosciuta
come se si fosse trattato di tuoi amici intimi, senza mai dire
un cognome. Inutile aggiungere che non si aveva la pi pallida
idea di chi fossero tutti quegli Herbie, Su-Su e Allie,
continu Randall ridendo. Una volta ha fatto anche l'imitazione
di una sua amica che aveva la mania di far le bolle
di sapone!
Non ricorda nessun cognome, insomma.
No, mi dispiace.
Era ora che me ne andassi. Bene, dissi. Dev'essere
molto stanco, lei. Cosa sta facendo?
Chirurgia. Abbiamo appena finito ostetricia e ginecologia.
E le piace?
Bah, rispose, con aria ironica.
Mentre stavo uscendo, mi volsi e gli domandai: Dove ha
fatto ostetricia?
Al Lincoln, rispose, e mi guard aggrottando la fronte.
Se vuol saperlo, le dir che ne ho visti fare parecchi e che
so farne anch'io. Ma domenica sono stato di guardia, per tutta
la notte. Chiaro?
Grazie per avermi ricevuto, dissi.
Non c' di che.
Mentre uscivo dal dormitorio, vidi arrivare un uomo alto
e magro, coi capelli grigi. Naturalmente mi bast vederlo di
lontano per riconoscerlo.
Se non altro, J. D. Randall non poteva passare inosservato.

Note.
1. Il medico di corte inglese cui si deve la scoperta, nel 1628, che
il Sangue scorre in un circuito chiuso.
2. Gall in inglese significa bile, da cui il gioco di parole su un
chirurgo che opera fegato e cistifellea. (N.d.t.)
3. Un medico non pu cambiar cognome dopo aver ricevuto il diploma
di laurea; per questo motivo, nelle ultime settimane del corso
di medicina, i tribunali sono sempre affollatissimi di giovani laureandi
che vogliono cambiar cognome prima che sia troppo tardi.


Capitolo 12.

Il sole tramontava, e il cortile era invaso da una luce dorata.
Accesi una sigaretta e mi avvicinai a Randall.
Quando mi vide spalanc gli occhi, poi sorrise.
Dottor Berry.
Il tono era amichevole. Mi porse una mano e gliela strinsi.
Era asciutta, pulita come se si fosse preparato per un'operazione,
una mano da chirurgo, insomma.
Come va, dottor Randall?
Voleva parlarmi?
Aggrottai la fronte.
La mia segretaria, aggiunse lui, mi ha detto che  venuto
a cercarmi in ufficio, per la grafica.
Ah, gi, dissi, la grafica.
Mi sorrise con aria benevola; era di mezza testa pi alto di
me. Credo sia meglio chiarire alcune cosette.
D'accordo.
Venga con me.
Non intendeva darmi un ordine, ma ne aveva tutte le apparenze.
Mi ricordai che i chirurghi sono gli ultimi autocrati
della societ, l'ultima classe di uomini che hanno sempre in
pugno le redini della situazione. I chirurghi sono responsabili
della salute del paziente, del personale e di tutto il resto.
C'incamminammo verso il parcheggio: avevo il sospetto che
fosse venuto soprattutto per incontrarsi con me; non avevo la
minima idea di come fosse venuto a sapere che ero l, ma lo
sospettavo fortemente. Camminava lasciando dondolare le
braccia: non so perch, ma mentre lo guardavo mi venne fatto
di pensare alla legge neurologica delle braccia pendenti(1). Gli
guardai le mani: erano larghe, sproporzionate al resto del
corpo; mani larghe, spesse, pelose, rossastre, con le unghie
tagliate cortissime come quelle di tutti i chirurghi. Portava
i capelli tagliati a spazzola e aveva due occhi freddi, grigi, da
perfetto calcolatore.
Molte persone mi hanno parlato di lei, osserv.
Ah, s?
S.
Entrammo nel parcheggio. Aveva una Porsche grigio argento,
accanto alla quale si ferm, appoggiandosi al parafango
lucido. Qualcosa nel suo modo di comportarsi mi diceva che
non ero autorizzato a fare altrettanto. Mi fiss per un attimo
in silenzio, poi disse: La gente parla molto bene di lei.
Sono lieto di apprenderlo.
Dicono che  una persona di buon senso, che sa quello
che fa.
Alzai le spalle; Randall sorrise. Ha molto da fare, oggi?
Pi degli altri giorni.
Lavora al Lincoln, vero?
S.
 molto quotato, al Lincoln.
Cerco di fare del mio meglio.
Voglio dire che svolge un ottimo lavoro.
Grazie. Ero un po' disorientato; non capivo dove volesse
arrivare, ma non dovetti aspettare molto per scoprirlo.
Ha mai pensato di cambiare?
Si spieghi meglio.
Potrebbero esserci altre possibilit... altre occasioni favorevoli.
Ah!
Dico sul serio.
Ma io sto bene dove sono.
Per adesso, osserv Randall.
S, per adesso.
Conosce William Sewall?
William Sewall era il capo degli anatomo-patologi del Memorial.
Aveva sessantun anni ed era ormai alle soglie della
pensione. J. D. Randall mi aveva deluso, era l'ultima cosa che
mi sarei aspettato; non m'immaginavo una simile banalit.
S, lo conosco, ma poco.
 prossimo alla pensione...
Timothy Stone, il suo assistente,  un uomo di valore.
Certo, conferm Randall, alzando gli occhi al cielo,
certo. Ma a molti non va gi.
Non lo sapevo.
Non sono in molti a saperlo, precis con un sorrisetto.
Vuol dire che molti preferirebbero me, al suo posto?
Molti, si affrett a dire Randall, cercano un uomo
nuovo: qualcuno che venga da fuori, magari, che porti delle
innovazioni e smuova un po' le acque.
E allora?
Be', questo  ci che pensiamo, disse Randall.
Timothy Stone  un amico, osservai.
Non vedo cosa c'entri.
C'entra, eccome! Non ho nessuna intenzione di fargli il
saltafosso.
Ma io non le sto suggerendo di farlo!
Ah, no?
No.
Allora devo aver capito male, osservai.
Forse, disse Randall, con un bel sorriso.
Allora perch non cerca di spiegarsi meglio?
Randall si gratt la nuca con aria pensierosa. Era chiaro
che stava per cambiar tattica, e tentare un approccio per
vie diverse. Aggrott la fronte.
Io non sono un anatomo-patologo, dottor Berry, disse,
ma ho degli amici che lo sono.
Scommetto che non vuole alludere a Tim Stone!
Qualche volta penso che il lavoro degli anatomo-patologi
sia pi duro di quello dei chirurghi, pi duro di quello di tutti
gli altri medici. E poi un anatomo-patologo non ha orari.
Pu darsi.
Come mai ha tanto tempo libero?
Lei lo sa benissimo, perch, risposi. Cominciavo a seccarmi.
Prima lo zuccherino, poi il bastone: corruzione o minacce.
Ma oltre a essere arrabbiato ero anche curioso: Randall
non era uno stupido, e sapevo che non mi avrebbe parlato
in quei termini se non avesse avuto paura di qualcosa.
Per un attimo mi domandai se non fosse stato lui a far abortire
la figlia. Improvvisamente mi domand: Ha famiglia,
lei?
S.
E ha intenzione di restare a Boston?
Posso sempre andarmene, risposi, caso mai trovassi dei
campioni patologici troppo disgustosi.
La prese bene. Non si mosse, non accentu la pressione sul
parafango, si limit a guardarmi con quei suoi occhi grigi,
dicendo: Capisco.
Forse  meglio che lei parli chiaro e mi dica che cos'ha
per la testa.
 molto semplice, rispose. Voglio sapere perch lo fa.
Posso capire l'amicizia, arrivo anche a vedere fino a che punto
un affetto personale possa rendere ciechi. Ammiro la sua lealt
verso il dottor Lee, anche se l'ammirerei di pi se avesse
scelto un soggetto pi meritevole. Ma il suo modo di agire
oltrepassa la semplice lealt verso un amico. Quali sono i suoi
veri motivi, dottor Berry?
Curiosit, dottor Randall; pura e semplice curiosit. Voglio
sapere perch tutti si affannano a voler incastrare un ragazzo
innocente. Voglio sapere perch certi professionisti, di
solito dediti all'esame obiettivo dei fatti, si dimostrano prevenuti
o indifferenti.
Randall si frug in tasca, tir fuori una scatola di sigari e
ne trasse un sigaro sottile, che accese dopo averlo tagliato
sulla punta.
 bene fare il punto della situazione, disse. Il dottor
Lee  un abortista. Giusto?
 lei che parla, osservai, io ascolto.
L'aborto  illegale. Per di pi, come tutti gli interventi
chirurgici, comporta un certo rischio per il paziente, anche
quando venga effettuato da una persona competente, e non
da un ubriacone...
... straniero, suggerii.
Sorrise. Il dottor Lee, continu,  un abortista che
opera illegalmente e ha abitudini personali discutibili. Come
medico ha un'etica discutibile, e come cittadino, compie delle
azioni legalmente perseguibili. Ecco quello che penso, dottor
Berry. Voglio sapere perch ficca il naso dappertutto, molestando
i miei familiari...
Non credo sia la parola pi adatta.
... dandosi un gran da fare per questa storia, quando invece
dovrebbe occuparsi di ben altre cose, cose per cui il Lincoln
Hospital le passa uno stipendio. Lei ha compiti e responsabilit,
come tutti i medici: compiti che lei invece trascura
di svolgere per impicciarsi di un affare di famiglia, creando
un'azione di disturbo e tentando di alzare una cortina
fumogena intorno a un individuo reprensibile, un uomo che ha violato
tutti i codici della medicina, un uomo che ha deciso di
vivere fuori della legge e d'infschiarsene delle norme fondamentali
della societ...
Dottore, lo interruppi, se consideriamo la faccenda
come un affare di famiglia, mi dica cos'avrebbe fatto, lei, se
sua figlia le avesse dato la bella notizia che era incinta, se
fosse venuta da lei invece di andare direttamente da un
abortista. Cos'avrebbe fatto, mi dica?
Non  il caso di fare sciocche supposizioni.
Ma avr pure una risposta da darmi, s o no?
Randall era paonazzo, con le vene del collo che gli scoppiavano
dentro il colletto inamidato. Strinse le labbra e rispose:
 questo che vuole? Diffamare la mia famiglia, nell'assurda
speranza di aiutare il suo cosiddetto amico?
Alzai le spalle. La mia  una domanda legittima! risposi.
Del resto, esistono molte possibilit, e gliele snocciolai,
contandole sulle dita: Tokio, la Svizzera, Los Angeles, San
Juan. O forse ha qualche caro amico a New York o Washington:
questa sarebbe stata la soluzione migliore, e anche la pi
economica.
Lui gir sui tacchi e apr la portiera della macchina.
Ci pensi su, continuai. Pensi bene a quello che avrebbe
fatto lei, per il buon nome della sua famiglia.
Randall accese il motore fulminandomi con un'occhiata.
E gi che c', dissi ancora, pensi anche alla ragione
per la quale sua figlia non ha ritenuto di dover chiedere il
suo aiuto.
Mia figlia, disse Randall tremante di collera, mia figlia
 una ragazza straordinaria; una ragazza dolce, pura. Non
ha mai covato pensieri sporchi o subdoli. Come osa trascinarla
al suo...
Se era tanto dolce e tanto pura, obiettai, come si spiega
che fosse incinta?
Randall sbatt la portiera, imball il motore e part come
un razzo, in una rabbiosa nuvola di gas.

Note.
1. Un uomo paralizzato muove il braccio malato sullo slancio, diversamente
da quello sano.
 
Capitolo 13.

Quando rientrai, la casa era buia e vuota. In cucina c'era
un biglietto di Judith: m'informava che era andata dai Lee
insieme ai bambini. Diedi un'occhiata nel frigorifero: avevo
fame ma ero irrequieto, non avevo nessuna voglia di sedermi
e farmi un panino. Alla fine decisi per un bicchiere di latte
e un po' d'insalata di cavolo avanzata. Il silenzio era deprimente;
cos finii di mangiare e me ne andai dai Lee, che stavano
a un isolato da casa nostra.
Esternamente, la casa dei Lee  una massiccia costruzione
di mattoni, stile New England, una vecchia casa identica
a tutte le altre della via, senza alcun segno distintivo, cosa
che mi ha sempre stupito, perch non mi sembra intonata ad
Art.
All'interno, per, le cose andavano male. Betty era seduta
in cucina, con un sorriso tirato sul volto, e stava dando da
mangiare al suo bimbo di un anno; sembrava stanca e nervosa.
Di solito era impeccabile e molto attiva. C'erano anche
Judith e Jane, la nostra figlia minore; stava attaccata alle gonne
della madre, cosa che aveva incominciato a fare da qualche
settimana.
I ragazzini erano in soggiorno e giocavano a guardie e
ladri. Betty sobbalzava ad ogni sparo. Se la smettessero una
buona volta, disse, ma non ho il coraggio di...
Entrai in soggiorno: era tutto sottosopra. Da dietro una
poltrona Johnny, il mio bambino di quattro anni, mi vide e
mi salut sparandomi una pistolettata. All'altro capo della
stanza, i due piccoli Lee se ne stavano rincantucciati dietro
il divano. L'ambiente era saturo di fumo e il pavimento cosparso
di capsule di carta.
Johnny spar urlando: Ti ho beccato!
Macch! rispose Andy Lee, che aveva sei anni.
Certo che ti ho beccato; e adesso sei morto.
No che non sono morto! url Andy di rimando, brandendo
il fucile che per era scarico e non spar affatto. Andy
si tuff dietro il divano e disse a suo fratello Henry: Coprimi,
mentre ricarico.
Intesi, camerata.
Andy incominci a ricaricare il fucile, ma andava talmente
piano che la cosa fin per spazientirlo; cos si ferm a mezza
via, punt il fucile e grid; Bang, bang! Poi termin quello
che stava facendo.
Non  leale, esclam Johnny da dietro la poltrona, sei
morto!
Anche tu, rimbecc Henry, ti ho preso poco fa.
Ah,  cos! Allora beccati questo.
Il fuoco continuava. Tornai in cucina. Cosa sta succedendo?
domand Betty.
Sorrisi. Oh, stanno discutendo per stabilire chi  morto e
chi  ferito.
Hai scoperto qualcosa, oggi?
Vedrai che si accomoder tutto, risposi, non preoccuparti.
Betty mi indirizz un sorriso di traverso; aveva lo stesso sorriso
di Art: S, dottore.
Dico sul serio.
Spero che tu abbia ragione, osserv lei, infilando una
cucchiaiata di mela grattugiata in bocca alla piccola, che invece
scorse gi per il mento. Lei la raccolse e ritent l'operazione.
Abbiamo appena avuto una brutta notizia, disse Judith.
Quale notizia?
Ha telefonato Bradford, l'avvocato di Art. Rinuncia alla
difesa.
Bradford?
Gi, me l'ha detto mezz'ora fa.
Che cos'ha detto di preciso?
Niente, solo che non pu assumersi l'incarico.
Accesi una sigaretta, cercando di conservare la calma. 
meglio che lo chiami io, dissi. Judith diede un'occhiata all'orologio:
Sono le cinque e mezzo, credo che non sar...
Comunque ci provo, la interruppi e andai nello studio
di Art, seguito da Judith. Chiusi la porta: con tutti quegli
spari non si sentiva niente.
Dimmi cos' successo esattamente, mi disse.
Scossi il capo.
Le cose si mettono male?
 troppo presto per dirlo, risposi. Sedetti alla scrivania
di Art e incominciai a comporre il numero di Bradford.
Hai fame? Vuoi mangiare qualcosa?
Ho gi mangiato un boccone prima di venire.
Hai l'aria stanca.
No, sto bene, risposi. Lei si chin su di me baciandomi
sulla guancia.
Ah, ha telefonato Fritz Werner, ti vuole parlare.
Dovevo aspettarmela: conviene sempre fare assegnamento
su Fritz, se si vuol sapere qualcosa. Forse voleva dirmi qualcosa
d'importante, poteva essermi utilissimo.
Lo chiamer pi tardi.
Ah, prima che me ne dimentichi, disse Judith, ricordati
che domani abbiamo quel ricevimento.
Non ho voglia di andarci.
Ma dobbiamo andarci, disse lei,  in casa di George
Morris.
Me n'ero dimenticato. Va bene, dissi, a che ora ?
Alle sei. Ci sbrigheremo presto, vedrai.
D'accordo.
Judith torn in cucina mentre la segretaria diceva: Studio
Bradford, Wilson e Sturges.
L'avvocato Bradford, prego.
Mi spiace, l'avvocato  assente.
Dove lo posso rintracciare?
L'avvocato sar in ufficio domattina alle nove.
 una cosa urgente.
Spiacente.
Non sia spiacente, risposi, me lo trovi, piuttosto. Sono
il dottor Berry. Non sapevo se il mio nome le dicesse qualcosa,
ma pensavo di s.
Infatti cambi immediatamente tono: Rimanga in linea,
dottore, prego.
Aspettai un paio di minuti mentre il silenzio telefonico
mi ronzava nelle orecchie. Il tasto che esclude le comunicazioni
esterne  l'equivalente tecnico del purgatorio, dice Art,
che detesta i telefoni e se ne serve soltanto in caso di assoluta
necessit.
Finalmente tornai a udire la voce della segretaria: L'avvocato
Bradford stava per uscire, l'ho fermato in tempo.
Grazie.
Uno scatto metallico.
Parla George Bradford.
Buongiorno, avvocato, sono John Berry.
Dottor Berry, cosa posso fare per lei?
Vorrei parlarle di Art Lee.
Dottor Berry, sto per uscire...
S, la sua segretaria me l'ha detto. Possiamo vederci in
qualche posto?
L'avvocato esit. Lo udii sospirare: sembrava il sibilo di un
serpente irritato. Vederci non servirebbe a niente. Ho preso
le mie decisioni una volta per tutte. La faccenda non mi riguarda
pi.
Solo un paio di minuti.
Ci fu un'altra pausa. E va bene, disse poi, vediamoci
al mio club fra venti minuti.  il Trafalgar. A pi tardi.
Riagganciai. Maledizione, il club di quel bastardo era in
pieno centro. Avrei dovuto correre come un pazzo, se volevo
essere puntuale. Mi aggiustai la cravatta e mi precipitai in
macchina.
Il Trafalgar Club ha sede in un piccolo edificio malridotto
di Beacon Street, proprio in fondo alla discesa dell'Hill. Contrariamente
alla maggior parte dei suoi confratelli nelle citt
pi estese,  cos tranquillo da risultare sconosciuto o quasi ai
bostoniani stessi.
Non ero mai stato al Trafalgar, ma avrei potuto benissimo
descriverlo. I locali avevano le pareti rivestite di mogano e
i soffitti alti e polverosi; le pesanti poltrone rivestite di cuoio
marrone erano comode e mezzo sfondate; i tappeti erano orientali,
molto logori. L'ambiente rispecchiava le caratteristiche
dei frequentatori: gente anziana, riservata, di sesso maschile.
Mentre depositavo il cappotto, lessi un cartello che precisava
in termini perentori: Le signore sono ammesse solo il gioved,
dalle 16 alle 17,30. Trovai Bradford nell'atrio.
Era un uomo piccolo e solido, vestito in modo impeccabile.
Indossava un abito a righe che, dopo un'intera giornata di
lavoro, sembrava appena stirato; le scarpe erano lucidissime
e i polsini della camicia candidi. Portava un orologio da tasca
legato a una catena d'argento e il distintivo del club studentesco
spiccava gradevolmente sul panciotto scuro. Non avevo
certo bisogno di cercare il suo indirizzo sul Who's who per
sapere che abitava in un posto tipo Beverly Farms, che aveva
frequentato la facolt di legge ad Harvard, che sua moglie
aveva studiato al Vassar College e portava abitualmente gonne
a pieghe, golf di cachemire e un filo di perle al collo, o che
i suoi figli frequentavano il Groton College e il Concord College.
Bradford l'aveva proprio scritto in fronte.
Beviamo qualcosa, le va? disse, stringendomi la mano.
D'accordo.
Il bar era un ampio locale del secondo piano, con grandi
finestre che davano su Beacon Street e sulla Camera dei Comuni.
Un locale molto discreto dal vago odore di sigaro, nel
quale erano sparsi piccoli gruppi di uomini che parlavano
sottovoce. Il barista conosceva alla perfezione i gusti dei suoi
clienti: di tutti tranne me, naturalmente. Andammo a sederci
in due comode poltrone accanto alla finestra; ordinai una
vodka mentre Bradford si limit a fare un cenno al barista.
Mentre aspettavamo i nostri drink, lui disse: Sono sicuro
che lei non approva la mia decisione, ma francamente...
Non approvo e non disapprovo; io non faccio processi a
nessuno.
Bradford si frug in tasca, diede un'occhiata all'orologio,
poi lo rimise al suo posto.
E chi parla di processo! disse bruscamente.
Tutti, direi.
Bradford tamburell con le dita sul tavolo, irritato, e guard
verso il barista con aria feroce; un comportamento che gli
psichiatri definiscono sostitutivo.
Cosa vuol dire con questo?
Vuol dire che tutta Boston sta abbandonando Art Lee come
se avesse la peste bubbonica.
E lei sospetta una losca congiura?
No, risposi, sono solo molto meravigliato.
Un mio amico, riprese l'avvocato, dice che i medici
sono essenzialmente degli ingenui; ma lei, per, non mi sembra
che lo sia.
 un complimento?
No, una constatazione.
Cercher di non esserlo, un ingenuo.
Bene, non ci sono misteri n cospirazioni. Deve rendersi
conto che ho molti clienti: il signor Lee  solo uno dei
tanti.
Il dottor Lee?
Gi, il dottor Lee.  un mio cliente, ecco tutto, e io ho
degli obblighi verso ognuno di loro, obblighi che adempio
come meglio posso. Oggi pomeriggio sono passato dall'ufficio
del procuratore distrettuale per sapere la data dell'udienza,
cos ho scoperto che il caso del dottor Lee coincide con un
altro che avevo gi accettato di difendere: lei capir che mi
 impossibile trovarmi in due tribunali diversi nello stesso momento.
L'ho gi spiegato al dottor Lee.
Le bevande erano arrivate, Bradford alz il bicchiere. Salute.
Salute.
Bevve la sua bevanda guardando fisso il bicchiere: Quando
gli ho spiegato la situazione, il dottor Lee ha subito accettato.
Gli ho anche detto che lo studio si sarebbe premurato
di fargli avere un avvocato all'altezza della situazione. Abbiamo
quattro membri anziani, e presumo che uno di loro sia
in grado di...
Ma non ne  certo, eh?
Alz le spalle: E cosa c' di certo, a questo mondo?
Bevvi un sorso del mio cocktail: era piuttosto annacquato,
molto Martini e poca vodka.
Lei  amico dei Randall? domandai.
Li conosco, s.
E questo non ha niente a che fare con la sua decisione?
No di certo, rispose Bradford, irrigidendosi. Un legale
impara molto presto a distinguere la clientela dalle amicizie
private. Molto spesso  necessario.
Soprattutto in una piccola citt.
Sorrise: Obiezione, Vostro Onore.
Bevve un'altra sorsata: Le dir, in confidenza, dottor Berry,
che il dottor Lee ha tutta la mia solidariet. Anch'io riconosco
che l'aborto  una cosa normale, che succede tutti
i giorni. Le ultime statistiche che ho avuto modo di consultare
dicono che in America si fanno un milione di aborti all'anno:
 veramente una cosa di normale amministrazione e,
in pratica, anche necessaria. Le nostre leggi sull'aborto sono
confuse, indefinite e di una severit davvero assurda. Ma devo
ricordarle che i medici sono pi severi della legge stessa. I comitati
di controllo degli ospedali ci pensano cent'anni prima
di accordare un'autorizzazione e rifiutano di far eseguire un
aborto anche in circostanze che la legge non si sognerebbe di
perseguire. Secondo me, prima di cambiare le leggi sull'aborto
bisognerebbe cambiare la mentalit di certi medici.
Io non dissi nulla: il passaggio del Rubicone  una cerimonia
antica, da osservare in rispettoso silenzio. Bradford mi
guard: Lei non  d'accordo?
Certo che lo sono, risposi. Mi sembra una linea di
difesa interessante.
Non stavo proponendo una linea di difesa.
Allora devo averla fraintesa.
Non mi sorprenderebbe affatto, rispose lui seccamente.
Non sorprenderebbe nemmeno me, dissi, perch quello
che ha detto non ha molto senso. Ho sempre pensato che gli
uomini di legge andassero dritti al nocciolo delle cose, invece
di girarvi attorno.
Sto solo cercando di chiarire la mia posizione.
La sua posizione  abbastanza chiara, osservai. Solo
che io mi preoccupo per il dottor Lee.
Benissimo. Parliamo del dottor Lee, allora.  stato accusato
in base a una legge del Massachusetts di settantotto anni
fa, la quale stabilisce che l'aborto  un atto criminoso passibile
di multa e punibile fino a un massimo di cinque anni di
carcere. Se l'aborto ha conseguenze mortali, la pena pu variare
dai sette ai vent'anni.
Viene considerato omicidio di secondo grado, o omicidio
preterintenzionale?
Tecnicamente parlando, n l'uno n l'altro. In termini...
Si pu essere scarcerati dietro cauzione?
Teoricamente, s; ma in questo caso no, perch l'accusa
tenter di farlo rubricare come omicidio, basandosi su un principio
legale secondo il quale la morte derivante da un atto
criminoso dev'essere considerata omicidio.
Capisco.
In seguito l'accusa dimostrer - ed  in grado di farlo, ne
sono sicuro - che il dottor Lee  un abortista abituale. Dimostrer
che Karen Randall era gi stata visitata dal dottor Lee
il quale, inspiegabilmente, non aveva registrato la visita. Dimostrer
che il dottor Lee non ha un alibi per quelle fatidiche
ore di domenica sera, e chiamer alla sbarra la signora
Randall, la quale testimonier che la ragazza le ha detto che l'ha
fatta abortire il dottor Lee. Alla fine, tutto si ridurr a un confronto
di testimonianze: a quel punto sar provato che Lee
 un abortista abituale; lui si proclamer innocente e la signora
Randall lo proclamer colpevole. A chi darebbe retta,
lei, se facesse parte della giuria?
Non c' nessuna prova che sia stato il dottor Lee.  una
evidenza assolutamente circostanziale.
Il processo si terr a Boston.
Cambiamo citt, allora.
Con quale motivazione? Con la scusa che il clima morale
di Boston  sfavorevole?
Lei parla di cose tecniche; io parlo di salvare un uomo.
 la forza della legge.
Ma anche la sua debolezza.
Bradford mi guard pensieroso: Il solo modo di "salvare"
il dottor Lee, come dice lei,  dimostrare che non  stato lui.
Per cui bisogna trovare il vero colpevole; per credo che non
ci siano troppe probabilit di trovarlo.
Perch?
Perch oggi, quando ho parlato con Lee, mi sono convinto
che mentiva. Sono convinto che sia colpevole, Berry; penso
che l'abbia veramente uccisa lui.


Capitolo 14.

Tornai a casa. Judith e i bambini erano ancora da Betty.
Mi preparai un altro cocktail - robusto, questa volta - e andai
a sedermi nel soggiorno. Ero stanco morto, ma non riuscivo
a rilassarmi.
Ho un brutto carattere, lo so, e cerco di dominarmi; ma la
verit  che sono sempre goffo e brusco. Forse, dopotutto, non
amo tanto il mio prossimo; forse ho scelto l'anatomo-patologia
proprio per questo. Ripensando a quello che avevo fatto durante
il giorno, mi resi conto che non mi ero controllato abbastanza,
il che era piuttosto stupido. Che cosa ne cavavo, a
comportarmi cos? Solo un danno, e basta.
Squill il telefono. Era Sanderson, il capo del nostro laboratorio.
Ti chiamo dal telefono dell'ospedale, disse, a titolo
di esordio.
Bene.
Il telefono dell'ospedale ha almeno sei derivazioni, per cui,
di sera, chiunque pu ascoltare le conversazioni.
Com' andata?
Abbastanza bene, e a te?
Bah!
Immaginavo com'era andata: tutti quelli che non mi volevano
tra i piedi avrebbero fatto pressione su Sanderson, era
logico; una sottile pressione psicologica, una frasetta buttata
l di tanto in tanto: Di' un po', ho sentito che sei a corto
di personale, in questi giorni. Una domandina premurosa:
Cos' questa storia, ho sentito che Berry  malato. Ah, no?
Mi avevano detto che... ma non  venuto, no? Poi, due parole
del capo servizio: Sanderson, come diavolo pretende
che io mantenga la disciplina tra il personale medico se lei
non sa badare neanche ai suoi di laboratorio? E finalmente,
qualcuno dell'amministrazione: La barca dell'ospedale deve
filare perfettamente dritta, tutti qui devono fare il proprio lavoro,
non vogliamo pesi morti a bordo.
Il risultato di tutte queste manovre sarebbe stata una forte
pressione per farmi rientrare in laboratorio o per sbattermi
definitivamente fuori.
Racconta che mi sono beccato una sifilide terziaria, dissi,
potrebbero anche crederci!
Sanderson scoppi a ridere. Macch! Ho le spalle forti,
posso tener duro per un bel po'.
E dopo un attimo di riflessione, aggiunse: Ne avrai ancora
per molto?
Non lo so, risposi,  una faccenda complicata.
Vieni domani, che ne parliamo.
D'accordo. Forse domani ne sapr di pi. Ora come ora
 un caso come quello,del Per.
Capisco, rispose Snderson. A domani, allora.
A domani.
Riagganciai, sicuro che Sanderson avesse afferrato l'allusione.
Sentivo che qualcosa non andava, nel caso Randall: qualcosa
che non quadrava. Mi aveva ricordato un caso che avevamo
avuto per le mani tre mesi prima: una malattia rara,
l'agranulocitosi, cio la totale mancanza di globuli bianchi
nel sangue. Una malattia molto grave perch, senza globulibianchi,  impossibile combattere le infezioni. Quasi tutti
siamo portatori di germi patogeni, nella bocca o nel corpo,
stafilococchi o streptococchi, qualche volta anche di germi
difterici e pneumococchi; se i meccanismi d'autodifesa vengono
neutralizzati, ci si pu anche autoinfettare.
Il paziente in questione era un medico americano che lavorava
nel servizio di sanit pubblica peruviano. Stava prendendo
un medicinale peruviano contro l'asma e un giorno si
ammal. Gli si aprirono delle ulcerazioni nella bocca, gli venne
la febbre e cominci a sentirsi stanchissimo; cos and a farsi
visitare da un medico di Lima e si fece fare l'esame del sangue.
I suoi globuli bianchi ammontavano a 600, il giorno dopo
erano scesi a 100 e due giorni dopo a zero(1). A questo punto
prese un aereo e venne da noi.
Gli fu praticata una biopsia midollare sternale, ficcandogli
un ago nell'osso ed estraendo una piccola quantit di midollo.
L'esame microscopico della biopsia fu sorprendente: il midollopresentava una quantit di globuli bianchi immaturi della
serie dei granulociti, per cui la situazione, sebbene anormale,
non era poi cos tragica. Diavolo, pensai, qui c' qualcosa
che non va! Cos andai a consultare il suo medico curante,
il quale nel frattempo aveva rintracciato ed esaminato
quel medicinale contro l'asma e aveva scoperto che conteneva
una sostanza proibita in America fin dal 1942 perch impediva
la formazione dei globuli bianchi. Il medico pensava che
fosse questa la causa della malattia del suo paziente, il quale,
prendendo tale farmaco, si era autoinibito la formazione di
globuli bianchi e stava autoinfettandosi. La terapia era molto
semplice: sospendere la medicina incriminata, e attendere che
il midollo riprendesse automaticamente le sue normali funzioni.
Io gli riferii il risultato dell'esame microscopico, poi andammo
a visitare il paziente, constatando che non dava segni di
miglioramento. Le ulcerazioni buccali persistevano e aveva
un'infezione da stafilococco alle gambe e alla schiena, aveva
la febbre alta, era torpido e rispondeva appena a quello che
gli si chiedeva.
Non riuscivamo a capire perch il suo midollo apparisse
sostanzialmente pormale mentre lui stava malissimo, e ci rompemmo
la testa per tutto il pomeriggio. Finalmente, verso le
quattro, domandai al medico se per caso ci fosse un'infezione
in atto sul punto in cui era stata fatta la puntura sternale;
non lo sapeva, per cui tornammo dal paziente per esaminargli
il torace.
Sorpresa: non mostrava segni di puntura. La biopsia midollare
non era di quel paziente; un'infermiera o uno specializzando
avevano confuso i cartellini, contromarcando un campione
di midollo di un paziente con sospetta leucemia. Naturalmente
facemmo fare subito una puntura sternale al paziente
giusto e l'esame microscopico rivel un midollo in condizioni
disastrose.
In seguito l'ammalato guar, ma non dimenticher mai il
nostro imbarazzo nel vedere quei risultati di laboratorio.
E adesso provavo la stessa sensazione: c'era qualcosa che
non andava, che non quadrava. Non ne avevo le prove concrete,
ma avevo il sospetto che qualcuno tendesse a confondere
le acque, come se parlassimo linguaggi diversi. La mia
posizione era chiara: Art era innocente, almeno fino a quando
non fosse stata provata la sua colpevolezza, e finora nessuno
era riuscito a farlo.
Ma ero l'unico a prendere in considerazione le due ipotesi,
cosa che a me sembrava importantissima, e che gli altri trovavano
irrilevante.
Perch?

Note.
1. Normalmente, il sangue contiene da quattromila a seimila globuli
bianchi per centimetro cubo, ma in caso d'infezione possono raddoppiare
o triplicare.

 PARTE SECONDA.
MARTED 11 OTTOBRE.


Capitolo 1.

Mi svegliai con la sensazione che fosse un giorno come tutti
gli altri. Ero stanchissimo. Fuori faceva freddo e piovigginava;
una giornata grigia, decisamente poco invitante. Mi sfilai il
pigiama e feci una doccia bollente. Mentre mi stavo rasando,
Judith entr e mi diede un bacio, poi and in cucina a preparare
la prima colazione. Mi sorrisi davanti allo specchio,
cercando di ricordare quale tabella di lavoro avessi, quella
mattina.
Improvvisamente mi venne in mente che non dovevo andare
in ospedale, e mi ricordai di tutto quanto.
Non era un giorno come gli altri.
Andai alla finestra e mi misi a fissare la pioggia che scorreva
sui vetri, domandandomi per la prima volta se per caso
non era meglio lasciar perdere tutto e tornare al solito tran
tran. L'idea di andare in laboratorio, parcheggiare la macchina
nel solito posto, appendere il cappotto al solito attaccapanni,
indossare il solito camice e infilarmi i soliti guanti, la
prospettiva della mia solita routine, insomma, mi apparve improvvisamente
qualcosa di splendido, quasi affascinante. Il mio
lavoro era quello, e mi piaceva, non comportava tensioni n
angosce, ed era l'unico che sapessi fare; non era affar mio
giocare all'investigatore dilettante. A mente fredda, la cosa mi
sembr ridicola.
Poi incominciai a rivedere i volti della gente che avevo incontrato:
quello di Art, quello di J. D. Randall, quello presuntuoso
e confidenziale di Bradford, e compresi che, se non
lo avessi fatto io, nessuno avrebbe aiutato Art.
In un certo senso era un pensiero spaventoso, quasi terrificante.
Judith fece con me la prima colazione. I bambini dormivano
ancora, cosicch eravamo soli.
Che progetti hai per oggi?
Niente di preciso.
Me l'ero appena domandato anch'io, e avevo deciso che
dovevo scoprire qualcosa di pi, molto di pi. Su Karen, e soprattutto
sulla signora Randall: quello che sapevo di loro era
troppo poco.
Incomincer dalla ragazza, dissi.
Perch?
A quanto mi dicono, era tutta purezza e candore. Tutti
le volevano bene, era una ragazza meravigliosa.
Potrebbe anche darsi che fosse vero.
Gi, ma potrebbe anche essere interessante conoscere l'opinione
di altre persone, oltre a quella del fratello e del padre.
E come farai?
Incomincer dallo Smith College.
Lo Smith College si trova a Northampton: duemiladuecento
ragazze che studiano a casa del diavolo. Due ore di autostrada
fino all'uscita di Holyoke, un'altra mezz'ora di strade e stradette
secondarie, il sottopassaggio ferroviario e finalmente la
citt. Northampton non mi  mai piaciuta, vi si respira un'aria
troppo deprimente per una cittadina di studio; vi si fiuta tutta
l'irritazione e la frustrazione delle duemiladuecento belle ragazze
che vi vivono confinate per quattro anni, mescolata all'irritazione
degli indigeni costretti a quella coabitazione coatta.
Il campus  bello, specialmente in autunno, quando le foglie
ingialliscono,  bello perfino quando piove. Andai direttamente
all'ufficio informazioni del college per consultare l'annuario
degli studenti, e quindi il nome di Karen Randall. Mi
diedero una mappa del campus e con quella potei orientarmi
fino al dormitorio di Karen, Henley Hall: una costruzione
bianca in Wilbur Street, dove erano alloggiate quaranta ragazze.
Al pianterreno c'era un soggiorno tutto tappezzato di
stoffa a tinte vivacissime, molto civettuolo. Qua e l gironzolavano
ragazze in blue-jeans e capelli lunghi. Accanto alla
porta d'ingresso, una scrivania.
Vorrei parlare a Karen Randall, dissi alla ragazza dietro
la scrivania.
Lei mi guard allarmata, come se mi avesse scambiato per
un rapitore di mezz'et.
Sono suo zio, aggiunsi, il dottor Berry.
Sono stata via per il week-end, non ho ancora visto Karen
da quando sono tornata. Lei era andata a Boston.
Ero fortunato, a quanto pareva non era al corrente della
morte di Karen; chiss se le altre lo sapevano. Probabilmente
la direttrice lo sapeva, o lo avrebbe saputo presto, ma non
avevo nessuna intenzione di vederla.
Ecco Ginnie! esclam la ragazza. Ginnie  la sua compagna
di stanza.
Una ragazza dai capelli bruni scuri usciva in quel momento
dalla porta. Indossava un paio di blue-jeans aderentissimi e
un maglione da uomo, anch'esso molto attillato; e tuttavia
aveva un aspetto stranamente lezioso. Il volto e il corpo sembravano
appartenere a due persone diverse.
La ragazza della scrivania la richiam indietro: Questo
 il dottor Berry, sta cercando Karen, disse.
Ginnie mi diede un'occhiata smarrita. Dunque, sapeva. Mi
affrettai a pilotarla verso il soggiorno, e la feci sedere.
Ma Karen ...
Lo so, risposi. Ma volevo parlarle.
Credo che sarebbe meglio avvisare la signorina Peters,
disse Ginnie, accennando ad alzarsi, ma io la respinsi a sedere.
Prima per vorrei dirle che ieri ho assistito all'autopsia
di Karen, osservai.
Lei si port una mano alla bocca.
Mi dispiace di essere cos brutale, ma devo farle alcune
domande molto importanti, e solo lei pu rispondermi. Sappiamo
tutti e due cosa direbbe la signorina Peters.
Direbbe che non posso parlarle, disse Ginnie. Continuava
a guardarmi con aria sospettosa, ma ormai l'avevo incuriosita.
Andiamo in un posticino tranquillo, dissi.
Non so...
Solo per qualche minuto.
Lei si alz e fece un cenno verso il vestibolo. Di solito non
possiamo ricevere uomini in camera, disse, ma dopotutto
lei  un parente, no?
Certo, risposi.
La camera di Ginnie e Karen era al pianterreno, sul retro
dell'edificio. Era piccolissima e zeppa di oggetti femminili: fotografie
di ragazzi, lettere, spiritosi biglietti d'auguri, programmi
di partite di rugby, pezzetti di nastro, orari di lezioni,
boccette di profumo, animali di pezza. Ginnie sedette su uno dei
due letti e mi fece accomodare su una sedia.
Ieri la signorina Peters mi ha detto che Karen ... morta
in seguito a un incidente. Mi ha detto di non parlarne con
nessuno, per il momento.  strano,  la prima volta che conosco
qualcuno che poi muore... voglio dire, alla nostra et
 piuttosto raro... Voglio dire che non capita spesso, non ho
sentito niente, credo di non essermi ancora resa conto veramente
della cosa.
Vi conoscevate gi, prima di diventare compagne di camera?
No, ci siamo conosciute qui.
Andavate d'accordo?
Ginnie alz le spalle. Ogni suo gesto equivaleva a una contorsione;
ma era una posa, come se avesse studiato e perfezionato
ogni movimento davanti allo specchio.
Be', direi di s. Karen non era la tipica matricola, il college
non le faceva certo soggezione, e se ne andava via tutti
i momenti, per un giorno o per tutto il week-end. Praticamente,
non andava mai a lezione e non perdeva mai un'occasione
per ripetere che questo posto era detestabile. Sono
cose che si dicono, ma credo che lei lo detestasse veramente.
Cosa glielo faceva credere?
Il suo modo di comportarsi. Non andava mai a lezione,
era sempre in giro. Passava fuori tutti i week-end; diceva che
andava a trovare i suoi genitori, cosa che invece non ha mai
fatto, come poi m'ha confessato. I genitori non li poteva soffrire.
Ginnie si alz e and ad aprire un armadio a muro: sulla
faccia interna della porta era appiccicata una grande
fotografia di J. D. Randall, in carta lucida, crivellata di forellini.
Sa cosa faceva? Continuava a tirare freccette contro questa
foto.  suo padre, un chirurgo o roba del genere, e lei ci
faceva il tiro a segno tutte le sere, prima di andare a letto.
Ginnie richiuse la porta dell'armadio.
E sua madre? domandai.
Oh, a sua madre voleva bene; parlo della vera madre,
quella che  morta, non della matrigna, quella la odiava.
Di cos'altro parlava?
Di ragazzi, rispose Ginnie, risedendosi sul letto. I ragazzi
per tutte noialtre sono l'argomento preferito. Karen andava
in una scuola privata, non so dove, da queste parti comunque.
e ne aveva conosciuti parecchi. Venivano a trovarla
spesso certi studenti di Yale.
Usciva con un ragazzo fisso?
Credo di no, aveva un mucchio di ragazzi che le stavano
dietro.
Una ragazza di successo?
Qualcosa del genere, rispose Ginnie arricciando il naso.
Senta un po', non  mica molto bello raccontare certe cose
di lei, adesso che  morta, non le pare? Tra l'altro, non so
nemmeno se sia la verit, pu anche darsi che Karen mi abbia
raccontato un sacco di balle.
E cio?
Be', quando si arriva qui si  soltanto una matricola;
nessuno ti ha vista n conosciuta, cos puoi raccontare tranquillamente
tutto quello che ti salta per la testa. Io, per esempio,
raccontavo sempre che ero stata l'organizzatrice dei festeggiamenti
scolastici nel mio liceo, solo perch l'idea mi divertiva,
ma in realt ho frequentato una scuola privata.
Capisco.
Sono cose che tirano su il morale, sa!
Che genere di storie raccontava Karen?
Veramente non erano proprio delle storie, ma piuttosto
delle insinuazioni. Voleva che la gente la considerasse un'anticonformista,
come i suoi amici. Anticonformista era la sua
parola preferita, e sapeva trovare il modo di lasciar credere
che anche lei lo fosse. Non diceva mai come stessero realmente
le cose, ma solo una parolina qua e una parolina l, sui
suoi aborti, eccetera.
I suoi aborti?
Diceva che aveva abortito due volte, prima di venire qui.
Abbastanza incredibile, non trova? Due aborti! Dopotutto
aveva solo diciassette anni. Io le ho detto che non le credevo,
e allora lei ha cominciato a spiegarmi come si faceva, fin nei
particolari. Alla fine, non sapevo pi se crederle o no.
Una ragazza che viene da una famiglia di medici pu benissimo
sapere come si fa una revisione della cavit, il che
non prova affatto che abbia realmente abortito.
Non ha mai specificato? Non ha mai detto dove aveva
abortito, per esempio?
No, solo che li ha fatti, e com'erano e roba del genere.
Voleva farmi colpo, lo so, ma sapeva essere molto realista.
Ricordo che il primo week-end - anzi no, il secondo - era
uscita la sera, tornando molto tardi. Io ero preoccupatissima.
Karen  piombata in camera tutta scarruffata e si  buttata
sul letto con gli occhi di fuori esclamando: "Dio, come mi
piace la carne nera!" Gi, proprio cos. Non sapevo cosa dire,
allora non la conoscevo bene, voglio dire, cos sono stata zitta,
ma pensavo che volesse farmi colpo.
E cos'altro diceva?
Ginnie alz le spalle: Non mi ricordo, ma erano sempre
stupidaggini. Una sera, mentre si preparava a uscire fischiettando
davanti allo specchio, mi ha detto: "Giuro che me lo
faccio, durante questo week-end!" O qualcosa di simile, non
ricordo le parole esatte.
E lei, cos'ha risposto?
Le ho detto: "Divertiti!" Cosa diavolo pu dire una che
esce dalla doccia e si sente dire una cosa del genere? E lei:
"Ah, puoi contarci!" Le piacevano molto i commenti e le allusioni
ardite.
Ma lei le credeva?
Dopo un paio di mesi, ho incominciato a crederle.
Ha mai avuto motivo di credere che fosse incinta?
Quando era qui? No.
Sicura?
Non me ne ha mai parlato; e poi prendeva la pillola.
Ne  sicura?
S, credo proprio di s. Era un rito di tutte le mattine.
La boccetta delle pillole  ancora qui.
Dove?
Ginnie me la indic. Sulla sua scrivania, l ih quella boccetta.
Mi alzai, mi avvicinai alla scrivania e presi la boccetta di
plastica. Il cartellino, della farmacia Beacon, non portava
nessuna indicazione specifica. Annotai sul mio taccuino il numero
della ricetta e il nome del medico, poi aprii la boccetta
e presi una pillola; ne restavano altre quattro.
Le prendeva tutti i giorni?
Tutti i santi giorni!
Non sono un ginecologo e nemmeno un farmacista, ma qualche
cosa la so anch'io, in argomento. Prima di tutto le pillole
anticoncezionali oggigiorno sono in vendita in tutte le
farmacie per regolare i cicli mestruali; e poi la dose ormonica iniziale
 stata ridotta da dieci a due milligrammi al giorno, il
che significa che le pillole sono piccole.
Queste, al confronto, apparivano molto grosse, non avevano
nessun segno impresso sulla superficie ed erano di un bianco
gessoso, ruvide al tatto. Me ne misi una in tasca e rimisi le
altre nella boccetta: fin dal primo esame mi ero fatta l'idea
di quello che potevano essere.
Ha mai conosciuto uno dei ragazzi di Karen? domandai.
Ginnie scosse il capo.
No, di persona no. Sa... mi raccontava cosa facevano
quando erano a letto; delle gran porcherie, tutto l! Diceva
sempre porcherie, cos per il gusto di scandalizzarmi. Ma
aspetti un istante.
Si avvicin alla toilette di Karen: nella cornice dello specchio
erano infilate varie fotografie di ragazzi. Ginnie ne sfil
due e me le porse.
Questo  uno dei ragazzi di cui mi parlava, ma credo che
non lo vedesse da molto tempo.  stato il suo ragazzo fisso
durante l'estate. Studia a Harvard.
La foto, di tipo pubblicitario, mostrava un ragazzo vestito
da giocatore di rugby. Portava il numero 71, ed era accovacciato
come se fosse stato pronto allo scatto, mentre fissava
l'obiettivo con espressione ruggente.
Come si chiama?
Non lo so.
Presi il programma della partita Harvard-Columbia e diedi
una scorsa all'elenco dei giocatori. Il 71 era una mezz'ala
destra e si chiamava Alan Zenner. Annotai nome e cognome
sul taccuino e restituii la fotografia a Ginnie.
E questo, prosegu lei, tendendomi la seconda foto, 
l'ultimo della serie. Credo che si frequentassero ancora. Quando
di notte rientrava, prima di andare a letto Karen baciava
la fotografia. Mi pare che si chiami Ralph. O Roger.
Era la fotografia di un giovane negro, con indosso un abito
attillato e una chitarra elettrica in mano. Il sorriso era piuttosto
rigido.
Crede che si frequentassero ancora?
S, credo proprio di s. Fa parte di un complesso che
suona a Boston.
E lei dice che si chiama Ralph?
S, o un nome del genere.
Come si chiama il complesso?
Ginnie corrug la fronte. Karen me l'ha detto, anzi deve
avermelo detto pi di una volta, ma adesso non mi ricordo
pi. A Karen piaceva fare la misteriosa, non era il tipo di ragazza
che ti racconta vita, morte e miracoli del suo ragazzo;
non lo ha mai fatto, diceva sempre le cose a spizzichi.
Crede che passassero i week-end assieme?
Ginnie annu.
E dove li passava, i week-end? A Boston?
A Boston o a New Haven, credo.
Girai la foto. Sul retro c'era scritto: Foto Curzin,
Washington Street.
Posso prenderla?
Certo, a me non serve.
Me la misi in tasca e poi tornai a sedermi.
Non ha mai conosciuto nessuno dei suoi amici?
No, mai, per... un momento: una volta ho conosciuto
una sua amica.
Un'amica?
S. Un giorno Karen mi ha detto che aspettava una sua
cara amica, e s' messa a raccontarmi di quanto fosse spregiudicata
e anticonformista. Mi ha detto tali e tante cose che mi
aspettavo di vedere una creatura straordinaria; poi, quando finalmente
 arrivata...
... S?
Era una ragazza stranissima, molto alta, con gambe lunghissime.
Karen continuava a dire che gliele invidiava e l'altra
se ne stava seduta senza aprir bocca. Era carina, direi, ma
veramente strana. Si muoveva come una sonnambula, forse
prendeva qualcosa, non lo so. Finalmente, dopo un'ora che
era qui, ha incominciato a parlare, a dire delle cose strampalate.
Per esempio?
Oh, stupidaggini, tipo: "La Spagna  una nazione dove
la pioggia  in diminuzione." Poi ha fatto una poesia su qualcuno
che correva in un campo di spaghetti. Una barba. Credo
che fosse un po' svitata.
Come si chiamava?
Angie, mi sembra. Ma non ne sono proprio sicura.
Studiava in un college?
No, era giovane ma non studiava in un college. Lavorava.
Credo che Karen abbia detto che faceva l'infermiera.
Cerchi di ricordare il cognome, dissi.
Ginnie si concentr, fissando il soffitto; poi scosse il capo.
Non riesco, disse, sa, non ci avevo fatto caso.
Avrei voluto restare ancora, ma ormai si faceva tardi.
Cos'altro mi pu dire di Karen? domandai. Era nervosa,
apprensiva?
No, era sempre molto calma. Siamo tutte un po' nervose,
qui, soprattutto quando abbiamo gli esami; ma lei se ne infischiava.
Era una ragazza energica, attiva, vivace?
Karen? Lei vuol scherzare. Era sempre mezzo morta di
stanchezza, tranne quando aveva un appuntamento perch allora
era tutta in effervescenza. Ma a parte questo, era una
lagna.
Dormiva molto?
S, dormiva anche durante le ore di lezione.
Mangiava molto?
No, non molto, dormiva anche durante i pasti.
Allora doveva essere dimagrita.
No, anzi, era ingrassata. Non molto, ma abbastanza. Non
entrava pi nei vestiti; dopo sei settimane di college, aveva
dovuto comprarsene degli altri.
Ricorda qualche altro cambiamento?
Be', un altro s, ma non so se sia importante. Voglio dire
che importava solo a Karen...
E cio?
Be', si era messa in mente che stava diventando pelosa.
Sa, sulle braccia, sulle gambe e sul labbro superiore. Si lamentava
di doversi depilare le gambe ogni momento.
Diedi un'occhiata al mio orologio. Era quasi mezzogiorno.
Bene, dissi, non voglio farle perdere troppe lezioni.
Non importa, rispose Ginnie, la cosa m'interessa.
Quale cosa?
Stare a vedere come lavora, eccetera.
Non ha mai parlato con un medico?
Ginnie sospir: Mi ha scambiato per una stupida? disse,
con aria petulante. Non sono mica nata ieri!
Al contrario, la considero una ragazza molto intelligente,
risposi.
Vuole che venga a testimoniare?
Testimoniare? E perch?
In tribunale, al processo.
La fissavo, e di nuovo ebbi il sospetto che stesse recitando.
Mi guardava con l'aria di chi la sa lunga, credo si sentisse
l'eroina di un film.
Non la seguo.
Ma perch non lo vuol riconoscere? Io lo so che lei  un
avvocato.
Ah!
L'ho capito pochi minuti dopo che era entrato qui. Vuol
sapere come?
Come?
Quando ha preso quelle pillole e le ha guardate. Le ha
esaminate con molta cura, non come avrebbe fatto un medico.
Francamente, credo che lei sarebbe un pessimo medico.
Forse ha ragione.
Buona fortuna, allora! mi disse, mentre me ne stavo andando.
Grazie.
E mi strizz l'occhio.


Capitolo 2.

La sala raggi, al secondo piano del Lincoln, ha un nome
piuttosto fantasioso: Radiologia diagnostica. Ma il nome non
ha importanza, si tratta di una sala raggi assolutamente identica
alle altre, con le sue pareti coperte di pannelli di vetro
opaco e i fermaglietti a molla per assicurarvi le lastre.  un
locale abbastanza spazioso da permettere che ci lavorino contemporaneamente
una mezza dozzina di radiologi.
Ci andai insieme a Hughes, un radiologo che conoscevo da
molto tempo. Judith e io giocavamo ogni tanto a bridge con
lui e sua moglie: buoni giocatori, piuttosto facili ad arrabbiarsi,
il che del resto non mi preoccupava, perch spesso succedeva
anche a me.
Non avevo chiamato Lewis Carr, perch sapevo che non mi
avrebbe aiutato. Hughes invece non era tanto in buona con i
grandi capi, quindi non gliene importava un corno se volevo
dare un'occhiata alle lastre di Karen Randall o a quelle
dell'Aga Khan, che era stato operato ai reni qualche anno prima.
Quando glielo chiesi, mi accompagn subito in sala raggi.
Mentre c'incamminavamo, gli domandai: Come va la tua
vita sessuale?
 la spina di tutti i radiologi.  noto che i radiologi hanno
una vita sessuale pi breve degli altri specialisti: non si sa
bene perch, ma pare che c'entrino le radiazioni. Una volta i
radiologi erano soliti effettuare le radiografie stando nella stessa
stanza del paziente; e cos, nel giro di pochi anni assorbivano
una quantit di raggi gamma sufficiente a ucciderli. E poi
allora le lastre erano molto meno sensibili di quelle di oggi,
e bisognava farne parecchie prima di approdare a un risultato
decente.
Ma la leggenda sopravvive, anche se tecnica e scienza radiografica
si sono molto perfezionate; ragion per cui i radiologi
sono condannati a sentirsi prendere in giro vita natural
durante sulle conchiglie protettive rivestite di piombo isolante
e sulle gonadi che vanno in malora. Ma gli scherzi di questo
genere sono un rischio professionale. Hughes la prese bene.
La mia vita sessuale, rispose, va molto meglio delle
mie partite a bridge.
Quando entrammo, tre dei quattro radiologi erano al lavoro,
seduti davanti a una busta piena di lastre e a un magnetofono.
Tiravano fuori dalla busta una lastra per volta e leggevano
ad alta voce nome e cognome del paziente, il numero
del reparto e il tipo di lastra di cui si trattava: ap, oas, pielografia
discendente, lastra toracica e via di seguito; poi l'appoggiavano
contro il pannello di vetro e dettavano la diagnosi(1).
Un'intera parete del locale era riservata ai pazienti sottoposti
a terapie intensive. Le radiografie dei malati gravi non vengono
messe da parte ma rimangono sempre applicate a rulli speciali,
cos, volendo dare un'occhiata alla lastra di un dato
paziente, si deve solo premere un pulsante e aspettare che il
rullo giri fino al punto desiderato, il che significa che il medico
 in grado di trovare in due minuti la lastra di un paziente
gravissimo.
L'archivio radiografico era attiguo alla sala raggi: Hughes
entr, prese le lastre di Karen Randall e me le port.
Ci sedemmo davanti a uno dei pannelli di vetro e Hughes sistem
la prima radiografia.
Una laterale del cranio, osserv. Sai perch  stata
ordinata?
La guardai anch'io senza cavarne nulla, naturalmente; 
molto difficile interpretare le radiografie del cranio. Il cranio
 una struttura ossea molto complessa, che produce strani effetti
di chiaroscuro; Hughes la esamin per qualche minuto,
tracciando di tanto in tanto delle linee con il cappuccio della
stilografica.
Sembra normale, concluse. Niente fratture, n calcificazioni
patologiche; nessun segno d'aria n ematomi. Naturalmente
sarebbe meglio vedere anche un arteriogramma o un
pneumoencefalogramma.(2)
Lasciami dare un'occhiata alle altre lastre. Stacc la prima
e incominci a esaminarla. Anche questa  normale,
osserv. Mi domando perch le abbiano fatte: ha avuto
un incidente d'auto?
No, che io sappia.
Diede un'occhiata alla cartella. No, infatti. Logico, del
resto: non ci sono lastre delle ossa facciali, ma solo di quelle
del cranio.
Continu a esaminarle, poi diede un'altra occhiata alla
laterale, ma non riusc a riscontrare nulla di anormale.
Maledizione! esclam tamburellando con le dita sulla
lastra. Ma qui non c' niente, perdio; assolutamente niente.
Bene, dissi, alzandomi in piedi; grazie per l'aiuto.
E me ne andai, domandandomi se questa storia delle radiografie
avesse chiarito o avesse complicato le cose ancora di
pi.

Note.
1. Cio anteriore-posteriore, ovvero posteriore presa di fronte;
oas, obliquo-anteriore sinistra. La pielografia discendente  un'indagine
completa dell'apparato genitourinario.
2. Si tratta di procedimenti atti a facilitare l'interpretazione delle
radiografie del cranio. L'arteriogramma  una lastra delle arterie cerebrali,
in cui  stato previamente iniettato un liquido radio-opaco.
Il pneumoencefalogramma consiste nel prosciugamento del liquido cerebrospinale
e nel pompare aria in sua vece, per aumentare il contrasto
nei ventricoli.  un intervento doloroso che dev'essere eseguito sul
paziente sveglio. Si tratta di due operazioni di chirurgia minore, da
effettuare solo in caso di estrema necessit.


Capitolo 3.

Entrai in una cabina telefonica vicino all'atrio d'ingresso e
cercai sul mio taccuino il numero di telefono della farmacia
e il numero della ricetta delle pillole. Trovai anche la pillola
che avevo tolto dalla bottiglietta, nella camera di Karen.
Con l'unghia del pollice grattai la superficie della pillola
che mi si sfarin sulla palma della mano. Avevo gi un'idea
di che cosa si trattava, ma per esserne pi sicuro assaggiai la
polverina con la punta della lingua.
Aveva un sapore inconfondibile: l'aspirina triturata ha veramente
un pessimo sapore.
Composi il numero della farmacia.
Farmacia Beacon.
Parla il dottor Berry del Lincoln Hospital. Vorrei un'informazione
su un medicinale che...
Un momento, per favore. Prendo una matita.
Una breve pausa.
Dica pure, dottore.
Il nome della paziente  Karen Randall. Il numero della
ricetta  uno-quattro-sette-sei-sei-sette-tre. Il medico che ha
scritto la ricetta si chiama Peter Randall.
Guardo subito.
Mentre aspettavo, sentivo un fischiettare, accompagnato dal
fruscio di pagine sfogliate: Ecco qua. Darvon, venti capsule
per settantacinque milligrammi. Prescrizione: < Una ogni quattro
ore a seconda dei dolori. > Due boccette vendute: desidera
sapere quando?
No, risposi, basta cos.
Desidera filtro?
No. Grazie, mi  stato di grande aiuto.
Sempre a sua disposizione.
Posai dolcemente il ricevitore. La faccenda era sempre pi
complicata. Ma che tipo era questa ragazza, che raccontava
di prendere le pillole anticoncezionali e in realt prendeva dell'aspirina
infilandola in una boccetta che aveva contenuto delle
compresse contro dolori mestruali?

 Capitolo 4.

La morte per aborto  relativamente eccezionale. Ma i fatti
tendono a essere falsati dalla strombazzatura delle statistiche.
E le statistiche, come le strombazzature, sono piuttosto emotive
e inesatte. Le valutazioni sono molto aleatorie, ma sono
quasi tutte d'accordo su un punto, e cio che, su un milione
di aborti illegali all'anno circa, muoiono circa cinquemila donne:
il che significa che la mortalit effettiva si aggira sui cinquecento
casi per centomila donne.
 una percentuale molto alta, soprattutto se rapportata alla
mortalit dell'aborto ospedaliero, che si aggira tra lo zero e
i 18 casi su centomila: il che, nella peggiore delle ipotesi, lo fa
risultare pericoloso quanto una tonsillectomia.
Tutto questo dimostra che gli aborti illegali risultano circa
venticinque volte pi mortali di quanto dovrebbero essere in
condizioni normali, il che fa inorridire un sacco di gente. Ma
Art, che ha idee chiare e precise a questo proposito, era molto
colpito dalle statistiche: diceva una cosa interessante, e cio
che l'aborto rimane fuori della legge perch  troppo sicuro.
Devi renderti conto che  un affare di vastissima portata,
mi disse una volta. Un milione di donne  una cifra
senza senso. Il fatto  che ogni trenta secondi viene eseguito
un aborto illegale. Quindi, in sostanza, si tratta di un intervento
comune, nel complesso abbastanza sicuro. Ed  quello
che conta.
Con quel suo modo cinico di parlare, Art chiama indice
di mortalit il totale delle persone che muoiono ogni anno
per incidenti banali, senza che qualcuno se ne preoccupi eccessivamente.
Cifre alla mano, solo per incidenti d'auto, muoiono
ogni anno trentamila persone.
Il che significa, disse Art, che sulle autostrade si muore
al ritmo di otto persone al giorno, cosa che tutti accettano
come un fatto assolutamente normale. Quindi, chi vuoi che si
preoccupi delle quattordici donne che muoiono ogni giorno di
aborto?
Art asserisce che per forzare all'azione i medici e la legge,
le statistiche delle morti per aborto dovrebbero avvicinarsi ai
cinquantamila casi annui, forse di pi; il che, dato l'attuale
indice di mortalit, significherebbe dieci milioni di aborti
l'anno.
In un certo senso, disse, io faccio un dispetto alla societ.
Non perdendo nessuna paziente, tengo bassa la percentuale
ufficiale di mortalit. Cosa ottima per le mie pazienti,
ovviamente, ma pessima per la societ in se stessa. La societ
si muove solo quando si sente colpevole, quando ha paura:
a noi piacciono le statistiche drammatiche, quelle normali non
colpiscono nessuno. Chi avrebbe detto qualcosa se Hitler si
fosse accontentato di uccidere diecimila ebrei?
Art ha sempre asserito che, contribuendo egli stesso alla sicurezza
dell'aborto, contribuiva a mantenere lo status quo,
rendendo in certo qual senso inutile qualsiasi pressione volta
a cambiare la legge.
Il guaio  che le donne non hanno fegato, disse ancora.
Preferiscono far piazza pulita sottoponendosi a un'operazione
illegale e pericolosa anzich tentare di cambiare le leggi.
I legislatori sono tutti uomini, non sono mica loro che portano
in grembo i figli, e quindi possono anche permettersi di fare
i moralisti. Stessa storia per i preti: se ci fossero delle
donne-prete, la religione cambierebbe in un momento da cos a cos.
Ma politica e religione sono retaggio degli uomini, e le donne
non vogliono spingersi troppo in l. Ed  l il guaio: l'aborto
 una faccenda che riguarda soltanto loro, figli e rischio compresi.
Se il famoso milione di donne scrivesse un milione di
lettere ai propri rappresentanti al Congresso, forse riuscirebbero
a smuovere le acque; o forse anche no, per potrebbero
provarci. E invece non lo fanno.
Credo che questo fosse uno dei pensieri che lo opprimevano
di pi. E mi torn in mente mentre andavo a trovare una
donna che, per quanto ne sapevo, di fegato ne aveva da
vendere: la signora Randall.
La zona nord di Cohasset, a una mezz'ora di macchina
da Boston,  un quartiere residenziale molto esclusivo, costruito
su una striscia rocciosa della costa. Ricorda molto Newport;
le stesse case georgiane di mattoni, con le finestre profilate,
circondate da praticelli ben tenuti, in vista del mare.
Casa Randall era una grande costruzione in stile gotico a
quattro piani, con le finestre profilate di bianco, irta di balconi
e torrette. Il prato, davanti alla casa, digradava fino al mare,
e tutt'attorno c'erano cinque acri di terreno. Risalii il lungo
viale coperto di ghiaia e parcheggiai la macchina nello spiazzo
antistante la casa, accanto a due Porsche, l'una nera e l'altra
giallo canarino. A quanto pareva tutti in famiglia disponevano
d'una Porsche; sul retro, per, c'era un garage con una Mercedes
Sedan grigia, destinata probabilmente alla servit.
Scesi dalla macchina, e stavo domandandomi come diavolo
avrei fatto a trovare il maggiordomo quando la porta principale
si apr e una donna scese i gradini d'ingresso verso di
me. Si stava infilando i guanti e sembrava avere gran fretta.
Quando mi vide si ferm.
La signora Randall?
S?
Non so dire esattamente come me la immaginassi, ma senza
dubbio del tutto diversa. Era alta e indossava un abito Chanel
grigio. Aveva capelli neri e lucenti, occhi scuri, gambe slanciate,
poteva avere trent'anni. Dura come un sasso: avresti
potuto spaccarle dei cubetti di ghiaccio sulla faccia, senza vederle
fare una piega.
Rimasi a fissarla per qualche istante, senza aprir bocca; mi
sentivo cretino, ma assolutamente incapace di reagire. Lei mi
guard con aria impaziente:
Cosa vuole? Si sbrighi, non ho tempo da perdere!
Aveva la voce rauca e una bocca sensuale. E parlava con
un accento strano, con una lieve inflessione di tono prettamente
inglese. Avanti, su, parli!
Vorrei parlarle di sua figlia.
Della mia figliastra, mi corresse prontamente, oltrepassandomi
e dirigendosi verso la Porsche nera.
S, della sua figliastra.
Ho gi detto tutto alla polizia, osserv, e, dato che non
ho intenzione di arrivare in ritardo a un appuntamento, la
prego di scusarmi... Apr la portiera della macchina.
Mi chiamo... incominciai.
S, la conosco. Joshua parlava di lei proprio ieri sera, mi
ha detto che probabilmente avrebbe cercato di vedermi.
E poi?
Mi ha detto di dirle di andare all'inferno, dottor Berry.
Stava facendo del suo meglio per sembrare furibonda, ma
si capiva che non lo era. Invece sul suo volto c'era qualcos'altro,
qualcosa che poteva essere curiosit come timore, il che
mi parve strano.
Avvi il motore. Arrivederci, dottor Berry.
Mi chinai su di lei: Sta eseguendo gli ordini di suo marito?
Di solito lo faccio.
Ma non sempre.
Stava per innestare la marcia, ma s'interruppe con la mano
sulla manopola del cambio: Come sarebbe a dire?
Sarebbe a dire che suo marito non  onnisciente, osservai.
Per me, s.
Lo sa bene che non  vero, signora Randall.
Spense il motore e mi guard: Le do trenta secondi per
andarsene, prima che chiami la polizia, disse. Ma era pallida
e le tremava la voce.
Chiamare la polizia? Non mi sembra una buona idea.
Sentivo che perdeva terreno; ormai non riusciva pi a recuperare
il suo self-control.
Che cosa  venuto a fare?
Voglio che mi parli di domenica, della notte in cui ha
accompagnato Karen all'ospedale.
Se vuole saperne qualcosa, vada a dare un'occhiata dentro
quella macchina, ribatt, indicandomi la Porsche gialla.
Guardai dentro la Porsche. Uno spettacolo orrendo.
La tappezzeria interna, che originariamente doveva essere
marrone, era rossa. Tutto era rosso, in quella macchina: il
sedile del guidatore, quello del passeggero, le manopole del
cruscotto, persino i tappetini sotto i sedili erano sporchi di
sangue raggrumato.
Un vero macello, insomma.
Apra lo sportello, disse la signora Randall, e tocchi il
sedile.
Era impregnato di sangue.
Sono passati tre giorni, e non  ancora asciutto. Ecco il
sangue di Karen, ecco cosa le ha fatto.
Richiusi lo sportello:  la sua macchina? domandai.
No, Karen non aveva una macchina; Joshua non voleva
dargliela prima che avesse compiuto i ventun anni.
Allora di chi  quest'auto?
 mia.
E quella? domandai, indicando col capo la macchina
nera.
Quella  nuova, l'abbiamo comperata proprio ieri.
L'abbiamo?
L'ho comperata io. con il permesso di Joshua.
E la macchina gialla?
La polizia ci ha consigliato di tenerla, caso mai dovesse
servire come prova. Ma appena potremo...
Cos' successo esattamente, domenica notte? domandai.
Non sono tenuta a dirle niente, rispose a denti stretti.
Certo, certo, risposi con un sorriso gentile. Sapevo di
tenerla in pugno: aveva gli occhi pieni di paura.
Distolse lo sguardo e prese a fissare davanti a s, oltre il parabrezza.
Finalmente si decise a parlare.
Ero sola a casa. Joshua era all'ospedale per un caso di
emergenza, William era alla facolt di medicina. Erano circa
le tre e mezzo di notte e Karen era ancora fuori. Improvvisamente
ho udito il clacson della macchina. Non smetteva pi.
Sono balzata gi dal letto, mi sono infilata una vestaglia e
sono scesa. La mia macchina era qui, col motore e i fari accesi.
Il clacson continuava a suonare. Sono uscita... e l'ho vista.
Era svenuta ed era caduta sul volante, premendo il clacson
col corpo. C'era sangue dappertutto.
Un lungo sospiro, poi frug nella borsetta e ne trasse un
pacchetto di sigarette francesi. Gliene accesi una.
Continui.
Non c' altro da dire. L'ho spostata sul sedile accanto e
l'ho portata all'ospedale. Fumava con gesti bruschi e nervosi.
Durante il tragitto, ho cercato di farmi dire cosa fosse successo.
Avevo capito da dove veniva tutto quel sangue, perch
aveva la gonna inzuppata mentre gli altri indumenti erano
asciutti. Mi ha detto: " stato Lee." L'ha ripetuto tre volte.
Non lo dimenticher mai, quel patetico filo di voce...
Era cosciente? In grado di parlare?
S.  svenuta di nuovo mentre stavamo arrivando all'ospedale.
Come le  venuto in mente che si trattasse di aborto provocato
e non di aborto spontaneo? domandai.
Quando ho guardato nella borsetta di Karen, ho trovato
il libretto degli assegni: l'ultimo assegno, per trecento dollari,
era intestato a lei, e portava la data di domenica. Ecco come
l'ho capito!
 stato incassato, quell'assegno? Si  informata?
E come facevo? L'uomo che lo aveva  in prigione!
Capisco, dissi, ma in realt stavo riflettendo.
Scese dalla macchina e si affrett su per le scale.
Credevo che avesse un appuntamento, osservai.
Si ferm e si volt a guardarmi. Vada all'inferno! esclam,
sbattendosi la porta alle spalle.
Mi avviai alla macchina, riflettendo su quello che mi aveva
detto. Per la verit, tutto era molto convincente. Potevo rilevare
solo due incongruenze. La prima era il fatto che sulla
macchina gialla c'era pi sangue sul sedile accanto a quello
del guidatore che non su quello di guida. L'altra, che la signora
Randall evidentemente non sapeva che la parcella di
Art per un aborto era di venticinque dollari, giusto per coprire
le spese di laboratorio. Art non chiedeva mai di pi: era
il suo modo di sentirsi onesto.


Capitolo 5.

Il cartello, un po' storto, annunciava: Foto Curzin. Sotto,
a lettere gialle, pi piccole, c'era scritto: Si fanno ogni
genere di fotografie. Foto pubblicitarie, servizio passaporti.
Consegna immediata.
Era un negozio d'angolo, all'estremit nord di Washington
Street, lontano dalle insegne dei cinematografi e dai grandi
magazzini. Entrai. Al banco sedevano due persone anziane,
un uomo e una donna.
Desidera? domand l'uomo. Era gentile, quasi timido.
Ho un problema diverso dal solito, dissi.
Passaporto? Nessun problema, posso consegnarle le foto
entro un'ora; anche meno, se ha fretta. Lo abbiamo fatto centinaia
di volte.
Certo, fece eco la moglie, annuendo con convinzione,
altro che centinaia: migliaia di volte!
No, il mio problema  un altro. Mia figlia dar una festa
per il suo sedicesimo compleanno, e...
No, niente fidanzamenti, disse l'uomo; mi dispiace.
No, davvero, ribad la donna.
Non si tratta di un fidanzamento, ma di un ricevimento
per i sedici anni.
Niente da fare! ripet l'uomo.
Una volta li facevamo, spieg la donna, ai vecchi
tempi. Ma era una cosa ridicola.
Ho solo bisogno di un'informazione. Mia figlia va pazza
per un complessino che voi avete fotografato. Vorrei farle una
sorpresa, per cui pensavo di... e sospirai.
Sua figlia ha sedici anni? domand il vecchio, con aria
diffidente.
S, li compie la settimana prossima.
E noi abbiamo le fotografie di questo complesso?
S, risposi, tendendogli la foto.
L'uomo la guard a lungo.
Non  un complesso,  un uomo solo, osserv alla fine.
Lo so, ma fa parte di quel complesso.
 un ragazzo solo.
L'avete fatta voi, questa foto, per cui pensavo che...
L'uomo volt la fotografia.
 nostra, questa foto, annunci. Ecco il nostro timbro.
Foto Curzin, siamo noi. Siamo qui dal 1931, ho ereditato la
bottega da mio padre, che Dio lo abbia in gloria.
S, conferm la donna.
Un complesso, ha detto? domand lui, accennando alla
foto.
Uno dei componenti del complesso.
Pu darsi, fece l'uomo, tendendo la foto alla moglie.
Abbiamo fatto complessi di questo tipo?
Pu darsi, rispose lei, ma non me li ricordo mai, io.
Che sia una foto pubblicitaria? arrischiai.
Come si chiama questo complesso?
Non lo so, sono venuto da voi proprio per questo; la foto
portava il vostro timbro...
L'ho visto, non sono mica orbo, disse bruscamente l'uomo;
poi si chin a guardare sotto il banco. Aspetti, do un'occhiata
allo schedario; l c' tutto.
Tir fuori un fascio di fotografie. Ero stupefatto: ne aveva
fotografati a dozzine, di complessi!
Incominci a rovistare nel mucchio: Mia moglie non riesce
mai a ricordarseli, ma io s, posso dirglieli tutti. Ecco, vede,
questi sono Jimmy e i Do-Dahs. Li sfogliava rapidamente,
indicandone i nomi: I Warblers, i Coffins, i Cliques,
gli Skunks. Strano come ti restano dentro i nomi! E questi sono
i Lice, poi gli Switchblades, Willy e i Willies, i Jaguars.
Io cercavo di dare una sbirciatina a tutti quei visi, ma andava
troppo svelto.
Un momento! esclamai, indicando una fotografa. Credo
che siano questi.
L'uomo aggrott la fronte, con aria piena di disapprovazione:
Sono i Zephyrs, ecco chi sono.
Erano cinque uomini, tutti negri. Indossavano gli stessi
abiti di quello della mia foto, e sorridevano tutti con aria imbarazzata,
come se non gli fosse piaciuto di farsi fotografare.
Sa come si chiamano?
Il vecchietto gir la foto: i nomi erano scarabocchiati sul
retro: Zeke, Zach, Roman, George e Happy. Eccoli qua.
Bene, dissi, annotandomi i nomi. Sa dove li posso trovare?
Senta un po',  proprio sicuro che li vuole per il ricevimento
di sua figlia?
E perch no?
Alz le spalle: Be', sono un po' grossolani.
Bah, credo che per una serata possano andare.
Non lo so, rispose l'uomo con aria dubbiosa. Pu darsi,
per sono proprio rozzi.
Sa dove li posso trovare?
Certo. Di notte lavorano all'Electric Grape. Un posto da
negri ubriachi. E accenn vagamente alla strada.
Bene, dissi, avviandomi verso la porta.
Stia attento, mi avvert la donna.
Non dubiti.
Buon ricevimento, aggiunse l'uomo.
Feci un cenno di ringraziamento e chiusi la porta.
Alan Zenner era un pezzo di ragazzo grande e grosso: non
quanto un giocatore di rugby da squadra nazionale, ma molto
ben messo: doveva essere sul metro e ottanta e i cento chili
di peso.
Quando lo trovai aveva appena terminato l'allenamento, e
stava uscendo dalla Dillon Field House. Era quasi sera: il
sole, gi molto basso, illuminava di una strana luce dorata
tutti gli edifici del complesso sportivo. In un angolo del campo
di rugby, la squadra dei freshmen era ancora in mischia,
e nella luce ormai tenue sollevava una nuvola di polvere giallastra.
Zenner era appena uscito dalla doccia, e si stava strofinando
vigorosamente i corti capelli neri, ancora umidi, memore,
evidentemente, del monito dell'allenatore: non uscire
mai con i capelli bagnati.
Mi fece notare che aveva fretta, doveva mangiare e poi
mettersi a studiare; cos incominciammo a parlare mentre attraversavamo
il Lars Anderson Bridge diretti verso gli edifici
di Harvard. Per qualche minuto io non dissi che poche parole.
Zenner era un senior della Leverett House, e aveva scelto
la storia come materia fondamentale(1). Il soggetto della sua
tesi per non gli piaceva, e la prospettiva di frequentare legge
ad Harvard lo preoccupava perch non gli avrebbe dato molte
possibilit di allenarsi n di praticare lo sport. Diceva che
a legge bisognava badare ai voti e basta, e cos pensava di trasferirsi
a Yale, dove c'era un po' pi di libert.
Tagliammo per Winthrop House e ci avviammo verso il
Varsity Club. Alan mi disse che, durante la stagione, faceva
l i due pasti principali; e mangiava bene anche, meglio che
in qualsiasi altro posto.
Finalmente portai la conversazione su Karen Randall.
Cosa? Anche lei?
Non capisco.
 il secondo, oggi.  stato qui anche Foggy.
Foggy?
S, il vecchio. Lei lo chiamava cos.
E perch?
Non lo so, lo chiamava cos e basta. Lo chiamava in molti
altri modi.
Gli ha parlato?
 lui che  venuto a parlarmi, rispose Zenner, circospetto.
E lei?...
Gli ho detto di smammare, disse lui, con un'alzata di
spalle.
E perch?
Eravamo arrivati a Massachusetts Avenue. Il traffico era
intensissimo. Perch non voglio immischiarmi in questa storia.
Ma ci  gi dentro.
Fino al collo! E incominci ad attraversare la strada,
destreggiandosi fra le automobili.
Sa cosa le  successo? domandai.
Senta: io so un mucchio di cose su Karn, ne so pi
di chiunque altro, anche pi di quanto ne sappiano i genitori.
Ma non vuole immischiarsene.
Gi, appunto.
La faccenda  molto grave, dissi. Un uomo  stato
accusato di assassinio. Lei deve dirmi quello che sa.
Senta, era una ragazza in gamba, ma era... era complicata.
Per un po'  andato tutto liscio, poi ha cominciato ad andar
male e ci siamo piantati. Tutto qui. E adesso si tolga dai
piedi.
Alzai le spalle. Comunque, osservai, al processo la difesa
la chiamer come testimone, e lei dovr deporre sotto
giuramento.
Non testimonier a nessun processo.
Non ha scelta, dissi, a meno che non si faccia il processo.
Cosa vuol dire?
Che noi due faremmo meglio a far due chiacchiere.
In Massachusetts Avenue, dopo il secondo isolato andando
verso Central Square, c' un localetto sudicio con un televisore
a colori, dalla ricezione sempre sfocata, sistemato sopra
il bar. Ordinammo due birre, restando a guardare il bollettino
meteorologico finch ce le portarono. Il meteorologo era un
grassone tutto allegro, che annunciava pioggia, accompagnando
il pronostico con ampi sorrisi.
A lei cosa importa? mi domand Zenner.
Credo che Lee sia innocente.
Zenner scoppi a ridere: Lei  l'unico a pensarlo!
Arrivarono le birre, e le pagai subito. Alan ne butt gi una
sorsata, leccandosi la schiuma dalle labbra.
Va bene, disse, appoggiandosi contro la cabina telefonica,
le dir com' andata. Ci siamo conosciuti a un ricevimento,
la primavera scorsa, in aprile credo. Abbiamo filato
subito in perfetto accordo. Non sapevo niente di lei, voglio
dire della sua famiglia; era una bella ragazza e basta. Capivo
che era giovane, ma ho saputo quanti anni aveva solo la
mattina dopo. Cristo, si rende conto? Sedici anni! Ma mi piaceva.
Era un bel tocco...
Tracann mezzo bicchiere di birra in un colpo solo.
Cos abbiamo incominciato a stare insieme, e un po' alla
volta sono riuscito a capirci qualcosa. Aveva un modo di spiegare
le cose a pezzi e bocconi, era un po' come il supplizio
di Tantalo: tutto a scatti, come in quei vecchi film muti a
puntate: "Il seguito sabato prossimo". Per era in gamba,
accidenti!
Quando avete smesso di vedervi?
Ai primi di giugno. Doveva diplomarsi alla Concord, e
avevo deciso di andare alla festa per la consegna dei diplomi;
ma lei non voleva. Le ho chiesto perch, e allora  venuto
fuori tutto: diceva che non sarei piaciuto ai suoi genitori. Sa,
il mio vero cognome in origine era Zemnick, e sono cresciuto
a Brooklyn. Ecco come sono andate le cose; dopodich l'ho
fatta finita. Allora ero proprio a terra, ma adesso non me ne
importa pi.
E non vi siete pi rivisti?
Una volta. A met luglio, mi sembra. Io lavoravo al Capo,
un lavoro molto facile. Avevo un sacco di amici da quelle
parti, e mi hanno detto certe cose sul conto di Karen che
non avevo mai sentito quando filavamo insieme. Parlavano
della sua mania di collezionare tipacci, dei suoi problemi familiari
e del suo odio per il vecchio. Cos incominciai ad aprire
gli occhi. Pare che lei andasse dicendo di aver fatto un
aborto, e che il bambino era mio.
Fin la sua birra e ne ordin un'altra. Feci altrettanto.
Un giorno la incontrai per caso dalle parti di Scusset.
Era ferma a un distributore di benzina e aspettava che le facessero
il pieno. Cos facemmo quattro chiacchiere. Le domandai
se era vera quella storia dell'aborto, e mi rispose di s.
Allora le chiesi se era mio, il bambino, e lei mi rispose tranquillamente
che in realt non sapeva proprio di chi fosse.
Cos le dissi di andare all'inferno e me ne andai. Lei allora
mi corse appresso dicendo che le dispiaceva, che dovevamo
tornare amici, tornare a vederci. Le risposi che era impossibile,
e lei si mise a piangere. Be', sa com', non  molto piacevole
trovarsi con una ragazza che piange in una stazione di
servizio; cos le dissi che l'avrei portata fuori, quella sera.
E siete usciti?
Gi. Che strazio: fa' cos, fa' cos, pi forte, pi piano.
Sudi troppo... non  stata zitta un minuto.
Viveva al Capo, l'estate scorsa?
Lei diceva di s, diceva che lavorava in una galleria d'arte
o qualcosa di simile. Ma ho sentito dire che se ne stava quasi
sempre a Beacon Hill dove aveva certi amici un po' pazzoidi.
Che razza d'amici erano?
Non lo so. Amici.
Ne ha conosciuto qualcuno?
Solo uno. Anzi, una. Una volta, a un party mi hanno
presentato una ragazza che si chiamava Angela, mi avevano
detto che era un'amica di Karen. Angela Harly o Hardy,
un cognome del genere. Bellissima, una cannonata. Ma strana.
E cio?
Be', strana. Completamente svitata. Quando l'ho conosciuta,
gridava frasi senza senso. Impossibile parlarle, aveva
completamente perso il lume della ragione. Ma cribbio, cos
bella!
Ha mai conosciuto i genitori di Karen?
S, una volta. Una bella coppia! Un vecchio e una giovincella;
non mi meraviglia che lei li odiasse.
Come fa a sapere che li odiava?
Di che cosa crede che parlasse? Dei genitori, nient'altro
che di loro. Odiava Foggy, e chiamava lui e la matrigna con
un sacco di altri epiteti, cose da pazzi. La cosa strana era il
suo attaccamento per la madre vera, morta quando lei aveva
quattordici o quindici anni. Credo che tutto sia incominciato
allora.
Tutto cosa?
Le sue stravaganze e tutto il resto. Voleva far colpo sul
prossimo, e provare a se stessa che ci riusciva. Prendeva le
droghe come niente fosse, cos, davanti a tutti. Qualcuno diceva
che prendeva anche le amfetamine, ma non so se fosse
vero. Aveva rotto l'anima a un sacco di gente del Capo, e ne
circolavano delle belle sul suo conto. La gente diceva che
Karen era pronta a far di tutto e... Ebbe una smorfia amara.
Lei le voleva bene.
Gi, rispose, fino a quando ce l'ho fatta.
E quella volta, al Capo,  stata l'ultima volta che vi siete
visti?
Gi.
Arriv la seconda birra. Alan giocherell con il bicchiere,
fissandolo per qualche secondo.
No, disse, non  vero.
Vi siete rivisti, da allora?
S, rispose, esitando.
Quando?
Domenica. Domenica scorsa.

Note.
1. I seniors sono gli studenti del quart'anno (quelli del primo si
chiamano freshmen, quelli del secondo sophomores, e quelli del terzo
juniors) che, dopo aver seguito alcuni corsi generali e superati gli esami,
devono scegliere una materia di studio fondamentale (in questo caso,
la storia) chiamata major e un'altra complementare (minor). (N.d.t.)


Capitolo 6.

Era quasi ora di colazione, prosegu. Avevo un residuo
di sbronza per via di un ricevimento dopo partita. Ero
veramente troppo sbronzo, e invece volevo figurare bene nell'allenamento
di luned, perch sabato avevo sbagliato qualche
tiro. Sempre lo stesso, un tiro piazzato che non riuscivo a tirare
abbastanza forte! Cos ero un po' preoccupato.
Comunque, ero in camera; mi stavo vestendo per andare
a mangiare, ed ero cos nervoso che avevo dovuto rifare tre
volte il nodo alla cravatta; e poi avevo un tremendo mal di
testa. Improvvisamente  entrata Karen, senza bussare, come
se la stessi aspettando.
E la stava aspettando?
Non avevo la minima voglia di rivederla. Me n'ero liberato,
una buona volta; me l'ero tolta dai piedi. Ed eccola che
ti arriva, pi bella che mai. Un po' pi in carne, ma sempre
bella. I miei compagni di stanza erano andati tutti a mangiare,
cos ero solo. Mi domand se la portavo fuori a colazione.
E lei cos'ha risposto?
Di no.
Perch?
Perch non avevo voglia di vederla. Era come la peste, ti
infettava. Non volevo tenermela per i piedi, cos le dissi di
fare il favore di andarsene; ma lei, macch. Anzi, si mise a
sedere, accese una sigaretta e disse che lo sapeva benissimo che
tra noi era finita, ma aveva bisogno di parlare con qualcuno.
La solita solfa, insomma: c'ero cascato una volta, ma non
avevo nessuna intenzione di ricascarci. Per lei non voleva
andarsene: era seduta proprio l, su quel divano, e non si
muoveva. Continuava a ripetere che ero la sola persona con
la quale potesse parlare.
Cos, alla fine, dovetti arrendermi e mi sedetti dicendole:
"Va bene, parla!" Nel frattempo continuavo a pensare che
ero un cretino e che me ne sarei pentito, proprio come l'altra
volta. Ci sono delle persone che ti fanno sempre cedere, questo
 il guaio.
Di che cosa avete parlato?
Di lei. Di tutto quello che diceva sempre: di lei, dei
suoi genitori, di suo fratello...
Era affezionata a suo fratello?
In un certo senso. Ma quello  un tipo molto timido, un
po' come Foggy, nato per fare il medico. Cos Karen non gli
raccontava quasi niente, certo non gli aveva mai detto niente
delle droghe, eccetera.
Avanti, continui.
Cos mi sedetti e incominciai ad ascoltarla. Lei si mise a
parlarmi della scuola, e poi di certe balle sul misticismo che
la interessavano; non so, qualcosa per cui bisognava meditare
mezz'ora al giorno, fare una specie di lavaggio del cervello,
piombare nel buio completo; insomma, un affare del genere.
Aveva appena incominciato, ma la trovava una cosa strepitosa.
Come si comportava?
Era nervosa. Si  fumata un intero pacchetto di sigarette
e continuava a giocherellarci. Si sfilava l'anello poi lo tornava
a infilare al dito; lo rigirava continuamente, non smetteva
un momento. Tutto il tempo, roba dell'altro mondo!
Ha detto perch era venuta a passare il week-end a Boston?
Certo: gliel'ho chiesto e lei me lo ha detto.
Detto cosa?
Che era venuta per abortire.
Mi appoggiai all'indietro, accendendo un'altra sigaretta:
E lei, Alan, come ha reagito?
Zenner scosse il capo: Non le ho creduto, disse, lanciandomi
un'occhiata e bevendosi un altro sorso di birra. Ormai
non le credevo pi, non potevo permettermelo perch... perch
dopotutto non mi era indifferente.
E lei se n'era accorta?
Si accorgeva di tutto, non le sfuggiva nulla! Era come
un gatto: agiva per istinto, e il suo istinto non la tradiva mai.
Poteva entrare in una camera e con un'occhiata dirti tutto
di tutti i presenti. Era sensitiva, pi ancora che sensibile.
Non le ha detto niente dell'aborto?
No, non le ho creduto, cos ho lasciato cadere la cosa. Ma
un'ora dopo  stata lei a tornare sull'argomento. Mi ha detto
che aveva molta paura e voleva stare con me. Continuava a
dire che aveva una paura maledetta.
E lei ci ha creduto?
Non sapevo pi a che cosa dovessi credere. No, no, non
ci ho creduto. Bevve il resto della birra d'un sol fiato e pos
il boccale. Senta, cosa diavolo avrei dovuto fare? Era mezzo
matta quella ragazza. Lo sapevano tutti. Del resto, era vero.
Era cos con i genitori e con tutti quelli che conosceva,  questo
che l'ha fatta sbandare del tutto. Era matta.
Avete parlato a lungo?
Una mezzoretta. Poi le ho detto che dovevo andare a
mangiare e poi mettermi a studiare, e cos era meglio che se
ne andasse. Cos, finalmente, se ne and.
Sa dove?
No. Gliel'ho chiesto, ma lei si  messa a ridere e mi ha
risposto che non sapeva mai dove dovesse andare.


Capitolo 7.

Quando lasciai Zenner la giornata era ormai finita, ma
chiamai egualmente l'ufficio di Peter Randall. Non c'era. Dissi
all'infermiera che si trattava di una cosa urgente, per cui lei
mi sugger di provare in laboratorio. Peter vi si attardava
spesso, la sera di marted e mercoled.
Non gli telefonai; andai direttamente.
Peter era l'unico dei Randall che conoscessi gi. Lo avevo
trovato un paio di volte a certe riunioni di medici. Non era
possibile non notarlo: innanzitutto per il suo fisico imponente
e poi perch i parties gli piacevano molto e non se ne lasciava
scappare uno.
Era un uomo grande e grosso, con la mascella quadrata e
l'espressione gioviale, un volto sempre acceso, animato da
un'espressione di sorridente cordialit. Fumatore instancabile,
gran bevitore, piacevole oratore, era coccolato da tutte le
padrone di casa: Peter da solo era in grado di render divertente
il pi noioso dei ricevimenti. Una volta Betty Gayle,
moglie di un primario del Lincoln, aveva detto: Peter Randall
 uno stupendo animale di societ: estroverso, calmo,
sempre di buon umore e ben disposto verso il prossimo. Con
quel suo spirito e quel suo modo di fare, si poteva permettere
tutti i lussi che voleva.
Per esempio, poteva raccontare la pi sporca e ripugnante
delle storielle, e tutti si divertivano: la trovavano sporca e ripugnante,
ma ridevano lo stesso; e non solo gli uomini ma
anche le signore. Poteva permettersi di flirtare con le mogli
degli altri, rovesciare il bicchiere sul tappeto, insultare la padrona
di casa, protestare, reclamare, e fare qualsiasi altra
cosa, senza che qualcuno si risentisse.
Chiss che cosa avrebbe detto di Karen.
Il laboratorio era al quinto piano della facolt di medicina,
nell'ala di biochimica. M'incamminai lungo il corridoio, fiutando
l'odore dei laboratori: un misto di acetone, becchi Bunsen,
reagenti e detergenti per pipette. Un odore acre e pungente.
Nel piccolo ufficio c'era una ragazza in camice bianco
che batteva una lettera a macchina. Era bellissima e del resto
avrei dovuto aspettarmelo.
Desidera? disse. Aveva un lieve accento.
Il dottor Randall, per favore?
Ha un appuntamento?
No. Ho telefonato, ma credo proprio che non l'abbiano
avvertito.
Lei mi guard e dentro di s stabil che ero un clinico: il
suo viso assunse quella certa espressione di superiorit che
hanno tutti i ricercatori quando si trovano un clinico fra i
piedi. Il fatto  che i clinici non usano il cervello, avendo a
che fare solo con quegli oggetti sporchi e profani che sono i
pazienti, e non sanno nulla della scienza, naturalmente. Un
ricercatore, invece, aleggia nelle alte sfere del puro intelletto.
Venga con me, disse. Mentre la seguivo, ammiravo il
suo didietro desiderando in cuor mio che fosse senza camice.
Sta per iniziare un nuovo ciclo d'incubazioni, disse voltandosi
appena. Sar molto occupato.
Posso aspettare.
Entrammo nel laboratorio, un locale spoglio all'angolo
dell'edificio e affacciato sul parcheggio delle automobili che, data
l'ora tarda, ormai era quasi vuoto.
Randall stava trafficando con un topo bianco. Si rivolse alla
ragazza: Ah, Brigit,  arrivata puntuale. Poi si accorse
di me. Be', disse, e lei cosa vuole?
Mi chiamo Berry e...
Ma s, certo, mi ricordo benissimo di lei. Lasci andare
il topo e mi strinse la mano. Il topo si era messo a scorrazzare
su e gi per il tavolo, ma aveva finito per fermarsi sull'orlo,
guardando per terra e annusando l'aria.
John, vero? disse Randall. Certo, ci siamo visti parecchie
volte. Mio fratello mi ha parlato di lei. L'ha fatto arrabbiare
un bel po'... L'ha definita un maledetto ficcanaso, se
ricordo bene. E ridendo torn ad acciuffare il suo topo.
Quella qualifica di ficcanaso sembrava divertirlo moltissimo.
Sembra che lei abbia tormentato la sua amata met, che
l'abbia sconvolta.
Mi dispiace.
Ma le pare? rispose, tutto allegro. Poi si rivolse a Brigit:
Vuol chiamare le altre, per favore? Dobbiamo cominciare.
Brigit arricci il naso, lui le strizz un occhio. Creatura
adorabile, Brigit, osserv Randall, appena lei fu uscita. Mi
tiene in forma.
In forma?
Certo, rispose lui, battendosi lo stomaco. Una delle
grosse fregature della vita moderna  l'indebolimento dei muscoli
oculari. Colpa della televisione: ti piazzi davanti al video
e addio esercizi oculari. Morale, abbiamo tutti quanti gli occhi
deboli, una tragedia. Brigit mi preserva da tutto questo,  un
ottimo medicamento preventivo! E sospir, felice. Ma in
che cosa posso esserle utile? Non riesco a capire perch abbia
voluto vedere me. Che voglia vedere Brigit, va bene, ma
me!...
Lei era il medico curante di Karen.
S, lo ero.
Sistem il topo dentro una gabbietta; poi ne cerc un altro,
frugando in una fila di gabbie pi grandi.
Maledette ragazze! Continuo a dire che il colorante costa
poco, ma non ne iniettano mai abbastanza. Ecco qua! E tir
fuori un altro sorcio dalla sua gabbia: Devo prendere solo
quelli con il colorante sulla coda, spieg, sollevandolo per
farmi vedere la coda tinta di rosso. Ieri mattina gli hanno
iniettato un ormone paratiroideo. Adesso mi dispiace che stiano
per andare tutti al creatore. Sa qualcosa sul come uccidere
i topi?
Qualcosa.
Vuole ucciderli lei, per favore? Non sopporto di essere io
a sacrificarli.
No, grazie, non ci tengo.
Sospir: Lo immaginavo. Dunque, veniamo a Karen. S,
ero il suo medico. Che cosa vuol sapere?
Il tono era amichevole, aperto.
L'ha curata per un incidente, quest'estate?
Per un incidente? No.
Entrarono le ragazze. Erano tre, compresa Brigit: tutte
belle, e, non so se per caso o meno, erano una bionda, una
bruna e una rossa. Si fermarono in fila davanti a Peter, il
quale sorrise benigno, con l'aria di far loro un regalo.
Ne abbiamo sei, stasera, disse, poi si va a casa. 
tutto pronto per la dissezione?
S, rispose Brigit, indicando un lungo tavolo con tre
seggiole. Davanti a ogni seggiola c'erano una tavoletta di sughero,
qualche spillo, un forcipe, un bisturi e una vaschetta
colma di ghiaccio.
L'agitatore  pronto?
S, rispose un'altra ragazza.
Bene, allora possiamo incominciare.
Le ragazze presero posto davanti al tavolo. Randall mi guard
e disse: Credo che dovr proprio farlo.  una cosa che
detesto. Mi agito talmente pensando agli ultimi momenti di
queste bestiole, che un giorno o l'altro mi taglier le dita invece
delle loro teste.
Come li uccide?
Be', questa  una storia lunga, disse, sorridendo. Lei
si trova al cospetto del pi scrupoloso di tutti i boia di topi
di questo mondo. Ho provato in tutti i modi: a
cloroformizzarli, a spezzargli il collo, a schiacciarli.
Perfino a ghigliottinarli, con una piccola ghigliottina che piace tanto agli inglesi.
Un amico di Londra dice che  il sistema ideale e me ne aveva
mandata una; ma s'impigliava sempre nel pelo delle bestie.
Cos, concluse, prendendo un topo ed esaminandolo con
aria pensosa, sono tornato ai vecchi sistemi. Uso una mannaia.
Lei vuole scherzare!
Oh, lo so che  orribile, ma  il sistema migliore. Vede,
dobbiamo dissezionarli rapidamente, se vogliamo che gli esperimenti
riescano.
Sul bordo del lavandino era appoggiato un pesante ceppo
da macellaio: Peter prese il ratto, lo sistem sul ceppo e mise
nel lavandino un sacchetto cerato, poi apr un armadietto e
tir fuori una mannaia da macellaio, un arnese tozzo con un
solido manico di legno.
Le cose di questo genere si comperano nei negozi di articoli
sanitari, ma sono troppo fragili e ogni momento bisogna
affilarle. Questa invece l'ho avuta di seconda mano da un
macellaio, e va benone.
L'affil brevemente su una pietra, poi ne saggi il filo su
un pezzo di carta: tagliava come un rasoio.
In quel momento squill il telefono, e Brigit salt in piedi
per andare a rispondere. Le altre ragazze si rilassarono, logicamente
soddisfatte del contrattempo. Anche Peter sembrava
sollevato.
Brigit parl per un istante, poi disse:  l'agenzia che affitta
le macchine, dicono che la portano adesso.
Bene, rispose Peter, dica che la parcheggino qui sotto
e lascino le chiavi sopra la ventola parasole.
Mentre Brigit ripeteva le istruzioni, Peter mi disse: Dannazione,
mi hanno rubato la macchina.
Rubato la macchina?
Ma s, una bella seccatura.  successo stamattina.
Che macchina era?
Una piccola Mercedes Sedan. Era vecchia, ma le ero affezionato.
Se potessi, disse, facendo una smorfia, mi piacerebbe
far arrestare il ladro per kidnapping, invece che per
furto d'automobile. Volevo molto bene al mio macinino.
Ha denunciato il furto alla polizia?
S, rispose, alzando le spalle. Per quel che serve!
Brigit riagganci e torn a sedersi. Peter sospir, prese la
mannaia e disse: Bene,  meglio sbrigarci.
Afferr il topo per la coda e, mentre quello si divincolava
sul ceppo, tentando di sfuggirgli, alz la mannaia con un gesto
rapido, calandogliela sul collo. La lama risuon sorda al
contatto del legno, e le ragazze distolsero lo sguardo; Peter sollev
il corpo decapitato che continuava a sussultare sopra il lavandino,
lasciandone scolare il sangue per qualche minuto, poi
lo port a Brigit, sistemandolo sulla tavoletta di sughero.
E uno, osserv con aria spicciativa. Quindi torn al lavandino,
butt la testa dell'animale nel sacchetto di carta e
ne scelse un secondo.
Io intanto guardavo cosa faceva Brigit. Con movimenti rapidi
ed esperti, stese il corpo del topo sulla schiena, fissandolo
alla tavoletta di sughero; pratic un'incisione sulle gambe, liberandole
dalla carne e dai muscoli e mettendo a nudo le ossa,
poi tagli le ossa gi scarnificate e le mise nella vaschetta
piena di ghiaccio.
Un trionfo minore, osserv Peter, sistemando l'altro ratto
sul ceppo: In questo laboratorio abbiamo messo a punto le
prime colture ossee in vitro. Siamo in grado di mantenere in
vita per tre giorni dei tessuti ossei isolati. Ma il problema 
estrarre l'osso dall'animale e metterlo nel bagno di ghiaccio
prima che le cellule muoiano. Ormai riusciamo a farlo con
una certa sicurezza.
Di cosa si occupa lei, esattamente?
Del metabolismo del sangue, soprattutto in rapporto con
l'ormone paratiroideo e la tirocalcitonina. Voglio scoprire in
che modo tali ormoni liberano calcio dalle ossa.
L'ormone paratiroideo  una sostanza di cui si sa molto
poco, secreto da quattro ghiandolette attaccate alla tiroide.
Non se ne sa gran che, ripeto, tranne il fatto che queste ghiandole
sembrano aver la funzione di controllare il tasso di calcio
nel sangue, e che tale tasso sembra regolare molte altre cose
come il glucosio nel sangue o la frazione libera dei lipidi ematici.
Il calcio  necessario per una trasmissione nervosa normale
e una normale contrazione muscolare, ed  teoria generalmente
accettata che venga smistato alle ossa e dalle ossa, a
seconda della bisogna; il che significa che se il sangue contiene
troppo calcio, le ossa lo fissano; se invece ne contiene troppo
poco, ne liberano. Ma nessuno sa come si svolge esattamente
tutto questo.
La cosa pi interessante  la fulmineit del processo,
continu Peter. Una volta ho fatto un esperimento molto
istruttivo. Ho preso un cane e l'ho messo in circolazione extracorporea,
cos ho potuto estrargli tutto il sangue e trattarlo
con sostanze chimiche adatte. Poi gliel'ho iniettato di nuovo.
E cos per ore, estraendogli quantit enormi di calcio. Bene,
il tasso di calcio nel sangue rimaneva costante: si ricostituiva
istantaneamente, perch il cane lo rigenerava a un ritmo impressionante,
ricavandolo dalle proprie ossa.
La mannaia ricadde con un tonfo sordo; il topo sussult e
poi rimase immobile. Peter lo diede alla seconda ragazza.
Ecco di cosa mi occupo, disse Peter, del problema dell'elaborazione
e rigenerazione del calcio.  facile dire che il
calcio si deposita e si mobilizza: il fatto  che l'osso  una
struttura cristallina regolata da schemi molto rigidi, che a
quanto pare  in grado di costruirsi e demolirsi in frazioni di
secondo; ma io voglio scoprire come avviene.
Frug in una gabbia estraendone un altro topo con la coda
colorata in rosso.
Cos ho deciso di fare degli esperimenti in vitro per studiare
le ossa. Nessuno pensava che lo avrei fatto sul serio, dicevano
che il metabolismo osseo  troppo lento, impossibile a
misurarsi. Ma, dopo varie centinaia di topi, ce l'ho fatta.
Sospir. Se un giorno i topi dovessero comandare il mondo,
sarei condannato come criminale di guerra!
Sistem il topo sul ceppo.
Sa, ho cercato per tanto tempo una ragazza disposta a
fare questo lavoro in mia vece; mi sono dato da fare per trovare
una tedesca o una sadica. Niente da fare. Queste, e
accenn in direzione del tavolo, hanno accettato di lavorare
con me solo a patto di non dover uccidere gli animali.
Da quanto tempo fa questo lavoro?
Da sette anni. Ho incominciato con poche ore, mezza giornata
la settimana, poi venivo tutti i marted, in seguito ci ho
aggiunto anche il mercoled e alla fine mi sono preso anche
tutti i week-end. Rubo quanto posso alla professione: questo
lavoro  come la droga, a un certo punto non si pu pi farne
a meno.
Le piace?
Moltissimo.  un gioco d'alta classe, un rompicapo di cui
nessuno conosce la soluzione. Per, se non ci si sorveglia, pu
anche trasformarsi in un'ossessione. Ci sono dei biochimici che
lavorano pi di qualsiasi altro medico, diventano pazzi. Ma a
me non succeder di certo.
E come fa a saperlo?
Perch appena avverto i primi sintomi - come lo stimolo
di lavorare giorno e notte, continuare fino a mezzanotte o venir
qui alle cinque del mattino - ripeto a me stesso che  soltanto
un gioco, me lo ripeto migliaia di volte.  un sistema
che funziona sempre.
La mannaia si abbatt sul terzo topo.
Ah! esclam Peter, siamo a met strada. Con una
mano si gratt pensierosamente lo stomaco. Ma ora basta
parlare di me, parliamo un po' di lei.
Voglio sapere di Karen.
Uhm! Lei mi ha parlato di un incidente! Ma non c'
stato nessun incidente, che io sappia.
Perch ha fatto fare quelle radiografie del cranio, l'estate
scorsa?
Ah! esclam, lisciando il pelo della quarta vittima e collocandola
sul ceppo. Quelle erano tipiche manifestazioni di
Karen.
Cio?
Era venuta nel mio studio e mi aveva detto: "Sto per diventare
cieca." Era agitatissima, addirittura fuori di s, sa come
fanno le sedicenni: stava perdendo la vista, a scapito del
tennis, e quindi voleva che io ci mettessi le mani. Le ho fatto
fare l'esame del sangue (una cosa, questa, che le faceva sempre
molta impressione), le ho controllato la pressione e le ho
auscultato il cuore, tanto per darle la sensazione che la prendevo
sul serio.
 stato lei a ordinare le radiografie craniche?
S, faceva parte della cura.
Non capisco.
Karen aveva dei problemi puramente psicosomatici, n
pi n meno come il novanta per cento delle donne che visito.
C' qualche sciocchezza che va storta, tipo il tennis: e trac,
ecco che salta fuori una gravissima malattia. Vai dal medico
e il medico ti trova perfettamente in forma. Meglio cambiarlo
dunque. Ancora niente? Avanti un altro medico, fin quando
ne trovi uno che ti d un buffetto su una mano e dice: "Ma
certo, lei  molto malata." E Randall scoppi a ridere.
Cos tutti quegli esami erano semplicemente un diversivo?
In buona parte, s, ma non del tutto. Io sono prudente:
quando ti capita qualcuno che si lamenta di un disturbo grave
come la perdita della vista,  bene non prendere le cose troppo
alla leggera. Ho controllato il fondo oculare: normale. Il
campo visivo: normale. Mi ha detto che era un disturbo saltuario,
cos ho prelevato un po' di sangue per gli esami delle
funzioni tiroidee e dei livelli ormonici. Tutto normale. Anche
le lastre del cranio: le ha gi esaminate?
S, risposi, accendendomi una sigaretta, mentre un altro
topo finiva di vivere. Ma non ho ancora capito perch...
Be', tiri un po' lei le somme. Era giovane, d'accordo, ma
poteva darsi che... sa, con quei sintomi: abbassamento della
vista, stato di torpore, mal di testa, un lieve aumento di peso...
poteva essere un ipopanpituitarismo con interessamento del
nervo ottico.
Un tumore ipofisario, insomma.
Gi, non era da escludere. Ho pensato che, se si trattava
di una cosa del genere, sarebbe emerso dalle analisi. Le lastre
del cranio avrebbero rivelato qualcosa, se era veramente ammalata.
Ma il risultato  stato negativo, le sue erano solo fantasie.
Ne  sicuro?
S.
In laboratorio possono anche aver sbagliato.
Questo  vero: per esserne sicuro al cento per cento, avrei
dovuto far rifare gli esami.
E perch non l'ha fatto?
Perch Karen non  pi tornata. Un giorno mi capita qua,
in preda a una mezza crisi isterica. Dice che sta per diventare
cieca. Le dico di tornare fra una settimana, la mia infermiera
le fissa un appuntamento ma lei non si fa pi vedere.  sempre
fuori, a giocare a tennis, a divertirsi, a spassarsela. Erano
tutte fantasie, le sue.
Aveva le mestruazioni quando l'ha visitata?
Mi ha detto che i cicli erano normali. Certo che, se 
morta incinta di quattro mesi, deve aver concepito il bambino
proprio in quel periodo.
E non  pi tornata?
No. Ma sa, era piuttosto balzana, creda.
Randall uccise l'ultimo topo. Adesso le ragazze erano tutte
al lavoro. Peter raccolse le carcasse dei topi, le mise nel sacchetto
di carta e gett il tutto nel cestino per la carta straccia.
Ah, esclam, finalmente! E si lav le mani.
Bene, dissi, la ringrazio.
Di niente. Si asciug le mani in una salvietta di carta.
Forse dovrei fare una specie di dichiarazione ufficiale, osserv,
dal momento che ero suo zio, eccetera, eccetera.
Io aspettavo.
J. D. mi toglierebbe il saluto, se sapesse che si  svolta questa
conversazione tra noi. Cerchi di tenerlo a mente, quando
parler con altre persone.
D'accordo.
Non so e non voglio sapere quello che lei ha intenzione
di fare. Mi sembra un uomo sensibile e molto equilibrato, per
cui presumo che non stia perdendo il suo tempo.
Non sapevo cosa rispondere e non riuscivo a capire dove
volesse arrivare; ma sapevo che aveva qualcosa per la mente.
Mio fratello invece non  equilibrato n sensibile.  un
paranoico: da lui non caver niente. So che era presente all'autopsia.
S,  vero.
E il risultato?
Incerto, in base ai rapporti macroscopici. Molto incerto.
E i vetrini microscopici?
Non li ho ancora visti.
La sua impressione personale?
Esitai. Poi mi decisi: in fondo Randall era stato onesto con
me e dovevo esserlo anch'io.
Non era incinta, risposi.
Hmmm, disse, hmmm, molto interessante. Torn a
grattarsi lo stomaco, poi mi tese la mano. Davvero interessante!
Ci salutammo.


Capitolo 8.

Davanti a casa mia, ferma lungo il bordo del marciapiede,
c'era un'auto della polizia con il lampeggiatore acceso. Mentre
imboccavo il vialetto d'accesso, il capitano Peterson, con
la sua figura atticciata e i soliti capelli tagliati a spazzola, si
chin a guardarmi attraverso il parabrezza.
Scesi dalla macchina e mi guardai attorno: i vicini si erano
accorti dell'auto della polizia e stavano sbirciando dalle finestre.
Spero di non averla fatta attendere, dissi.
No, rispose Peterson, con un sorrisetto, sono appena
arrivato. Ho bussato e sua moglie m'ha detto che non era ancora
tornato, cos sono venuto qui ad aspettare.
Nei bagliori intermittenti del lampeggiatore rosso, potevo
scorgere l'espressione ironica e soddisfatta del suo volto: sapevo
benissimo che aveva lasciato il faro acceso solo per irritarmi.
Ha in mente qualcosa?
Cambi posizione: Veramente, s. Qualcuno si  lamentato
di lei, dottor Berry.
Ah, s?
S.
E chi?
Il dottor Randall.
Ah! E di che cosa? domandai, con aria innocente.
Sembra che lei abbia molestato alcuni membri della sua
famiglia. Il figlio, la moglie e perfino certi amici della figlia.
Molestato?
Gi, ha detto proprio cos.
E lei che cosa gli ha risposto?
Che avrei esaminato il da farsi.
Cos  venuto qua, vero?
Peterson annu con un mezzo sorriso.
Il lampeggiatore incominciava a darmi sui nervi. Nella strada,
un paio di ragazzini erano fermi a guardare, in silenzio.
Ho contravvenuto a qualche legge? domandai.
Non si pu ancora dire.
Se ho contravvenuto alla legge, ripresi, allora il dottor
Randall pu denunciarmi; o meglio, potr denunciarmi
solo se sar in grado di provare che le mie azioni lo hanno
danneggiato materialmente, e del resto lo sa quanto me. Lo
sappiamo benissimo tutti! E gli ricambiai il sorriso.
Forse sarebbe meglio andare alla stazione di polizia e fare
quattro chiacchiere.
Scossi la testa. Non ho tempo.
Posso convocarla per un interrogatorio, sa!
Lo so, ma so anche che non sarebbe prudente.
Forse invece lo sarebbe.
Ne dubito. Sono un privato cittadino che agisce nell'ambito
dei propri diritti. Non ho esercitato pressioni su nessuno,
non ho minacciato nessuno. Quelli che non vogliono parlare
con me possono benissimo farne a meno.
Lei ha violato i confini di una propriet privata, quella
dei Randall.
Del tutto casualmente: mi ero perso e volevo chiedere la
strada. Sono passato vicino a un edificio cos grande che non
mi  nemmeno venuto in mente che si trattasse di un'abitazione
privata. Pensavo che fosse una specie d'istituto.
Istituto?
Ma s, un orfanotrofio o una cosa del genere. Cos mi ci
sono diretto per chiedere informazioni sulla strada. Non le
dico la mia sorpresa quando ho scoperto che per caso...
Per caso?...
Pu dimostrare il contrario?
Peterson si esib nella mediocre imitazione di un sorrisetto
sarcastico. Molto astuto.
Ma no, risposi. E adesso le spiacerebbe far spegnere
il lampeggiatore e smettere di attirare l'attenzione dei vicini?
Altrimenti sar costretto a presentare una lagnanza al capo
della polizia, all'ufficio della procura distrettuale e all'ufficio
del sindaco.
Peterson si avvicin all'auto della polizia con aria indolente
e gir un interruttore. La luce del lampeggiatore si spense.
Un giorno o l'altro, osserv, finir col restare in trappola.
Certo, risposi. Io insieme a qualcun altro.
Si gratt il dorso della mano, come aveva fatto nel suo ufficio.
Certe volte, disse, mi domando se lei  un uomo
che ragiona o un perfetto deficiente.
L'uno e l'altro, forse.
Annu lentamente. Gi, forse l'uno e l'altro. Apr la
portiera della sua macchina e sedette al posto di guida.
Entrai in casa. Mentre chiudevo la porta, udii che si allontanava.


Capitolo 9.

Non che mi divertisse gran che l'idea di quel cocktail; ma
Judith aveva insistito. Mentre stavamo procedendo verso Cambridge,
lei mi domand: Be', di che cosa si trattava?
Sarebbe a dire?
Quella storia con la polizia.
Un tentativo di togliermi di mezzo.
Per quale ragione?
Randall ha protestato. Per molestie.
E ha ragione?
Credo di s.
Le raccontai in breve tutto quello che avevo fatto e sentito
durante la giornata. Mi sembra una faccenda complicata,
osserv Judith, alla fine.
Sono sicuro di averne scalfito solo la superficie.
Credi che la signora Randall abbia mentito, sull'assegno
di trecento dollari?
Potrebbe darsi, ammisi.
Quella domanda mi aveva gelato. Mi resi conto che tutto
era accaduto cos in fretta da non darmi il tempo di considerare
i fatti ad uno ad uno, vagliandoli e sommandoli. Sapevo
che c'erano molte incongruenze e parecchi punti oscuri,
ma non ci avevo ancora meditato sopra con criterio razionale.
Come sta Betty?
Piuttosto male. Sul giornale di oggi c' un articolo...
Davvero? Non l'ho visto.
Be', giusto un trafiletto. "Medico arrestato per aborto illegale." Pochi particolari, per il nome e cognome ci sono.
Cos sono arrivate un paio di telefonate di maniaci.
 stato molto spiacevole?
Piuttosto. Adesso cerco di rispondere sempre io.
Brava.
Lei sta cercando di essere forte, di tirare avanti come se
tutto fosse normale. Non so se sia meglio o peggio. Capisci,
non pu farcela, perch la situazione  tutt'altro che normale.
Ci vai anche domani?
S.
A Cambridge parcheggiai accanto a un grande edificio ad
appartamenti, in un luogo tranquillo, poco discosto dal Cambridge
City Hospital. Era un quartiere molto gradevole con
vecchie case e strade bordate d'aceri, e i marciapiedi pavimentati
a mattoni. Mentre parcheggiavo arriv Hammond sulla
sua motocicletta.
Norton Francis Hammond in  la giovane speranza della
classe medica. Lui non lo sa, ed  bene, perch se lo sapesse
sarebbe insopportabile. Hammond proviene da San Francisco
e appartiene a quella che lui chiama un'antica stirpe di naviganti.
Sembra la rclame ambulante del californiano standard:
alto, biondo, bello, abbronzato.  un ottimo medico,
specializzando di medicina al secondo anno, e gode di una
reputazione tale per cui la direzione del Lincoln ha deciso di
chiudere un occhio su certi particolari come la capigliatura
che gli arriva quasi fino alle spalle, e i baffi color carota, lunghi
e arricciati.
Ma ci che pi conta  il fatto che Hammond, insieme a
pochi altri giovani medici,  in grado di contestare il vecchio
sistema ospedaliero, ringiovanendolo senza mettersi in urto con
i grandi capi. Non vuole provocare nessuno, lui, con quei suoi
capelli, i suoi atteggiamenti e la motocicletta: il fatto  che
se ne frega di quello che pensano gli altri, tutto qui. Del resto
gli altri medici non riescono a trovargli nulla a ridire, perch
dopo tutto conosce bene il suo mestiere; quindi anche se lo trovano
indisponente, non hanno nessun elemento a cui appigliarsi
per potersene lamentare. Cos Hammond prosegue indisturbato
per la sua strada e, dato che insegna agli interni,
 anche in grado di influenzare molti giovani che sono la speranza
della futura medicina.
Dopo la seconda guerra mondiale, la medicina ha subito
grossi mutamenti, che sono intervenuti in due ondate successive.
La prima  stata il boom della scienza, della tecnica e
della metodologia, ed ha avuto inizio nell'immediato dopoguerra.
A partire dall'introduzione degli antibiotici,  proseguita
con la scoperta dei bilanci elettrolitici, della struttura
delle proteine e della funzione del gene. Erano progressi in
massima parte scientifici e tecnici, che per rivoluzionarono
radicalmente tutti gli aspetti della medicina pratica. Fino al
1965, infatti, tre delle quattro medicine pi comunemente
prescritte - cio gli antibiotici, gli ormoni (la pillola, soprattutto)
e i tranquillanti - erano da considerarsi innovazioni
postbelliche(1).
La seconda ondata  pi recente, e consiste in una rivoluzione
sociale, pi che tecnica. Medicina sociale e medicina
socializzata sono diventate veri e propri problemi e come tali
vanno risolti. Cancro e cardiopatie, per esempio. All'inizio, i
medici pi anziani tendevano a considerare la stessa medicina
socializzata come un cancro, sostenuti in questa loro opinione
anche da una parte dei medici pi giovani. Ma ormai  chiaro
che, volenti o nolenti, i medici di oggi devono e dovranno ogni
giorno di pi essere in grado di offrire un'assistenza completa
e aggiornata.
 naturale aspettarsi un movimento innovatorio da parte
dei giovani, ma in medicina non  stato tanto facile. Il fatto
 che i giovani imparano dai vecchi e troppo spesso accade
che gli studenti diventino la copia conforme dei loro maestri.
Esiste inoltre una specie di antagonismo tra le vecchie e le
nuove generazioni, soprattutto ai giorni nostri. I giovani sono
pi preparati della vecchia guardia, sanno di pi, pongono
domande pi impegnative e esigono risposte pi complesse.
E sono, come tutti i giovani, in posizione polemica nei
confronti dei loro colleghi pi attempati.
Ecco perch la personalit di Norton Hammond era cos
notevole: stava attuando una rivoluzione senza ribellione.
Hammond parcheggi la motocicletta, la guard e le diede
una pacca affettuosa. Si diede una spolverata al camice
bianco(2) e finalmente si accorse di noi.
Ehi l, ragazzi! Per quanto posso ricordare, Hammond
ha sempre chiamato tutti ragazzi.
Ciao Norton, come va?
Da cani! ghign, combatto contro i mulini a vento,
come al solito. Ehi, ho sentito che sei sceso sul sentiero di
guerra, John! E mi diede una pacca sulle spalle.
Be', non proprio.
Ti hanno pestato?
Solo un po' ammaccato.
Una bella fortuna, osserv. Te la sei presa con la vecchia
R. A.
R. A.? domand Judith.
Ritenzione Anale, come lo chiamano i ragazzi del terzo
piano!
Randall?
E chi altri, se no? rispose, sorridendo a Judith. Dunque,
il ragazzo qui s' preso una bella gatta da pelare.
Lo so.
Dicono che il vecchio si aggiri al terzo piano come un
leone ferito.  inaudito che un misero mortale osi mettersi in
rotta con sua maest!
Lo immagino, risposi.
 andato in bestia, prosegu Hammond. Se l' presa
perfino con Sam Carlson. Lo conosci?  uno dei suoi assistenti,
uno che razzola nelle zone pi basse della chirurgia.  il suo
pupillo, R. A. gli vuole un bene dell'anima, anche se nessuno
ha mai capito perch. C' chi dice perch  stupido: e Sam
lo , in modo irrimediabile.
Davvero?
Al di l dell'immaginabile. Ma ieri il vecchio se l' presa
anche con Sam. Era al bar e si stava mangiando un panino
al pollo, quando arriva Randall e gli dice: "Cosa sta facendo
lei?" "Mangio un panino al pollo," risponde Sam. E Randall:
"Un panino al pollo? E per che diavolo?"
E Sam?
Hammond si mise a ridere: So da fonte autorevole che
Sam gli ha risposto: "Non lo so professore," poi ha posato
il suo panino e se n' andato.
Insomma, era affamato!
Probabilmente! disse Hammond, scuotendo la testa,
ma bisogna capire anche il vecchio: vive al Lincoln da
cent'anni e non ha mai avuto rogne. E adesso, prima con la
faccenda della caccia alla volpe, poi con la storia della figlia...
Caccia alla volpe? disse Judith.
Ah, non c' pi religione! Le mogli sono le prime a saperlo,
di solito.  scoppiato un putiferio, nella farmacia della
clinica.
Hanno perso qualcosa? domandai.
Una grossa fiala di morfina. Idrocloridrato di idromorfina,
che  da tre a cinque volte pi attivo del solfato di morfina.
Quando  successo?
La settimana scorsa. Al farmacista  venuto un mezzo accidente...
era l'ora di colazione, e lui era fuori a tampinare
un'infermiera, quando  successo il fattaccio.
E hanno ritrovato la refurtiva?
No, hanno rivoltato l'ospedale da cima a fondo. Niente.
Era mai successo, prima? domandai.
Pare di s, qualche anno fa. Ma allora s'era trattato di un
paio di fiale, questo  un colpo molto pi grosso.
Per scopi paramedici?
Hammond scosse il capo: Potrebbe esser stato chiunque:
personalmente credo che alla base del fatto ci sia un movente
commerciale: ne hanno rubata troppa, e hanno corso un rischio
troppo grave. Te l'immagini tu di entrare con aria disinvolta
nel reparto malati esterni e riuscirne dopo un momento
con una scatola di bottigliette di morfina sottobraccio?
No!
Ci vuole un bel fegato!
Certo che sono troppe, per una persona sola, osservai.
Gi, ed  per questo che penso che le abbiano rubate per
rivenderle. Dev'esser stato un furto preparato con molta cura.
Da una persona estranea all'ospedale?
Questo  il punto, disse Hammond.
Ebbene?
Tutti concordano nel pensare che sia stato qualcuno dell'ospedale.
Ma sussiste qualche prova?
Nessuna.
Si avvi su per le scalette di legno.
 un fatto molto interessante, Norton, dissi.
Altro che interessante!
Conosci qualcuno che si droga?
Del personale? No. Pare che una ragazza di cardiologia
si cacciasse in corpo delle amfetamine, mi sembra; ma l'hanno
buttata fuori un anno fa. Ad ogni modo non ci hanno pensato
sopra due volte: sono andati da lei, l'hanno spogliata e
l'hanno ispezionata per vedere se aveva segni di punture. Ma
non si vedeva niente.
E quanto ai...
Ai medici?
Annuii. Medici e droga: argomento tab. Ce ne sono parecchi,
di medici tossicomani, lo sanno tutti: come tutti sanno
che la percentuale dei medici suicidi  molto alta(3). Molto meno
nota, invece,  una classica sindrome psichiatrica che
riguarda il medico e il paziente, allorch il paziente diventa a
sua volta tossicomane e viene rifornito dal medico, con soddisfazione
di entrambi. Ma nessuno  disposto a parlare di
queste cose.
I medici sono in regola, rispose Hammond, per quanto
ne so.
Si  licenziato qualcuno, negli ultimi tempi? Qualche infermiera,
qualche segretaria?
Sorrise. Ti sta a cuore la faccenda, vero?
Alzai le spalle.
Hammond scosse il capo.
Perch, pensi che c'entri quella ragazza?
Non ho detto questo.
Non c' motivo di collegare le due cose, osserv Hammond;
ma sarebbe interessante.
S.
Comunque,  una pura ipotesi.
Naturalmente.
Se salta fuori qualcosa, ti telefono.
Ci conto.
Arrivammo alla porta: si udivano un tintinnio di bicchieri,
un brusio di voci, un suono di risate: i rumori tipici di tutti
i ricevimenti.
Buona fortuna per la tua guerra, disse Hammond, ti
auguro di farcela.
Me lo auguro anch'io!
Ce la farai: cerca solo di non fare prigionieri.
 contro i patti di Ginevra, risposi sorridendo.
S, ma questa  una guerra di modeste proporzioni,
Il ricevimento era offerto da George Morris, capo degli assistenti
volontari di medicina del Lincoln Hospital. Morris
stava per concludere il suo periodo di specializzazione e intraprendere
la carriera di libero professionista, cosicch questo
era una specie di party d'addio.
Aveva fatto le cose in grande stile, il che doveva essergli
costato molto pi di quanto avrebbe potuto permettersi. Mi
faceva pensare a certi fastosi ricevimenti organizzati dagli industriali
per lanciare un nuovo prodotto o una nuova linea.
E in realt, era proprio cos.
George Morris - ventotto anni, moglie e due figli - si era
indebitato fino al collo. Del resto, qualsiasi medico, al suo posto,
lo avrebbe fatto. Stava per mettersi a lavorare in proprio,
e per cavarsela aveva bisogno di clienti, di consulti, di referenze.
In una parola aveva bisogno dell'appoggio dei medici
gi arrivati, ragion per cui ne aveva invitati circa duecento,
rimpinzandoli fino al collo dei migliori beveraggi disponibili
e delle migliori tartine offerte dal mercato.
Nella mia qualit di anatomo-patologo, ero lusingato di
aver ricevuto l'invito. Non potevo essergli utile in nessun modo: gli anatomo-patologi hanno a che fare con i cadaveri, e
questi non danno referenze. Morris aveva invitato Judith e me
in qualit di amici: gli unici veri, credo, quella sera.
Mi guardai un poco attorno: c'erano i capi servizio di quasi
tutti i grandi ospedali cittadini; e c'erano gli assistenti volontari
con le mogli, tutte raccolte in un angolo per parlare di
figli, mentre i medici erano dispersi in piccoli gruppi, a
seconda dell'ospedale di provenienza e della specializzazione.
Insomma, una sorta di distinzione per gradi e mansioni, che
destava una certa impressione.
In un angolo, c'era Emery che discuteva i vantaggi offerti
dalla somministrazione di dosi minime di iodio radioattivo nei
casi d'ipertiroidismo; in un altro, Johnston teneva banco sulle
pressioni epatiche nella circolazione porta-cava; in un altro
Lewiston blaterava come al solito sulla disumanit della terapia
antidepressiva mediante elettroshock. Dal gruppo delle
mogli emergevano ogni tanto parole tipo infezione urinaria
e varicella. Judith si ferm accanto a me: era graziosa
e giovanile nel suo vestito a sacco: si stava bevendo il suo
scotch - troppo in fretta, come sempre - preparandosi mentalmente
al tuffo nel gruppo delle mogli.
Ma non potrebbero parlare di politica o di qualcos'altro,
osserv, invece di parlare sempre e soltanto di medicina?
Sorrisi, pensando che Art ha sempre considerato i medici
degli apolitici, con l'a privativa. Ha sempre detto che non
solo non ne capiscono niente, ma che sono del tutto incapaci
di farla. Come i militari, dice, la politica non  cosa che
li riguardi professionalmente. Al solito Art esagera, ma non
 poi molto lontano dalla verit.
Il fatto  che  portato all'iperbole: gli piace colpire, irritare
e punzecchiare il prossimo, e nello stesso tempo  affascinato
dalla sottile linea di demarcazione che divide la verit
dalla menzogna, la realt dalla fantasia. Ha la mania di buttar
sassi nello stagno per vedere che cosa succede, soprattutto
quando ha un po' bevuto.
Art  l'unico medico di mia conoscenza capace di ubriacarsi;
gli altri possono ingerire enormi quantit di alcool senza
dare il minimo segno di ubriachezza; diventano solo un po'
pi espansivi, poi si addormentano. Art invece si sbronza, e
quando  sbronzo diventa irascibile e insolente.
 una faccenda che non ho mai capito bene. In un primo
momento, pensavo si trattasse di un caso d'intossicazione patologica(4),
ma pi tardi ho finito per concludere che si tratta
soltanto di una specie di autoindulgenza: il desiderio di lasciarsi
andare, mentre gli altri invece si controllano. Pu darsi
che abbia bisogno di questo tipo d'indulgenza verso se stesso;
forse non pu farne a meno, forse  solo un pretesto per
sputar fuori la rabbia che ha in corpo.
L'unico fatto certo  la sua amarezza nei confronti della
professione. Molti medici si sentono, per varie ragioni, amareggiati:
Jones perch, ancorato alla ricerca, non riesce a far
quattrini come vorrebbe, Andrews perch l'urologia gli costa
una moglie e una famiglia normale, Telser perch in dermatologia
 circondato da pazienti che considera dei nevrotici e
non dei malati veri e propri. E quando si parla con loro, questo
rancore prima o poi viene a galla. Ma per Art  diverso.
Art odia la medicina, di per se stessa.
Credo che in tutte le professioni esistano degli uomini che
disprezzano se stessi e i colleghi; ma Art  un caso limite: 
come se avesse studiato medicina per fare un dispetto a se
stesso, per rendersi infelice, rabbioso e triste.
Quando sono di cattivo umore e vedo tutto nero, penso che
faccia l'abortista per urtare e indisporre i suoi colleghi. Il che
 falso, presumo, ma non si pu mai sapere. Quando  sobrio,
le sue argomentazioni sull'aborto sono intelligenti e consequenziali;
quando  ubriaco, le cose che dice sono puramente
emotive, e assume un atteggiamento di posa compiaciuta.
Credo che beva per crearsi un alibi, cos pu sputar fuori
tutto il suo rancore verso la medicina, con la scusa che, tanto,
era ubriaco! Certo che ha litigato a sangue con altri medici,
quando era ubriaco. Una volta, per esempio, ha detto a Janis
che aveva fatto abortire sua moglie, e Janis, che non lo sapeva,
lo ha guardato come se gli avesse dato un calcio in
certe parti. Janis  cattolico, sua moglie no. Quel giorno, Art
ha fatto del suo meglio per mandarci tutto per traverso, e ci
 riuscito alla perfezione.
La cosa mi aveva molto scocciato, e Art, qualche giorno
dopo, mi aveva fatto le sue scuse. Io allora gli feci notare che
doveva scusarsi con Janis, cosa che fece. Non si sa bene perch,
ma dopo questa faccenda Janis e Art sono diventati amiconi,
e Janis si  convertito alla pratica abortistica. Non so
cosa Art gli abbia detto n come sia riuscito a convincerlo,
ma deve aver tirato in ballo degli argomenti convincenti.
Conosco Art meglio di chiunque altro, e attribuisco molta
importanza al fatto che sia cinese: credo che la sua origine
e il suo aspetto fisico abbiano influito sensibilmente sul suo
carattere. Esistono molti medici cinesi e giapponesi, sui quali
tra l'altro circolano varie storielle abbastanza raggelanti sulla
loro energia, sulla loro furberia, su come puntino al successo,
eccetera, eccetera. Che sono poi le stesse cose che si raccontano
degli ebrei. Credo che Art, che  cino-americano, abbia
lottato contro questa leggenda, come pure contro la sua formazione,
di tipo essenzialmente conservatore, e abbia finito col
buttarsi dalla parte opposta, scegliendo cio il radicalismo e il
sinistrismo. Prova ne sia la sua tendenza ad accettare tutto
quello che  nuovo. Ha uno studio ostetrico fra i pi moderni
di Boston, e quando esce un nuovo prodotto,  il primo a
comperarlo. Esistono storielle anche -sulla mania modernistica
degli orientali, ma in questo caso la motivazione ha radici diverse.
Art lotta contro la tradizione, la routine e la pappa fatta.
 una girandola d'innovazioni: ha scoperto un nuovo metodo
per fare gli strisci vaginali(5), vuole abbandonare il solito
sistema d'indagine pelvica tattile, perch dice che  una perdita
di tempo, e considera la temperatura basale una spia
dell'ovulazione molto pi valida di quanto non si creda. Sostiene
che bisognerebbe bandire il forcipe dalla sala parto,
per quante complicazioni possa determinare, e che si dovrebbe
rinunciare all'anestesia generale durante il parto per
somministrare in sua vece massicce dosi di tranquillanti. Tutte idee
e teorie che fanno impressione, quando si sentono per la prima
volta, e solo pi tardi ci si rende conto che spara a zero sulla
tradizione, prendendola in castagna dove e quando pu.
Trovo che l'aborto sia una logica conseguenza di questo
modo di pensare e di agire e certo potrei discuterne le motivazioni;
ma di solito me ne astengo perch sono convinto
che le ragioni per le quali un uomo fa qualcosa sono meno
importanti della valutazione ultima di quello che fa.  una
verit storica: un uomo pu sbagliare in buona fede, e in
questo caso  un fallito; se no, pu agire bene ragionando
male, nel qual caso diventa un eroe.
Fra tutti i presenti, c'era solo un uomo in grado di darmi
una mano, ed era Fritz Werner; ma non lo avevo visto, cos
mi diedi da fare per scovarlo.
Invece di trovare Werner incocciai in Blake, anatomo-patologo
capo del General Hospital, noto soprattutto per il suo
testone tondo e calvo. Ha lineamenti minuti e infantili, guance
piccole e occhi a palla: il che lo rende in tutto simile all'immagine
che noi abbiamo dei marziani.  un individuo caratterizzato
da un freddo e al tempo stesso frenetico cerebralismo.
Gli piacciono molto certi giochetti di prontezza.
Quando mi vide, sollev il suo bicchiere di Martini
domandandomi: Sei pronto?
Certo.
Allora, da Moans a Rocky.(6)
Sembrava facile. Tirai fuori taccuino e matita e mi misi
all'opera. In cima scrissi moans e in fondo rocky, cos:
MOANS
LOANS
LOINS
LOONS
BOONS
BOOKS
ROOKS
ROCKS
ROCKY
Ci misi pochissimo.
Quanti ne hai? domand Blake.
Nove.
Lui sorrise: Si potrebbe arrivarci in cinque, io ne ho
sette. Mi prese il taccuino e scrisse:
MOANS
LOANS
LOONS
LOOKS
ROOKS
ROCKS
ROCKY
Mi frugai in tasca e gli consegnai un quarto di dollaro.
L'ultima volta che avevamo giocato, mi aveva vinto tre volte
di seguito. Mi ha battuto quasi sempre, a dire il vero, cosa
che per gli riesce con chiunque giochi.
A proposito, disse, ne ho sentita un'altra pr aborto:
conosci gi quella del DNA?(7)
S, risposi.
Scosse la testa. Peccato! Mi diverto tanto a sbatterla in
faccia alla gente!
Gli sorrisi, nascondendo a fatica il mio divertimento.
E quella sulla giovent asiatica? Quella sul diritto di rifiutare
le cure mediche? Puoi adattarla benissimo alle tesi sul
fluoruro.(8)
Sapevo anche quella e glielo dissi; lui ci rimase male, per
cui cambi argomento, sperando in un maggior successo.
Blake fa la raccolta di tesi di filosofia medica, ed  felicissimo
quando pu dimostrare su base logica a un chirurgo che
non ha nessun diritto di operare, o a un internista che  eticamente
costretto a uccidere tutti i pazienti che pu. A Blake
piace lanciar parole e idee qua e l, proprio come fanno i
ragazzini quando giocano a softball per la strada. Gli viene
naturale, e lo diverte moltissimo. Va molto d'accordo con
Art: l'anno scorso hanno discusso per ore prima di stabilire
se un ostetrico sia o non sia moralmente responsabile dei bambini
che mette al mondo, da quando nascono a quando
muoiono.
Retrospettivamente parlando, tutte le tesi di Blake lasciano
il tempo che trovano, ma l per l appaiono davvero affascinanti.
Ha un forte senso dell'arbitrariet, cosa che gli  di
grande aiuto, dal momento che la sua  una delle professioni
pi arbitrarie che esistano.
Gironzolando qua e l, coglievo frammenti di conversazione:
era un tipico ricevimento di medici.
Hai sentito di quel biochimico francese che ha avuto due
gemelli? Ne ha fatto battezzare uno e tiene l'altro sotto controllo.
Si prenderanno tutti una bella batteremia, un giorno o
l'altro, per...
Se ne andava a spasso - a spasso, capisci - con un Ph
del sangue di 7,6 e potassio di 1...
Be', cosa ti aspetti da uno che viene dall'Hopkins?
Cos mi ha detto: "Ho smesso di fumare, ma che Dio
mi fulmini se smetter di bere."
Certo, puoi regolare i gas del sangue, ma la vascolarizzazione...
 sempre stata carina, e ben vestita, molto elegante, anche.
Chiss che cos'hanno speso, a vestirla!
... certo che  scocciato, chiunque lo sarebbe...
... che oligurico del cavolo,  stato anurico per cinque
giorni di seguito e continuava a vivere...
... Un uomo di settantaquattro anni, capirai... l'abbiamo
aperto e richiuso. Sta aumentando piano piano, ma...
... il fegato gli arrivava alle ginocchia; ma non c' lesione
epatica...
Ha detto che se ne sarebbe andata, se non l'avessimo operata;
e cos...
... ma gli studenti fanno sempre delle scemenze; non 
una reazione specifica...
Be', evidentemente quella ragazza l'ha pelato bene...
Ma no! Harry e quella piccola infermiera del Sette? La
bionda?
... non ci credo. Pubblica pi articoli lui. di quanti se ne
possano leggere in una vita intera...
... metastasi al cuore...
Comunque, ecco qua: c' una prigione deserta, con un
vecchio prigioniero ormai rassegnato e un giovane arrivato di
fresco. Il giovane continua a parlare di fuga, e qualche mese
dopo riesce a tagliare la corda. Dopo una settimana le guardie
lo riportano dentro.  mezzo morto di fame e di sete, fa
al vecchio orrende descrizioni della fuga, parla di interminabili
distese di sabbia, senza oasi n segni di vita. Il vecchio lo
ascolta per un po', poi gli dice: "S, lo so. Vent'anni fa ho
tentato di fuggire anch'io." E il giovane: "Davvero? E perch
non me l'hai detto che era pazzesco?" Il vecchio alza le
spalle e risponde: "E quando mai si reclamizza un risultato
negativo?"
Finalmente, alle otto, quando ormai incominciavo a esser
stufo, entr Fritz Werner tutto allegro, chiacchierando e rivolgendo
a tutti gesti di saluto. Stavo per raggiungerlo, quando
fui bloccato da Charlie Frank.
Era quasi piegato in due, con un volto alterato e dolente,
come se avesse appena ricevuto una coltellata nello stomaco.
Aveva grandi occhi tristi, il che gli conferiva una cert'aria
drammatica; senonch era la sua aria normale. Charlie sembra
sempre in piena crisi, o in attesa di una tragedia incombente,
cosa che lo appesantisce e lo piega, fin quasi a sfiorare
il pavimento. Personalmente, non l'ho mai visto sorridere.
Come sta? Proffer queste parole quasi in un sospiro.
Chi?
Art Lee.
Benissimo, risposi. Non avevo nessunissima voglia di parlarne
con lui.
 vero che lo hanno arrestato?
S.
Dio mio! esclam, con un mezzo singulto.
Penso che le cose finiranno per aggiustarsi, osservai.
Lo pensi sul serio?
Ma certo.
Dio mio, ripet, mordendosi le labbra, posso fare qualcosa
per lui?
Non credo.
Mi si era aggrappato a un braccio; io lanciai un'occhiata a
Fritz, sperando che Charlie la captasse. Niente da fare.
Senti, John...
S?
Cosa mi hanno detto di te? Ah, s, che ci sei immischiato.
Be', sarebbe meglio dire che m'interesso alla faccenda.
Bisogna proprio che ti dica, e qui mi si fece ancor pi
accosto, che in ospedale circolano strane voci. Dicono che
t'interessi tanto alla faccenda perch c'entri anche tu.
Pettegolezzi.
John, rischi di farti un sacco di nemici.
Stavo pensando agli amici che aveva lui. Era un pediatra
di successo e si preoccupava dei piccoli pazienti pi ancora
di quanto se ne preoccupassero le madri, il che valeva a tranquillizzarle.
Perch me lo dici?
Bah,  solo un'idea, rispose lui, guardandomi tristemente.
Che cosa mi consigli di fare?
Tienti fuori, John.  una brutta faccenda, veramente
brutta.
Lo terr a mente.
Molta gente pensa...
Anch'io.
... che questa faccenda riguardi esclusivamente la giustizia.
Grazie per l'informazione.
Charlie aument la stretta: Ti parlo da amico, John.
Certo, Charlie, lo terr presente.
 proprio una brutta faccenda, John.
Lo terr presente.
Quella  gente che non ha paura di nulla, che non scherza.
Di che gente parli?
Improvvisamente mi lasci andare il braccio, alzando le
spalle con aria imbarazzata: Be', comunque devi fare quello
che credi pi opportuno.
E se ne and.
Trovai Fritz Werner al bar, come di consueto. Era un uomo
alto, magrissimo, dall'aria sofferente, i capelli tagliati corti che
mettevano in risalto i suoi grandi occhi scuri e pensosi. Aveva
uno strano modo di camminare, saltellando come un uccello,
e quando gli si domandava qualcosa tirava sempre il collo come
se non udisse bene. Il suo calore umano poteva derivargli
dalle origini austriache come pure dalla sua natura artistica:
Fritz infatti aveva l'hobby di dipingere e disegnare; il suo
studio era sempre ingombro di disegni e bozzetti, come se invece
di uno studio medico fosse stato l'atelier di un pittore.
Ma si guadagnava il pane facendo lo psichiatra, stando cio
ad ascoltare pazientemente le matrone di mezza et che si annoiano
e a un certo punto decidono di non avere pi il cervello
a posto, e lo decidono sempre troppo tardi.
Mi strinse la mano sorridendo: Mai contento tu, se non
tiri fuori qualcosa di grosso, vero?
Gi, comincio a pensarlo anch'io!
Fritz si guard intorno: Quante prediche ti sei sorbito,
fino a questo momento?
Solo una, da parte di Charlie Frank.
Gi, osserv Fritz, puoi sempre contare su di lui, per
un cattivo consiglio.
E tu cosa ne dici?
Tua moglie  adorabile, questa sera. Decisamente il blu
 il suo colore.
Glielo dir.
Veramente adorabile. Come vanno i ragazzi?
Bene, grazie. Senti, Fritz...
E il lavoro?
Senti, ho bisogno di aiuto.
Di un salvataggio, vuoi dire! obiett, con un risolino.
Fritz...
Hai visto un po' di gente. Devi aver visto tutti, ormai.
Cosa ne pensi di Bubbles?
Bubbles?
S.
Non avevo mai sentito nominare nessuna Bubbles: Parli
di Bubbles la spogliarellista?
No, di Bubbles, la compagna di camera.
La compagna di camera di Karen?
S.
Quella dello Smith?
No, no. Quella dell'estate scorsa, quando era all'Hill. Un
appartamento in tre: lei, Bubbles e un'altra ragazza che ha
qualcosa a che vedere con la medicina, non so bene, qualcosa
tipo infermiera o roba del genere.
E qual  il vero nome di questa Bubbles? Cosa fa?
Qualcuno si era avvicinato per bere qualcosa; Fritz diede
un'occhiata al locale e disse in tono professionale: Mi
sembra una cosa piuttosto seria. Mandamelo pure. Domani sono
libero alle due e mezzo.
Va bene, d'accordo.
Bene. A presto, John.
E ci salutammo.
Judith stava parlando con Norton Hammond, che se ne
stava appoggiato al muro. Mentre mi avvicinavo, osservai che
Fritz aveva proprio ragione: era veramente adorabile. Improvvisamente
mi resi conto che Hammond stava fumando, il che
sarebbe naturalissimo, se non fosse che Norton non ha mai
fumato in vita sua.
Non beveva, stava solo fumando con aria voluttuosa.
Ci provi anche, tu eh? dissi.
Scoppi a ridere:  la mia contestazione della sera!
Gli ho gi detto che qualcuno potrebbe accorgersene,
disse Judith.
Macch, fece lui, c' un tal fumo qui dentro! Aveva
ragione: la stanza era avvolta in una nuvola di fumo. E poi,
ricordi cosa dice il Goodman-Gilman?(9)
Va bene, ma stai attento.
Pensa un po', ripet, tirando una lunga boccata. Niente
carcinoma broncogenico, niente carcinoma a cellule tipo grano
d'avena, niente bronchiti croniche, niente enfisemi, niente arteriosclerosi,
niente cirrosi, niente Wernicke-Korsakoff. Non 
fantastico?
 illegale.
Norton Hammond sorrise, tirandosi i baffi: Tu ci marci
con l'aborto ma non con la mariagiovanna, eh?
Riesco a fare solo una crociata alla volta.
Mentre lo guardavo aspirare ed espirare una boccata di fumo,
mi venne un'idea: Norton, non vivi all'Hill, tu?
S, certo.
Conosci una certa Bubbles?
Scoppi a ridere: E chi non la conosce! Bubbles e Superhead,
gli inseparabili.
Superhead?
Gi, il suo uomo del momento. Un musicista elettronico,
che adora cose tipo gli ululati di dieci cani in una volta.
Adesso vivono insieme.
Viveva con Karen Randall, vero?
Non lo so, forse. Perch?
Come si chiama, questa Bubbles?
Hammond alz le spalle. L'ho sempre sentita chiamare
Bubbles. Il suo ragazzo si chiama Samuel Archer.
Dove abita?
Mah! Mi pare vicino al palazzo del governo. In uno scantinato
seminterrato che hanno fatto su come un utero.
Un utero?
Vedere per credere! rispose Hammond, con un sospiro
soddisfatto.

Note.
1. La quarta, cio gli analgesici, era rimasta pi o meno sulle vecchie
posizioni. L'aspirina, per esempio,  stata sintetizzata nel 1853. Si
tratta di un farmaco eccezionale, essendo contemporaneamente - e
per ragioni imprecisate - analgesico, antiflogistico, antipiretico e antiallergico.
2. Vedi Appendice: V. Perch i medici vestono di bianco, pp. 297-298.
3. Soprattutto tra gli psichiatri, la cui percentuale di suicidi  dieci
volte pi alta di quella degli altri medici.
4. Cio una persona che  pi ubriaca di quanto risulti dal suo
tasso alcolico nel sangue. Nei casi pi gravi, un solo bicchiere di alcool
pu trasformare un uomo in un pazzo furioso.
5. Cio il test di Papp, diagnosi tra le pi precise che esistano in
medicina.
6. Gioco molto diffuso nei paesi anglosassoni: consiste nell'ottenere
da una parola un'altra parola dello stesso numero di lettere, sostituendo
una lettera alla volta. Il tutto con il minor numero di passaggi
possibile. (N.d.t.)
7. Vedi Appendice: VI. Tesi sull'aborto, pp. 298-301.
8. Vedi Appendice: VII. Etica professionale medica, pp. 301-302.
9. Testo fondamentale di farmacologia. Vi si discutono gli effetti
della marijuana con argomentazioni che sono state recentemente citate
in vari procedimenti legali.


Capitolo 10.

Sulla via di casa, Judith sembrava tesa: sedeva rigida, con
le mani allacciate davanti alle ginocchia e faceva continuamente
crocchiare le dita.
Qualcosa non va?
No, sono solo stanca.
Per via delle mogli?
Sorrise appena. Sei diventato famoso, sai. La signora
Wheatstone era cos sconvolta, che sembra abbia sbagliato una
dichiarazione, nella partita di oggi pomeriggio.
E che altro hai sentito?
Mi hanno domandato tutte perch lo fai, perch aiuti
Art. Lo consideravano un meraviglioso esempio di solidariet
fra amici, una prova di umanit veramente sublime.
Uh, uh!
E poi hanno continuato a chiedermi perch.
Gli avrai detto che  perch ho un cuore d'oro, spero!
Sorrise nella penombra: Peccato, avrei dovuto pensarci!
Per aveva la voce triste, e nel riflesso dei fari il suo volto
era contratto. Sapevo che non era molto piacevole stare tutto
il giorno da Betty, ma qualcuno doveva pur farlo.
Non so perch, in quel momento mi ricordai di Purple Nell
e di quando ero studente. Purple Nell era un'ex alcolizzata di
settantotto anni che era gi morta da un anno, quando era
diventata uno dei nostri cadaveri. La chiamavano Nell, e in
tanti altri modi buffi e macabri che ci aiutavano a tirare
avanti. Mi venne in mente quanto avessi desiderato piantarla
l, smetterla di tagliare quella carne fredda, molle e fetida, di
scorticare pelle e muscoli. Sognavo il giorno in cui l'avrei finita
con Nell, il giorno in cui avrei potuto dimenticare lei e
quegli odori e quella sensazione di carne untuosa e morta.
Tutti dicevano che col tempo ci avrei fatto l'abitudine, ma io
non vedevo l'ora di farla finita. Ciononostante me ne andavo
dalla sala autoptica solo quando le dissezioni erano completate,
tutti i nervi e le arterie evidenziati e studiati.
Cos, dopo quelle prime disgustose esperienze con i cadaveri,
rimasi molto sorpreso nell'accorgermi che l'anatomo-patologia
m'interessava. Il mio lavoro mi piace e ho imparato a non far
pi caso agli odori e alla squallida visione offerta dai nuovi
corpi da dissezionare. L'autopsia per  una cosa diversa: in
fondo si pu dire che contenga, non so, una speranza. Nel
corso dell'autopsia hai a che fare con un uomo appena morto,
di cui conosci la storia; non con un cadavere senza volto, anonimo.
Ti trovi davanti a un individuo che ha appena finito
di combattere la sua guerra privata, la sola battaglia veramente
sua, e ha perso. E tu devi scoprire come e perch ha
perso, per poter aiutare quelli che verranno dopo di lui e dopo
di te. Il che  ben diverso dalla dissezione di cadaveri la cui
morte  in certo qual modo una cosa nauseabonda e professionale,
come se l'unico significato di quella loro immobile e
cupa condizione fosse il semplice fatto d'esser morti.
Quando arrivammo a casa, Judith and subito a dare un'occhiata
ai bambini e telefonare a Betty; io riaccompagnai la
baby-sitter, una ragazza sveglia che si chiama Sally che organizzava
le feste scolastiche al liceo di Brookline. Di solito,
quando la riportavo a casa chiacchieravamo di cose
insignificanti: se le piaceva andare a scuola, che college aveva scelto,
cose di questo genere insomma. Ma quella sera mi sentivo in
vena d'interrogatori, vecchio e fuori fase come chi rimpatria
dopo aver vissuto all'estero per molti anni. Tutto era cambiato,
anche i ragazzi, anche la giovent. Non facevano quello
che avevamo fatto noi, loro. Avevano problemi e propositi diversi.
O forse i problemi erano gli stessi, ma ora i giovani li
affrontavano in modo diverso.
Alla fine decisi che al ricevimento avevo bevuto troppo, e
che avrei fatto meglio a starmene zitto. Cos lasciai parlare
Sally che mi raccont del suo esame di guida. Mentre lei
chiacchierava, io mi sentivo un vigliacco, ma provavo al tempo
stesso un senso di sollievo. Poi mi resi conto che era assurdo,
che non c'era una ragione al mondo per interessarmi
delle faccende della mia baby-sitter, e che anzi rischiavo di
essere frainteso. Molto meglio quindi continuare a parlare dell'esame
di guida: un terreno molto pi solido, molto pi rispettabile
e ragionevole.
Poi, non so perch, mi venne fatto di pensare ad Alan Zenner,
e a qualcosa che aveva detto Art: Se vuoi sapere come
va il mondo, apri la televisione, cerca il canale sul quale  in
corso un'intervista ed elimina l'audio. Cosa che, qualche
tempo dopo, avevo fatto davvero. Era buffissimo starsene a
guardare quelle facce in movimento, quelle bocche aperte,
quelle mani gesticolanti e non sentire alcun suono. Proprio
niente. Cos non si aveva la minima idea di quello che stavano
dicendo.
Trovai l'indirizzo nella guida telefonica: Samuel F. Archer,
1334, Langdon Street. Rispose la segreteria telefonica.
Spiacente, il numero che ha fatto non funziona. Rimanga
in linea, le passo il servizio informazioni.
Dopo una serie di scatti ritmici, simili a una pulsazione
cardiaca, sentii la voce del centralino:
Servizio informazioni, che numero ha chiamato?
Il sette quattro due uno quattro quattro sette.
Questo numero non corrisponde pi a nessun utente.
L'abbonato ha cambiato numero?
No, signore.
Probabilmente, Samuel F. Archer se n'era andato, ma forse
no.
Presi la macchina e mi recai direttamente all'indirizzo segnato.
L'appartamento era in un edificio piuttosto scalcinato,
su un ripido pendio nel lato est di Beacon Hill. L'atrio puzzava
di cavolo e di lattanti. Scesi una rampa di scale scricchiolanti,
e raggiunsi lo scantinato, ove una luce verde intermittente
illuminava una porta dipinta di nero opaco. Una
targhetta annunciava: Dio provvede alle sue creature.
Bussai. Dall'interno provenivano gridlini, piagnistei, e altri
suoni strani simili a grugniti. Venne ad aprire un ragazzo sui
vent'anni, con una lunga barba e una massa di capelli umidicci.
Indossava un paio di blue-jeans, sandali e una camicia
rossa a pois. Mi guard senza sorpresa e nessun interesse.
S?
Sono il dottor Berry. Lei  Samuel Archer?
No.
 in casa il signor Archer?
In questo momento  occupato.
Vorrei parlargli.
 un suo amico, lei?
Adesso mi guardava con aria sospettosa. I rumori all'interno
erano aumentati: ora si udiva borbottare, e stridere, e un sibilo
prolungato.
Ho bisogno del suo aiuto, dissi.
Il giovanotto parve tranquillizzarsi un poco. Non  il momento
questo.
 una cosa urgente.
 un medico, lei?
S.
Ha una macchina?
S.
Che tipo di macchina?
Una Chevrolet del 1965.
Il numero di targa?
211516.
Bene. Mi scusi, ma sa com': non ci si pu fidare di tutti(1).
Entri pure, aggiunse, ritraendosi dalla soglia, ma non dica
niente, d'accordo? Prima gli parlo io. Sta componendo, ed 
molto assorto. Sono sette ore, ormai, e dovrebbe uscirne presto;
ma si agita facilmente, anche quando  passato molto
tempo.
Attravers una specie di stanza di soggiorno, con dei divani
e poche lampade da quattro soldi. Le pareti erano bianche,
con certi disegni fluidi e bizzarri a colori fluorescenti, il cui
effetto veniva esaltato da una lampada a raggi ultravioletti.
Molto... spregiudicato! osservai, nella speranza di aver
detto una cosa giusta.
Eccome, se lo !
Entrammo nella stanza accanto. L la luce era molto attenuata:
un ragazzotto pallido, con un testone di capelli biondi
e ricciuti, se ne stava accoccolato sul pavimento circondato
da un'attrezzatura elettronica. Sulla parete di fondo erano
piazzati due altoparlanti, e c'era un magnetofono in funzione.
Il ragazzotto stava armeggiando con la sua attrezzatura girando
bottoni e producendo suoni vari. Quando entrammo
non ci guard neppure. Sembrava concentratissimo, ma si
muoveva lentamente.
Lei stia qui, disse il giovanotto con la barba, gli parlo io.
Mi fermai accanto alla porta. Il giovanotto con la barba si
avvicin al ragazzotto pallido, e lo chiam dolcemente: Sam,
Sam.
Sam alz gli occhi. Ciao.
Sam, c' una visita.
Sam parve perplesso. Una visita per me?
S, un signore molto gentile, molto gentile. Capito? Un
amico, proprio.
Bene, rispose piano Sam.
Ha bisogno del tuo aiuto. Lo vuoi aiutare?
Certo, rispose Sam.
Il giovanotto mi chiam con un cenno. Mi avvicinai. Che
cos'ha preso? domandai.
Acido lisergico. Da sette ore. Adesso dovrebbe tornare in
s; ma vada piano, d'accordo?
D'accordo.
Mi accoccolai anch'io sul pavimento, vicino a Sam che mi
guard con occhio vitreo.
Non la conosco, disse alla fine.
Sono il dottor Berry.
Rimase immobile. Ma  vecchio, osserv, proprio vecchio!
In un certo senso, risposi.
Ma s. Ehi, Marvin, e alz gli occhi sull'amico, l'hai
visto?  proprio vecchio.
S, rispose Marvin.
Ehi, vecchio!
Sam, dissi, sono un amico.
E gli tesi la mano, lentamente, per non spaventarlo. Lui non
me la strinse: la prese per la punta delle dita e la sollev
verso la luce. La rigir piano, osservandone la palma e il dorso.
Poi mosse le dita.
Ehi, tu, sei un dottore, eh?
S.
Hai delle mani da dottore, lo sento.
S.
Bellissime mani!
Stette zitto per un poco, e continu a esaminarmi le mani,
premendole, lisciandole, accarezzando i peli sul dorso, le unghie
e i polpastrelli.
Che belle, disse, mi piacerebbe avere mani cos.
Forse le hai, osservai.
Lasci cadere le mie mani per guardare le sue. No, sono
diverse, disse, dopo un momento.
Che male c'?
Mi lanci uno sguardo interrogativo: Che cosa sei venuto
a fare?
Ho bisogno del tuo aiuto.
Eh, gi, gi.
Voglio qualche informazione.
Mi resi conto di avere commesso un errore solo quando
vidi Marvin fare un passo avanti. Sam era spaventato. Spinsi
indietro Marvin.
Va tutto bene, Sam, tutto bene.
Sei un poliziotto, eh? disse Sam.
No, Sam, non sono un poliziotto. Non aver paura.
S che lo sei. E sei anche un bugiardo.
Spesso ha manifestazioni da paranoico, disse Marvin.
Fa sempre cos. Ha paura.
Sei un piedipiatti, uno sporco piedipiatti.
No, Sam, non sono un piedipiatti. Se non vuoi aiutarmi,
me ne vado.
Un piedipiatti lavapiatti lanciapiatti piedipiatti.
No, Sam, no.
Si tranquillizz un poco. I suoi muscoli contratti si rilassarono.
Ne approfittai per dirgli: Sam, tu hai un'amica. Bubbles.
S.
Sam, Bubbles ha un'amica che si chiama Karen.
Lui continuava a fissare il vuoto. Pass un bel po' di tempo
prima che si decidesse a rispondere:
S, Karen.
Bubbles e Karen abitavano insieme, l'estate scorsa, vero?
S.
La conoscevi Karen?
S.
Adesso il respiro di Sam era affannoso, gli occhi spiritati.
Gli misi una mano sulla spalla, dolcemente: Calma, Sam.
Calma, calma. Qualcosa che non va?
Karen, disse, guardandosi in giro, Karen era... era
terribile.
Sam...
Una cosa spaventosa, sai. Spaventosa.
Sam, dov' Bubbles adesso?
Fuori.  andata a trovare Angela. Angela...
Angela Harding, disse Marvin. Vivevano tutte e tre
insieme, l'estate scorsa.
Dov' Angela, adesso? domandai a Marvin.
In quel momento Sam balz in piedi. Piedipiatti! Piedipiatti!
si mise a urlare a squarciagola. Poi mi piomb addosso,
ma mi scansai, e allora lui tent di assestarmi un calcio.
Gli afferrai un piede e lui cadde a terra, andando a colpire
l'attrezzatura elettronica: un suono fragoroso e acuto
risuon per la camera.
Vado a prendere la torazina,(2) disse Marvin.
Lasci perdere la torazina, mi aiuti piuttosto!
Afferrai Sam che strepitava pi forte della musica elettronica,
e lo immobilizzai a terra.
Piedipiatti, piedipiatti, piedipiatti!
Scalciava, guizzandomi tra le mani come un'anguilla. Marvin
cercava di fare del suo meglio per aiutarmi, ma con scarsi
risultati. Sam incominci a battere la testa contro il pavimento.
Gli metta un piede dietro la testa!
Marvin non capiva.
Si muova! urlai.
Gli mise il piede dietro la testa, annullando i colpi della
testa contro il pavimento; ma Sam continuava a divincolarsi
e a cercare di sottrarsi alla mia presa. Improvvisamente lo
lasciai andare; smise subito di dimenarsi, si guard le mani e
disse:
Ehi, tu. Cos' successo?
Su, rilassati adesso.
Ehi, tu, mi hai lasciato andare, eh?
Feci un cenno a Marvin, che stacc la corrente e fece tacere
quelle urla musicali. Nella stanza regn uno strano silenzio.
Sam sedette e mi guard fsso: Mi hai lasciato andare, mi
hai proprio lasciato andare! Poi si mise a fissare la mia
faccia.
Ehi, disse, carezzandomi una guancia, lo sai che sei
bello? E mi diede un bacio.
Quando tornai a casa, Judith era a letto.
Cos' successo?
Sono stato baciato, risposi, mentre mi spogliavo.
Da chi, da Sally? Sembrava che l'idea la divertisse.
No, da Sam Archer.
Il compositore?
Appunto.
Perch?
 una storia lunga, risposi.
Tanto, non ho sonno.
Le raccontai tutta la faccenda, poi m'infilai nel letto e la
baciai. Piuttosto buffo nell'insieme, dissi, non ero mai
stato baciato da un uomo!
Judith mi accarezz il collo: E ti  piaciuto?
Mica tanto.
Strano, osserv, a me piace, esser baciata dagli uomini.
E mi attir a s.
Scommetto che hai passato tutta la vita a farti baciare
dagli uomini, dissi.
Be', c' chi  pi bravo e chi  meno bravo!
E chi  pi bravo degli altri?
Tu.
 un'avance?
Lei mi diede una leccatina sulla punta del naso: No, 
l'inizio del programma.

Note.
1. A Boston, gli agenti federali della divisione narcotici si servono
generalmente di automobili Chevrolet con il numero di targa che inizia
con 412 o 414.
2. La torazina  un tranquillante usato come antidoto all'LSD per
porre fine ai viaggi negativi. Quando per si  fatto uso di altre
sostanze psichedeliche come l'STP, la torazina, anzich annullarlo, esalta
l'effetto della droga.

 PARTE TERZA.
MERCOLED 12 OTTOBRE.


Capitolo 1.

Una volta al mese, Dio ha compassione della cosiddetta
Culla della Libert, e permette al sole di brillare su Boston.
Era proprio quel giorno: fresco, limpido, con una frizzante
aria d'autunno. Svegliandomi quel mattino mi sentivo in forma,
col chiaro presentimento che stesse per accadere qualcosa.
Feci un'abbondante prima colazione, nella quale erano comprese
due uova, che gustai senza alcuna vergogna assaporandone
tutto il colesterolo. Poi andai nel mio studio, per fare i
piani della giornata. Cominciai buttando gi una lista di nomi
e cercando di stabilire se potessero esservene di sospetti. Ma
erano tutti insospettabili.
La prima persona sospetta, in caso di aborto,  la donna
stessa, dal momento che tutte cercano di abortire da sole. Ma
dall'autopsia di Karen era emerso che la ragazza doveva essere
stata anestetizzata prima dell'intervento, il che la escludeva
dal sospetto di colpevolezza.
Il fratello aveva un alibi: diceva di esser stato di guardia
all'ospedale. Dopo avrei dovuto verificare che questo fosse vero,
ma per il momento non c'era motivo per non credergli.
Tecnicamente parlando, erano sospettabili anche Peter Randall
e J. D., ma non riuscivo a immaginarmi nessuno dei due
nell'atto di provocare l'aborto.
A questo punto restavano solo Art o qualcuno degli amici
di Beacon Hill, o qualcun altro che non avevo ancora conosciuto
e del quale magari ignoravo l'esistenza.
Rimasi a fissare la lista per qualche tempo, poi chiamai il
Mallory Building del City Hospital. Alice non c'era, cosicch
parlai con un'altra segretaria,
Ha la diagnosi anatomo-patologica di Karen Randall?
Lo sa, il numero del caso?
Non lo so.
Sarebbe molto utile, disse lei, molto irritata.
Sapevo benissimo che la segretaria aveva lo schedario proprio
sotto il naso, con le schede di tutte le autopsie del mese
in ordine alfabetico e contrassegnate da un numero progressivo.
Quindi le era facilissimo rintracciare quella di Karen.
Eccola, annunci dopo una lunga pausa. "Emorragia
vaginale dovuta a perforazione uterina e lacerazioni, da tentata
dilatazione e raschiamento in gravidanza di tre mesi." La
diagnosi secondaria : "Anafilassi generalizzata."
Capisco, risposi, aggrottando la fronte. Ne  proprio
sicura?
Ho semplicemente letto quello che c' scritto!
Grazie.
Riagganciai. Non mi sentivo bene. Judith mi diede una
tazza di caff, e mi chiese che cos'era successo.
Il rapporto autoptico dice che Karen era incinta, risposi.
Ah!
Proprio.
E non lo era?
Credo di no.
Potevo sbagliarmi; la gravidanza poteva esser provata all'esame
microscopico, in cui l'analisi degli organi principali
non aveva dimostrato nulla. Per, chiss perch, ci credevo
poco.
Telefonai al laboratorio di Murphy per sapere se aveva finito
con l'esame ormonico, ma non era ancora pronto e mi
disse di provare dopo mezzogiorno.
Poi cercai sulla guida telefonica l'indirizzo di Angela
Harding: abitava in Chestnut Street. Un ottimo indirizzo.
Andai a trovarla.
Chestnut Street:  vicina a Charles Street, quasi in vetta
all'Hill.  una zona residenziale molto tranquilla, piena di
negozi d'antiquariato, ristoranti caratteristici e piccole botteghe
di droghiere. Vi abitano soprattutto giovani professionisti,
medici, avvocati e impiegati di banca che vogliono vivere
in un quartiere di buona fama ma che non possono permettersi
il lusso di trasferirsi a Newton o a Wellesley. Gli altri
abitanti della zona sono vecchi professionisti, uomini sui cinquanta
o sui sessant'anni che hanno figli adulti e sposati e
che cos possono permettersi di andare facilmente in citt. Se
dovete andare ad abitare a Boston, scegliete senz'altro Beacon
Hill.
Ci abitavano, naturalmente, anche degli studenti, ma generalmente
vivevano a gruppi di tre o quattro, ammassati in
piccoli appartamenti per poter sopportare le spese d'affitto.
Vecchi residenti del quartiere sembravano gradire la presenza
tra loro di questi studenti, perch conferivano a Beacon Hill
una giovane nota di colore. O meglio, li gradivano a patto
che avessero un aspetto civile e si comportassero bene.
Angela Harding abitava al secondo piano di una casa senza
ascensore. Bussai alla porta e mi fu aperto da una ragazza
esile, con i capelli neri, che indossava una minigonna e un
pullover. Aveva un fiore dipinto su una guancia e portava
grandi occhiali azzurri, di foggia antiquata.
Lei  Angela Harding?
Mi spiace, lei arriva tardi.  gi uscita. Ma pu darsi che
telefoni.
Mi chiamo Berry. Sono un medico, un anatomo-patologo.
Ah!
La ragazza si morse le labbra e mi lanci un'occhiata incerta.
 lei Bubbles?
S. Ma lei come fa a saperlo? Ma certo! disse poi, facendo
schioccare le dita. Lei  quello che  andato da Superhead
ieri sera.
S, sono io.
Ho sentito che lei sta dandosi da fare.
Gi.
Entri, disse Bubbles, ritraendosi dalla soglia.
L'appartamento era spoglio. In soggiorno c'era solo un divano
e un paio di guanciali posati sul pavimento. Attraverso
una porta aprta, scorsi un letto disfatto.
Sto cercando di sapere qualcosa di Karen Randall, dissi.
Me l'hanno detto.
Abitavate qui, l'estate scorsa?
S.
Quando ha visto Karen per l'ultima volta?
Non la vedevo da mesi, e nemmeno Angela.
 stata Angela a dirglielo?
Naturale!
Quando gliel'ha detto?
Ieri sera. Abbiamo parlato di Karen, ieri sera. Sa, avevamo
appena saputo del suo... del suo incidente.
Chi ve l'ha detto?
Lei alz le spalle. Be',  una voce che  corsa subito...
Quale voce?
Che le era andato male un raschiamento.
Sa chi gliel'ha fatto?
Hanno pizzicato un medico, non so chi, rispose Bubbles,
ma lei, questo, lo sa.
S.
Be', dev'essere stato lui, osserv, alzando le spalle, e scost
dal viso i lunghi capelli neri. Aveva una pelle molto bianca.
Per... per non lo so.
Cosa vuol dire?
Be', Karen non era mica scema. Aveva una lista di uomini,
non era la prima volta, per lei. Anche l'estate scorsa...
Un aborto?
Appunto. Dopodich era proprio a terra. Si  fatta un po'
di droga, due bei viaggetti che l'hanno conciata male. Doveva
aver avuto un'esperienza disgustosa, perch la droga le provocava
degli incubi terribili. Noi non volevamo che la prendesse,
dopo l'aborto, almeno per un po' di tempo; ma lei ha
voluto a tutti i costi...
E cio?
Una volta  diventata una furia, ha buttato all'aria tutta
la stanza, urlando a squarciagola che vedeva sangue dappertutto,
che i muri erano coperti di sangue. Diceva che le finestre
erano bambini che diventavano neri e poi morivano. Una
cosa terribile.
E voi cos'avete fatto?
Abbiamo cercato di aiutarla. Che cos'altro potevamo fare?
Bubbles allung una mano sul tavolo, prese una brocca e
una specie di occhialino di fil di ferro: poi scosse l'occhialino
dal quale si sprigion una nuvola di bolle di sapone che ondeggiarono
nell'aria e ricaddero dolcemente a pioggia. Lei le
guardava cadere ed esplodere sul pavimento, ad una ad una.
Davvero terribile, ripet.
Chi l'aveva fatta abortire, l'estate scorsa? domandai.
Bubbles scoppi a ridere. Questo poi non lo so.
Com' andata?
Bah, c'era rimasta. Poi ci aveva detto che voleva liberarsene;
 stata via un pomeriggio intero ed  tornata a casa
felice e contenta.
Nessuna conseguenza?
Nessuna, e proiett in aria un altro grappolo di bolle
guardandole poi ricadere a terra. Assolutamente nessuna.
Mi scusi un istante.
And in cucina, si vers un bicchiere d'acqua e lo mand
gi insieme a una pillola.
L'effetto stava sfumando, sa!
Che cos'era?
Una bomba!
Una bomba?
Ma s, esclam spazientita, come diavolo la chiama,
lei? Amfetamina? Metedrina?
E la prende sempre?
Eccolo qui il solito dottore, buono soltanto a far domande!
E torn a scostarsi i capelli dal viso.
Dove se la procura, la metedrina?
Avevo visto la capsula. Era una capsula di cinque milligrammi,
e la maggior parte di quelle a mercato nero sono da
un milligrammo.
Lei non sa niente, va bene? mi rispose. Lei non sa
niente. Niente!
Se non dovevo sapere niente, perch l'ha presa proprio davanti
al mio naso?
Ed  anche un ficcanaso!
Solo curioso.
Era tutta scena, la mia, rispose.
Pu darsi.
Pu darsi! ripet lei ridendo.
Ne prendeva anche Karen?
Karen prendeva di tutto, sospir Bubbles. Di solito se
la iniettava.
Evidentemente avevo assunto un'espressione perplessa perch
lei incominci ad armeggiare con le dita intorno al cavo
del gomito, nel gesto di chi fa un'iniezione endovenosa.
Non lo fa nessuno, ma Karen s.
I suoi viaggi... incominciai.
LSD. Una volta, DMT.
E dopo come si sentiva?
Da cani. Completamente bruciata, con i fili tagliati. Dei
viaggi orrendi. Ma proprio orrendi, le dico.
Ed  rimasta in quello stato?...
S, per tutta l'estate. Non ha pi fatto l'amore con un
ragazzo per il resto dell'estate. Come se avesse avuto paura.
Ne  sicura?
Sicurissima.
Diedi un'occhiata in giro: Dov' Angela? domandai.
 fuori.
Dov' andata? Vorrei parlarle.
Anche lei ha bisogno di parlarle, adesso.
Qualche guaio?
No.
Vorrei parlarle.
Bubbles alz le spalle. Le parli pure, se le riesce di trovarla.
Dov' andata?
 uscita, gliel'ho detto.
Mi hanno detto che  un'infermiera, dissi.
 vero. Lei ha...
A questo punto la porta si apr e una ragazza d'alta statura
si precipit nella stanza, dicendo: Non mi riesce di trovarlo
in nessun posto, quel bastardo; si nasconde, quello schifoso...
Quando si accorse di me, smise di colpo di parlare.
Ehi, Ang, disse Bubbles, questo brav'uomo  venuto
a trovarti. E fece un cenno verso di me.
Angela Harding and a buttarsi sul divano e accese una sigaretta.
Indossava un vestito nero cortissimo, calze nere a rete
e un paio di stivali neri di vernice. I capelli erano lunghi e
neri, il volto duro di una bellezza classica, dai contorni marcati
come il volto di una statua. Il volto di una modella. Non
aveva per nulla il fisico di una infermiera.
Dunque, lei  quello che vuole sapere le faccende di Karen?
Feci un cenno di assenso.
Avanti, si sieda e venga al sodo.
Senti, Ang, disse Bubbles, io non gli ho detto che...
Bubbles, portami una coca, per favore, disse Angela.
Bubbles and in cucina.
Ne vuole una anche lei?
No, grazie.
Lei alz le spalle. Come vuole lei. Aspir una boccata
di fumo, poi spense la sigaretta. Si muoveva in fretta, ma
composta, il viso calmo e disteso. Abbass la voce: Non volevo
parlarle di Karen davanti a Bubbles.  gi abbastanza
sospettosa.
Per via di Karen?
S, erano molto amiche.
E lei?
Be', non come loro due.
Come mai?
Dapprincipio mi aveva fatto colpo. Una ragazza simpatica,
un po' fanatica, ma divertente. S s, mi aveva fatto
proprio colpo. Cos avevamo deciso di andare ad abitare
insieme: lei, Bubbles, e io. Poi Bubbles  andata a stare con
Superhead e mi ha piantata con Karen. Non era tanto facile.
Perch?
Perch era una svitata.
Non  vero! interloqu Bubbles, che tornava in quel
momento con la coca cola.
Non con te, per te aveva un debole.
Ce l'hai con lei solo perch...
Ma certo, certo! Angela scosse il capo e spost le sue
lunghe gambe; poi si rivolse a me: Sta parlando di Jimmy.
Jimmy era un assistente volontario di ostetricia.
Lei prestava servizio in ostetricia?
S. Jimmy e io filavamo insieme. Era bello. Molto bello.
Finch  arrivata Karen.
Angela accese un'altra sigaretta, evitando di guardarmi.
Non si capiva se stesse parlando a me o a Bubbles. Era chiaro
che non andavano d'accordo.
Non immaginavo che si sarebbe comportata cos, riprese
Angela. Almeno, non la mia compagna di camera!
Voglio dire, ci sono certe regole che...
Jimmy le piaceva, disse Bubbles.
Gi, le piaceva! Credo di s, per il solito turno di settantadue
ore!
Si alz e prese a camminare su e gi per la camera. Il vestito
le arrivava a malapena a met coscia. Era molto bella,
molto pi bella di Karen.
Non sei onesta, disse Bubbles.
E nemmeno ci tengo a esserlo!
Sai benissimo che non hai detto la verit. Lo sai che
Jimmy...
Io non so niente, l'interruppe Angela. So solo che
adesso Jimmy sta terminando la sua specializzazione a Chicago
e che io non sono con lui. Forse, se fossi stata...
Forse, disse Bubbles.
Forse cosa? domandai io.
Oh, piantiamola! esclam Angela.
Quando l'ha vista, l'ultima volta?
Non mi ricordo bene, credo in agosto. Prima che andasse
al college.
Non l'ha vista, domenica?
No, rispose, continuando a misurare la camera a grandi
passi. No.
Strano. Alan Zenner l'ha vista domenica.
Chi?
Alan Zenner, un suo amico.
Ah!
L'ha vista, e lei gli ha detto che sarebbe venuta qui, da
queste parti.
Angela e Bubbles si scambiarono un'occhiata e Bubbles
esclam: Quella sporca...
Perch? Non  vero? domandai.
No, rispose Angela seccamente, non s' fatta vedere.
Ma lui ha detto proprio cos...
Si vede che ha cambiato idea. Le capitava spesso di cambiar
parere. Cambiava idea cos spesso che c' da chiedersi
se avesse delle idee vere e proprie.
Senti, Ang... disse Bubbles.
Mi porti un'altra coca, per favore?
Non era possibile sbagliarsi sul tono imperioso della voce.
Bubbles ubbid docilmente, e and a prendere la seconda coca.
Bubbles  tanto cara, disse Angela, ma  un po' infantile.
Le piacciono le storie a lieto fine: ecco perch  cos
addolorata per quello che  capitato a Karen.
Capisco.
Smise di camminare e venne a piantarsi davanti a me, il
suo corpo immoto si fece a poco,a poco rigido e freddo come
un pezzo di ghiaccio.
C'era qualcosa, in particolare, che voleva chiedermi?
Semplicemente se aveva visto Karen.
La mia risposta  no. Glielo ripeto.
Mi alzai. Bene. Allora, tanti saluti e grazie.
Angela fece un cenno di saluto. Mentre uscivo, udii Bubbles
che diceva: Se n' andato?
Sta' zitta, rispose Angela.


Capitolo 2.

Poco prima di mezzogiorno, telefonai allo studio di Bradford.
Mi dissero che uno dei loro avvocati, un certo George
Wilson, aveva assunto la difesa del dottor Lee; poi mi misero
in comunicazione con questo Wilson, che sembrava abbastanza
sicuro di s. Combinammo di vederci alle cinque per un drink.
Ma non al Trafalgar Club; in un bar del centro, il Crusher
Thompson.
Dopodich feci colazione in un drive-in e lessi i giornali del
mattino. La faccenda dell'arresto di Art era diventata di pubblico
dominio, dilagando sulle prime pagine dei giornali, anche
se non era stata posta in relazione con la morte di Karen
Randall. C'era anche una fotografia di Art: un sadico dagli
occhi cerchiati, la bocca contorta in una smorfia sinistra e i
capelli scarmigliati.
Gli articoli non dicevano gran che; niente pi di uno scarno
resoconto dei fatti che avevano portato all'arresto di Art. Del
resto, non c'era nessun bisogno di dir molto: la fotografia era
di per s piuttosto eloquente. Molto furbi, loro: non si pu
mica sporger denuncia per una fotografia mal riuscita!
Dopo aver mangiato, fumai una sigaretta e cercai di raccogliere
le idee. Non avevo cavato un ragno dal buco, le descrizioni
di Karen erano troppo contraddittorie, troppo vaghe,
e non ero riuscito a farmi un'idea chiara di lei n di quello
che avrebbe potuto fare, soprattutto se effettivamente era arrivata
a Boston incinta e decisa ad abortire.
Alla una, ritelefonai a Murphy. Fu lui a rispondere.
Societ Ormoni.
Ciao, Murphy. Novit?
Su Karen Randall?
Murphy, hai svolto qualche indagine personale?
Non proprio. Poco fa ha telefonato Weston dal City. Voleva
sapere se mi avevi portato un campione di sangue.
Tu cosa gli hai risposto?
Di s.
E lui?
Ha voluto sapere i risultati. Glieli ho detti.
Quali sono, i risultati?
Tutti i tassi ormonici e metabolici escretivi sono bassissimi.
 assolutamente impossibile che fosse incinta.
Bene, dissi, grazie.
Murph aveva portato il suo contributo alla mia teoria: non
era molto, ma sempre meglio che niente.
Allora, John: vuoi spiegarmi?
Adesso, no.
Me l'hai promesso.
Lo so, ma adesso non posso.
Sapevo che finiva cos. Sarah non me la perdoner mai.
Sarah, sua moglie, viveva di pettegolezzi.
Mi dispiace, ma proprio non posso.
Proprio una bella porcheria da fare a un vecchio amico!
Mi dispiace.
Se Sarah chieder il divorzio, ti chiamer in causa come
correo.


Capitolo 3.

Arrivai al Mallory alle tre, e m'imbattei subito in Weston,
che mi rivolse un acido sorriso di saluto. Aveva l'aria stanca.
Cos'ha trovato? domandai.
Non era incinta, tutto negativo.
Ah, s?
Gi. Prese la cartella contenente il rapporto di laboratorio
e vi batt sopra un dito. Non c' dubbio.
Ho telefonato qui poco fa, e mi hanno detto che la diagnosi
parlava di gravidanza al terzo mese.
Con chi ha parlato? domand Weston con aria circospetta.
Con una segretaria.
Dev'esserci stato un equivoco.
Credo anch'io.
Mi tese la cartella: Vuol dare un'occhiata anche ai vetrini?
S, grazie.
Andammo nella sala di lettura degli anatomo-patologi, un
lungo locale diviso in tanti piccoli settori, ove gli anatomopatologi
tenevano i loro microscopi e i loro vetrini, e scrivevano
i rapporti sulle autopsie.
Ecco, disse Weston, indicandomi una scatola di vetrini.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa. Quando avr finito
di esaminarli, passi da me. Poi se ne and.
Sedetti davanti al microscopio, accesi la luce e mi misi al
lavoro. Nella scatola c'erano trenta vetrini degli organi principali,
di cui sei soltanto dell'utero. Incominciai da questi.
Fu subito evidente che la ragazza non era incinta. L'endometrio
non era iperplastico; se mai, appariva inattivo e atrofico,
con sottili strati proliferativi, poche ghiandole e una
vascolarit ridotta. Per maggior sicurezza, esaminai anche gli
altri vetrini: tutti uguali, a parte il fatto che alcuni contenevano
dei trombi dovuti al raschiamento.
Che cosa significava tutto questo? Significava che la ragazza
non era incinta, ma era convinta di esserlo; quindi doveva
aver subito un'interruzione del flusso mestruale. Il che poteva
spiegare l'aspetto inattivo dell'endometrio. Ma qual era la
causa dell'interruzione del mestruo?
Quando il soggetto  una ragazza molto giovane, viene subito
fatto di pensare a fattori neurogenici. La preoccupazione
e l'agitazione per l'inizio dell'anno scolastico e il mutamento
d'ambiente, sarebbero potuti essere la causa di una temporanea
interruzione delle mestruazioni; ma non per tre mesi, e
non con l'accompagnamento di manifestazioni come l'obesit,
la crescita di peluria, eccetera.
Poi bisognava considerare l'eventualit di disordini ormonici.
Sindromi adreno-genitali virilizzanti, Stein-Leventhal, irradiazioni.
Per vari motivi sembravano ipotesi da scartare, ma
era meglio dare egualmente un'occhiata.
Esaminai il vetrino delle ghiandole surrenali: c'era un'evidente
atrofia corticale, soprattutto nelle cellule della zona
fascicolare. L'area glomerulosa appariva normale.
Dunque, niente sindromi virilizzanti n tumore surrenale.
Poi esaminai le ovaie. Qui, il mutamento era pi evidente.
I follicoli erano piccoli, immaturi e avvizziti. Come gi l'endometrio
uterino, anche questi organi sembravano inattivi.
Dunque, niente Stein-Leventhal n tumore ovarico.
Finalmente esaminai il vetrino della tiroide. Anche a basso
ingrandimento, la tiroide ra manifestamente atrofica, con i
follicoli raggrinziti e le cellule delimitanti appiattite. Un caso
di ipotiroidismo patente.
Ecco perch la tiroide, le ghiandole surrenali e le ovaie erano
atrofiche. La diagnosi era chiara, anche se l'eziologia non
lo era. Aprii la cartella e lessi il rapporto ufficiale. Lo aveva
redatto Weston, nel suo consueto stile esplicito e asciutto.
Nelle osservazioni microscopiche aveva scritto che l'endometrio
presentava un aspetto anormale, ma rispetto alle altre
ghiandole faceva questa osservazione: L'aspetto  normale;
qualche perplessit circa precedenti alterazioni atrofiche.
Chiusi la cartella e andai da Weston.
Lo studio era ampio, molto ordinato, con le pareti rivestite
di libri. Weston era seduto a una vecchia scrivania di legno
massiccio e stava fumando una pipa di radica bianca che gli
conferiva un aspetto dotto ed austero.
Qualcosa non va? mi domand.
Esitai. Mi stavo chiedendo se per caso volesse nascondere
la verit, e si fosse unito a quelli che si scagliavano contro Art.
Ma era assurdo; alla sua et e con la sua reputazione, non
poteva essersi venduto. E poi non era un intimo dei Randall,
e quindi non avrebbe avuto alcun motivo per falsificare il
rapporto ufficiale.
S, risposi alla fine. Sa, pensavo alla sua diagnosi microscopica...
Emise tranquillamente una boccata di fumo. Ah, s?
Gi. Ho appena finito di esaminare i vetrini. Mi sembrano
tutti atrofici. Pensavo che forse...
Bene, John, interruppe lui con un risolino. So benissimo
cosa vuol dirmi, e cio che farei bene a riesaminarli. 
un'autopsia importante, questa, e l'ho eseguita con tutto lo
scrupolo possibile. Li ho riesaminati, due volte. La prima volta
la pensavo come lei: e cio che esistesse un
panipopituitarismo a carico dei tre organi-bersaglio: tiroide, ghiandole surrenali
e gonadi. Ne ero pienamente convinto, cosicch sono
passato a riesaminare gli altri organi. Come lei stesso ha potuto
constatare, non presentano disfunzioni patenti.
Questo potrebbe essere il riflesso di una situazione recente,
osservai.
Proprio cos. Ed  questa la difficolt. Sarebbe stato bene
dare un'occhiata al cervello, per vedere se sussistesse un neoplasma
o un infarto. Ma non  stato possibile, il corpo  stato
cremato stamattina.
Ah!
Lui mi sorrise: Si sieda, John, m'innervosisce vederla in
piedi. Dunque, ho dato un'occhiata agli altri organi; poi ho
riesaminato i vetrini. Questa volta ero un po' meno sicuro di
prima; insomma, non ero del tutto convinto. Cos, sono andato
a ripassarmi certi vecchi casi di panipopituitarismo, e poi
per la terza volta ho riesaminato i vetrini del caso Randall.
A questo punto la mia diagnosi di disfunzione ipofisaria non era
pi sicura: pi guardavo i vetrini, pi mi sentivo perplesso.
Avevo bisogno di qualche prova d'appoggio: non so, patologia
cerebrale, raggi X, ormoni del sangue. Allora ho telefonato
a Jim Murphy.
Ah, s?
S. La pipa gli si era spenta. Weston la riaccese subito.
Immaginavo che lei aveva prelevato quel campione di sangue
per far eseguire gli esami sull'estradiolo, cosa che poteva
fare soltanto Murphy. Volevo sapere se aveva anche deciso
di far fare degli altri esami sui tassi ormonali, tipo TSH, AGTH,
T4. Insomma, tutti gli esami possibili.
Perch non ha telefonato a me?
Le ho telefonato, ma in laboratorio non sapevano dov'era.
Mi rilassai. Le considerazioni di Weston erano perfettamente
sensate.
Tra l'altro, continu, ho saputo che tempo fa Karen
Randall aveva fatto delle radiografe craniche. Ne sa qualcosa,
lei?
S, ma non rivelano niente. Tutto negativo.
Peccato! sospir Weston.
Per qualcosa d'interessante c'.
Che cosa?
Le radiografie erano state fatte perch Karen lamentava
un offuscamento della vista.
John, conosce la causa pi comune degli offuscamenti
della vista? sospir lui.
No.
Mancanza di sonno! disse Weston spostando la pipa in
un angolo della bocca e stringendola fra i denti. Cosa farebbe
al mio posto? Una diagnosi basata su un disturbo che
dalle lastre risulta negativo?
Per i vetrini suggeriscono un'ipotesi.
Appunto. Solo un'ipotesi. Scosse lentamente il capo. 
gi un caso abbastanza complicato, John. Non voglio complicarlo
ancora di pi buttando l una diagnosi che non posso sostenere.
Dopotutto, potrei esser chiamato a risponderne in tribunale.
Ma preferisco non rischiare la mia testa; se l'accusa
o la difesa vorranno far riesaminare il materiale da un anatomo-patologo
e tagliare poi la testa a lui, faccia pure, il materiale
 a disposizione di chiunque desideri vederlo. Ma non
sar io a farlo. Sono anni che bazzico per i tribunali, e una
cosa, se non altro, l'ho imparata.
E cio?
Non bisogna mai assumere una posizione se non si  pi
che certi di poterla tenere. Il che, prosegu sorridendo, pu
sembrare un consiglio adatto a uno stratega. Si ricordi, per,
che un'aula di tribunale altro non  che un campo di battaglia,
anche se vi si combatte educatamente.


Capitolo 4.

Dovevo andare da Sanderson. Glielo avevo promesso, e ora
avevo urgente bisogno del suo parere. Ma quando entrai nell'atrio
del Lincoln Hospital, m'imbattei in Harry Fallon.
Stava sgattaiolando gi per un corridoio con indosso un impermeabile
e un cappello calato fin sopra gli occhi. Harry 
un internista che svolge una vasta attivit suburbana, a Newton.
In passato  stato attore e in un certo senso ha qualcosa
del clown. Lo salutai, e lui si port lentamente una mano alla
tesa del cappello. Aveva gli occhi iniettati di sangue, il volto
terreo.
Ho il raffreddore!
Ti sei fatto vedere da qualcuno?
S, da Gordon, uno specializzando. Tir fuori un kleenex
e si soffi rumorosamente il naso.
Scoppiai a ridere. Sembra che tu abbia inghiottito un
pacco di ovatta!
Grazie, ma non c' proprio niente da ridere.
Aveva ragione. Tutti i medici che esercitano la libera professione
hanno paura d'ammalarsi: anche un piccolo raffreddore
 considerato di grave nocumento per quello che loro
chiamano il rapporto con il paziente; per non parlare delle
malattie pi gravi che vengono tenute accuratamente nascoste.
Quando il vecchio Henley svilupp una glomerulonefrite
cronica, fece i salti mortali per evitare che i suoi pazienti lo
venissero a sapere: andava dal medico in piena notte, guardandosi
intorno furtivo come un ladro.
Non mi sembra un raffreddore molto forte, osservai.
Ah, no? Questa  bella! E Fallon torn a soffiarsi il
naso, cavandone un suono prolungato: qualcosa a mezza via
tra una sirena nella nebbia e l'urlo di un ippopotamo agonizzante.
Da quanto tempo l'hai, questo raffreddore?
Da due giorni, due maledetti giorni. I miei pazienti se ne
sono accorti.
E cosa prendi per fartelo passare?
Grog bollenti. Sono la cosa migliore contro i virus. Ce
l'hanno tutti con me, John. Oggi ho preso anche una multa.
Come, una multa?
S, per sosta vietata in doppia fila!
Scoppiai a ridere. Ma intanto uno scatto s'era prodotto nella
mia mente, come se avessi scoperto qualcosa che non riuscivo
a ricordare: qualcosa che mi sfuggiva. Una faccenda
piuttosto irritante.
Trovai Sanderson nella libreria del laboratorio. La libreria
 un locale quadrato, stipato di sedie pieghevoli, con un proiettore
e uno schermo. Qui infatti hanno luogo le conferenze di
anatomopatologia accompagnate da proiezioni delle autopsie
pi interessanti: il che accade cos spesso che praticamente 
impossibile venire a consultare un testo.
Sugli scaffali erano posate delle scatole contenenti tutti i
rapporti delle autopsie eseguite al Lincoln Hospital dal 1923,
anno in cui le cartelle incominciavano a essere un po' pi
decenti. Prima di allora, nessuno aveva un'idea chiara delle
cause che avevano determinato la morte di moltissime persone;
ma, col progredire della medicina e della conoscenza del
corpo umano, tali informazioni sono diventate di vitale importanza.
Prova ne sia, l'aumento progressivo del numero delle
autopsie: i rapporti autoptici fino al 1923 sono tutti raccolti
in una piccola scatola; ma quelli annuali, a partire dal 1965,
riempiono da soli una mezza scansia. Attualmente, oltre il settanta
per cento dei pazienti che muoiono in ospedale viene
sottoposto ad autopsia, e si pensa, anzi, di microfilmarle per
guadagnare spazio.
In un angolo del locale c'erano una caffettiera elettrica, un
barattolo di zucchero, delle tazze di cartone accatastate e un
cartello che diceva: 5 cent la tazza. Sulla parola. Sanderson
stava armeggiando con la caffettiera, nel tentativo di farla
funzionare. Quella caffettiera era tutta una scommessa: nessuno,
si diceva, poteva permettersi di ultimare il proprio internato
al Lincoln prima di essere riuscito a farla funzionare.
Un giorno o l'altro, brontol Sanderson, finir fulminato
da questo maledetto arnese! Infil la spina nella presa
elettrica e la caffettiera incominci a scoppiettare in modo assai
poco rassicurante. S, fulminer me o qualche altro povero
bastardo. Panna e zucchero?
S, grazie.
Riemp due tazze, tenendo la caffettiera il pi lontano possibile.
Sanderson notoriamente era un disastro, con tutte le
cose d'ordine meccanico. Aveva una percezione straordinaria,
quasi istintiva del corpo umano e del suo funzionamento; quando
invece non si trattava di carne e ossa, ma di oggetti meccanici,
elettrici e d'acciaio, li sentiva al di sopra delle sue forze.
Viveva nel continuo terrore che l'automobile, il televisore
o il giradischi si guastassero: li considerava tutti dei traditori,
dei disertori potenziali.
 un uomo grande e grosso, che ai suoi tempi  stato uno
dei pi forti vogatori di Harvard. Ha gli avambracci e i polsi
grossi quanto i polpacci di un individuo normale e un volto
solenne e meditabondo; potrebbe essere un giudice o un campione
di poker.
Hai saputo qualcosa di nuovo, da Weston? mi domand.
No.
Non mi sembri soddisfatto.
Di' pure che sono preoccupato!
Sanderson scosse il capo. Credo che tu te la stia prendendo
con chi non c'entra. Weston non  certo il tipo che falsifica
un rapporto autoptico; se ha detto che era incerto sulla diagnosi,
vuol dire che lo era davvero.
Perch non di anche tu un'occhiata ai vetrini?
Lo farei volentieri, ma sai che non  possibile.
Aveva ragione. Se fosse capitato al Mallory e avesse chiesto
di esaminare i vetrini, Weston avrebbe preso la cosa come un
insulto personale; ed era proprio quello che non doveva assolutamente
succedere.
Forse, se ti chiedesse... arrischiai.
E perch dovrebbe?
Non lo so.
Weston ha compilato e firmato la sua diagnosi. La questione
 chiusa, a meno che non salti fuori durante il processo.
Mi sentii perduto. Fino a quel momento mi ero sentito sicuro
che non ci sarebbe stato nessun processo. Un processo,
foss'anche con formula di assoluzione, avrebbe compromesso la
posizione e il prestigio professionale di Art. Bisognava evitarlo
ad ogni costo.
Continui a pensare a un panipopituitarismo? chiese Sanderson.
S.
E l'eziologia?
Neoplasma, credo.
Adenoma?(1)
Credo di s. Forse un faringioma cranico.
Di formazione recente?
Per forza: le lastre di quattro mesi fa erano negative.
Nessun segno d'ipertrofia o erosione della sella turcica. Per
lamentava disturbi alla vista.
E se fosse stato uno pseudotumore?
Lo pseudotumore cerebrale  un disturbo delle donne e dei
bambini in tenera et. I pazienti presentano i sintomi di un
tumore senza effettivamente averlo. Il fenomeno  collegato
all'interruzione di una terapia steroidea; talvolta ne sono colpite
le donne che prendono pillole contraccettive, ma per
quanto io ne sapevo, Karen non ne prendeva.
Raccontai tutto a Sanderson.
 un guaio non avere vetrini del cervello! osserv.
Gi.
D'altra parte, c' stato un Aborto, non bisogna dimenticarselo.
Lo so, ma questo  solo un'altra prova che non pu essere
stato Art. Art non l'avrebbe mai fatta abortire senza prima
farle il test della coniglia, che naturalmente sarebbe risultato
negativo.
Nel migliore dei casi,  solo una prova circostanziale.
Lo so, ma  sempre qualcosa. Un inizio.
Esiste un'altra possibilit, osserv Sanderson. Supponiamo
che la persona che l'ha fatta abortire si sia fidata della
parola della ragazza.
Aggrottai la fronte. Non capisco. Art non la conosceva,
non l'aveva mai vista, non avrebbe mai...
Non sto pensando ad Art, disse Sanderson, guardando
per terra, come se un pensiero improvviso lo turbasse.
Che cosa vuoi dire?
Be',  soltanto un'ipotesi...
Aspettavo.
Detesto rimestare nel torbido, lo hanno gi fatto abbastanza
gli altri!
Continuavo a tacere.
Non lo sapevo, continu, pensavo di saperne abbastanza,
di simili faccende, ma questa l'ho saputa soltanto oggi.
Come puoi immaginare, l'intera classe medica  in gran fermento.
La figlia di J. D. Randall muore per un aborto: capirai,
 impossibile farli parlare d'altro, sospir. Comunque,
riprese poi, una delle mogli ha detto qualcosa alla
mia; non so se sia vero, per.
Non volevo forzarlo a parlare, preferivo lasciargli tutto il
tempo che voleva. Accesi una sigaretta e aspettai con pazienza.
Forse  soltanto un pettegolezzo. Non riesco a spiegarmi
come mai non mi sia arrivato prima alle orecchie.
Cosa? domandai finalmente.
Peter Randall. Anche Peter  un abortista. Zitto zitto, piano
piano, ma lo .
Cristo! esclamai, lasciandomi cadere su una sedia.
Incredibile, vero?
Mi accesi un'ennesima sigaretta, e intanto riflettevo. J. D.
sapeva che il fratello era un abortista? E se lo sapeva, pensava
che fosse stato lui e ora stava tentando di coprirlo? Chiss se
alludeva a questo quando aveva detto che si trattava di un
affare di famiglia? E se le cose stavano cos, perch avevano
coinvolto Art?
Innanzitutto, perch Peter avrebbe fatto abortire la ragazza?
Sapeva che il suo quadro clinico non era troppo chiaro,
e d'altra parte era un medico abbastanza abile per pensare a
un tumore ipofisario. Se la ragazza fosse andata a dirgli che
era incinta, gli sarebbero certo venuti in mente i disturbi visivi
di cui s'era lamentata, e le avrebbe fatto fare le analisi.
Non  stato Peter, conclusi.
Forse, la ragazza ha insistito. Pu darsi che avesse fretta;
in fondo aveva a disposizione soltanto i due giorni del weekend.
No, non si sarebbe lasciato convincere.
Ma lei era di famiglia.
Era isterica, risposi, ricordandomi la descrizione che
ne aveva fatto Peter.
Sei proprio certo che non sia stato lui? domand Sanderson.
No, dovetti ammettere.
Supponiamo che sia stato lui, e supponiamo che la signora
Randall lo sapesse, o glielo avesse detto la ragazza,
mentre stava per morire dissanguata. Cos'avrebbe fatto la signora
Randall? Avrebbe accusato il cognato, forse?
Capivo dove voleva arrivare. Di questo passo si sarebbe potuto
spiegare uno degli aspetti enigmatici della faccenda, e
cio il motivo per il quale la signora Randall aveva chiamato
la polizia. Ma non mi piaceva, e glielo dissi.
Non ti va perch Randall ti piace!
Pu darsi.
Ma non puoi permetterti di escluderlo dalla lista dei
sospetti: n lui n qualsiasi altro. Sai dov'era, domenica scorsa?
No.
Nemmeno io, ma penso che varrebbe la pena di scoprirlo.
No, dissi, non credo che sia stato Peter; e se anche
fosse stato lui non avrebbe mai combinato un simile pasticcio.
Come nessun altro medico professionista, del resto.
Stai pregiudicando il caso?
Senti, se pu averlo fatto Peter, cos, senza analisi preventiva,
allora potrebbe averlo fatto anche Art.
Gi, disse Sanderson pacatamente, gi; ci avevo pensato
anch'io.

Note.
1. L'adenoma cromofobo  il pi comune fra i tumori ipofisari. Ha
decorso lento con esito non letale in un numero abbastanza rilevante
di casi; ma comprime il nervo ottico provocando cos disturbi visivi.
Inoltre pu dar luogo a disfunzioni endocrine.


Capitolo 5.

Quando mi congedai da Sanderson ero molto irritato, senza
sapere esattamente perch. Forse aveva ragione lui, forse
io tentavo irragionevolmente di cristallizzarmi su certi punti
di vista, ostinarmi a credere in certe persone e in certe cose.
Ma c'era dell'altro: in caso di azione legale, avrebbe potuto
saltar fuori che Sanderson ed io continuavamo a imbrogliare
il comitato di controllo, e che eravamo implicati nella
faccenda n pi n meno come Art. Non ne avevamo parlato,
ma io lo avevo pensato e certo lo aveva pensato anche lui; il
che dava luogo a una diversa interpretazione dei fatti.
Sanderson aveva ragione: avremmo potuto buttare Peter
Randall allo sbaraglio, ma in una simile ipotesi non avremmo
mai potuto dire se lo avessimo fatto perch convinti della sua
colpevolezza, o perch era un espediente volto a salvare un
innocente.
Ma ci saremmo sempre domandati se in realt lo avevamo
fatto solo per mettere a riparo noi stessi.
Prima di continuare, dovevo assolutamente saperne qualcosa
di pi. La tesi di Sanderson non considerava il problema
se la signora Randall sapesse effettivamente che era stato Peter
Randall, o se soltanto lo sospettava.
E poi s'affacciava un altro interrogativo: se la signora
Randall sospettava che fosse stato Peter, e desiderava che non venisse
arrestato, perch aveva fatto proprio il nome di Art?
Che ne sapeva di Art?
Art Lee  sempre stato prudente e circospetto; non  mai
stato sulla bocca di tutte le donne incinte di Boston,  conosciuto
da pochi medici generici e da un numero di pazienti
relativamente ristretto. Per giunta ha sempre scelto con cura
la sua clientela.
Come aveva fatto la signora Randall a sapere che praticava
aborti? Una sola persona poteva rispondermi, ed era Fritz
Werner.
Fritz Werner abitava in Beacon Street. Disponeva di una
grande casa tutta per s, con il pianterreno adibito a studio:
un'anticamera, pi un altro locale comodo e spazioso, con
scrivania, poltrona, divano e biblioteca. Gli altri due piani
comprendevano l'abitazione vera e propria. Salii direttamente
al secondo ed entrai nel soggiorno, che trovai immutato: un
grande tavolo accanto alla finestra, coperto di penne, pennelli,
album da disegno, pastelli; alle pareti erano appesi disegni di
Picasso e di Mir, una truce figura di T. S. Eliot e un ritratto
informale di Marianna Moore che parlava con Floyd Patterson.
Fritz era seduto in una poltrona massiccia. Indossava un
paio di pantaloni sportivi e un maglione pi largo che lungo.
Alle orecchie aveva una cuffia d'ascolto, e in bocca un grosso
sigaro. Piangeva. Quando mi vide si asciug gli occhi liberandosi
della cuffia d'ascolto.
Ah, John, conosci la musica di Albinoni?
No.
Allora non conosci neanche l'adagio.
Credo proprio di no.
Mi rende sempre pi malinconico! disse, passandosi il
fazzoletto sugli occhi. Una malinconia terribile, davvero. 
cos triste, cos dolce! Siediti, siediti.
Sedetti. Fritz chiuse il giradischi stereofonico, lev il disco,
lo spolver con cura e alla fine lo infil nella custodia.
Sei stato gentile a venire. Com' andata, oggi?
Una giornata interessante.
Sei passato da Bubbles?
S.
Come l'hai trovata?
Confusa. Una pasticciona.
Che elementi hai per dirlo?
Non analizzarmi, Fritz; bada che io non pago il conto
del dottore.
Ah, no?
Parlami di Karen Randall, dissi.
Brutta storia, John.
Adesso mi sembri Charlie Frank.
Charlie Frank  un fesso integrale! Fra parentesi, ti ho
detto che ho un nuovo amico?
No.
 una creatura meravigliosa, molto divertente. Bisogna
che te ne parli un giorno o l'altro.
Karen Randall, dissi, per riportarlo sull'argomento della
conversazione.
Ma certo! Respir profondamente. Tu non la conoscevi,
John. Non era quel che si dice una cara ragazza; no,
questo no. Era meschina, bugiarda, sgradevole, estremamente
nervosa. Al limite della psicosi, per essere esatti.
And in camera da letto, e strada facendo si sfil il maglione.
Lo seguii e stetti a guardarlo mentre s'infilava una camicia
pulita e si annodava una cravatta.
Aveva dei problemi di natura sessuale, l'eredit di un'infanzia
repressa. Colpa dei genitori, beninteso. Il padre non 
certo l'uomo pi equilibrato del mondo, tant' vero che ha
sposato quella donna. La conosci?
L'attuale signora Randall?
Gi. Una donna spaventosa. E Werner rabbrivid, mentre
s'annodava la cravatta allo specchio.
Hai mai conosciuto Karen?
Disgraziatamente, s. Conoscevo abbastanza bene i suoi
genitori. Li avevo conosciuti al party della baronessa di... Una
serata favolosa, indimenticabile...
Parlami di lei, lo interruppi.
Fritz sospir. Quella Karen doveva le proprie nevrosi ai
genitori; in un certo senso era la proiezione delle loro peggiori
fantasie.
Cosa vuoi dire?
Voleva rompere le tradizioni: non avere remore sessuali,
non curarsi di quello che pensa il prossimo, frequentare la gente
sbagliata, sempre con propositi sessuali, tipo atleti e negri.
Gente cos, insomma.
 sempre stata una tua paziente?
Grazie a Dio, no, disse Werner sospirando. A un certo
punto me l'avevano proposto, ma io ho rifiutato. Allora avevo
gi tre adolescenti tra i miei malati, e francamente ne avevo
pi che a sufficienza.
Chi te l'aveva chiesto?
Peter, logicamente.  l'unico della famiglia che abbia la
testa sulle spalle.
E gli aborti di Karen?
Aborti? Quali aborti?
Andiamo, Fritz!
Werner apr un armadio a muro e ne trasse una giacca sportiva
che indoss, lisciandone i risvolti. La gente non riesce
a capire, disse, che si tratta sempre dello stesso ciclo, un
quadro tipico, familiare, come quello dell'infarto del miocardio.
Quadro, sintomi e risultato: sempre gli stessi. Un figlio
ribelle sceglie sempre il punto debole dei genitori, lo attacca
con estrema sicurezza: infatti non sbaglia mai e incomincia a
sfruttarlo sistematicamente. Quanto alla punizione, deve riguardare
anch'essa lo stesso punto debole.  una questione
di coerenza: se qualcuno ti parla in francese devi per forza
rispondere in francese.
Non capisco.
Per una ragazza come Karen, la punizione era importante.
Voleva essere punita, e la punizione, come la ribellione,
doveva essere di natura sessuale. Voleva provare i dolori del
parto che l'avrebbero compensata della rottura con la famiglia,
con la societ, con la morale comune... Dylan l'ha detto
bene: aspetta, devo avere quella poesia, da qualche parte.
E Werner prese a rovistare in uno scaffale.
Non importa, dissi.
No, no, val la pena. Ti piacer. Continu a cercare ancora
per un poco, poi si lev in piedi. Non riesco a trovarla.
Be', non importa. Il fatto  che aveva bisogno di soffrire, ma
non aveva mai sofferto. Ecco perch voleva restare incinta.
Parli proprio come uno psichiatra.
Oggigiorno parliamo tutti come psichiatri.
Quante volte ci  rimasta?
Due volte, ch'io sappia; l'ho saputo dalle altre pazienti,
quindi... Karen le spaventava tutte perch buttava a gambe all'aria
i suoi valori morali e distruggeva ogni valutazione del bene
e del male. Le sfidava, lasciando intendere che erano vecchie,
paurose, cretine, senza sesso. Una donna di mezz'et non
pu resistere a una sfida del genere; per lei  un'esperienza terrificante,
per cui deve assolutamente reagire, deve farsi, per
reazione, delle opinioni diverse che la vendichino. Quale migliore
occasione per condannare Karen?
Insomma, hai sentito un mucchio di pettegolezzi.
Di' piuttosto un sacco di paura!
Werner fumava il suo sigaro, la camera era piena di sole e
di fumo azzurrastro. Sedette sul letto per infilarsi le scarpe.
Devo dire. continu, che dopo un po' di tempo ho
cominciato anch'io ad avercela con Karen. Esagerava, passava
ogni limite.
Forse era pi forte di lei.
Forse aveva solo bisogno di quattro sberle.
 il parere di un medico?
 il parere di un uomo estremamente irritato. Se sapessi
quante donne si sono rovinate - dico rovinate - a causa di
Karen...
Non m'importa delle donne, lo interruppi, m'importa
di Karen.
Adesso  morta, disse Werner.
Ti fa piacere?
Non dir sciocchezze. Perch me lo chiedi?
Fritz...
 una domanda come un'altra!
Fritz, quante volte ha abortito Karen prima dell'ultimo
week-end?
Due volte.
Una volta l'estate scorsa, in giugno, e un'altra prima ancora?
S.
E chi l'ha fatta abortire?
Non ne ho la pi pallida idea, rispose, emettendo una
boccata di fumo.
Dev'esser stato fatto a regola d'arte, perch Bubbles mi
ha detto che Karen  stata fuori soltanto un pomeriggio. Un
aborto perfettamente riuscito, senza complicazioni.
Non c' niente di strano; era una ragazza ricca, dopotutto.
Lo guardai: era seduto sul letto e stava allacciandosi le
scarpe, continuando a fumare il suo sigaro. Ero convinto che
mi nascondesse qualcosa.
Fritz,  stato Peter Randall?
Se lo sai. perch me lo chiedi? grugn lui.
Ho bisogno di una conferma.
Hai bisogno di una corda al collo, piuttosto. Ma s, 
stato lui.
Lo sapeva J. D.?
Dio ne scampi e liberi. Non l'ha mai saputo.
E la signora Randall?
Mah! Di questo non sono certo. Pu darsi, ma non potrei
affermarlo.
J. D. lo sa che Peter fa abortire?
S. Lo sanno tutti,  "l'abortista" per eccellenza, credimi.
Ma J. D. non ha mai saputo degli aborti di Karen.
Questo  vero.
Che relazione esiste tra la signora Randall e Art Lee?
Sei molto perspicace, oggi!
Aspettavo una risposta, ma lui, continuando a fumare il suo
sigaro, emise due boccate di fumo che gli avvolsero il volto in
una nube suggestiva, dopo di che distolse lo sguardo.
Ah! E... a quando risale?
All'altro anno, verso Natale, mi pare.
J. D. l'ha saputo?
J. D. era in India per un lavoro, nei mesi di novembre e
dicembre. Ti ricordi? Faceva parte di una commissione americana
per la salute pubblica, o, roba del genere.
Chi era il padre?
Bah, le ipotesi sono tante... Ma in realt non lo sa nessuno.
Forse non lo sa nemmeno la signora Randall.
Werner stava mentendo ancora, lo sentivo.
Insomma, Fritz, mi vuoi aiutare o no?
Come sei intelligente, ragazzo mio! Werner si alz e si
accost allo specchio per aggiustarsi la giacca. Poi si lisci la
camicia con le mani. Era una cosa che saltava agli occhi: Fritz
continuava a tastarsi, come se avesse voluto accertarsi che il
suo corpo non era scomparso.
Ho pensato molte volte che l'attuale signora Randall potrebbe
benissimo essere la vera madre di Karen, dato che erano
cagne in calore tutte e due.
Accesi una sigaretta: Ma J. D., perch l'ha sposata?
Fritz alz le spalle con aria sconsolata, s'infil un fazzoletto
pulito nel taschino della giacca e si tir i polsi della camicia.
Lo sa Dio! Se n' fatto un gran parlare, a suo tempo. Lei
viene da una buona famiglia; sai, una di quelle famiglie del
Rhode Island. Ma l'hanno mandata a studiare in Svizzera. I
collegi svizzeri sono perfettamente in grado di rovinare una
ragazza! In ogni caso non era certo la persona pi adatta a
un eminente chirurgo sulla sessantina, e per giunta sempre occupatissimo.
Infatti si  stancata molto presto di starsene sempre
seduta con le mani in mano in quella sua casa cavernosa.
Del resto i collegi svizzeri insegnano ad annoiarsi sempre e
dappertutto.
Werner si abbotton la giacca, e dopo un'ultima occhiata
si allontan dallo specchio.
Cos, concluse, ha incominciato a darsi da fare per
divertirsi un po'.
E da quanto tempo dura, questa storia?
Da pi di un anno.
 stata lei a combinare tutto, per gli aborti di Karen?
Non credo. Naturalmente non si pu mai dire, ma non
credo. Potrebbe essere stata Signe, se mai.
Signe?
S, l'amante di J. D.
Respirai a fondo, e mi domandai se per caso non stesse
prendendomi in giro; poi finii col concludere che parlava sul
serio.
J. D. aveva un'amante?
Ma s, una finlandese che lavorava nel laboratorio di cardiologia
del Lincoln. Pare che fosse una cannonata.
Non l'hai mai vista?
Purtroppo no.
E allora come lo sai?
Fritz ebbe un sorriso enigmatico.
A Karen piaceva, questa Signe?
S, erano amiche. E poi avevano press'a poco la stessa
et!
Ignorai il sottinteso.
Vedi, continu Fritz, Karen era molto attaccata a sua
madre, la prima signora Randall.  morta due anni fa, di un
cancro al retto, credo. La sua morte  stata uno shock terribile
per Karen. Non  mai andata d'accordo con suo padre ma
aveva molta fiducia nella madre; perdere a sedici anni una
persona di cui si ha fiducia  sempre Un grosso trauma. Gran
parte delle sue... attivit successive possono anche essere attribuite
a cattivi consigli.
Signe?
No. Signe era una ragazza per bene, almeno a quanto mi
 stato detto.
Non ci arrivo.
Una delle ragioni dell'odio di Karen per suo padre stava
nel fatto che era a conoscenza delle inclinazioni del genitore.
Sai, J. D. ha sempre avuto un mucchio di donne, e tutte giovani.
La prima  stata la signora Jewett, poi...
Non importa, lo interruppi, ho capito benissimo. Tradiva
anche la prima moglie?
Diciamo che qualche cornino glielo faceva.
E Karen lo sapeva?
Be', era una ragazzina piuttosto sveglia.
Per non capisco una cosa, osservai. Se a Randall piaceva
tanto cambiare, come mai si  risposato?
Mi sembra abbastanza chiaro. Da' un'occhiata alla nuova
signora Randall e lo capisci subito. Per lui  un punto di riferimento,
una presenza decorativa, un ornamento. Qualcosa
come una pianta esotica in vaso, il che non  poi tanto lontano
dalla verit, se consideri quanto beve quella donna!
Ma  assurdo!
Werner mi lanci un'occhiata divertita che implicava un
interrogativo. Parlami di quell'infermiera con la quale fai
colazione due volte alla settimana!
Sandra  soltanto un'amica.  una ragazza simpatica!
Mentre parlavo, mi domandavo come facesse a essere cos ben
informato.
Un'amica e nient'altro?
Nient'altro, precisai, un po' piccato.
In una parola, tutti i mercoled e i gioved la incontri al
bar per puro caso.
S, i nostri orari...
E cosa credi che senta, lei?
Ma niente, ha dieci anni meno di me!
E tu, ne sei lusingato?
Come sarebbe a dire? domandai, in assoluta malafede.
Non ti d nessun piacere parlare con lei?
Sandra era un'infermiera dell'ottavo piano, molto graziosa.
Aveva grandi occhi, un vitino da vespa e un modo di camminare...
Non  successo niente, dissi.
E nemmeno succeder. Pure, vi trovate due volte alla settimana.
 semplicemente un piacevole diversivo al mio lavoro.
Due volte alla settimana, un appuntamento nell'atmosfera
intima e sensuale del bar del Lincoln Hospital!
Non c' bisogno che alzi la voce.
Non ho alzato la voce, risposi, abbassandola.
Vedi quante diverse interpretazioni si possono dare alle
cose? Tu hai solo voglia di chiacchierare con quella ragazza,
e ti accontenti che lei se ne stia l, a pendere dalle tue labbra,
follemente innamorata di te...
Fritz...
Senti, lascia che ti racconti un caso capitato a me. Avevo
un paziente dominato dall'impulso di uccidere, un desiderio
violento, quasi incontrollabile. Lui ne era angosciato, poich
viveva nel costante terrore di uccidere qualcuno. Poi trov un
lavoro nel Midwest: faceva il boia, uccideva la gente per guadagnarsi
il pane, e lo faceva cos bene che divent il miglior
boia nella storia dello stato. Brevett varie tecniche per rendere
l'esecuzione alla sedia elettrica quanto pi rapida e meno
dolorosa possibile. Insomma, la sua materia di studi  la morte.
Ama il suo lavoro e vi si dedica in pieno. Considera metodi e
progressi nel suo mestiere proprio come un medico: e cio
come una lotta contro la sofferenza; un passo avanti, insomma.
E allora?
Allora voglio dire che i desideri dell'uomo possono avere
mille modi d'essere: alcuni legittimi, altri no. Ognuno di noi
deve trovare il modo per farli convivere.
Ci siamo allontanati da Karen, dissi.
Non troppo. Ti sei mai chiesto perch era tanto legata a
sua madre e tanto ostile a suo padre? Ti sei mai domandato
perch mai, dopo la morte della madre, abbia scelto di comportarsi
in quel modo, a base di sesso, droghe, autoumiliazioni,
fino al punto di diventare amica dell'amante?
Mi rimisi a sedere. Fritz ricominciava a essere retorico.
Karen era afflitta da certi traumi psichici. Reagiva alla
situazione che esisteva tra i suoi genitori con manifestazioni di
offesa e di difesa. In un certo senso, questo serviva a darle un
senso di sicurezza.
Un poco di stabilit.
Esatto. Era odiosa, ripugnante, perversa. Ma forse non
aveva altra scelta.
Vorrei parlare con Signe, dissi.
Impossibile! Signe  tornata a Helsinki sei mesi fa.
E Karen?
Karen  rimasta sola come un cane. Non aveva pi nessuno
a cui rivolgersi. Niente amici, niente aiuto. Lei, almeno,
la pensava cos.
E Bubbles e Angela?
Fritz mi fiss per un attimo: E allora?
L'avrebbero potuta aiutare.
Chi  cieco non pu condurre un altro cieco.
Ce ne andammo.


Capitolo 6.

Crusher Thompson negli anni cinquanta era stato un lottatore.
Aveva una testa larga e piatta, e aveva l'abitudine di
ficcarla nelle costole dell'avversario atterrato, riuscendo cos
a metterlo con le spalle a terra. Ci valse a guadagnargli, per
qualche anno, la simpatia del pubblico e denaro sufficiente a
comperarsi un bar che era diventato il ritrovo abituale dei
giovani professionisti, un bar molto ben avviato. Nonostante
il testone, Thompson non era uno scemo. Il locale aveva certi
particolari ingenui (per esempio, ci si puliva i piedi su una
stuoia da lottatore) e le inevitabili fotografie appese alle pareti;
ma l'effetto complessivo era piacevole.
Quando arrivai c'era una persona sola, un negro ben piantato
e ben vestito che sedeva all'estremit del bancone, chino
sul suo Martini. Mi sedetti anch'io e ordinai uno scotch. Il
barista era Thompson in persona, con le maniche rimboccate
sugli avambracci massicci e pelosi.
Cnosce un tale che si chiama George Wilson? gli domandai.
Certo! fece lui, col suo acido sorriso.
Me lo vuole indicare quando entra, per favore?
Thompson accenn all'uomo all'estremit del bancone: Eccolo
l.
Il negro mi sorrise, guardandomi con un'aria mezzo divertita
e mezzo imbarazzata. Mi avvicinai e gli strinsi la
mano.
Mi scusi, dissi, sono John Berry.
Ma le pare?  una novit anche per me!
Era giovane, sui ventotto anni, e aveva una cicatrice chiara
che gli correva dall'orecchio sinistro fin dentro il colletto della
camicia. Gli occhi avevano un'espressione ferma e tranquilla,
mentre aggiustava la cravatta a righe. E se andassimo in
un separ? sugger.
Va bene.
Mentre ci dirigevamo verso il separ, lui si rivolse al barista
e disse: Portacene altri due, Crusher.
L'uomo dietro il banco gli strizz un occhio.
Lei  dello studio di Bradford, vero? gli domandai.
S, ci sono entrato poco pi di un anno fa.
Ah!
 andata come al solito: mi hanno dato un bell'ufficio
visibile dall'atrio d'ingresso perch la gente che va e viene
possa vedermi. Sa cosa voglio dire?
Sapevo cosa voleva dire, ma ero egualmente un po' irritato.
Conosco tanti giovani avvocati che non riescono ad avere un
ufficio per s prima di aver fatto parecchi anni di gavetta in
uno studio. Obiettivamente parlando, il giovanotto era fortunato;
ma non era il caso di dirglielo, perch tutti e due sapevamo
benissimo le ragioni di quella fortuna. Wilson era una
specie di fenomeno, un prodotto che la societ aveva scoperto
all'improvviso: in una parola, era un negro che aveva studiato;
ragion per cui aveva vasti orizzonti e un brillante avvenire
davanti a s, ma restava pur sempre un fenomeno.
Che genere di lavoro ha svolto finora?
Roba di tasse, soprattutto: qualche diatriba patrimoniale
e un paio di cause civili. Lo studio non tratta molti casi penali.
Io per, all'atto dell'assunzione, avevo dichiarato che il
mio interesse andava principalmente ai processi penali. Per
non mi sognavo nemmeno di pensare che mi avrebbero affidato
questo caso.
Capisco.
Vorrei proprio che lei capisse.
Credo di aver capito: le hanno affibbiato un cavallo perdente,
vero?
Forse, sorrise lui; perlomeno  quel che pensano loro!
E lei che cosa pensa?
Che il caso si decide nell'aula del tribunale, non prima.
Ha gi in mente una linea di difesa?
Ci sto lavorando, e ci dovr lavorare parecchio perch
dovr essere inattaccabile. Infatti la giuria vedr un povero
negro difendere un cinese abortista, il che sicuramente non le
andr a genio.
Bevvi il mio scotch, Thompson ne port altri due e li pos
all'altro capo della tavola.
D'altra parte, prosegu Wilson, questa per me  una
grossa occasione.
Se vincer.
Ne ho tutta l'intenzione.
Mi resi conto all'improvviso che Bradford, quali che fossero
le sue ragioni per affidare il caso a Wilson, aveva preso una
decisione molto saggia. Questo ragazzo moriva dalla voglia di
vincere.
Ha parlato con Art?
S, stamattina.
Che impressione le ha fatto?
 innocente, ne sono sicuro.
Perch?
Perch Art io l'ho capito, rispose Wilson.
Sull'onda del secondo scotch, raccontai per sommi capi tutto
quello che avevo fatto nei giorni precedenti. Wilson mi ascolt
senza interrompermi, e ogni tanto prendeva degli appunti.
Mi ha risparmiato un sacco di lavoro, disse, quando ebbi
terminato.
In che senso?
Dopo quello che mi ha detto, il caso pu essere considerato
chiuso. Adesso sar facile tirar fuori il dottor Lee.
Perch la ragazza non era incinta?  questo che vuol
dire?
Scosse il capo: No, in parecchi casi, per esempio il Commonwealth
versus Taylor, la gravidanza non risulta un elemento
essenziale, n tantomeno ha importanza il fatto che il
feto sia gi morto prima che avvenga l'aborto vero e proprio.
In altre parole, il fatto che Karen Randall non fosse incinta
non ha nessuna importanza.
Nessuna.
Ma non  una prova che l'aborto  stato eseguito da un
dilettante, dal momento che non sono stati fatti i test di gravidanza?
Art non avrebbe mai fatto abortire una donna senza
controlli preventivi.
Il caso  mio, Berry. Crede veramente che il dottor Lee
sia cos abile da evitare anche un piccolo errore?
No, credo di no, risposi contrariato.
Senta, non si pu fondare una linea di difesa sul carattere
dell'imputato, non funzionerebbe mai! E Wilson diede
un'occhiata al suo taccuino. Mi permetta invece di dirle due
parole sulla situazione legale. Nel 1845 una legge generale del
Massachusetts ha stabilito che l'aborto provocato  sempre
illegale. Se la paziente non moriva, la pena non superava un
massimo di sette anni; se moriva, arrivava fino a vent'anni.
Poi questa legge fu perfezionata. Infatti qualche anno dopo
venne sancito che l'aborto provocato allo scopo di salvare la
vita della madre non era illegale. Ma il nostro caso  diverso.
Certo.
Le revisioni posteriori includono il Commonwealth versus
Viera, col quale si  stabilito che l'uso intenzionale di un determinato
strumento costituisce un crimine di per s, anche
se non esistono prove di raschiamento effettivo n di morte
conseguente. Questo pu essere molto importante perch, se
l'accusa vorr dimostrare - e lo far certamente - che il
dottor Lee da molti anni provoca ed effettua aborti, potr
anche insinuare che la mancanza di prove dirette non  sufficiente
per tirarlo fuori.
Possono farlo?
Possono provarci, ma sarebbe un gran brutto affare.
Prosegua.
Esistono altre due ordinanze, molto importanti in quanto
dimostrano che le leggi se la prendono con l'abortista e non
con la donna. Il Commonwealth versus Wood ha stabilito che
il consenso della donna non ha importanza e non d luogo a
giustificazione. Lo stesso tribunale ha anche sancito che in caso
di morte della paziente, questa circostanza  solo un'aggravante.
Il che in pratica significa che le sue investigazioni sulla
morte di Karen Randall si sono risolte, da un punto di vista
strettamente legale, in una perdita di tempo.
Ma credevo che...
S, ho detto che il caso era risolto, e lo ripeto.
Ma come?
Abbiamo due alternative. La prima: andare dai Randall
e dir loro tutto quello che sappiamo prima del processo. Far
notare che Peter Randall, il medico curante della defunta,
pratica abitualmente l'aborto e che aveva gi fatto abortire
Karen in precedenza; che la signora Randall ha abortito con
il dottor Lee, e che da allora potrebbe avergli serbato un certo
rancore, ragion per cui avrebbe potuto benissimo mentire su
quello che, secondo lei, le ha detto Karen. Far notare inoltre
che Karen era una ragazza squallida e nevrotica e che quindi
non c' da fidarsi troppo delle sue ultime parole. Potremmo
dire alla famiglia tutto questo, nella speranza che ritirino l'accusa
prima del processo.
Sospirai profondamente; quel ragazzo faceva sul serio. E
la seconda alternativa? domandai.
La seconda  un ampliamento in aula dello stesso discorso.
 chiaro che tutta la faccenda s'impernia sulle figure di
Karen, della signora Randall e del dottor Lee. L'accusa si
basa essenzialmente sulla testimonianza della signora Randall:
noi dovremmo screditare sia la signora Randall sia la sua testimonianza:
demolirle fino ad impedire ai giurati di credere
a una sola parola. Poi dovremmo esaminare la personalit di
Karen e il suo comportamento, dimostrare che aveva rapporti
sessuali con tutti, che era una tossicomane, una bugiarda
patologica. Dovremmo convincere la giuria che  il caso di
prendere con beneficio d'inventario tutto quello che Karen
diceva, alla matrigna o a chiunque altro. Potremmo anche
dimostrare che Peter Randall l'aveva gi fatta abortire due
volte, e che pertanto ci sono forti probabilit che l'abbia fatto
anche la terza volta.
Sono sicuro che non  stato Peter Randall, osservai.
Pu darsi, ma non ha nessuna importanza.
Perch?
Perch l'accusato non  Peter Randall,  il dottor Lee; e
dobbiamo tirarlo fuori a tutti i costi.
Lo guardai. Sa, dissi, non mi piacerebbe proprio incontrarla
in una strada buia.
I miei metodi non le piacciono, eh? osserv Wilson con
un lieve sorriso.
Francamente, no.
Neanche a me, ma sono le leggi stesse a obbligarci ad
agire cos. In molte istanze, la legge tende a prendersela col
medico, perch crede a tutte le fandonie che racconta il paziente.
Proprio l'anno scorso s' verificato il caso di un interno
della Gorly Clinic che aveva effettuato un'indagine pelvica
e rettale su una donna. O almeno cos diceva. La donna invece
asseriva d'esser stata violentata. Nessuna infermiera aveva
presenziato all'esame, quindi niente testimoni. La donna era
stata ricoverata per ben tre volte in manicomio, con sindrome
di paranoia e schizofrenia; e nonostante ci  riuscita a vincere
la causa, col risultato che il povero interno ha perso il
posto e la reputazione.
D'accordo, comunque i suoi sistemi continuano a non
piacermi.
Consideriamo la faccenda da un punto di vista razionale.
La legge parla chiaro: pu essere giusta o sbagliata, ma parla
chiaro. Essa offre, sia all'accusa sia alla difesa, modelli ben
precisi, e agganci e scappatoie riguardanti il vigente statuto.
Sfortunatamente, tali appigli sono gli stessi, anche se capovolti,
sia per l'accusa sia per la difesa. L'accusa quindi far
ogni sforzo per screditare il dottor Lee. Noi, cio la difesa,
tenteremo invece di screditare la defunta, la signora Randall
e Peter Randall. L'accusa avr dalla sua l'avversione innata
di una giuria bostoniana nei confronti degli abortisti; la difesa,
invece, il desiderio di ogni cittadino di Boston di veder
screditare una vecchia famiglia: la giuria  composta di cittadini.
Una sporca faccenda.
Gi, molto sporca.
E questo  il solo modo di cavarsela?
Naturalmente ce ne sarebbe un altro: trovare il vero colpevole.
Quand' il processo?
L'udienza preliminare  fissata per la prossima settimana.
E il processo vero e proprio?
Forse tra un paio di settimane. Gli hanno dato una certa
priorit, non so come, ma ne ho una vaga idea...
Gi, Randall deve aver fatto pesare la sua autorit.
Proprio.
E se il vero colpevole non si trova?
Wilson sorrise tristemente. Mio padre, disse, era un
predicatore di Raleigh, in California. Era l'unico della comunit
che avesse studiato. Gli piaceva leggere. Ricordo che una
volta gli domandai se Keats e Shelley, e tutti gli altri di cui
leggeva le opere, erano bianchi. Mi rispose di s. Allora gli
domandai se aveva letto qualcosa di scrittori di colore; ma mi
rispose di no. Wilson si gratt la testa, si copr gli occhi con
le mani, e poi riprese: Eppure era un predicatore, un
battista, molto rigido; e credeva in un Dio vendicatore, nei fulmini
celesti che inceneriscono il peccatore, nelle fiamme dell'inferno
e nella dannazione eterna. Credeva nel bene e nel male.
E lei?
Io? Bah, io credo che il fuoco va combattuto con il fuoco.
E il fuoco ha sempre ragione?
No, ma brucia sempre.
E crede nella vittoria, naturalmente.
Wilson si tocc la cicatrice sul collo. S!
Anche a prezzo dell'onore?
L'onore sta nel vincere.
Davvero?
Mi fiss un istante. Perch ha questa smania di proteggere
i Randall?
Non ho nessuna smania.
Io direi di s.
Sto solo comportandomi come si comporterebbe Art.
Art, disse Wilson, vuole solo uscire di gattabuia. Le
ho detto che io posso tirarlo fuori. Nessun altro a Boston oserebbe
immischiarcisi,  una faccenda che scotta. Ma le ripeto
che io lo tirer fuori.
 una sporca faccenda.
Perdio, se  sporca! Ma cosa si aspettava, lei? Una partita
a croquet? Wilson termin il suo Martini. Senta, Berry,
cosa farebbe al mio posto?
Aspetterei, risposi.
Che cosa?
Di trovare il vero colpevole.
E se non saltasse fuori?
Scossi la testa. Non lo so.
Allora ci pensi! disse, e usc dal bar.


Capitolo 7.

Wilson mi aveva irritato, ma andandosene mi aveva anche
lasciato con parecchi pensieri per la testa. Tornato a casa, mi
versai una vodka e ghiaccio, poi sedetti e raccolsi le idee. Incominciai
a pensare alla gente con la quale avevo parlato e
mi resi conto che non avevo fatto molte domande importanti.
C'erano delle lacune, delle grosse lacune: per esempio, non
avevo mai domandato cos'avesse fatto Karen la sera del sabato,
quando era uscita con l'automobile di Peter, cos'avesse
detto alla signora Randall il giorno dopo: se e quando avesse
restituito la macchina a Peter, la stessa che adesso risultava
rubata.
Bevvi la vodka, e sentii che recuperavo la calma. Ero stato
troppo precipitoso, avevo perso troppe volte le staffe, avevo
dato pi importanza alle persone che ai fatti. In futuro avrei
dovuto sorvegliarmi ed essere pi accorto.
Squill il telefono. Era Judith che chiamava da casa Lee.
Cosa c'?
 meglio che tu venga subito: c'... c' una specie di dimostrazione.
qui fuori, disse Judith, con voce ferma.
Ah!
Il prato qui davanti  pieno di gente.
Arrivo subito! risposi, e riagganciai. Afferrai il cappotto
e mi avviai alla macchina. Poi mi fermai.
Era ora di premunirsi.
Rientrai per telefonare alla redazione cittadina del Globe
e riferire la storia della dimostrazione contro i Lee: ne feci
un capolavoro di drammaticit. Ero certo che questo li avrebbe
fatti muovere. Poi mi avviai rapidamente verso casa Lee.
Quando arrivai, la croce di legno stava ancora bruciando
sul prato antistante la casa. C'era un'auto della polizia, e una
gran folla, composta per lo pi da ragazzini del vicinato e dai
loro stupitissimi genitori. Si stava facendo buio e dalla croce
si alzavano spire di fumo.
Mi feci strada verso la casa. Tutti i vetri delle finestre erano
in frantumi; dentro, qualcuno gridava. Sulla porta un poliziotto
mi ferm.
Chi  lei?
Sono il dottor Berry. Dentro, ci sono mia moglie e i miei
bambini.
Il poliziotto si fece da parte e mi lasci passare.
Erano tutti nel soggiorno: Betty Lee piangeva e Judith si
stava occupando dei bambini. La camera era cosparsa di pezzi
di vetro. Due dei bambini erano stati leggermente feriti. Un
poliziotto stava interrogando Betty, ma senza riuscire a cavarle
niente. Abbiamo chiesto protezione, continuava a ripetere
Betty, l'abbiamo chiesta, ma voi non siete venuti...
Ma signora!... disse il poliziotto.
Abbiamo chiesto protezione. Non abbiamo nessun diritto,
a quanto pare.
Ma signora!... ripet il poliziotto.
Aiutai Judith a bendare i bambini.
Cos' accaduto?
Improvvisamente il poliziotto si volse verso di me. E lei
chi ?
Un medico.
Ah, be', era ora! E torn ad ascoltare Betty.
Judith si controllava. Era molto pallida.  incominciato
una ventina di minuti fa, disse. Era tutto il giorno che
ricevevamo lettere e minacce. Poi  scoppiata la baraonda:
sono arrivate quattro macchine e ne sono saltati fuori un branco
di ragazzi scatenati che hanno piantato quella croce, l'hanno
cosparsa di benzina e poi le hanno appiccato il fuoco. Saranno
stati una ventina, e si sono messi tutti in fila a cantare
Onward Christian Soldiers. Poi si sono accorti che li stavamo
spiando dalle finestre e hanno incominciato a tirare i sassi.
Sembrava un incubo.
Che aspetto avevano? Erano ben vestiti? Che macchine
avevano?
Judith scosse il capo. Questo  il grave: erano tutti giovani
e avevano l'aria per bene. Vedi, se fossero stati dei vecchi
bigotti, avrei anche potuto capire; ma erano dei ragazzetti
di sedici o diciassette anni. Avresti dovuto vedere le
facce.
Finimmo di fasciare i bambini, poi li portammo fuori della
stanza.
Per favore, mostrami le lettere che avete ricevuto, dissi.
In quell'istante entr il pi piccolo dei bambini dei Lee:
quello di un anno che ciangottava e gorgogliava, affascinato
dal luccichio dei vetri sul tappeto.
Ehi, gridai al poliziotto vicino alla porta, lo fermi!
Il poliziotto, che fino a quel momento si era accontentato
di guardare il piccolo senza muovere un dito, si chin e lo
ferm afferrandolo per una delle caviglie grassottelle.
Lo tiri su, dissi, non morde mica!
Il poliziotto ubbid di malavoglia, come se il piccolo fosse
stato infetto. Gli si leggeva in faccia: che schifo, il figlio di
un abortista!
Judith attravers la stanza, calpestando i frammenti di vetro
scricchiolante, e gli tolse il bambino dalle braccia. Il piccolo,
ignaro di quello che passava per la mente del poliziotto,
si era messo a giocherellare tutto allegro con i bottoni luccicanti
e a sbavargli sull'uniforme azzurra; cosicch l'intervento
di Judith, sottraendolo alla delizia di quei bottoni, non fu di
suo gradimento.
Sentii l'altro poliziotto che diceva a Betty: Signora, siamo
pieni di chiamate, non possiamo correre dappertutto.
Ma noi abbiamo chiamato quando loro si sono messi a
bruciare quella... quella cosa l sul prato.
 una croce.
So benissimo che cos'! Betty non piangeva pi, era furibonda.
Siamo venuti il pi presto possibile, disse il poliziotto,
glielo assicuro, signora, il pi presto possibile.
Hanno messo un quarto d'ora, disse Judith; nel frattempo
tutti i vetri delle finestre erano andati in briciole e i
ragazzi sono scomparsi.
Mi avvicinai al tavolo per dare un'occhiata alle lettere.
Erano aperte e accatastate con cura l'una sull'altra; quasi tutte
erano scritte a mano, e tutte erano brevi: qualcuna di una
sola frase, ma con la comune impronta maligna della maledizione,
dell'anatema, dell'odio. Ed erano tutte anonime, naturalmente,
tranne una.
Sporco comunista asasino che ti piaciono i negri e i ebrei.
Te e quelli come te vi becherete quello che meritate, asasini
di banbini. Siete la feda dela terra. Forse pensi di esere in
Germagna, ma non lo sei.
Cristo nostro Salvatore ha detto: Lasciate che i pargoli
vengano a me. Tu hai peccato contro il Signore Dio nostro
e avrai il giusto castigo dalle Sue mani onnipotenti. Loda
Iddio nella Sua grazia e saggezza infinite.
Tutta la gente timorata di Dio di questo stato non se ne
star con le mani in mano. Vi daremo battaglia ovunque ce
ne sia bisogno, vi scacceremo dalle vostre case e dallo stato,
vi scacceremo tutti fino all'ultimo, perch la nazione rimanga
un luogo decente ove vivere.
Abbiamo preso te e prenderemo anche tutti i tuoi amici. I
medici credono di avere tutti i diritti: 1) di andare in giro
con automobili di lusso, 2) di farsi pagare come dei padreterni,
2) di far aspettare i pazienti che chiamano pazienti proprio
perch aspettano pazientemente. Siete tutti dei farabutti
e noi vi fermeremo.
Ti piace uccidere i bambini? Vedrai come sar piacevole
quando i tuoi saranno morti!
L'aborto  un crimine contro Dio, l'uomo, la societ e il
nascituro. Lo sconterai su questa terra, ma il Signore, le sue
vie sono infinite, ti condanner alla dannazione eterna.
L'aborto  peggio di un assassinio. Che male ti hanno fatto?
Rispondi a questa domanda e vedrai che ho ragione. Possa
tu marcire in prigione e la tua famiglia crepare tutta.
E c'era un'ultima lettera, dalla grafia chiaramente femminile.
Mi dispiace molto quello che le  successo. So che sar un
brutto periodo per tutti voi. Volevo solo dirle che le sono
molto grata per quanto ha fatto per me l'anno scorso, e che
credo in lei e in quello che fa. Lei  il medico pi straordinario
che io abbia mai conosciuto, e anche il pi onesto. Per
merito suo la mia vita  cambiata, mio marito ed io le saremo
riconoscenti in eterno. Pregher tutte le sere per lei.
Mrs. Allison Banks
Questa lettera me la misi in tasca: non era certo il caso di
lasciarla in circolazione.
Dietro di me qualcuno disse:
Bene, bene. E chi l'avrebbe immaginato!
Mi voltai. Era Peterson.
 stata mia moglie a telefonarmi.
E chi l'avrebbe immaginato! ripet lui, guardandosi intorno.
Nella stanza faceva freddo, a causa delle finestre in
frantumi. Un bel pasticcio, osserv.
Altro che!
S, veramente un bel pasticcio!
Mentre gironzolava per la camera, ebbi all'improvviso la
visione terrificante di un uomo in uniforme che vagava tra le
rovine, calzando pesanti stivaloni. Era una visione fuori dal
tempo e dallo spazio, come in un sogno.
In quel momento, entr nella stanza un altro uomo che indossava
un impermeabile e teneva un taccuino fra le mani.
E lei chi ? domand Peterson.
Sono Curtis, del "Globe".
Chi l'ha avvertita?
Peterson diede un'occhiata circolare che alla fine si pos su
di me.
Niente bello, da parte sua, osserv.
 un giornale serio. Questo ragazzo esporr i fatti nudi
e crudi. Sono certo che lei non ha nessuna obiezione da fare.
Senta, disse Peterson, questa citt ha due milioni e
mezzo di abitanti e il dipartimento di polizia ha poco personale.
Non possiamo correre per ogni idiozia e per ogni zitella
in vena di lamentarsi. Non possiamo farlo se vogliamo che
tutto funzioni regolarmente.
La famiglia di un accusato, incominciai, perfettamente
consapevole che il reporter era tutt'orecchi, la famiglia di
un uomo accusato di un reato viene minacciata per telefono
e per lettera. La signora ha paura per i bambini: vi chiama,
ma voi la ignorate.
Non  esatto, e lei lo sa benissimo!
Poi succede qualcosa di grosso. Bruciano una croce e fanno
una baraonda infernale. La signora chiede aiuto. I suoi
uomini hanno impiegato un quarto d'ora per arrivare, capitano.
Quanto dista da qui la stazione pi vicina?
Non  questo il punto.
Il reporter stava scrivendo.
Lei non ci far una bella figura, continuai. Molti cittadini
disapprovano l'aborto, ma disapprovano ancor pi le
devastazioni inutili e illegali di una propriet privata da parte
di una banda di giovani teppisti...
Non erano teppisti.
Mi rivolsi al reporter: Il capitano Peterson ha espresso il
parere che i ragazzi che hanno bruciato la croce e hanno rotto
tutti i vetri delle finestre della casa non erano teppisti.
Non volevo dir questo, corresse prontamente Peterson.
Per l'ha detto! E per di pi, continuai, rivolgendomi
sempre al reporter, forse le interesser sapere che due bambini
Lee sono stati seriamente feriti dalle schegge di vetro.
Un bambino di tre anni e uno di cinque.
Veramente a me  stato detto che i tagli... obiett Peterson.
Credo di essere l'unico medico sul posto, lo interruppi,
o forse la polizia ne ha portato uno, quando finalmente si
 decisa a intervenire?
Peterson non fiat.
Ha portato un medico, la polizia? gli domand il reporter.
No.
Ne hanno mandato a chiamare uno?
No.
Il reporter registrava velocemente.
Me la pagher, Berry! disse Peterson.
Attento! Badi che sta parlando davanti a un reporter.
Peterson mi fulmin con gli occhi e gir sui tacchi.
Giacch ci siamo, dissi, mi sa dire quali misure ha
intenzione di prendere la polizia perch il fatto non si ripeta?
Peterson si ferm: Non abbiamo ancora preso nessuna
decisione in merito.
Allora spieghi a questo reporter che si  trattato di un
grosso equivoco, e che adesso far sorvegliare questa casa ventiquattr'ore
su ventiquattro; glielo spieghi bene, mi raccomando.
Peterson ebbe un'espressione di disappunto; ma ero certo
che lo avrebbe fatto, e avrei ottenuto esattamente quello che
volevo: protezione per Betty, e una strigliatina alla polizia.


Capitolo 8.

Judith port a casa i bambini, io rimasi per aiutare Betty
a inchiodare delle assi alle finestre. Ci volle un'ora, e per ogni
finestra che sbarravamo sentivo la rabbia crescermi dentro.
I bambini di Betty erano stanchissimi, ma non si riusciva
a farli addormentare. Scendevano dal piano di sopra piagnucolando
che le ferite facevano male, oppure volevano un bicchier
d'acqua, e via dicendo. Il piccolo Henry si lagnava particolarmente,
cos disfeci la fasciatura del piede per assicurarmi
di non aver lasciato qualche piccola scheggia di vetro nella
ferita, e in effetti ne trovai un frammento.
Ero l, con quel piedino in mano, mentre Betty diceva al
piccolo di non piangere mentre lo ripulivo, e improvvisamente
mi sentii stanco. C'era odore di legno bruciato. Faceva freddo,
e dalle finestre in frantumi il vento soffiava dentro la casa.
C'era una confusione terribile; ci sarebbero voluti parecchi
giorni prima di far tornare le cose come prima. E tutto questo
era cos assurdo...
Quando ebbi finito di medicare il piede di Henry, diedi
un'altra scorsa alle lettere minatorie, e mi sentii ancora pi
stanco. Cominciai a domandarmi com'era possibile scrivere
cose del genere, che cosa avessero per la mente gli autori di
quelle lettere. Non avevano pensato a nulla, questo era logico;
era soltanto una reazione come un'altra.
Improvvisamente mi resi conto che non ne potevo pi; desideravo
con tutte le mie forze che le finestre venissero riparate,
le ferite rimarginate, la vita riprendesse il ritmo normale.
Decisi di telefonare a George Wilson.
Sapevo che avrebbe chiamato, disse Wilson.
Che ne direbbe di fare una passeggiata?
Dove?
Da J. D. Randall.
E perch?
Per scatenare i cani, risposi.
L'aspetto fra venti minuti.
Che cosa le ha fatto cambiare idea? mi domand Wilson
mentre ci dirigevamo verso South Shore a casa Randall.
Un sacco di cose.
Quei ragazzi?
Un sacco di cose, ripetei.
Per un poco non parlammo, poi lui osserv: Si rende
conto di quello che dovremo fare, vero? Dovremo mettere
sotto il torchio la signora Randall e Peter.
D'accordo.
Credevo che Peter fosse il suo amico del cuore.
Sono stanco.
Credevo che i medici non si stancassero mai.
Senta, la vuol piantare?
Erano quasi le nove di sera, il cielo ormai era scuro.
Quando saremo l, lasci che parli io, d'accordo?
Okay.
 meglio che parli uno solo di noi due.
Non ho nessuna intenzione di soffiarle la scena madre!
Wilson sorrise. Non le sono molto simpatico, vero?
No, non molto.
Per ha bisogno di me.
Appunto.
Tanto per mettere le cose in chiaro, insomma.
Certo. Lei mi serve, tutto qui, conclusi.
Non ricordavo bene dove fosse la casa; cos, quando fui
nelle vicinanze, rallentai. Finalmente riuscii a trovarla, ma
mentre stavo per svoltare nel viale, mi fermai. In alto, sullo
spiazzo davanti alla casa, c'erano due automobili: la Porsche
argentea di J. D. Randall e una Mercedes Sedan grigia.
Cosa c'? domand Wilson.
Spensi i fari e innestai la retromarcia.
Cosa succede? ripet.
Non lo so esattamente, risposi.
Be', allora si va o no?
No, risposi. Indietreggiai e andai a parcheggiare sul lato
opposto della strada, vicino ai cespugli. Di l, si potevano vedere
chiaramente le due macchine in sosta davanti alla casa.
E perch no?
Perch, risposi, c' una Mercedes davanti alla casa.
E allora?
Peter Randall ha una Mercedes.
Di bene in meglio: cos prendiamo due piccioni con una
fava.
No, il fatto  che Peter Randall mi ha detto che gliel'avevano
rubata.
Ah!
Gi.
E quando?
Ieri.
Raccolsi i miei pensieri. C'era qualcosa che non quadrava,
qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Alla fine capii: l'automobile
che avevo visto nel garage dei Randall quando ero
andato a trovare la signora Randall era una Mercedes.
Andiamo, dissi, aprendo la portiera.
Dove?
Voglio dare un'occhiata a quell'auto.
Scendemmo; la notte era umida. Mentre c'incamminavamo
su per il viale, mi frugai in tasca e trovai una piccola penna
con la lampadina incorporata. La portavo sempre con me: era
una regressione ai miei anni d'internato, ed ora ci poteva essere
molto utile.
Si rende conto, mi sussurr Wilson, che questa  violazione
di propriet privata?
S, certo.
Ci scostammo dal ghiaietto crocchiante all'erba soffice e
incominciammo a salire verso la casa. Le finestre del pianterreno
erano illuminate, ma con le persiane abbassate non si
poteva vedere l'interno.
Raggiungemmo le auto e ricominciammo a camminare sul
ghiaietto: i nostri passi risuonavano nel silenzio. Mi avvicinai
alla Mercedes e accesi la piccola penna-torcia. La macchina
era vuota, sul sedile posteriore non c'era nulla.
Improvvisamente, mi fermai: il sedile del guidatore era
zuppo di sangue.
Molto bene, osserv Wilson.
Stavo per parlare quando udimmo un suono di voci e una
porta che si apriva. Ci precipitammo sul prato, nascondendoci
dietro un cespuglio vicino al viale.
Dalla casa uscirono J. D. e Peter Randall. Discutevano a
voce bassa. Sentii Peter che diceva:  ridicolo!, e J. D.
che ribatteva: Meglio essere prudenti! Ma non mi riusc
di udire altro. I due entrarono nelle rispettive automobili e
partirono.
Arrivati alla strada, deviarono verso destra.
Andiamo!
Ci precipitammo gi per il viale verso la mia macchina. Le
altre due automobili erano gi abbastanza lontane: il rumore
del motore si udiva appena, ma si riusciva ancora a scorgere
la luce dei fari lungo la costa.
Ci buttammo all'inseguimento.
Wilson si era infilato una mano in tasca e stava giocherellando
con qualcosa.
Cos'ha l dentro? domandai.
Lui tir fuori un piccolo cilindro argenteo.  una Minox,
rispose.
Lei porta sempre con s una macchina fotografica?
Sempre.
Mi tenevo a una certa distanza dalle altre due macchine,
per non destare sospetti. Peter seguiva J. D. da vicino.
Dopo cinque minuti le due macchine imboccarono la rampa
di accesso all'autostrada di sud-est. Le seguii.
Non ci capisco niente, osserv Wilson, un minuto prima
prende le difese di quell'uomo e un minuto dopo si mette a
braccarlo come un segugio.
Voglio sapere, semplicemente sapere.
Li inseguimmo per una mezz'ora. All'altezza di Marshfield
la strada si restringeva a due sole corsie. C'era poco traffico.
Io aumentai la distanza di sicurezza.
Potrebbe trattarsi di una cosa del tutto innocente, disse
Wilson, potrebbe essere...
No, risposi. Ormai il quadro della situazione mi era abbastanza
chiaro. No. Peter ha prestato la macchina a Karen
per il week-end, me l'ha detto suo nipote William. Karen se
n' servita e ora noi la ritroviamo piena di sangue. Poi l'hanno
nascosta nel garage dei Randall e Peter ha sparso la voce che
gliel'avessero rubata. E adesso...
E adesso vogliono liberarsene, concluse Wilson.
 evidente.
Perdio, l'abbiamo nel sacco!
Le due macchine continuavano a correre verso sud, oltre
Plymouth, dirigendosi verso il Capo. L'aria era fredda e impregnata
di salsedine; il traffico era ridotto al minimo.
Bene cos, disse Wilson, fissando i fanalini posteriori,
gli lasci tutto lo spazio che vuole.
Mentre la strada appariva sempre pi deserta, le due auto
presero ad accelerare; ora filavano veloci sui cento chilometri
all'ora. Oltrepassammo Plymouth, poi Hyannis, e puntammo
verso Provincetown. Improvvisamente si accesero le luci degli
stop e le due macchine svoltarono a destra, dirigendosi verso
la costa.
Ci trovammo su una strada sconnessa. Intorno, pochi pini
spelacchiati. Spensi i fari. Dall'oceano spirava con forza un
vento gelido.
Questo  un deserto! disse Wilson.
Gi.
Presto udii il fragore delle onde. Parcheggiai la macchina
fuori strada e a piedi ci avviammo verso il mare. Le due auto
erano ferme l'una accanto all'altra. Mi resi conto di dove fossimo:
era un dirupo sabbioso, lungo, alto un centinaio di metri,
nella parte orientale del Capo. Le due macchine erano
sull'orlo del burrone, col muso rivolto verso il mare. Randall
era uscito dalla sua Porsche e stava parlando a Peter; ebbero
una breve discussione, poi Peter risal sulla Mercedes e la spinse
finch le ruote anteriori furono a pochi centimetri dal margine
del dirupo. Alla fine scese e torn sui suoi passi.
Intanto J. D. aveva aperto il cofano della Porsche e ne aveva
tolto una latta di benzina; poi, con l'aiuto del fratello, ne vers
il contenuto dentro la Mercedes.
Udii un clic accanto a me: Wilson con la piccola macchina
fotografica premuta contro gli occhi stava scattando una serie
di fotografie.
Mi sembra che ci sia poca luce, osservai.
Ho una pellicola ad alta sensibilit, rispose, continuando
a fotografare. Arriva a 32 din. Naturalmente ci vuole un'apparecchiatura
di sviluppo molto attrezzata, ma io ce l'ho.
Mi rimisi a osservare la scena: J. D. stava rimettendo il bidone
vuoto nel baule della Porsche, poi avvi il motore e fece
marcia indietro voltando la macchina con il muso verso la
strada.
Pronti per il lancio, osserv Wilson. Che bellezza!
J. D. torn a piedi verso Peter, poi ci fu il guizzo di un
fiammifero, e subito dopo l'interno della Mercedes divamp.
I due uomini si precipitarono dietro la macchina appoggiandovisi
con tutto il loro peso. La Mercedes si mosse, prima
lenta poi sempre pi veloce finch prese a scivolare gi per il
pendio sabbioso. I due fecero un passo indietro e si fermarono
a contemplare la caduta. Certo, precipitando sul fondo, la
macchina dovette esplodere perch si ud un rombo sordo, seguito
da un bagliore accecante.
J. D. e Peter tornarono alla Porsche, vi salirono e se ne andarono
passandoci accanto.
Andiamo, disse Wilson, e si mise a correre verso l'orlo
del precipizio stringendo la macchina fotografica. In fondo al
burrone, proprio a pelo d'acqua, c'era la carcassa fracassata
e fiammeggiante della Mercedes. Wilson scatt varie fotografie,
poi ripose l'apparecchio e mi guard.
Che colpo, vecchio mio, esclam, con un ghigno soddisfatto.

 Capitolo 9.

Al ritorno, imboccai l'uscita di Cohasset.
Ehi! esclam Wilson, cosa diavolo vuol fare?
Andare dai Randall.
Adesso?
S.
Ma  matto? Dopo quello che abbiamo visto?
Questa sera sono uscito con l'intenzione di tirar fuori Art
dalle peste, risposi, e lo far.
S, s, ma non  il momento giusto, adesso, dopo quello
che abbiamo visto. Adesso possiamo anche andare in tribunale.
E diede un colpetto soddisfatto alla macchina fotografica.
Le ho gi detto che dobbiamo tenere tutta la faccenda
fuori del tribunale.
Ma ormai siamo in una botte di ferro!
Scossi il capo.
Mi ascolti, disse Wilson,  possibile spaventare un testimone,
screditarlo, farlo impazzire; ma  assolutamente impossibile
negare l'evidenza di una fotografia.  una prova incontestabile.
Li teniamo in pugno, le dico!
No.
Wilson sospir. Prima, sarei stato costretto a bluffare. Sarei
entrato in quella casa con la faccia di bronzo, spaventandoli
e cercando di convincerli che avevamo prove che in realt
non avevamo. Ma adesso le cose sono cambiate: le prove
le abbiamo davvero. Abbiamo tutto quello che ci serve.
Se non parler lei ai Randall, parler io.
Berry, se lei parla, manda tutto all'aria.
Voglio che ritirino l'accusa.
Berry, roviner tutto. Hanno commesso un'azione estremamente
grave, e lo sanno benissimo; non faranno altro che
irrigidirsi nelle loro posizioni.
E allora gli spiattelliamo quello che sappiamo.
E se si arriva egualmente al processo? Avremo bagnato le
nostre polveri!
Non sono affatto preoccupato: al processo non arriveremo!
Wilson grattava la cicatrice, infilandosi il dito dentro il collo: Lei vuole vincere, vero?
S, ma senza colpo ferire.
E invece ci saranno colpi e ferite, glielo dico io!
Puntai verso casa Randall e mi avviai su per il viale. Non
lo dica a me, lo dica a loro, risposi.
Sta commettendo un errore.
Pu darsi, ma non credo.
Salimmo i gradini e suonammo il campanello della porta
d'ingresso.
Il maggiordomo ci accompagn riluttante nel soggiorno:
un locale vasto come un campo da pallacanestro, con un grande
caminetto acceso. Accanto al fuoco scoppiettante sedevano
la signora Randall vestita di un pigiama da casa, Peter e
J. D. che stavano facendo ampio onore a una bottiglia di
cognac.
Il maggiordomo si ferm impettito sulla soglia e annunci:
Il dottor Berry e il signor Wilson. Dicono di essere attesi.
Al che, J. D. aggrott la fronte, Peter si accomod meglio
sul divano rivolgendoci un pallido sorriso. Quanto alla signora
Randall sembrava sinceramente divertita.
Cosa volete? domand J. D.
Lasciai la parola a Wilson. Credo che lei conosca il dottor
Berry, dottor Randall, disse lui con un piccolo inchino.
Quanto a me, mi chiamo George Wilson e sono l'avvocato
difensore del dottor Lee.
Magnifico, disse J. D. dando un'occhiata all'orologio.
Ma  quasi mezzanotte e mi sto riposando qui, in casa mia,
coi miei familiari. Dir quello che ho da dire in tribunale,
cos abbiate la gentilezza di...
Abbia la gentilezza di perdonarmi, signore, lo interruppe
Wilson, abbiamo fatto un lungo viaggio per venire fin qui;
effettivamente  piuttosto distante, il Capo.
J. D. sbatt le palpebre irrigidendosi. Peter si mangi una
risatina e la signora Randall domand: Cos'avete fatto al
Capo?
Abbiamo visto un fal.
Un fal?
S, rispose Wilson. Poi si rivolse a J. D.: Gradiremmo
due cognac; poi ci faremo quattro chiacchiere.
Questa volta, Peter non riusc a soffocare una risata. J. D. lo
guard con aria severa, e suon per il maggiordomo. Ordin
altri due cognac raccomandando: Piccoli, Herbert, i signori
non si trattengono a lungo. Poi si rivolse a noi: Si siedano,
disse.
Preferiamo stare in piedi, rispose Wilson. Il maggiordomo
port due piccoli -bicchieri di cristallo, Wilson alz il suo:
Alla vostra salute!
Grazie, rispose freddamente J. D. E adesso diteci che
cosa avete in mente.
Oh, si tratta solo di una piccola questione legale, disse
Wilson. Vede, abbiamo ragione di credere che lei voglia riesaminare
l'accusa contro il dottor Lee.
Riesaminare?
Esattamente.
Non c' niente da riesaminare, disse J. D.
Abbiamo ragione di credere che sua moglie possa essersi
sbagliata nel dire che  stato il dottor Lee a far abortire Karen
Randall, che possa aver sentito male. E pensiamo anche
che Peter Randall si sia sbagliato nel denunciare alla polizia
il furto della sua macchina. O forse non l'ha ancora denunciato?
Mio fratello e mia moglie non si sono affatto sbagliati,
disse J. D.
Peter tossicchi di nuovo e accese un sigaro.
Qualcosa non va, Peter? domand J. D.
Oh, no, rispose l'altro, aspirando una boccata e bevendo
un sorso di cognac.
Signori, disse J. D., state perdendo il vostro tempo. Non
c' nessuno sbaglio e non c' niente da riesaminare.
In questo caso, disse Wilson con dolcezza, non c' che
da andare in tribunale.
Appunto.
E dovrete render conto delle vostre azioni di stanotte.
Naturalmente! Ma, vede, la signora Randall testimonier
che siamo stati qui a giocare a scacchi per tutta la sera, rispose
Randall indicando la scacchiera in un angolo del soggiorno.
Chi ha vinto? domand Wilson, con un sorriso appena.
percettibile.
Io, beninteso! ridacchi Peter, che apriva bocca per la
prima volta.
E come?
Alfiere in g8, rispose lui, continuando a ridacchiare.
Mio fratello  un pessimo giocatore di scacchi, gliel'ho detto
almeno un migliaio di volte.
Peter, non c' niente da ridere!
Sei il classico cavallo perdente, va'!
Sta' zitto, ti ho detto.
Di colpo Peter smise di ridere, incroci le braccia e non apr
pi bocca.
J. D. Randall assapor quell'attimo di silenzio, poi domand:
 tutto, signori?
Imbecille, dissi a Wilson, ha rovinato tutto!
Ho fatto quello che potevo.
L'ha fatto arrabbiare. L'ha quasi costretto a non ritirare
l'accusa!
Ho fatto quello che potevo.
 stata la cosa pi fetente e schifosa che...
Calma, fece Wilson, carezzandosi la cicatrice.
Avrebbe potuto mettergli paura, dirgli quello che avevamo
intenzione di fare, tutto quello che mi ha detto al bar,
insomma. Avrebbe potuto dirgli delle fotografie...
Non avremmo ottenuto niente.
Forse s.
No, sono decisi ad arrivare in tribunale. Quelli...
S, grazie a lei, che ci ha girato attorno come un cretino
con delle minacce di cartapesta, chiedendo cognac... Bella
roba.
Ho cercato di persuaderlo.
Uno schifo!
Wilson alz le spalle.
Senta, Wilson, lei li ha spinti in tribunale perch vuole
assolutamente avere il suo bel processo. Lei vuole un anfiteatro,
un'occasione di mostrare le sue preclare virt d'avvocato,
l'occasione di farsi un nome, dimostrarsi un duro. Lei sa quanto
me che se il caso Lee arriva in tribunale, per Art, indipendentemente
dalla sentenza pronunciata, sar la fine, perch
perder la sua clientela, la sua reputazione e verr persino
cancellato dall'albo professionale. Ma sar la fine anche per i
Randall, perch verranno svergognati, bersagliati da mezze verit
e insinuazioni. In una parola, sar la loro rovina. Soltanto
una persona ne uscir a testa alta.
Ah, s! E chi sarebbe?
Lei, Wilson.
Questo lo dice lei! Stava andando in collera. Finalmente
ero riuscito a scuoterlo.
Sono fatti, questi, non opinioni personali.
Ma J. D. non ragiona, l'ha pur sentito, no?
Stava a lei farlo ragionare.
No, rispose Wilson, questo spetter alla corte. Si abbandon
sullo schienale del sedile e per qualche istante fiss
in silenzio il parabrezza; forse rifletteva sugli avvenimenti della
serata. Lei mi stupisce, Berry, disse finalmente.  uno
scienziato, e come tale dovrebbe arrendersi davanti a una
prova obiettiva. Ha avuto un'ampia conferma della colpevolezza
di Peter Randall, eppure non  ancora soddisfatto!
Le ha dato l'impressione di essere colpevole? domandai.
Pu sembrarlo.
Risponda alla mia domanda.
S.
Cos, lei crede che sia colpevole!
Appunto, e posso convincerne anche la giuria.
E se invece si sbagliasse?
Allora sarebbe un guaio, esattamente come lo sarebbe se
la signora Randall si fosse sbagliata su Art Lee!
Si sta scusando, per caso?
Io? Wilson scosse il capo. Eh, no, caro. Lei, piuttosto,
lei che sta recitando la parte del medico leale, e intanto si
associa alla tradizione, alla cospirazione del silenzio! A lei
piacerebbe che tutto si svolgesse quietamente, senza strombazzate,
senza pugni in faccia a nessuno.
E non sarebbe meglio cos, per tutti? L'avvocato ha il
compito di proteggere il proprio cliente.
L'avvocato ha il compito di vincere le cause che difende.
Art Lee  un uomo, non una causa: ha famiglia, ha mete
da raggiungere, ha desideri e aspirazioni personali. Lei deve
rendere possibile tutto questo, non montare un grosso processo
tanto per farsi un nome.
Il guaio  che lei si sente solidale con tutti i medici, Berry.
Non riesce a convincersi che uno di voi pu anche essere
marcio. Lei sarebbe disposto a vedere alla sbarra un ex infermiere
militare, un'infermiera, una levatrice. Le piacerebbe inchiodare
tutti, tranne un medico.
Vorrei inchiodare il colpevole, nient'altro.
Lei sa benissimo chi  il colpevole, concluse Wilson;
eccome se lo sa.
Scaricai Wilson, dopo di che tornai a casa e mi versai una
doppia vodka. Mezzanotte era passata da un pezzo e la casa
era immersa nel silenzio.
Bevvi la vodka e intanto meditai sugli ultimi avvenimenti.
Come diceva Wilson, tutto sembrava accusare Peter Randall:
a cominciare dal fatto che l'interno dell'auto fosse sporco di
sangue, e che lui l'avesse distrutta.
Era chiaro che la benzina versata sul sedile anteriore della
macchina aveva cancellato ogni prova. Se non avessimo assistito
al rogo, Peter sarebbe stato in una botte di ferro; e forse
lo era ancora.
E poi, come aveva detto Wilson, tutte le circostanze quadravano.
Angela e Bubbles non avevano visto Karen perch
lei era andata da Peter Randall, quella famosa domenica sera.
Peter aveva commesso un errore, e Karen, tornata a casa,
aveva cominciato a sanguinare; cos lo aveva detto alla signora
Randall che l'aveva accompagnata all'ospedale con la propria
auto. La Randall non sapeva che la diagnosi del Pronto Soccorso
non avrebbe richiesto l'intervento della polizia, cosicch
per evitare uno scandalo aveva accusato l'unico abortista che
conoscesse, cio Art Lee. Aveva saltato il fosso, scatenando
l'inferno.
S, tutto filava alla perfezione. Tranne le premesse. Peter
Randall era da anni il medico di Karen e sapeva benissimo
che la ragazza era un'isterica; quindi le avrebbe fatto il test
della coniglia, per esser certo che la gravidanza sussistesse.
E poi sapeva che Karen aveva lamentato dei disturbi alla vista,
disturbi che potevano derivare da un tumore ipofisario il
quale, a sua volta, poteva presentare dei sintomi simili a quelli
di una gravidanza. Dunque era assurdo pensare che Peter non
avrebbe fatto gli esami del caso.
 vero, sembrava che fosse stato lui a mandarla da Art
Lee. Ma perch? Se avesse voluto far abortire Karen l'avrebbe
operata lui stesso. Senza contare che l'aveva gi fatta abortire
due volte senza complicazioni; come mai avrebbe sbagliato la
terza volta, e per giunta provocando una tragedia?
No, le circostanze non quadravano.
All'improvviso mi venne in mente una cosa che mi aveva
detto Peterson, che i medici sono una cricca di mafiosi; e mi
resi conto che Peterson e Wilson avevano perfettamente ragione.
Volevo credere all'innocenza di Peter, un po' perch
era un medico, un po' perch mi piaceva; e mi ostinavo a
crederlo, a dispetto di qualsiasi evidenza.
Sospirando, terminai la mia vodka. Il fatto  che quella
notte avevo assistito a qualcosa di estremamente grave, ad
azioni clandestine e illegali; non riuscivo proprio a non tenerne
conto, a passarci sopra come fossero stati episodi accidentali
o pure coincidenze. Erano fatti che esigevano una spiegazione,
e la spiegazione pi logica portava inevitabilmente ad
accusare Peter Randall.

 PARTE QUARTA.
GIOVED 13 OTTOBRE.


Capitolo 1.

Mi svegliai di pessimo umore. Mi sentivo prigioniero, una
bestia in gabbia. Quello che stava succedendo non mi piaceva
affatto, e per di pi non vedevo nessuna via d'uscita; non vedevo
nemmeno la possibilit di dimostrare a Wilson che aveva
torto, e questo era anche peggio. S, perch era gi abbastanza
difficile dimostrare l'innocenza di Art Lee, ma dimostrare
quella di Peter Randall era impossibile!
Judith mi diede un'occhiata. Sei nero, eh? disse.
Sbuffando, andai a farmi una doccia.
Allora, hai scoperto qualcosa? domand.
Gi. Wilson vuol pizzicare Peter Randall.
Judith scoppi a ridere. Cosa? Il vecchio Peter?
Gi.
Ha delle prove?
S.
Benissimo, allora.
Malissimo, invece! Chiusi i rubinetti della doccia e uscii
dallo stanzino in cerca di un asciugamano. Non riesco a
credere che sia stato Peter.
Questo  molto bello da parte tua.
No, dissi, scuotendo il capo,  solo che accusando un
altro innocente non si risolve niente.
Gli sta bene, disse Judith.
A chi?
Ai Randall.
Questo non  giusto.
 facile dirlo; tu puoi anche ragionare cos, a freddo; io
per sono stata tre giorni con Betty Lee.
Non  stato facile, lo so...
Non sto parlando di me, ma di lei. Per caso ti sei dimenticato
cos' successo l'altra sera?
No, risposi, pensando che tutto era incominciato proprio
da quella sera: cio la mia decisione di chiamare Wilson.
Betty ha patito le pene dell'inferno, continu Judith;
questo  imperdonabile, ed  tutta colpa dei Randall. Cos,
adesso, che se la godano un po' anche loro: provino un po'
com' divertente!
Ma Judith, se Peter  innocente...
Peter  un uomo divertente; il che non toglie che possa
essere colpevole.
Non toglie nemmeno che possa essere innocente!
Non importa che sia innocente, voglio solo che questa storia
finisca e che Art esca di prigione.
Mentre mi facevo la barba mi guardai allo specchio: un
viso piuttosto comune, il mio: con le guance troppo pesanti,
gli occhi troppo piccoli, i capelli radi. Una faccia come ce ne
sono a milioni, insomma. E con una faccia simile era strano,
in fondo, che da tre giorni fossi al centro di un pasticcio nel
quale era implicata una mezza dozzina di altre facce.
Vestendomi, mi domandai cosa diavolo avrei fatto quella
mattina; e mi domandai anche se ero stato veramente al centro
degli avvenimenti, in quei fatidici tre giorni. E se invece
avessi lavorato ai margini, avessi accertato soltanto delle circostanze
insignificanti, trascurando il punto focale di tutta la
faccenda?
Va bene. E allora perch non dare una mano a Peter? In
fondo, lui o un altro era lo stesso. Peter Randall, dopotutto,
era degno di essere aiutato quanto Art. Erano due uomini,
due medici, con una reputazione da difendere; due uomini
interessanti, un poco anticonformisti. Peter era arguto e Art
era sarcastico; Peter era grasso e Art era magro. Ma alla base
si somigliavano.
Infilai la giacca, sforzandomi di dimenticare tutta quella
maledetta storia. Grazie a Dio non ero il giudice, e non sarebbe
stato affar mio sbrogliare quella matassa, al processo!
Squill il telefono. Evitai di rispondere, ma un minuto dopo
Judith mi chiam.  per te!
Sollevai il ricevitore.
Pronto?
Udii una voce tonante, che conoscevo benissimo. John,
sono Peter. Vieni a colazione da me?
Perch?
Voglio presentarti il mio alibi.
Non capisco.
A mezzogiorno e mezzo, allora?
Va bene. A tra poco.


Capitolo 2.

Peter Randall abitava in una casa di recente costruzione,
in un quartiere a ovest di Newton. Era piccola, ma arredata
con gusto: seggiole Breuer, un divano Jacobsen e un tavolino
Rachmann; tutto in stile rigorosamente moderno.
Mi aspettava sulla porta con un bicchiere in mano.
Entra, John, disse, guidandomi verso il soggiorno. Cosa
bevi?
Niente, grazie.
Faresti meglio a bere qualcosa. Uno scotch?
D'accordo. Allora con ghiaccio, per favore.
Siediti, disse Peter. Poi and in cucina e potei udire il
suono secco dei cubetti di ghiaccio che cadevano nel bicchiere.
Cos'hai fatto stamattina? mi grid.
Niente, ho pensato.
A cosa?
A tutto.
Se non vuoi dirmelo, non fa niente, disse, mentre tornava
nel soggiorno con il ghiaccio.
Sapevi che Wilson aveva fatto delle fotografie?
Lo sospettavo, quel ragazzo ha voglia di sfondare.
S.
Peter mi fiss un istante, poi domand: Tu cosa ne pensi?
Non so pi cosa pensare.
Per esempio, lo sai che sono un abortista?
S.
E che ho fatto abortire Karen?
Certo. Due volte.
Sedette su una sedia Breuer; la sua figura tondeggiante stonava
con la linea decisa e asciutta della sedia. Tre, per essere
esatti.
Allora...
No, no. L'ultima volta  stata in giugno.
E la prima?
La prima  stata quando aveva quindici anni, sospir.
Vedi, ho commesso parecchi errori, a cominciare da quello
di aver curato Karen. Suo padre la ignorava, e io le volevo
molto bene. Era una cara ragazza. Sbandata, squinternata, ma
tanto cara. Cos l'ho fatta abortire quella prima volta, come
facevo abortire, di tanto in tanto, anche altre donne. Sei scioccato, eh?
No.
Tanto meglio. Ma il guaio  che Karen  rimasta incinta
tre volte in tre anni, il che era piuttosto imprudente da parte
di una ragazza della sua et; anzi era una chiara manifestazione
patologica. Cos alla fine decisi che si sarebbe tenuto il
quarto figlio.
Perch?
Perch era ovvio che lei voleva restare incinta, che lo faceva
apposta, che sentiva il bisogno della vergogna e dello
scandalo di una nascita irregolare. Per questo mi sono rifiutato
di farla abortire, la quarta volta.
Sei sicuro che fosse incinta?
No, e lo sai perch non ne sono sicuro. I disturbi alla
vista potevano anche essere dovuti a una disfunzione ipofisaria.
Volevo farle degli esami, ma lei si  rifiutata: voleva solo
abortire, e quando le ho detto di no  andata in bestia.
E tu l'hai mandata dal dottor Lee.
S.
E lui l'ha fatta abortire?
Peter scosse il capo. Art  troppo intelligente; senza dubbio
avrebbe insistito per farle degli esami. E poi era al quarto
mese, almeno a quanto diceva lei; quindi non avrebbe certo
corso i rischi di un aborto.
E non li hai corsi nemmeno tu.
No. Ma mi credi, tu?
Vorrei crederti.
Ma non ne sei convinto, vero?
Peter, dissi, hai bruciato la macchina, e il sedile anteriore
era sporco di sangue.
S, era il sangue di Karen.
Come mai?
Le avevo prestato la macchina per il week-end, ma lei
non mi aveva detto che aveva l'intenzione di abortire.
Vuoi dire che ha usato la tua automobile per andare ad
abortire, dopodich  tornata a casa sanguinante e si  precipitata
nella Porsche gialla?
Non esattamente, rispose, ma c' qualcuno in grado
di spiegarti meglio di me. Cara, vuoi venire? chiam Peter.
La signora Randall entr nella stanza e and a sedersi vicino
a Peter. Era bella, di una bellezza solida e sensuale.
Ecco il mio alibi! sorrise lui. Capisci adesso in che
razza di pasticcio mi trovo?
Per domenica sera?
Gi.
S,  imbarazzante, osservai, ma anche molto comodo.
In un certo senso, disse Randall. Accarezz la mano di
lei, poi si sollev faticosamente dalla sedia. Non direi che
sia imbarazzante, e nemmeno comodo.
Avete passato insieme tutta la notte di domenica?
Peter si vers un altro scotch: S.
A far che?
Be', a far cose che non mi piacerebbe affatto spiegare
sotto giuramento.
Con la moglie di tuo fratello?
Sei la moglie di mio fratello? domand Peter alla Randall,
strizzandole l'occhio.
L'ho sentito dire, rispose lei, ma non ci credo.
Vedi, ti sto svelando i segreti di famiglia, mi disse Peter.
Direi piuttosto affari di famiglia.
Sei indignato?
No, stupefatto.
Joshua  un pazzo, disse Peter, tu e Wilson lo sapete
benissimo. Ecco perch  cos ingenuo. Ma purtroppo  anche
il marito di Evelyn.
Purtroppo! fece eco Evelyn.
Adesso siamo in un vicolo cieco, continu lui. Evelyn
non pu divorziare da mio fratello per sposare me.  impossibile;
cos abbiamo dovuto rassegnarci a fare questa vita.
Una situazione piuttosto difficile, immagino.
Be', non proprio. Peter torn a riempire il suo bicchiere
e si rimise a sedere. Joshua lavora. Molto spesso rimane in
ospedale fino a notte avanzata. Evelyn, dal canto suo, ha molti
impegni mondani.
Un giorno o l'altro Joshua se ne accorger.
Lo sa gi, disse Peter.
Devo aver avuto una brusca reazione, perch lui si affrett
ad aggiungere: Inconsciamente, beninteso. Non c' nessuna
cosa di cui J. D. sia conscio. D'altra parte si rende conto che
sua moglie  giovane, che lui la trascura; e cos lei ha trovato
delle... delle distrazioni altrove.
Mi rivolsi alla signora Randall.  disposta a giurare che
eravate insieme, domenica sera? le domandai.
Se sar necessario...
Wilson la costringer. Vuole arrivare al processo, lui.
Lo so, rispose Evelyn.
Ma insomma, signora Randall: perch ha accusato Art
Lee?
La Randall gett un'occhiata a Peter.
Voleva proteggere me, rispose Peter.
Art era il solo medico abortista che lei conoscesse?
S.
E ha fatto abortire anche lei?
S, lo scorso dicembre.
Tutto bene...
La Randall si alz dalla seggiola. Be', ha funzionato, se
 questo che intende dire.
Proprio questo. Lo sa che Art non l'avrebbe mai tradita?
Lei ebbe un attimo di esitazione. Ero confusa, spaventata,
non sapevo quello che facevo, disse.
Lei stava semplicemente rovinando Art.
Eh, s.  andata a finire cos.
Per  ancora a tempo per scagionarlo.
E in che modo?
Ritirando l'accusa.
Non  facile come sembra, intervenne Peter.
Perch?
L'hai constatato tu stesso, ieri sera. J. D.  deciso a dar
battaglia a tutti i costi. Ragiona da chirurgo: non ci sono vie
di mezzo, per lui; esistono soltanto il nero e il bianco, la notte
e il giorno; non sa che cosa siano il grigio... o il tramonto.
E nemmeno che cosa sia un cornuto.
Gi, a quanto pare! rise Peter.
Evelyn si alz. Il pranzo sar pronto fra cinque minuti,
disse. Vuole un altro scotch?
S, risposi, guardando Peter. S.  meglio che ne prenda
un altro.
Mi consideri un mostro senza cuore, disse Randall, quando
Evelyn fu uscita dalla stanza, ma non lo sono.  stata
commessa una lunga serie di errori, una catena di sbagli, che
ora vorrei cancellare...
Senza conseguenze per nessuno.
Gi... purtroppo mio fratello non pu esserci di aiuto.
Quando sua moglie ha accusato il dottor Lee, lui ha creduto
a tutto, come se fosse stato Vangelo; e si  aggrappato a questa
pseudo-verit come un naufrago che, prossimo ad affogare,
si aggrappa a un salvagente: non moller mai la presa.
Continua.
Ma il fatto essenziale  che non sono stato io a farla
abortire. Non mi stancher mai di ripeterlo, che tu ci creda
o no. Tu per sei convinto che non sia stato nemmeno il dottor
Lee. E allora chi altri rimane?
Non lo so, risposi.
Credi di poterlo scoprire?
Stai chiedendomi di aiutarti?
S, disse Peter.
Che cosa le ha detto esattamente Karen in automobile,
mentre stavate andando in ospedale? domandai a Evelyn,
durante il pranzo.
Non ha fatto che ripetere: "Quel bastardo!"
Non ha spiegato a chi alludesse?
No.
E lei non ha idea di chi fosse la persona in questione?
No.
E non ha detto nient'altro?
S, parlava di un ago. Diceva che non voleva che le mettessero
dentro un ago.
Che si riferisse alla droga?
Non saprei.
Ma lei in quel momento a che cosa ha pensato?
A niente; ero preoccupata di arrivare il pi presto possibile
in ospedale. Avevo il terrore che mi morisse l, sotto gli
occhi. Temevo che fosse stato Peter, anche se non potevo
crederci. Temevo che Joshua scoprisse tutto. Insomma, ero
preoccupata per tante ragioni.
E per Karen no?
S, disse Evelyn, anche per Karen.


Capitolo 3.

Il pranzo fu eccellente. Verso la fine del pasto, mentre guardavo
quei due, mi accorsi che aVrei preferito non essere mai
venuto, non sapere un accidente delle loro faccende. Non volevo
saperne pi niente, non volevo pensare pi a niente.
Dopo, Peter ed io bevemmo il caff e Evelyn and in cucina
a lavare i piatti. Era difficile figurarsela mentre lavava i piatti,
ma accanto a Peter era diversa. Si poteva perfino trovarla
simpatica.
Ho paura che sia stato sleale farti venire proprio oggi.
Gi.
Sospir, tirandosi la cravatta sul ventre massiccio. Il fatto
 che non mi sono mai trovato in una situazione simile.
Come sarebbe a dire?
Sono stato incastrato.
Pensavo che se l'era voluta, che si era cacciato nei pasticci
a tutti i costi. Ma nonostante tutto non mi riusciva di sentirmi
in collera con lui.
La cosa terribile, continu,  ripensarci, domandandomi
cosa avrei dovuto fare di diverso, e quando. Ho tentato,
ma non sono riuscito a capire qual  stato il momento cruciale:
quello, cio, in cui ho giocato la carta sbagliata. Forse
quando mi sono compromesso con Evelyn; ma con lei ricomincerei
da capo. O forse quando mi sono compromesso con
Karen; ma anche con lei agirei ancora allo stesso modo. Se
consideri le cose una per una, non trovi niente di sbagliato;
ma se metti tutto insieme, allora...
Devi convincere J. D. a ritirare l'accusa, dissi.
Peter scosse il capo. Io e mio fratello non siamo mai andati
d'accordo, mai. Siamo diversi in tutto, perfino nel fisico.
Pensiamo e ci comportiamo in modo diametralmente opposto.
Quando ero giovane, il fatto di essere suo fratello mi dava
cos fastidio che sognavo di non esserlo, che lui fosse stato
adottato, o qualcosa del genere; del resto credo che anche lui
la pensasse come me.
Fin di bere il suo caff, poi chin il capo. Evelyn ha gi
tentato di convincerlo a ritirare l'accusa, ma lui si ostina e lei
non pu...
Tirare in ballo una scusa qualunque?
Gi.
 un bel guaio che abbia fatto il nome di Lee!
Gi, ma ormai quel che  fatto  fatto.
Mi accompagn alla porta e uscimmo insieme. C'era un
pallido sole. Mentre salivo in macchina, Peter disse: Se non
vuoi pi occupartene, non importa; ti capisco.
Mi girai di scatto. Senti, gli dissi, lo sapevi benissimo
che non avevo scelta!
Non lo sapevo; lo speravo, rispose Peter.
In automobile cominciai a pensare a quale sarebbe stata la
mia prossima mossa. Non ne avevo idea, non sapevo nemmeno
da cosa incominciare. Avrei potuto ritelefonare a Zenner
e chiedergli se ricordava qualcos'altro della conversazione
con Karen. Oppure potevo tornare da Ginnie allo Smith, o
da Angela e Bubbles, per vedere se ricordavano qualche cosa
di pi; ma ne dubitavo.
Mi frugai in tasca per prendere le chiavi e trovai un pezzetto
di carta. Lo guardai: era la fotografia di un negro che
indossava un vestito di lam luccicante. Roman Jones! Avevo
dimenticato la sua esistenza. L'avevo perso per strada, era stato
inghiottito da tutta la gente che avevo visto! Osservai a lungo
la fotografia, cercando di farmi un'idea, dai suoi lineamenti,
di che genere di persona fosse. Impossibile, era una foto pubblicitaria
e quindi stereotipata: un ragazzotto strafottente, vestito
di stagnola, con un sorriso ammiccante. Un volto che non
mi diceva nulla.
La parola non  mai stata il mio forte, a differenza di mio
figlio Johnny, il che non ha mai mancato di sorprendermi.
Quando gioca coi suoi balocchi,  tutto un inventar giochi di
parole: inventa rime e si racconta delle storie fantastiche. 
molto acuto e viene sempre a chiedermi spiegazioni. Una volta
mi ha chiesto cos' uno zuzzurellone, pronunciando nitidamente
la parola e con una certa circospezione, come se fosse
stata un oggetto fragile.
Cos non mi meravigliai quando, mentre stavo pensando a
tutta quella storia, mi sentii domandare: Pap, che cosa
vuol dire "abortista"?
Perch?
Uno dei poliziotti ha detto che lo zio Art  un abortista.
 una cosa brutta?
Qualche volta, risposi.
Johnny mi appoggi la guancia sul ginocchio: ha due grandi
occhi neri, come quelli di Judith.
Ma che cosa vuol dire?
 un po' complicato, dissi, cercando di guadagnar tempo.
Vuol dire un dottore specialista, come un neurologo?
S, ma fa altre cose. Me lo presi a sedere sulle ginocchia.
Che peso! Crescendo, si era fatto piuttosto pesante. Judith
diceva che ormai era tempo di farne un altro.
 un dottore dei bambini, dissi.
Come gli ostetrici?
S, come gli ostetrici.
Tira fuori il bambino dalla pancia della mamma?
S, ma  una cosa diversa. Qualche volta il bambino non
 normale. Qualche volta nasce che non pu parlare...
I bambini non parlano mica subito.
S, ma qualche volta nasce senza braccia o senza gambe,
qualche volta  deforme. Cos il dottore lo tira fuori prima.
Prima che sia diventato grande?
S, prima che sia diventato grande.
Ha tirato fuori prima anche me?
No, risposi, e lo abbracciai stretto.
Perch certi bambini non hanno le braccia e le gambe?
 un incidente, risposi, uno sbaglio.
Johnny allung una mano, la guard attentamente e incominci
a flettere le dita.
Le braccia sono belle, osserv.
S.
Ma tutti hanno le braccia.
No, non tutti.
Tutti quelli che conosco io.
Va bene, ma ogni tanto qualcuno nasce senza.
Possono giocare a prendersi, senza braccia?
No.
Non mi piace, disse Johnny, e ricominci a guardarsi la
manina, chiudendo e aprendo le dita.
Perch abbiamo le braccia? domand.
Perch... Ma questa era una domanda troppo difficile.
Perch?
Perch nel nostro corpo c' un codice.
Cos' un codice?
Sono delle istruzioni che spiegano al corpo come deve
crescere.
Un codice?
 come un progetto, un complesso di istruzioni...
Ah! Johnny si mise a riflettere.
 come il tuo meccano: tu guardi le fotografie e poi monti
i pezzi come li hai visti nelle fotografie.
Ah!
Non ero in grado di dire se avesse capito o no. Medit per
un po', poi mi disse: E se tiri fuori il bambino dalla mamma,
dopo cosa, gli succede?
Se ne va.
Dove?
Via, risposi, cercando di non approfondire.
Ah! esclam lui, scendendo dalle mie ginocchia. Senti,
lo zio Art  proprio un abortista?
No! risposi, ed era l'unica cosa da dire, altrimenti la
maestra dell'asilo avrebbe telefonato per chiedermi spiegazioni
sullo zio abortista. Per mi sentivo egualmente a disagio.
Bene, bene, concluse Johnny, sono proprio contento.
E se ne and.
Non mangi niente! osserv Judith.
Non ho fame, risposi, respingendo il piatto.
Judith si rivolse a Johnny. Finisci di mangiare!
Lui strinse la forchetta nel piccolo pugno. Non ho fame,
disse, e mi diede un'occhiata.
S che hai fame, dissi.
No, non  vero.
Debbie, che era abbastanza grande per capire cosa stava
succedendo, lasci cadere forchetta e coltello. Non ho fame,
disse, questa pappa  cattiva.
 buonissima, obiettai, prendendone una forchettata. I
bambini mi guardarono con aria sospettosa: soprattutto Debbie
che era molto matura per i suoi tre anni.
Lo dici soltanto per farci mangiare!
No, mi piace davvero, dissi, continuando a mangiare.
Fai apposta.
Ma no.
Perch non sorridi, allora? osserv Debbie.
Per fortuna in quel momento Johnny decise di ricominciare
a mangiare. Buona! esclam, massaggiandosi il pancino.
Sul serio? domand Debbie.
S,  molto buona.
Debbie mangiucchi un boccone, molto tentata di continuare;
poi prese un'altra forchettata, e mentre la portava alla
bocca se la rovesci addosso, sporcandosi il vestito. Allora, da
perfetto esemplare in miniatura di genere femminile, si arrabbi
come una furia strillando che la pappa era schifosa e
che non ne avrebbe mangiato un boccone di pi. Judith cominci
a chiamarla signorina, e questo era un sintomo inequivocabile
di una prossima arrabbiatura. Debbie fece marcia
indietro, e intanto Johnny continuava a mangiare tranquillamente
finch mi mostr tutto fiero il piatto vuoto.
Per metterli a letto ci volle un'altra mezz'ora. Ero ancora
in cucina, quando Judith torn.
Caff?
Grazie, volentieri.
Mi dispiace per i bambini, disse. Sono stati giorni
difficili anche per loro.
Lo sono stati per tutti.
Judith vers il caff e si sedette in faccia a me.
Continuo a pensare alle lettere che ha ricevuto Betty,
disse.
Ebbene?
Niente, solo che siamo circondati da migliaia di persone
in agguato, pronte a sfruttare la prima occasione... gente stupida,
gretta, bigotta...
Questa  la democrazia, dissi. Sono queste le persone
che ci governano!
Non prendermi in giro.
Non ti prendo in giro. So benissimo quello che vuoi dire.
Be', sono spaventata, disse avvicinandomi la zuccheriera.
Vorrei andarmene da Boston e non tornarci pi.
Tutto il mondo  paese, osservai, ormai dovresti averci
fatto l'abitudine.
Mi chiusi nello studio per un paio d'ore, per riesaminare
vecchi testi e articoli di riviste mediche. E intanto pensavo.
Cercavo di raccogliere tutti gli elementi di cui disponevo, mettendo
insieme Karen Randall, Superhead, Alan Zenner, Angela
e Bubbles. Tentai di far entrare nel quadro anche Weston,
ma alla fine le mie idee erano pi confuse di prima.
Poi entr Judith dicendomi che erano le nove: mi alzai e
indossai il cappotto.
Esci? mi domand.
S.
Dove vai?
Faccio un salto in un bar del centro, risposi, con un
mezzo sorriso.
A far che?
Non lo so nemmeno io!
L'Electric Grape si trova proprio alla fine di Washington
Street: all'esterno  un edificio comune, una vecchia casa
di mattoni con grandi finestre dai vetri coperti di carta, per
impedire di guardare all'interno. Sulla carta alle finestre c'era
scritto: Tutte le sere gli Zephyrs e le Go-go girls. Mentre
mi avvicinavo venni aggredito da un'ondata di rock-'n'-roll.
Erano le dieci, un fiacco gioved sera. Qualche marinaio,
un paio di battone appoggiate al muro, l'anca sporta in fuori,
il ventre proteso. Un'altra mi pass accanto in una piccola
spider, con un battito delle lunghe ciglia bistrate. Entrai nel
bar.
Faceva caldo: un caldo animale, umido e denso. La musica
era assordante, faceva vibrare i muri e colmava l'aria, quasi
volesse condensarla. Incominciavano a ronzarmi le orecchie.
Mi fermai per abituarmi all'oscurit. Lungo una parete c'era
una fila di spar con dei tavolinetti di legno, e dalla parte
opposta il bancone del bar. Sotto il palco dell'orchestra, su
una piccola pista da ballo, due marinai stavano ballando con
due ragazze grasse, dall'aria sporca. A parte queste due coppie,
il locale era vuoto.
Sul palco, gli Zephyrs stavano mettendocela tutta: erano in
cinque, e cio tre chitarre elettriche, una batteria e un cantante
che si attorcigliava il microfono attorno alle gambe. Facevano
un gran baccano, ma avevano i volti stranamente immobili,
come se aspettassero qualcosa o se suonassero tanto
per ammazzare il tempo.
Ai lati del palco stazionavano due ragazze in bikini adorni
di frangette. Una era troppo grassa, l'altra aveva un viso grazioso
ma una figura alquanto goffa. Sotto le luci, i loro volti
erano di un biancore gessoso.
Mi avvicinai al bar e ordinai uno scotch liscio con ghiaccio;
cos riuscii a berlo un poco annacquato, com'era nelle mie
intenzioni.
Pagai lo scotch e mi voltai a guardare il complesso. Uno
dei chitarristi era Roman: un giovanottone tutto muscoli sui
ventotto anni, con la testa grossa e i capelli neri e ricciuti. La
sua faccia untuosa luccicava nella luce rossa della ribalta mentre
lui fissava le sue dita che pizzicavano le corde della chitarra.
Sono proprio bravi, dissi al barista.
Lui alz le spalle, A lei piace questa musica?
Certo. E a lei?
Per me  uno schifo. Un vero schifo!
Che genere di musica le va a genio, a lei?
A me piace l'opera! rispose, allontanandosi per servire
un altro cliente. Non riuscii a capire se volesse prendermi in
giro o se parlasse seriamente.
Rimasi l a guardare, col mio bicchiere in mano, finch gli
Zephyrs finirono di suonare il loro pezzo. Soltanto i marinai
applaudirono. La voce-guida, sull'onda della canzone, si chin
sul microfono dicendo Grazie, grazie, quasi senza fiato,
come se ci fossero state migliaia di persone ad applaudire.
E adesso, annunci, vi faremo sentire un vecchio successo
di Chuck Berry. Invece si trattava di Long Tali Sally,
un pezzo veramente vecchio, quanto bastava perch sapessi che
non era una canzone di Little Richard, ma di Chuck Berry.
Abbastanza vecchio da ricordarmi l'epoca in cui non ero ancora
sposato e portavo le ragazze in posti come questo per
passare una serata folle ; l'epoca in cui i negri venivano
considerati una specie di divertimento: non uomini, ma solo
delle macchine musicali, i giorni in cui i giovani bianchi potevano
andare tranquillamente all'Apollo di Harlem. Cose
d'altri tempi, insomma.
Suonavano bene, con un ritmo pieno e vivace. Judith detesta
il rock-'n'-roll, che  un ritmo triste; a me invece  sempre
piaciuto. Ma quando noi eravamo giovani non era di
moda, non era chic, era considerata roba adatta ai ceti popolari.
Le classi abbienti andavano matte per Lester Lanin e
Eddie Davis, e Lonard Bemstein non aveva ancora imparato
il twist.
I tempi cambiano.
Finalmente gli Zephyrs finirono di suonare, accesero un
grammofono collegandolo ai loro amplificatori, poi scesero dalla
pedana e si diressero al bar. Mentre Roman mi si avvicinava,
gli andai incontro.
Posso offrirle qualcosa? domandai, toccandogli un braccio.
Mi guard sorpreso. E perch?
Sono un ammiratore di Little Richard.
Mi squadr dall'alto in basso. Lasci perdere.
Dico sul serio.
Vodka, decise, e venne a sedere accanto a me.
Ordinai una vodka che Roman bevve d'un fiato.
Prendiamone un'altra, cos dopo possiamo parlare di Little
Richard; d'accordo? disse lui.
D'accordo.
Prese la seconda vodka e se la port a un tavolo all'altro
capo del locale. Lo seguii. Il suo abito di lam argenteo luccicava
nella penombra. Ci sedemmo. Roman guard il bicchiere
e disse: Mi faccia vedere la piastra.
Cosa?
Mi guard con aria di compatimento: Il distintivo, cocco.
La tua spilletta! Non faccio niente se prima non me la mostri.
Dovevo avere un'aria piuttosto perplessa, perch esclam:
Cristo, non possono proprio rimediare degli sbirri un po' pi
astuti?
Non sono uno sbirro.
Ma certo, come no? Roman prese il bicchiere e si alz.
Un momento, disse, guardi un po' qua. E tolsi dal
portafoglio il mio biglietto da visita. Era buio: Roman fu costretto
a chinarsi per leggerlo.
Non  il caso di scherzare, disse con sarcasmo; ma torn
a sedersi.
 la verit, sono un medico.
Ma certo, un medico! Io sento odore di piedipiatti, ma
 un medico. Meglio parlar chiaro: li vede quei quattro ragazzi?
E indic gli altri componenti del complesso. Bene,
se succede qualcosa, testimonieranno tutti che mi ha fatto
vedere un biglietto da visita e non un distintivo. E questa, caro
mio, sarebbe una truffa bella e buona, e in tribunale non te
la caveresti. Chiaro?
Io voglio solo fare due chiacchiere.
Non dire scemenze, rispose lui, bevendo la vodka. Poi
sorrise: Le voci fanno presto a circolare!
Davvero?
Gi. A te chi l'ha detto?
Ho i miei informatori.
Quali?
Alzai le spalle: Informatori e basta.
Dunque, chi la vuole?
Io.
Roman scoppi a ridere: Senti, bello, la pianti di scherzare?
Tu non vuoi un corno!
Bene, dissi alzandomi e preparandomi ad andarmene,
allora vuol dire che ho sbagliato persona.
Un momento, capo.
Mi fermai. Roman era rimasto seduto e fissava il bicchiere
rigirandoselo fra le dita. Siediti.
Mi risedetti.  di buona qualit, disse, continuando a
fissare il bicchiere, non  tagliata;  della qualit migliore,
insomma molto cara, capito?
Okay, dissi.
Si gratt le braccia e le mani con gesti rapidi e nervosi.
Quante bustine?
Dieci, 'quindici, quelle che hai.
Ho tutte quelle che vuoi.
Quindici, allora; ma prima voglio vederle.
Va be'. Le vedrai.
Continuava a grattarsi le braccia attraverso il lam della
giacca; poi sorrise. Per, prima vorrei sapere una cosa.
E cio?
Chi te l'ha detto?
Esitai un- attimo, poi risposi: Angela Harding.
Parve imbarazzarlo: non potevo rendermi conto se avessi
fatto una mossa falsa. Poi si agit sulla sedia, con l'aria di
riflettere, e alla fine domand:  una tua amica, Angela?
Be'... una specie.
Quando vi siete visti l'ultima volta?
Ieri.
Annu lentamente. La porta  l, disse. Ti do trenta
secondi per filartela prima che ti spacchi il muso. Mi hai sentito,
piedipiatti? Trenta secondi!
Va bene, dissi, non  stata Angela, ma una sua amica.
E come si chiama, questa amica?
Karen Randall.
Mai sentita nominare.
Credevo che vi conosceste abbastanza bene.
Scosse la testa. Niente da fare.
Cos mi hanno detto.
Allora ti hanno raccontato delle balle.
Mi frugai in tasca e tirai fuori la foto. Questa l'ho trovata
nella sua camera, al college.
Prima che potessi rendermene conto, Roman mi aveva strappato
la foto di mano e l'aveva fatta a pezzi.
Quale foto? domand. Non c' nessuna foto, io quella
ragazza non l'ho mai vista.
Tornai a sedermi.
Mi guardava con occhi pieni di collera. Fila! disse.
Sono venuto a comprare una cosa; quando l'avr me ne
andr.
Vattene; se hai un'oncia di buon senso, sgombra subito.
Ricominci a grattarsi le braccia. Guardandolo, mi resi conto
che non sarei riuscito a cavarne pi nulla: non avrebbe
parlato; del resto, non avevo nemmeno i mezzi per costringerlo.
Bene, dissi. E mi alzai, dimenticando gli occhiali sul
tavolo. A proposito: dove potrei trovare un po' di tiopental?
Roman spalanc gli occhi: Un po' di cosa?
Tiopental.
Mai sentito. E adesso fila, prima che uno di quei ragazzi
al bar te le suoni di santa ragione.
Uscii. Faceva freddo, aveva ricominciato a cadere una pioggerellina
sottile. Diedi un'occhiata a Washington Street e alle
insegne luminose degli altri locali, e dopo trenta secondi tornai
indietro.
I miei occhiali erano ancora sul tavolo: andai a prenderli
e mi voltai per andarmene definitivamente, guardando circospetto
il locale.
In un angolo del locale, Roman stava parlando a un telefono
a gettone.
Avevo visto quello che volevo.


Capitolo 4.

Alla fine dell'isolato, proprio svoltato l'angolo, c'era un lurido
self-service: un hamburger, venti cents. La grande vetrina
dava sulla strada; dentro, vidi quattro giovincelle che
mangiavano e squittivano e un paio di poveracci, con certi
stracci di palandrane lunghe fino ai piedi. In un angolo, tre
marinai sghignazzavano e si davano grandi manate sulla schiena,
raccontandosi l'ultima conquista o progettandone una nuova.
In fondo al locale c'era un telefono.
Chiamai il Memorial e chiesi del dottor Hammond. La centralinista
mi rispose che era di guardia al Pronto Soccorso e
pass la telefonata.
Norton, sono John Berry.
Cosa succede?
Vorrei qualche informazione dall'archivio.
Sei fortunato,  una notte tranquilla: un paio di
lacerocontusi, un paio di zuffe tra ubriachi, tutto qui. Cosa vuoi
sapere?
Prendi nota. Roman Jones, negro, ventiquattro o venticinque
anni. Voglio sapere se  mai stato ricoverato in ospedale
e, in caso affermativo, in quale reparto. Fammi sapere
anche le date.
D'accordo. Allora: si chiama Roman Jones, se  stato in
ospedale e in quale reparto. Te lo trovo senz'altro.
Grazie.
Mi richiami?
No, passo io pi tardi.
E questo, in conclusione, fu l'avvenimento dell'anno.
Dopo la telefonata, mi accorsi di aver fame; cos ordinai un
hot-dog e una tazza di caff. Mai fidarsi degli hamburger in
posti del genere: prima di tutto li rimediano con carne di
cavallo o di coniglio, o frattaglie, e in genere con tutto quello
che riescono a racimolare, insomma; e poi sono talmente zeppi
di germi patogeni da poter infettare un esercito intero.
Prendiamo la trichinosi, per esempio: Boston detiene il primato
nazionale di questo genere di infezione: qui  di sei volte superiore
alla media. In una parola, la prudenza non  mai
troppa.
Ho un amico batteriologo che passa la vita in laboratorio
a fare prelievi e colture di organismi infettivi. Be',  cos dominato
dal suo lavoro, che praticamente non esce mai a mangiare
nemmeno da Joseph o al Locke-Ober. Mangia solo bistecche,
e nonostante questo vive nel terrore. Ho mangiato
con lui, qualche volta. Una cosa da pazzi: suda durante tutto
il pasto, per cui il piatto  una capsula di Petri colma di sangue,
una colonia di bacilli. Ad ogni boccone vede stafilococchi,
streptococchi, bacilli Gram negativi.
Comunque, dato che gli hot-dog sono un po' meno pericolosi,
ne ordinai uno, me lo portai al banco accanto alla vetrina
insieme al caff e incominciai a mangiare, guardando la folla
che camminava lungo il marciapiede.
Mi torn in mente Roman: quello che aveva detto non mi
andava a genio. Era chiaro che vendeva la droga: roba grossa,
probabilmente. La marijuana  fin troppo facile procurarsela;
Sandoz non fabbrica pi l'LSD, ma in Italia producono in grandi
quantit il suo precursore: l'acido lisergico. E qualsiasi studente
 in grado di convertirlo, se appena gli riesce di sottrarre
al laboratorio di chimica qualche reagente e qualche
storta(1). Quanto alla psilocibina e al dmt, si fabbricano ancora
pi facilmente.
Dunque era probabile che Roman smerciasse oppiacei, morfina
ed eroina: il che complicava maledettamente le cose, soprattutto
tenendo conto della sua reazione quando gli avevo
nominato Angela Harding e Karen Randall. Non sapevo che
nesso esistesse tra loro, ma sentivo che stavo per accertarlo.
Mentre guardavo nella strada, vidi passare Roman quasi di
corsa. Lui per non mi vide. Era stravolto. Trangugiai l'ultimo
sorso di caff e mi precipitai alle sue calcagna.

Note.
1. La descrizione dei tre stadi della sintesi della dietilamina dell'acido
lisergico (LSD) da precursori comuni  stata tagliata dal dattiloscritto
originale dell'autore.
 
Capitolo 5.

Per prudenza, mi tenni alla distanza di mezzo isolato da
Roman. A quanto pareva aveva molta fretta e si faceva strada
a gomitate. Quando ebbe raggiunto Stuart Street, volt a sinistra,
dirigendosi verso la sopraelevata. Lo seguii. Quel tratto
di Stuart Street era deserto, indugiai un attimo per accendermi
una sigaretta e rialzarmi il bavero dell'impermeabile, indispettito
di essere senza cappello. Se in quel momento Roman
si fosse voltato mi avrebbe senza dubbio riconosciuto.
Roman percorse un intero isolato poi volt ancora a sinistra.
Stava tornando indietro; non me ne resi conto subito,
anche se ad ogni buon conto raddoppiai le precauzioni. Camminava
in fretta, sussultando; dai movimenti si capiva che era
spaventato.
Adesso eravamo in Harvey Street. Mi fermai a dare un'occhiata
al menu di due ristoranti cinesi, appiccicati a una vetrina.
Roman non si volt ma continu a camminare; poi
volt a destra e io lo seguii.
A sud del Palazzo governativo l'aspetto della citt cambia
di colpo. Nelle immediate vicinanze, in Tremont Street, ci sono
negozi eleganti e teatri di prima categoria. Washington Street,
che si apre un isolato pi avanti,  gi molto meno elegante,
piena com' di bar, di prostitute e di cinema che proiettano
film pornografici. Dopo un altro isolato, la situazione peggiora,
finch, superati altri ristoranti cinesi, comincia un quartiere
di negozi eterogenei; soprattutto di tessuti.
Adesso eravamo proprio in questo punto.
I negozi erano bui. Nelle vetrine si vedevano rotoli di stoffa,
disposti verticalmente. E c'erano grandi saracinesche di lamiera
ondulata davanti alle quali i camion caricavano e scaricavano
la merce. A parte queste, qualche botteguccia e un negozio
di costumi teatrali a nolo: nella vetrina, un paio di
calzemaglia da ballerina, una vecchia uniforme militare e varie
parrucche. Da uno scantinato giungeva il suono secco delle
palle di un biliardo.
Le vie erano umide e tetre, rari i passanti. Roman percorse
veloce un altro isolato, poi si ferm.
Mi precipitai nel vano di un portone; lui si volt per un
attimo, poi ricominci a camminare. Ormai gli ero proprio
alle spalle.
Da quel momento, incominci a compiere una serie di giri
viziosi, fermandosi ogni tanto per guardarsi alle spalle. Pass
una macchina, facendo stridere le gomme sull'asfalto bagnato,
e Roman si ritrasse in un angolo buio per riemergere soltanto
quando l'auto si fu dileguata.
Continuammo cos per circa un quarto d'ora e non riuscivo
a rendermi conto se si comportasse cos per prudenza o per
lasciar passare il tempo. Di tanto in tanto dava un'occhiata a
qualcosa che teneva in mano: forse un orologio.
Finalmente si diresse verso nord, attraverso vie secondarie,
costeggiando il Palazzo governativo e il Parlamento: mi ci
volle un po' di tempo per capire che stava procedendo verso
Beacon Hill.
Dopo dieci minuti, lo persi di vista: forse non ero stato abbastanza
accorto. Roman aveva voltato un angolo, e quando,
un attimo dopo, voltai lo stesso angolo anch'io, era scomparso
e la via era deserta. Mi fermai per sentire se mi riusciva di
udire il rumore dei suoi passi. Niente. Cominciavo a preoccuparmi,
cosicch affrettai il passo.
In quell'istante qualcosa di pesante, umido e freddo, mi si
abbatt sulla testa. Avvertii un dolore acuto alla fronte, e subito
dopo un pugno allo stomaco. Caddi, e tutto intorno a me
prese a girare vorticosamente. Udii un grido, un rumore di
passi, poi pi nulla.


Capitolo 6.

Mi sembrava un incubo, uno di quei sogni in cui ogni immagine
viene distorta. Gli edifici, tetri, altissimi, torreggiavano
sopra di me e parevano precipitarmi addosso. Ero fradicio,
intirizzito, la pioggia mi sferzava il viso. Sollevai la testa dal
marciapiede e mi accorsi che era chiazzato di rosso.
Riuscii a sollevarmi su un gomito; il sangue scorreva sul
mio impermeabile. Fissavo come un ebete il marciapiede macchiato
di rosso. Era sangue, molto sangue. Ed era il mio.
Fui colto da un attacco di nausea e vomitai sul selciato.
Avevo le vertigini, tutto intorno a me vorticava e cambiava
colore.
Finalmente, riuscii a mettermi in ginocchio.
In lontananza, udii l'urlo delle sirene che si stavano
avvicinando. Riuscii a mettermi in piedi. Barcollavo, e fui costretto
ad appoggiarmi a una macchina parcheggiata lungo il
marciapiede. Non avevo la minima idea di dove mi trovassi,
la strada era buia e silenziosa. Fissavo l'asfalto insanguinato,
sforzandomi di pensare al da farsi.
Le sirene risuonavano sempre pi vicine.
Mi trascinai fino all'angolo della strada, e qui dovetti fermarmi
per riprendere fiato. Ormai le sirene erano vicinissime;
nella via dalla quale provenivo lampeggi una luce azzurrastra.
Presi a camminare quanto pi in fretta mi era possibile.
Non so quanta strada percorsi. Non sapevo nemmeno dove mi
trovassi: so soltanto che camminai fin quando vidi un taxi
fermo a un parcheggio: era libero.
Mi porti all'ospedale pi vicino, dissi.
Il tassista mi diede un'occhiata. Niente da fare, rispose.
Feci ugualmente l'atto di salire ma quello strill: Non
sognartelo neppure, poi sbatt la portiera e fil via, lasciandomi
appiedato.
Lontano, udii ancora l'urlo delle sirene.
Fui assalito un'altra volta dalle vertigini, cosicch dovetti
accovacciarmi sul marciapiede e attendere che mi passassero.
Anche la nausea mi aveva ripreso, mentre il sangue continuava
a colarmi lungo il viso e cadendo al suolo si mescolava
al vomito.
Pioveva sempre. Ero gelato, ma il freddo mi aiutava a non
svenire. Mi rimisi in piedi sforzandomi di capire dove mi trovavo.
Dovevo essere a sud di Washington Street; sull'ultima
targa stradale che avevo visto stava scritto Curley Place: un
nome che non mi diceva assolutamente nulla. Ricominciai a
camminare, vacillando e fermandomi a brevi intervalli.
Speravo di camminare nella direzione giusta. Sapevo di sanguinare,
ma non sapevo quanto, e ad ogni passo ero costretto
a sostare e ad appoggiarmi a un'automobile, per riprender
fiato.
Il senso di vertigine si aggravava. Inciampai e caddi, battendo
sulle ginocchia con una tale violenza che per un attimo
il dolore acuto mi snebbi il cervello e mi aiut a rialzarmi.
Avevo le scarpe macere di pioggia, gli abiti fradici d'acqua
e di sudore.
Mi concentrai sul rumore che producevano le scarpe inzuppate,
costringendomi a procedere. Un passo, ancora un passo.
Tre isolati pi in l c'erano delle luci.
Dovevo farcela.
Un altro passo.
Mi appoggiai a un'automobile azzurra. Un solo istante: giusto
il tempo per riprender fiato.
Eccolo qua, l'amico! Qualcuno mi stava sollevando. Ero
dentro una macchina. Poi, qualcuno mi stava tirando fuori.
Qualcuno mi sorreggeva. Stavamo camminando. Davanti a
me, delle luci vivide e una scritta: Pronto Soccorso. Un'insegna
azzurra. Sulla porta, un'infermiera.
Adagio, adagio, stia calmo!
La testa mi ciondolava. Cercai di parlare ma avevo la bocca
arida. Avevo sete e freddo. Diedi un'occhiata all'uomo che
mi stava aiutando: era anziano, con la barba grigia e la testa
calva, cosicch mi sforzai di fare da me per non costringerlo
a portarmi di peso, ma le ginocchia non mi tenevano. Barcollavo.
Calma, amico, non preoccuparti!
La voce era calda, incoraggiante. L'infermiera ci venne incontro
nella luce vivida della soglia, diede un'occhiata e corse
dentro. Poco dopo uscirono due medici interni che mi sollevarono
di peso. Erano forti, e mi tennero sollevato da terra, cosicch
le mie scarpe sfioravano appena le pozzanghere. Sentii
la pioggia battermi sulla nuca, mentre la testa mi ricadeva in
avanti. Intanto l'uomo dalla testa calva ci aveva preceduti e
aveva aperto la porta.
Dentro, faceva caldo. I due interni mi fecero sdraiare su
un tavolo imbottito e cominciarono a spogliarmi. Ma i vestiti,
fradici di pioggia e di sangue, erano cos appiccicati al corpo,
che alla fine furono costretti a tagliarli con le forbici. Non
era un'operazione facile. Ci volle un sacco di tempo. Intanto io
tenevo gli occhi chiusi per difenderli dalla luce troppo intensa
del locale.
Fai un ematocrito e una prova crociata, disse uno degli
interni. E prepara per la sutura in sala due.
Si stavano occupando della mia testa: avvertii vagamente
la pressione dei tamponi di garza sulla pelle. Avevo la fronte
torpida e fredda. Adesso ero completamente nudo. Mi asciugarono
vigorosamente e mi avvolsero in una coperta, poi mi
trasportarono su un lettino imbottito e lo spinsero attraverso
l'atrio. Aprii gli occhi e scorsi l'uomo dalla testa calva che mi
guardava con aria premurosa.
Dove l'ha trovato? domand uno degli interni.
Sul tetto di una macchina, era sdraiato sopra. Quando
l'ho visto ho pensato che fosse ubriaco fradicio. Ingombrava
in parte la strada, cos ho pensato che qualche auto, passandogli
vicino, potesse travolgerlo. Poi ho visto che era ben vestito
e tutto insanguinato. Non sapevo cosa gli fosse successo,
ma certo era conciato male; allora l'ho portato qui.
Non ha idea di cosa possa essergli accaduto? domand
l'interno.
Secondo me, deve aver preso un sacco di botte.
Era senza portafoglio, osserv l'interno. Le deve il
prezzo della corsa?
Non fa niente, disse l'uomo dalla testa calva.
Sono sicuro che gliela pagher.
Non fa niente, ripet il tassista. Adesso io me ne
vado.
 meglio che lasci nome e cognome, disse l'interno. Ma
l'uomo era gi scomparso.
Mi spinsero in una camera rivestita di piastrelle azzurre, e
accesero le lampade chirurgiche sopra la mia testa. Ero circondato
da volti mascherati e da mani guantate di gomma.
Prima di tutto fermiamo l'emorragia, disse l'interno.
Poi voglio una radiografia.  sveglio? aggiunse poi, rivolgendosi
a me.
Annuii, sforzandomi di parlare.
Non parli, pu avere la mascella rotta. Adesso le ricucio
la ferita sulla fronte, poi vedremo.
L'infermiera mi lav la faccia con un detergente caldo, e
ritir la spugna tutta insanguinata.
Adesso le passo l'alcool, disse. Brucer un po'.
Intanto gli interni osservavano la ferita e scambiavano osservazioni.
Conviene registrarla come una ferita superficiale di sei
centimetri sulla tempia destra.
Avvertii appena il bruciore dell'alcool: provai soltanto una
sensazione di freddo pungente.
L'interno infil l'ago ricurvo da sutura nel porta-aghi, l'infermiera
si fece da parte e lui incominci ad armeggiare sulla
mia testa. Mi aspettavo di sentir dolore ma percepii soltanto
delle fitte brevi e acute. L'interno disse:  proprio un taglio
netto, sembra un'incisione chirurgica.
Un taglio di coltello.
Pu darsi, ma ne dubito.
L'infermiera mi applic il laccio emostatico e prelev un
poco di sangue. Meglio fare un'antitetanica, osserv l'interno,
continuando a suturare, e anche un'iniezione di penicillina.
Poi si rivolse a me: Chiuda gli occhi una volta
se vuol dire s, e due se vuol dire no.  allergico alla penicillina?
Chiusi gli occhi due volte.
Ne  sicuro?
Chiusi gli occhi una volta sola.
Okay, disse l'interno, e riprese la sutura, mentre l'infermiera
mi praticava le due iniezioni. L'altro interno mi esaminava
il corpo, senza parlare.
Devo essere svenuto un'altra volta perch quando riaprii gli
occhi vidi un apparecchio da raggi X applicato accanto alla
mia testa. Una voce irritata diceva: Fate piano, fate piano!
Svenni di nuovo.
Mi svegliai in un'altra stanza, dipinta di verde chiaro. I due
interni stavano esaminando le lastre contro luce, scambiandosi
osservazioni, poi uno dei due usc e l'altro mi si accost.
A quanto pare, lei  a posto, disse. C' qualche dente
rotto, ma a quanto ci consta non ci sono fratture al cranio.
Stavo un po' meglio, quanto bastava per riuscire a domandare:
Il radiologo ha esaminato le lastre?
Quella domanda li raggel. Pensavano a quello che io pensavo,
e cio che le radiografie craniche sono difficili da interpretare
e richiedono un occhio esperto. E poi non riuscivano
a capacitarsi come mai lo sapessi anch'io.
No, il radiologo non c' in questo momento.
E dov'?
 andato a bere un caff.
Gli dica di tornare, allora. La bocca e la mascella mi
dolevano. Mi palpai la guancia e percepii una larga tumefazione
che mi doleva terribilmente. Ecco perch avevano temuto
una frattura.
Com' l'ematocrito? domandai.
Come ha detto?
Era difficile farmi capire: avevo la lingua impastata e non
riuscivo a profferire chiaramente le parole.
Ho detto: com' il mio ematocrito?
Si scambiarono un'occhiata. Quaranta, rispose uno dei
due.
Datemi un po' d'acqua.
L'uno and a prendere l'acqua mentre l'altro mi guardava
stupefatto, come se avesse scoperto in quel momento di trovarsi
davanti a un essere umano.
 un medico, lei? domand.
No, risposi, sono un pigmeo molto informato.
Era confuso. Prese il suo taccuino e mi domand:  mai
stato ricoverato prima d'ora, in questo ospedale?
Mai. E non ho nessuna intenzione di farmi ricoverare
ora.
Ma lei ha una lacerazione...
Al diavolo la lacerazione! Mi dia uno specchio.
Uno specchio?
Voglio vedere se ha suturato bene, sospirai.
Se lei  un medico...
Mi dia uno specchio.
In un momento ebbi lo specchio e un bicchier d'acqua.
Bevvi avidamente. L'acqua aveva un sapore meraviglioso.
Meglio andarci piano, sa...
Un ematocrito di quaranta non  male, osservai, e lei
lo sa benissimo. Poi sollevai lo specchio per esaminare il taglio
sulla fronte. Gli interni mi stavano antipatici, e questo mi
aiutava a vincere il dolore lancinante. Il taglio era netto e
descriveva una linea curva, in obliquo, da un sopracciglio all'orecchio.
Mi avevano dato una ventina di punti.
Da quanto tempo sono qui? domandai.
Da un'ora, dottore.
Non mi chiami dottore, dissi, e faccia un altro ematocrito.
Voglio sapere se c' un'emorragia interna.
Ha solo settantacinque pulsazioni, dottore, e il colore
della pelle ...
Faccia un altro ematocrito, ripetei.
Prelevarono un altro campione di sangue e ne aspirarono
cinque centimetri cubi nella siringa.
Ges, osservai, ma  solo per un ematocrito!
Lui mi lanci una buffa occhiata di scuse e fil via. I medici
del Pronto Soccorso sono degli sciattoni: per fare un
ematocrito una goccia di sangue  sufficiente: basta pungere
un dito.
Mi chiamo John Berry, e sono anatomo-patologo del Lincoln,
dissi all'altro interno.
Sissignore, disse costui, scrivendo.
Smetta di scrivere!
Sissignore. Chiuse il taccuino.
Non intendo figurare come ricoverato...
Ma lei  stato aggredito e derubato...
Non  vero, dissi, sono inciampato e caduto, tutto qui.
 stato uno stupido equivoco.
Ma le contusioni starebbero a indicare che...
Non m'importa un corno di non essere un caso contemplato
dai libri di testo; le ho raccontato quello che  successo:
 la pura verit.
Senta...
Basta cos, ho detto.
Lo guardai. Aveva il camice macchiato di sangue: il mio
sangue, probabilmente.
Lei non porta la targhetta col suo nome, osservai.
No.
Be', se la metta allora! I pazienti gradiscono sapere con
chi stanno parlando.
Quello tir un profondo sospiro. Sono uno studente del
quarto anno, disse.
Ges!
Dottore...
Stammi bene a sentire, giovincello, dissi. Ero furibondo,
ma quella sfuriata era provvidenziale, serviva a rianimarmi.
Pu darsi che per te un mese di Pronto Soccorso sia divertente;
ma per me no; quindi sbrigati a chiamare il dottor
Hammond.
Chi?
Il dottor Hammond, ho detto, che  lo specializzando di
turno.
S, dottore.
Fece l'atto di allontanarsi, e intanto pensavo che ero stato
un po' troppo duro con lui: dopotutto era uno studente e
aveva l'aria di essere un ragazzo in gamba.
A proposito, dissi, sei stato tu a suturare?
S, rispose, dopo una lunga pausa. Si sentiva colpevole.
Hai fatto un ottimo lavoro.
Grazie, dottore, rispose lui, con un largo sorriso.
Smettila di chiamarmi dottore! Hai esaminato la ferita,
prima di suturarla?
S, dott... s.
E cosa ne pensi?
Un'incisione molto netta: potrebbe essere un colpo di
rasoio.
O un colpo di bisturi? rettificai sorridendo.
Non capisco.
Credo che sar una notte interessante anche per te,
dissi. E adesso chiama Hammond.
Rimasi solo, senza alcun diversivo che mi distraesse dal dolore
fisico. La cosa peggiore era lo stomaco: mi doleva come
se avessi inghiottito una palla da bowling. Mi girai su un
fianco. Cos andava meglio. Dopo poco arriv Hammond, seguito
dallo studente del quarto anno.
Salve, John!
Ciao, Norton; come va?
Non ti ho visto entrare, altrimenti...
Non importa; i tuoi ragazzi hanno fatto un bel lavoro.
Cosa ti  successo?
Ho avuto un incidente.
Sei stato fortunato, osserv Hammond, chinandosi a
esaminare la ferita.  un taglio superficiale. Hai perso un
fiume di sangue, ma l'ematocrito  buono.
Sono di un umore infernale.
Lo credo bene. Come ti senti?
Di merda!
Hai mal di testa?
Un po', ma quello sta passando.
Hai sonno? Hai nausea?
Andiamo, Norton...
Fermo cos, disse lui, e cominci a esaminarmi le pupille
con la solita matita luminosa; poi ispezion il fondo oculare
con l'oftalmoscopio, e saggi i riflessi alle gambe e alle braccia.
Visto? dissi. Tutto a posto.
Potresti avere un ematoma.
Macch.
Voglio che tu stia in osservazione per ventiquattr'ore.
Neanche per sogno! ribattei, sedendomi sul lettino e
sussultando per il dolore. Lo stomaco mi faceva impazzire.
Aiutami ad alzarmi.
Ma i tuoi vestiti...
Li hanno tagliati, lo so. Fammi portare un camice, allora.
Perch?
Perch voglio essere qui quando porteranno gli altri.
Quali altri?
Aspetta e vedrai.
Lo studente mi domand che taglia avevo, ma quando stava
per uscire, Hammond lo trattenne per un braccio.
Un momento: te lo faccio portare, ma a una condizione.
Per Cristo, Norton, non c' nessun ematoma. Comunque,
se fosse subdurale(1), ci vorrebbero settimane, mesi perch salti
fuori, lo sai benissimo. Non c' traccia di frattura, nelle
lastre!
Ma se hai detto anche tu che quelle lastre non sono ancora
state esaminate dal radiologo!
Norton, per l'amor di Dio, non stai parlando a una vecchietta
di ottant'anni! Io...
Ti dar il camice a patto che tu mi garantisca di restare
qui tutta la notte, disse Norton con voce pacata.
Non voglio essere ricoverato.
D'accordo. Quello che voglio  semplicemente che tu rimanga
al Pronto Soccorso.
Riflettei per un attimo. E va bene, resto.
Lo studente and a prendermi il camice e gli altri indumenti
per il periodo della mia degenza. Hammond mi guardava
scuotendo il capo. Chi  stato a suonartele?
Aspetta e vedrai.
Hai terrorizzato l'interno, e anche quel povero studente.
Non era nelle mie intenzioni, ma facevano tutto cos alla
carlona!
Il radiologo di servizio  Harrison: un perfetto coglione.
E a me che me ne importa?
Be', sai com'.
Certo che lo so.
Mi portarono gli indumenti e li indossai subito. Provavo una
sensazione curiosa: erano anni che non indossavo niente di
simile, ma una volta ero stato fiero di vestirmi da medico,
mentre ora in questi panni mi sentivo goffo e impacciato.
Mi resero le scarpe, ancora umide e imbrattate di sangue,
ma le infilai lo stesso. Mi sentivo debole, ma dovevo tirare
avanti a tutti i costi: ormai ero sicuro che la faccenda si sarebbe
risolta entro la notte.
Presi un caff e un panino, senza riuscire a sentirne il sapore.
Mi sembrava di inghiottire carta di giornale, ma dovevo
assolutamente mangiare qualcosa. Hammond rimase accanto
a me.
A proposito, disse, ho fatto ricerche su quel tuo Roman
Jones.
E cos'hai scoperto?
 stato visitato una volta sola, alla clinica genitourinaria,
dov'era stato ricoverato per qualcosa che poteva essere una
colica renale. Gli hanno fatto l'analisi delle urine.
Ebbene?
Presentava un'ematuria, naturalmente, e globuli rossi con
nucleo.
Capisco.
Era la solita storia. Capita spesso che si presentino in clinica
dei pazienti che lamentano acuti dolori al basso ventre e difficolt
di minzione. La diagnosi pi attendibile  quella di
calcoli renali - uno dei cinque malanni pi dolorosi che esistano
- e in tal caso viene subito somministrata della morfina.
Per, a verifica della diagnosi, bisogna fare un prelievo di
orina ed esaminarla e accertare che presenti o meno tracce di
sangue. I calcoli, infatti, irritano i reni e determinano piccole
perdite sanguigne.
I morfinomani sanno che in questi casi viene loro somministrata
la morfina con una certa frequenza, cosicch spesso
fingono una colica renale. Alcuni di essi, conoscendone bene
i sintomi, sanno mimarla alla perfezione, poi, quando devono
consegnare al medico il campione di orina, vanno alla toilette,
si pungono un dito e mescolano il sangue alle orine.
Qualcuno per non se la sente, e preferisce adoperare il
sangue di un animale: quello di un pollo, per esempio. Il guaio
 che, mentre i globuli rossi dei polli hanno il nucleo, quelli
del sangue umano non l'hanno. Cosicch, quando viene accertata
la presenza di globuli rossi con nucleo in pazienti affetti
da sospetta colica renale,  praticamente certo che il tizio in
questione sta facendo la commedia: in altre parole, che si
tratta di un drogato.
Hanno trovato tracce di punture?
No. Quando il medico l'ha fatto chiamare, se n'era gi
andato, e da allora non si  pi visto.
Quindi probabilmente si tratta di un drogato.
Probabilmente.
Dopo il panino e il caff mi sentii meglio. Mi rimisi in
piedi: ero sfinito e dolorante in tutto il corpo. Telefonai a
Judith per dirle che ero nel reparto malati esterni del Memorial
e che non doveva preoccuparsi perch stavo bene. Naturalmente,
non dissi una parola delle botte n della ferita al
capo. Sapevo che avrebbe avuto uno shock terribile, vedendomi
in quello stato; ma non era il caso di raccontarglielo
adesso.
Uscii in Corridoio; mi sforzavo di non barcollare, ma stavo
da cani. Hammond mi domand come mi sentivo e io insistetti
a ripetergli che mi sentivo benone. Non era vero: quel
poco cibo mi aveva ridato la nausea e la posizione eretta aveva
aggravato il mal di capo. Ma pi penoso era quel senso
di stanchezza: mi sentivo di una stanchezza mortale.
Arrivammo all'entrata di emergenza del Pronto Soccorso,
qualcosa di simile al box di un garage nel quale le ambulanze
penetrano a marcia indietro per scaricare i malati. Porte
a vento automatiche - comandate, cio, dalla pressione dei
piedi di chi entrava - davano accesso all'ospedale. Uscimmo
a respirare la fredda aria notturna. Pioveva; c'era nebbia, ma
la bassa temperatura mi giovava.
Sei pallido, disse Hammond.
Sto bene, credimi.
Non abbiamo nemmeno pensato all'eventualit di un'emorragia
interna!
Ti ripeto che sto bene.
Se non stai bene, puoi dirmelo. Non  necessario che tu
faccia l'eroe!
E chi vuol fare l'eroe? esclamai.
Ci fermammo. Sfrecci un'automobile solitaria, facendo sibilare
le gomme sull'asfalto bagnato; poi fu di nuovo il silenzio.
Mi vuoi spiegare che cosa diamine dovrebbe succedere?
domand Hammond.
Non ne sono certo, ma credo che tra poco porteranno un
negro e una ragazza.
Roman Jones? Ha qualcosa a che vedere con tutta questa
faccenda?
Credo di s.
In effetti, ero quasi sicuro che fosse stato lui a suonarmele,
anche se avevo un ricordo nebuloso di quanto era successo
prima dell'incidente. C'era da aspettarselo: non che avessi
una vera e propria amnesia retrospettiva - fenomeno del resto
abbastanza comune, dopo gli incidenti di questo tipo, e
che in genere investe l'ultimo quarto d'ora prima del fatto -
ma mi sentivo stordito e confuso.
Ma s, doveva essere stato Roman: chi altri, se non lui?
E poi, Roman stava appunto dirigendosi verso Beacon Hill, e
la ragione era perfettamente logica.
Non c' che da aspettare.
Come ti senti?
Tu continui a chiedermelo, e io continuo a risponderti
che sto bene.
Hai l'aria stanca.
Certo che sono stanco. Sono stanco da una settimana!
No, voglio dire che sembri... assonnato.
Non menare il can per l'aia, risposi, dando un'occhiata
all'orologio. Erano passate quasi due ore dal fatto: un lasso
di tempo pi che sufficiente.
Incominciavo a chiedermi se non si fosse determinato qualche
imprevisto, quando un'automobile della polizia svolt l'angolo
a gran velocit, col lampeggiatore acceso e le sirene spiegate,
seguita da un'ambulanza e da un terzo veicolo. Mentre
l'ambulanza entrava a marcia indietro nel box, dalla terza
automobile balzarono a terra due uomini in borghese. L'avevano
scritto in faccia: erano giornalisti, uno dei quali armato
di macchina fotografica.
Niente foto! strillai.
Gli inservienti aprirono le porte dell'ambulanza e ne
scaricarono una barella. Notai subito che i vestiti della persona
distesa erano tagliati e strappati lungo il tronco e gli arti superiori,
come se il corpo fosse stato preso nell'ingranaggio di
una macchina mostruosa. Poi nella livida luce fluorescente
dell'entrata, vidi il volto dell'uomo: era Roman Jones. Le
labbra nerastre e il lato destro del cranio sfondato, simile a
un pallone semisgonfio.
Balenarono i lampi dei flash.
Il ferito era ancora nel corridoio, quando Hammond si
mise all'opera. I suoi movimenti erano agili, veloci. Prese il
polso di Roman con la mano sinistra, appoggi l'orecchio al
torace e palp la carotide con la destra. Poi si raddrizz, e
senza dir parola prese a picchiettare il torace: teneva la palma
di una mano posata sul cuore di Roman, e sopra di essa
batteva l'altra mano, a colpi secchi e ritmici.
Preparare per l'anestesia, disse, chiamare lo specializzando
di chirurgia, portare immediatamente l'occorrente per
la rianimazione. Aramina, in soluzione all'uno per mille. Maschera
d'ossigeno. Pressione positiva. Forza!
Entrammo nel Pronto Soccorso e trasportammo Roman Jones
in una delle sale operatorie. Intanto Hammond continuava
a praticare il massaggio cardiaco, badando a non alterare
il ritmo. In sala operatoria lo specializzando in chirurgia era
gi pronto.
Arresto cardiaco?
S, rispose Hammond.  apneico. Le pulsazioni non
sono percettibili...
Il chirurgo prese un pacchetto di guanti misura otto; senza
aspettare l'infermiera, ne prese un paio e se li infil di furia
tenendo d'occhio il volto immobile di Roman Jones.
Bisogna aprire, osserv, flettendo le dita nei guanti.
Hammond annu, continuando ad auscultare il torace del
ferito. Un massaggio cardiaco sembrava inutile: le labbra e
la lingua di Roman avevano assunto una colorazione ancora
pi scura: anche la pelle, soprattutto sul volto e intorno alle
orecchie, appariva sparsa di chiazze nerastre.
Applicarono la maschera dell'ossigeno.
Quanto? domand l'infermiera.
Sette litri, rispose il chirurgo, prendendo un bisturi. Il
petto di Roman venne denudato, nessuno si preoccup di togliergli
il resto dei vestiti, gi ridotti a brandelli. Poi il chirurgo
fece un passo avanti: aveva lo sguardo fermo, e impugnava
saldamente il bisturi nella mano destra, l'indice posato
sul filo della lama.
Bene! disse, e procedette all'incisione con un lungo taglio
netto sulle costole di sinistra. Dalla profonda ferita il
sangue cominci a zampillare ; ma lui non se ne cur: mise a
nudo le costole biancastre e translucide, incise anche quelle e
applic i retrattori che fecero subito presa: le costole scricchiolarono
spezzandosi come un ramo secco. Attraverso la ferita,
si scorgevano i polmoni di Roman, immobili e raggrinziti,
e il cuore azzurrastro che non batteva pi ma scosso da un
movimento formicolante, come un brulicar di vermi.
Il chirurgo introdusse la mano nel torace e incominci il
massaggio diretto. Si muoveva piano: contraeva il mignolo,
poi le altre dita, escluso il pollice, facendo defluire il sangue
dal cuore. Premeva con forza, ansimando forte. Hammond
intanto stava cercando di stabilire la pressione, ma un istante
dopo fu costretto ad annunciare che la pressione non era determinabile.
 entrato in fibrillazione, disse lo specializzando, stringendo
il cuore. Niente adrenalina: aspettiamo.
Poi continu a massaggiare per un paio di minuti, ma il
viso di Roman appariva sempre pi cianotico.
Peggiora. Datemene 5 centilitri diluiti all'uno per mille.
Quando ebbe riempita una siringa, il chirurgo iniett il liquido
direttamente nel cuore, senza smettere di premere.
Pass ancora un po' di tempo; io guardavo quel cuore costretto
a pulsare, quei polmoni alimentati dal respiratore automatico,
quell'uomo ormai prossimo alla morte.
Alla fine i medici desistettero.
Non c' pi niente da fare, disse il chirurgo. E dopo
aver dato un ultimo sguardo a Roman Jones, estrasse la mano
dalla cavit, togliendosi i guanti. Poi esamin le lacerazioni
al torace e alle braccia, il cranio sfondato.
Si  deterlninato un probabile arresto respiratorio primario,
disse. Aveva la testa ridotta proprio male! Lo redigi
tu il certificato di morte?
S, rispose Hammond.
In quel momento entr di corsa un'infermiera. Dottor
Hammond, il dottor Jorgensen ha bisogno di lei. Hanno portato
adesso una ragazza con uno shock emorragico.
La prima persona che incontrai nell'atrio fu Peterson. Se ne
stava l con un'espressione mista di confusione e di noia. Quando
mi vide si fece avanti e mi tir la manica.
Senta un po', Berry...
Pi tardi, risposi.
Seguii Hammond e l'infermiera in un'altra sala operatoria,
dove giaceva lunga distesa una ragazza pallidissima, coi polsi
bendati. Era in stato di semincoscienza e sbatteva la testa qua
e l sul cuscino, farfugliando parole incomprensibili.
Jorgensen - l'interno - era chino su di lei.
Suicidio, disse, rivolto a Hammond. Ha i polsi tagliati.
Abbiamo fermato l'emorragia; adesso le iniettiamo del sangue
intero. Intanto cercava una vena della gamba dove infilare
l'ago per la fleboelisi.
Abbiamo gi fatto la prova crociata, disse, introducendo
l'ago. Ho mandato a prendere dell'altro plasma alla banca
del sangue: ce ne vogliono almeno due unit. L'ematocrito 
buono, ma non basta.
Perch nella gamba? domand Hammond, indicando
l'ago.
Ho dovuto bendarle i polsi e non voglio diventare matto
cercando una vena nelle braccia.
Mi avvicinai alla ragazza: era Angela Harding. Non era
pi tanto carina, ora: aveva il volto terreo, le labbra grigiastre.
Tu cosa ne pensi? domand Hammond a Jorgensen.
La teniamo qui, caso mai succedesse qualcosa.
Norton esamin i polsi bendati.
Sono qui le lesioni?
S, su tutti e due i polsi. Abbiamo gi suturato.
Hammond guard le mani di Angela: le dita erano macchiate
di scuro.  questa la ragazza di cui parlavi? mi
domand.
S, Angela Harding.
Una fumatrice, a quanto pare.
Be', guarda meglio.
Hammond sollev una mano di Angela e annus le dita.
Non sono macchie di nicotina.
Appunto.
Allora...
Appunto, ripetei.
...  un'infermiera.
S.
Erano macchie di tintura di iodio, un liquido color marrone
che lascia macchie indelebili e viene usato per disinfettare la
superficie corporea prima di un'operazione, o in altri casi: per
esempio prima di procedere alla fleboelisi.
Non capisco, disse Hammond.
Sollevai a mia volta le mani di Angela: il dorso e il polpastrello
dei pollici erano crivellati di piccoli tagli non molto
profondi, ma sufficienti a lasciar sgorgare sangue copioso.
E di questi che cosa pensi? domandai.
Molto significativi! rispose Hammond. Infatti, una caratteristica
dei suicidi per recisione dei polsi consiste in un
paio di ferite preliminari alla mano: come se il candidato
suicida volesse saggiare il filo della lama o l'intensit del dolore
che ne deriva.
No, risposi.
E allora secondo te, cosa sono?
Non hai mai visto i feriti di una zuffa con armi da taglio?
Hammond scosse il capo. Logicamente non ne aveva mai
visti; quella era un'esperienza da anatomo-patologo. Per noi
questi piccoli tagli sulle mani sono i segni inequivocabili di
una rissa a coltellate. La parte soccombente solleva le mani
per parare i colpi di coltello, e finisce col riportare molti tagli
minuti alle mani.
Dunque i segni sono gli stessi?
S.
Come mai?
Te lo dir dopo.
Tornai accanto al corpo di Roman Jones. Era ancora nella
stessa stanza. C'erano anche Peterson e un uomo in borghese
che stava esaminando gli occhi del cadavere.
Berry, disse Peterson, lei capita sempre nei momenti
peggiori.
Anche lei!
 vero, questo fa parte del mio lavoro. Vista la sua solerzia
dell'ultima volta, ho portato con me un medico, aggiunse,
accennando all'uomo in borghese.  un medico della
polizia. Siamo di fronte a un caso di morte violenta sospetta,
lo sa?
Certo che lo so.
Il tizio si chiamava Roman Jones, l'abbiamo letto sui documenti
che aveva nel portafoglio.
Dove lo avete trovato?
Per la strada, una strada secondaria di Beacon Hill. Dev'essere
cascato a testa in gi, per sfondarsela in questo modo!
C'era una finestra coi vetri rotti, al secondo piano, e la finestra
d nell'appartamento di una certa Angela Harding. Sa
che anche Angela Harding  ricoverata qui?
Lo so.
Mi sembra che questa notte lei sappia moltissime cose!
Lo ignorai. Ero tormentato dal mal di testa che si faceva
sempre pi intenso. E poi ero stanco, stanco morto: avrei voluto
sdraiarmi e dormire per cent'anni: ma avevo i nervi tesi
e lo stomaco sottosopra.
Mi chinai sul corpo di Roman Jones. Qualcuno gli aveva
tolto i vestiti, rivelando cos le profonde lacerazioni multiple
del tronco e degli arti superiori. Le sue gambe erano intatte,
il che era molto caratteristico.
Il dottore si raddrizz e guard Peterson.  difficile stabilire
la causa del decesso, disse. Poi accenn alla vasta ferita
al petto del morto: L'hanno proprio conciato per le feste!
Quanto alla frattura del cranio, lei  incline a credere che sia
caduto da una finestra?
 quello che pensiamo, rispose Peterson, dandomi un'occhiata.
Devo compilare il modulo, disse il medico, mi dia il
portafoglio.
Peterson glielo porse e il dottore prese a scrivere seduto a
un tavolino, in un angolo della stanza. Intanto io continuavo
a osservare il corpo, soprattutto il cranio, e sfioravo i bordi
irregolari della ferita.
Cosa sta facendo? mi domand Peterson.
Esamino il corpo.
Chi l'ha autorizzata?
C' bisogno di un'autorizzazione?
Peterson parve interdetto.
Lei permette che io esamini il corpo superficialmente?
domandai.
Mentre parlavo, sbirciavo il medico che prendeva appunti
copiando qualche dato dal portafoglio di Roman, ma che senza
dubbio in quel momento ascoltava la nostra conversazione.
Faranno un'autopsia, disse Peterson.
Vorrei avere il suo permesso, insistetti.
Mi spiace, non glielo posso accordare.
Ma insomma, Jack! esclam a questo punto il medico.
Peterson lo guard, poi guard me, e alla fine si decise a
dirmi: D'accordo, Berry, esamini pure, ma mi raccomando:
non tocchi niente.
Esaminai la lesione al cranio: si trattava di una ferita circolare
da sfondamento, larga quanto un pugno, che peraltro
non era stata provocata da un pugno, ma probabilmente da
una bastonata o da un colpo vibrato con un tubo metallico.
Osservai la ferita pi attentamente e notai certe minute schegge
di legno frammiste al sangue che si era raggrumato sul
cuoio capelluto. Non le toccai.
Lei dice che la frattura cranica  stata provocata da una
caduta? dissi a Peterson.
S, perch?
Cos...
Come, cos?...
Che ne pensa delle lacerazioni sul corpo?
Presumiamo che se le sia provocate durante una colluttazione
nell'appartamento. Pare che sia venuto alle mani con
quella ragazza, Angela Harding. Abbiamo trovato un coltello
da cucina sporco di sangue. La ragazza dev'essergli balzata alle
spalle: sta di fatto che lui  caduto o  stato spinto fuori dalla
finestra, e nella caduta si  fratturato la testa.
Peterson smise di parlare e mi guard.
Continui, dissi.
 tutto.
Allora mi diressi in un'altra stanza per prendere un ago e
una siringa, mi chinai sul corpo e introdussi l'ago nel collo di
Roman Jones, augurandomi di prendere la giugulare. Ormai
non era il caso di mettersi a frugare nelle vene del braccio.
Che cosa fa?
Prelevo un po' di sangue, risposi, aspirando qualche
millilitro di sangue bluastro.
Per farne che?
Voglio scoprire se  stato avvelenato, risposi; ma in realt
era la prima cosa che mi fosse passata per la testa.
Avvelenato?
S.
E cosa glielo fa pensare?
Oh,  soltanto un sospetto! replicai.
Stavo introducendo in tasca la siringa per poi andarmene,
quando Peterson, che non aveva mai smesso di osservarmi, mi
ferm.
Un momento, Berry: devo farle un paio di domande.
Ah s?
La presunzione  che questo tizio e Angela Harding abbiano
litigato; che dopo Jones sia caduto dalla finestra e la
ragazza abbia tentato di uccidersi.
Questo me l'ha gi detto.
C' solo un piccolo particolare. Jones  grande e grosso,
doveva pesare almeno novanta chili: crede che una ragazza
come Angela Harding ce l'avrebbe fatta a spingerlo fuori?
Forse  caduto da solo.
O forse lei lo ha... lo ha aiutato.
Forse, chiss.
Peterson guard la fasciatura che mi copriva la ferita sulla
fronte. Ha avuto dei guai anche lei, stanotte? domand.
S.
Cosa le  successo?
Sono scivolato sulla strada bagnata.
E si  prodotto un'abrasione?
No, una lacerazione. Sono andato a sbattere contro uno
di quei deliziosi parchimetri disposti lungo la strada.
Il taglio  irregolare?
No,  piuttosto netto.
Come quello di Roman Jones?
Non lo so...
Non aveva mai visto Roman Jones, prima di stasera?
S, lo avevo gi visto.
Ah! E quando?
Stasera, circa tre ore fa.
Interessante, osserv Peterson.
Le pare? Allora ci mediti sopra e buona fortuna!
Sa che potrei portarla dentro per interrogarla?
Certo, ma sotto quale imputazione?
Peterson alz le spalle. Oh, posso sempre scovarne una!
E io le pianterei una grana da non finire pi. Le spillo
due milioni di dollari senza neanche darle il tempo di dire
una parola.
Solo per averla interrogata?
Appunto. Per avermi compromesso sul piano professionale
e su quello privato. La reputazione  tutto per un medico. Io
esercito una professione delicatissima: la minima ombra pu
comprometterla, anche materialmente. E in tribunale potrei
facilmente fornire le prove dei danni materiali e morali che
avessi subito.
Per Art Lee non  del suo parere.
Sorrisi. Vuole scommettere?
Quanto pesa, dottore? mi domand Peterson.
Ottantotto chili, risposi, esattamente il peso di otto
anni fa.
Otto anni fa?
S, quando facevo il piedipiatti.
Mi pareva di avere la testa stretta in. una morsa: il dolore
era acuto, lancinante, da svenire. In corridoio fui di nuovo
assalito da un accesso di nausea: dovetti fermarmi in sala
uomini e vomitai il sandwich e il caff. Ero prostrato, fradicio
di sudore freddo; poi a poco a poco la nausea pass e mi ripresi
un poco. Allora tornai da Hammond.
Come ti senti?
Stai diventando monotono!
Sembri un cadavere ambulante, come se avessi appena
vomitato, osserv Hammond.
Nemmeno per sogno! replicai.
Estrassi la siringa col sangue di Jones e la posai sul comodino;
poi presi un'altra siringa e mi mossi per uscire.
Potresti trovarmi un topo? domandai a Hammond.
Un topo?
S.
Rimase qualche istante soprappensiero. Ce ne devono essere
nel laboratorio di Cochran, disse poi. Possiamo sempre
aprirlo.
Ho bisogno di topi.
Allora provo.
Ci avviammo verso lo scantinato. Lungo il tragitto un'infermiera
ci ferm e disse a Hammond che i genitori di Angela
Harding erano stati avvertiti. Hammond le raccomand di
chiamarlo appena fossero arrivati e la ragazza avesse riacquistato
la lucidit.
Penetrammo nello scantinato, muovendoci in un labirinto di
corridoi e chinandoci per passare sotto decine di tubi che s'incrociavano
in tutte le direzioni. Finalmente raggiungemmo il
vano ove venivano raccolti gli animali destinati agli esperimenti:
anche il Lincoln, come la maggior parte degli ospedali
connessi a un'universit, aveva la sua sezione ricerche. Mentre
passavamo accanto ai locali-deposito delle cavie, udimmo un
frusciar d'ali, un abbaiar di cani, finch arrivammo davanti
a una porta che recava la scritta Animali di piccola taglia.
Entrammo. La stanza era stipata di gabbie piene di topi accatastate
l'una sull'altra.
L'aria era impregnata di un puzzo caratteristico: un odore
acre che tutti i giovani medici conoscono bene tanto pi che
esso  rivelatore di un determinato stato clinico. L'alito dei
pazienti affetti da insufficienza epatica acuta ha infatti un
odore particolare, chiamato fetor hepaticus e molto simile al
puzzo di un locale pieno di topi.
Scegliemmo un topo e Hammond lo trasse dalla gabbia col
consueto sistema, vale a dire afferrandolo per la coda. Il topo
si contorceva, tentando inutilmente di mordergli la mano,
mentre Hammond lo deponeva sul tavolo tenendolo saldo per
la collottola.
E adesso?
Presi la siringa e gli iniettai una piccola dose del sangue
di Roman Jones, poi Hammond lo introdusse in un recipiente
di vetro.
Per un buon lasso di tempo il topo non fece altro che correre
in cerchio.
Be'? disse Hammond.
 molto semplice. Gi, ma tu non sei un anatomo-patologo.
Non hai mai sentito nominare il test del topo?
No.
 uno dei pi vecchi test che vengono effettuati; ma 
l'unica prova attendibile sull'animale.
Ma che scopo ha, questo test?
Accertare la presenza di morfina nell'organismo.
Il topo continuava a correre in cerchio, poi rallent: i muscoli
gli si irrigidirono e la coda si lev verso l'alto.
Positivo! dissi.
Per la morfina?
S.
Esistono test ancora pi sicuri, per esempio quello della
nallorfina; ma in questo caso, trattandosi di un prelievo operato
su un cadavere, il test del topo era preferibile.
 un tossicomane? domand Hammond.
S.
E la ragazza?
Lo sapremo fra poco.
Quando tornammo, Angela aveva ripreso conoscenza. Era
stanca, malinconica: le avevano appena trasfuso tre unit di
sangue(2), ma io non ero meno stanco di lei: ero in uno stato
di completa prostrazione; l'unico desiderio che provavo era
quello di dormire.
Ha cento di massima e sessanfacinque di minima, disse
l'infermiera.
Bene, bene, dissi. Reagendo alla stanchezza, mi avvicinai
al letto di Angela. Come si sente? domandai carezzandole
una mano.
Da cani, rispose con voce atona.
Si rimetter perfettamente.
Non ce l'ho fatta, osserv con la stessa voce atona.
Come sarebbe a dire?
Una lacrima le scorse gi per il viso. Non ce l'ho fatta,
ecco tutto. Ho tentato, ma non ce l'ho fatta,
Adesso sta bene.
S, ma non ce l'ho fatta.
Vorrei parlarle, Angela.
Lei volt il capo dall'altra parte. Mi lasci in pace.
 molto importante, Angela.
Accidenti a voialtri dottori. Perch non mi lasciate in
pace? Volevo restar sola. Ecco perch l'ho fatto: per essere
lasciata in pace.
 stata la polizia a trovarla.
Gi. I dottori e i piedipiatti! esclam con una risatina
stridula.
Angela, abbiamo bisogno del suo aiuto.
Sollev i polsi fasciati per osservarli. Questo no. Mai!
Allora, mi dispiace... mi dai un po' di nallorfina? dissi,
rivolgendomi a Hammond.
Senza dubbio Angela mi aveva sentito, ma non ebbe alcuna
reazione.
Quanta?
Dieci milligrammi, risposi. Una buona dose, insomma.
Angela ebbe un lieve fremito, ma non apr bocca.
 d'accordo, Angela?
Lei mi guard: aveva gli occhi pieni di collera, ma vi si
poteva scorgere anche un sentimento diverso, forse una luce
di speranza. Certo sapeva che cosa avevo intenzione di fare.
Cos'ha detto? mi domand.
Le ho chiesto se  d'accordo che le iniettiamo dieci milligrammi
di nallorfina.
Ma certo, rispose, faccia come vuole; non me ne importa
niente!
La nallorfina  un antidoto alla morfina(3). Se Angela fosse
stata tossicomane, la nallorfina avrebbe scatenato una reazione
violentissima, che poteva anche risultare mortale.
Entr un'infermiera. Vedendomi, rimase per un attimo interdetta;
ma poi mi riconobbe e si riprese immediatamente.
Dottore, c' la signora Harding, disse.  stata la polizia
a chiamarla.
Bene. Vengo subito.
Nell'atrio c'erano un uomo e una donna, e sembravano nervosissimi;
lui era alto, e doveva essersi vestito in fretta e in
furia perch i suoi calzini erano spaiati; lei era bella, il volto
teso dall'angoscia. Guardandola, mi resi conto che dovevo
averla gi vista in qualche posto anche se non ne ero del tutto
certo. Qualcosa nei suoi lineamenti mi richiamava un'immagine
nota e familiare.
Sono il dottor Berry.
Tom Harding. Piacere. L'uomo mi strinse la mano con
fermezza, come se volesse strapparmela. E questa  mia moglie.
Buongiorno, disse lei.
Li osservai: una coppia di cinquantenni molto normali e
molto stupiti di trovarsi alle quattro del mattino in un Pronto
Soccorso ove era stata ricoverata la loro figlia con i polsi recisi.
Il signor Harding si schiar la voce. L'infermiera ci ha
detto... ci ha detto quello che  successo ad Angela.
Si rimetter completamente, dissi.
Possiamo vederla? domand la signora Harding.
Per il momento no. Dobbiamo completare gli esami.
Ma allora non...
No, no, sono gli esami di prammatica.
Avevo detto a mia moglie che sarebbe andato tutto bene,
disse il signor Harding. Angela  un'infermiera di questo
ospedale, ed  logico che facciano tutto il possibile.
Certo, dissi,  proprio quello che stiamo facendo.
Lei mi assicura che sta bene? domand la signora Harding.
Le assicuro che presto sar in forma come prima.
La signora Harding si rivolse al marito. Sarebbe meglio
telefonare a Leland e dirgli che non  il caso di venire.
Ma sar gi per strada.
Prova lo stesso.
Tom Harding and a telefonare. Telefona al medico di
famiglia? domandai alla signora Harding.
S, per  mio fratello.  molto affezionato a Angela, fin
da quando era piccola. Si chiama...
Leland Weston! esclamai, ravvisando improvvisamente
la somiglianza.
S. Lo conosce?
Certo. Siamo vecchi amici.
Prima che lei potesse rispondermi, arriv Hammond con la
nallorfina e una siringa. Credi che sia veramente il caso
di... prese a dire.
Dottor Hammond, dissi in fretta, le presento la signora
Harding. Signora Harding, questo  il dottor Hammond,
capo degli assistenti volontari di medicina.
Dottore! La signora fece un piccolo cenno di saluto; ma
i suoi occhi avevano subito assunto un'espressione guardinga.
Sua figlia sar presto di nuovo in forma, disse Hammond.
Sono lieta di sentirglielo dire, rispose lei. Ma la sua voce
era fredda.
Ci scusammo e tornammo in camera di Angela.
Mi auguro proprio che tu ti renda conto di quello che
stai per fare, osserv Hammond mentre attraversavamo
l'atrio.
Me ne rendo conto benissimo! risposi, mentre sostavo a
un distributore d'acqua. Riempii due bicchieri: ne bevvi uno
avidamente e portai l'altro con me. Il sonno e il mal di testa
aumentavano di minuto in minuto. Avessi potuto coricarmi,
dormire, dimenticare tutto...
Ma non dissi nulla; sapevo che cosa avrebbe fatto Hammond
se lo avesse scoperto.
Me ne rendo conto benissimo, ripetei.
Lo spero: perch se qualcosa va storto, il responsabile
sono io, il medico di guardia!
Lo so, non preoccuparti.
Preoccuparmi? Perdio, dieci milligrammi di quella roba
la metteranno in orbita talmente in fretta che...
Non preoccuparti.
Potrebbe lasciarci la pelle. Dobbiamo graduare le dosi.
Incominciamo con due milligrammi; poi, se entro venti minuti
non otteniamo nessun effetto, passeremo a cinque, e cos
via.
S, risposi, solo che un dosaggio graduale non la uccider.
Hammond mi guard: John, ti ha dato di volta il cervello?
No.
Entrammo nella camera di Angela, che s'era piegata su un
fianco voltandoci la schiena. Presi la fiala di nallorfina e, insieme
alla siringa, la deposi sul tavolino accanto al letto. Volevo
assicurarmi che leggesse la dicitura sulla fiala.
Poi feci il giro del letto, ponendomi alle sue spalle. Mi allungai,
presi fiala e siringa e riempii quest'ultima con l'acqua
del secondo bicchiere.
Angela, vuol girarsi per piacere?
Angela si stese supina e mi porse il braccio. Hammond era
troppo stupito per reagire. Applicai il laccio emostatico e picchiettai
le vene nel cavo del gomito fino a inturgidirle, poi
infilai l'ago e iniettai la nallorfina. Lei mi fissava in silenzio.
Quand'ebbi finito, mi raddrizzai e dissi: Ecco fatto!
Angela mi guard, poi guard Hammond, e di nuovo me.
Non ne avremo per molto, dissi.
Quanta me ne ha data?
Abbastanza.
Dieci? Me ne ha dati dieci?
Cominciava ad agitarsi. Le diedi un colpetto al braccio con
aria rassicurante. Non c' motivo di preoccuparsi, dissi.
Erano venti?
Be', no, erano solo due. Due milligrammi.
Due!
Non voglio mica ucciderla, precisai con voce soave.
Brontol qualcosa e si volt sul fianco.
Delusa?
Che cosa sta cercando di provare? domand.
Lo sa benissimo, Angela.
Ma due milligrammi sono...
Sono sufficienti a farla star male, molto male. Sudori
freddi, crampi e dolori dappertutto. Solo l'inizio del collasso.
Ges!
Non voglio ucciderla, ripetei, lo sa benissimo.
Sentite un po', bastardi: io non ho chiesto di venire qui,
non ho chiesto di essere...
Ma ormai  qui, Angela, ed  piena di nallorfina. Non
molta, ma quanto basta.
Incominciava a sudare. Basta! esclam.
Possiamo darle un po' di morfina, se vuole.
Basta, per favore. Non voglio.
Ci parli di Karen Randall, dissi.
Prima faccia qualcosa...
No.
Hammond ne aveva abbastanza. Si mosse per avvicinarsi al
letto, ma lo fermai.
Parli, Angela.
Non so niente.
Benissimo. Aspetteremo i primi sintomi: dopo, parler:
urlando di dolore.
Il guanciale di Angela era intriso di sudore. Non so niente,
non so proprio niente!
Parli.
Non so niente.
Incominci a essere percorsa da brividi: dapprima leggerri,
poi sempre pi forti, finch non riusc pi a controllarsi.
Ecco che incominciano, Angela!
Strinse i denti. Me ne frego, disse.
Sar sempre peggio, Angela.
No... no... no...
Presi una fiala di morfina e la deposi su un tavolo davanti
a lei.
Parli.
Adesso i brividi erano molto violenti, mentre il corpo si
contorceva e faceva vibrare il letto. Mi avrebbe fatto pena,
se non avessi saputo che era tutta una messinscena, dal momento
che non le avevo iniettato nemmeno un briciolo di
nallorfina.
Angela!
E va bene, disse, respirando affannosamente. Sono
stata io. Ho dovuto farlo.
Perch?
Per via di quello che era successo. La clinica e il resto.
Lei rubava in chirurgia, Angela?
S... poco. Insomma... abbastanza...
Da quanto tempo rubava?
Tre anni. Forse quattro...
E poi?
Roman ha rubato in clinica... Roman Jones.
Quando?
La settimana scorsa.
E poi?
E poi  incominciata la caccia. Frugavano tutti...
Cos lei ha dovuto smettere di rubare?
S.
E cos'ha fatto?
Ho cercato di comprarne da Roman.
E allora?
Voleva un mucchio di soldi.
Chi ha avuto l'idea dell'aborto?
Roman.
Per i soldi?
S.
Quanto voleva?
Conoscevo gi la risposta. Trecento dollari, mi disse.
Cos l'ha fatta abortire.
S... s... s...
E chi ha fatto l'anestesia?
Roman. Era semplice. Tiopental.
E Karen  morta?
Quando se n' andata via, stava bene... L'abbiamo fatto
sul mio letto...  andato tutto bene...
Dopo, per,  morta.
S... Dio mio, mi dia un po' di morfina!
Certo!
Riempii la siringa d'acqua, espellendo l'aria fino a sprizzare
il liquido, poi gliela iniettai per endovena. Angela si calm
subito, il respiro si plac, divenne quasi regolare.
Angela, domandai,  stata lei a far abortire Karen?
S.
E Karen  morta in conseguenza di questo aborto?
S. La voce era tornata atona.
Bene, la rassicurai. Ora si rilassi.
Uscimmo nell'atrio. Il signor Harding ci stava aspettando,
insieme a sua moglie, e fumava nervoso passeggiando su e gi.
Angela sta bene, dottore? Gli esami hanno dato esito...
Favorevole, risposi. Angela guarir perfettamente.
Ah, che sollievo! esclam.
S, dissi.
Norton Hammond mi lanci una breve occhiata, ma io evitai
di incontrare il suo sguardo. Adesso, oltre al mal di capo
percepivo dei disturbi alla vista, soprattutto all'occhio destro.
Ma qualcuno doveva pur decidersi a parlare. Signor Harding,
dissi alla fine, credo proprio che sua figlia si sia
messa nei guai con la polizia.
Lui mi guard con un'espressione di attonita incredulit; poi
gli balen negli occhi un lampo di comprensione, come se
avesse sempre saputo tutto. Droga! disse piano.
S, risposi.
Non lo sapevamo, aggiunse lui in fretta, voglio dire
che se...
Ma lo sospettavamo, interruppe la signora Harding,
Non siamo mai riusciti a tenere Angela sotto controllo. Era
una testa dura, una ragazza emancipata, troppo sicura di s.
Anche quando era piccola, era sicura di s.
Hammond con una manica si asciug il sudore sulla fronte.
Bene, disse,  finita.
S.
Era vicinissimo, ma a me pareva lontanissimo. All'improvviso
la sua voce risuonava flebile, senza vibrazione alcuna.
Nulla intorno a me aveva pi significato, anche le persone
erano piccole e senza volto. Acute fitte di dolore al capo mi
aggredivano senza posa. A un certo punto fui costretto a fermarmi
un istante a riposare.
Cosa ti succede?
Niente. Sono stanco, ecco tutto.
Gi, ma adesso  tutto finito; dovresti esser contento.
Entrammo nella sala di riunione dei medici, un piccolo locale
con due poltrone e un tavolo, con le pareti coperte di
grafiche che indicavano la procedura da seguire nei casi di
grave emergenza: shock emorragici, edemi polmonari, insufficienze
mitraliche, ustioni, incidenti d'auto e cos via. Ci sedemmo.
Accesi una sigaretta. La mia mano sinistra non aveva
alcuna forza, e stentai a far scattare l'accendino.
Hammond fissava le grafiche. Nessuno dei due parlava. Finalmente
mi domand se volessi bere qualcosa.
S, dissi. Avevo nausea e mal di stomaco, mi sentivo
letteralmente distrutto, qualcosa di forte avrebbe potuto tirarmi
su, oppure ridurmi ancora peggio...
Hammond apr un armadietto e ne tolse una bottiglia.
Vodka! disse. Inodore. Per i casi di grave emergenza.
La stapp, bevve una sorsata, poi me la pass.
Cristo! esclam Hammond, mentre bevevo, come si fa
in fretta a nascere, a vivere e a crepare!
Gi! Gli resi la bottiglia.
Niente male, la ragazza, tra l'altro!
Gi.
E quell'effetto da placebo!(4) L'hai fatta sballare iniettandole
acqua, e poi, sempre con l'acqua, l'hai tirata fuori!
Lo sai perch ci sono riuscito.
Perch ti credeva.
Appunto.
Alzai lo sguardo su una grafica che illustrava una lesione
patologica e il metodo per diagnosticare a prima vista e trattare
una gravidanza ectopica, poi, mentre stavo osservando la
grafica successiva, che trattava d'irregolarit mestruale e dei
crampi al basso ventre, incominciai ad avere difficolt di parola.
Mi ci volle parecchio tempo per riuscire a rispondere. Le
parole impiegavano molto tempo a giungere fino a me. Avevo
la mente confusa e torpida.
John?
S? La mia voce echeggiava cupa, come se fosse uscita
da una tomba.
Ti senti bene?
S. Le parole si ripetevano all'infinito, come in un sogno:
bene bene bene...
Hai una faccia da far paura.
Sto bene... Bene bene bene...
John, sei impazzito?
Non sono pazzo, risposi chiudendo gli occhi. Non riuscivo
pi a .tenerli aperti; le palpebre s'erano fatte pesanti, si
abbassavano da sole.
Sono contento.
Contento?
Cosa?
Sei contento?
No, risposi. Hammond stava dicendo un sacco di sciocchezze,
senza senso per me, con una voce acuta e squittente
come quella di un bambino.
No, ripetei, non sono mica pazzo.
John...
Piantala di chiamarmi John.
Ma  il tuo nome! Norton si alz, si muoveva lento,
fluttuava come in sogno. Che fatica guardarlo! Si frug in tasca,
poi mi accese in faccia la sua piccola torcia elettrica.
Distolsi lo sguardo: quella luce era troppo forte, mi doleva
agli occhi, soprattutto all'occhio destro.
Guardami, disse Hammond.
La sua voce era acuta e imperiosa come quella di un sergente:
una voce secca, indisponente.
Va' a farti fottere! dissi.
Dita forti mi afferrano la testa, immobilizzandola. La luce
mi scruta nelle pupille.
Piantala, Norton.
Sta' fermo, John.
Piantala, ho detto! Chiusi gli occhi. Ero stanco, molto
stanco. Avrei voluto dormire per un milione di anni. Dormire:
dormire di un sonno profondo, continuo, come l'oceano che
lambisce la sabbia, su e gi dalla sponda, e poi si ritrae in
un moto continuo, con suono dolce e frusciante che porta via
tutto con s.
Sto bene, Norton.
Sta' fermo, John.
Fermo John. Fermo John. Fermo John.
Per Cristo, Norton!
Sta' zitto!
Zitto. Zitto. Zitto.
Hammond tira fuori il martelletto di gomma, mi batte .sulle
ginocchia, le gambe rimbalzano e ricadono indietro. Mi dava
un fastidio terribile. Avevo voglia di dormire, volevo addormentarmi,
subito.
Sei un figlio di puttana, Norton!
Fermo. Stai male, la vuoi capire? Stai male, come loro.
Come loro. Come loro. Loro, chi? Le parole mi rimbombano
nella testa. Come chi, come cosa? Vorrei proprio saperlo.
Poi il sonno mi piomba addosso, dita si allungano su di
me, dita di plastica, dita di gomma che mi chiudono gli occhi...
Sono stanco.
Lo so, lo vedo.
Io invece non riesco a vedere niente.
A vedere niente. A vedere niente.
Tentai di aprire gli occhi. Caff. Voglio un caff.
No, rispose Hammond.
Dammi un feto, dissi, e subito mi chiesi come mai mi
fosse venuta un'idea simile. Non aveva senso. Oppure s? Era
tutto cos confuso! Il mondo intero era confuso. Che male,
all'occhio destro: come se dietro ci fosse stato un omino che
batteva con un martello sul globo oculare.
Un omino, dissi.
Cosa?
Un omino, ripetei. Era talmente logico! Hammond era
un imbecille che non capiva niente. Era assolutamente ovvio:
il ragionamento sensato di un uomo sensato. Ma Hammond
faceva apposta, faceva finta di non capire.
John, disse, conta partendo da cento e sottraendo
sempre sette. Ne sei capace?
Riflettei. Non era una cosa tanto facile: mentalmente vedevo
un pezzo di carta bianca e lucente, e una matita posata
sopra. Cento meno sette. E una lineetta, segno di sottrazione.
Novantatr.
Bene, continua.
Adesso era pi difficile, avevo bisogno di un altro pezzo di
carta. Dovevo strappare dal taccuino il foglio vecchio, prima
di incominciare a scrivere su quello nuovo. Ma quando ebbi
buttato via il vecchio, non ricordavo pi quello che c'era
scritto sopra. Era tutto cos complicato, cos confuso.
Forza, John. Novantatr.
Novantatr meno sette. Una pausa. Ottantacinque. No,
ottantasei.
Continua.
Settantanove.
S.
Settantatr. No, settantaquattro. No, aspetta un minuto.
Stavo facendo a pezzi dei fogli di carta, ma pi lentamente,
adesso. Che fatica fare a pezzi la carta; una fatica terribile.
E tutto continuava a essere cos confuso: non riuscivo a concentrarmi.
Ottantasette.
No.
Ottantacinque.
John, che giorno  oggi?
Che giorno  oggi? Come sarebbe a dire?
Che domanda sciocca. Oggi Hammond faceva un mucchio
di domande, una pi sciocca dell'altra.
Oggi  oggi, risposi.
No, voglio la data.
La data?
S, la data.
Siamo in maggio, risposi.
John, lo sai dove ti trovi?
All'ospedale, risposi, dando un'occhiata ai miei indumenti.
Aprii gli occhi, ma solo un istante, per non essere ferito
dalla luce. Ma perch Hammond non se ne stava tranquillo
e non mi lasciava dormire? Volevo dormire, avevo bisogno
di dormire.
Quale ospedale?
L'ospedale.
Ti ho chiesto quale ospedale.
Il... Avevo cominciato a parlare, ma mi scordai subito
quello che volevo dire.
Solleva la mano sinistra, John.
Cosa?
Solleva la mano sinistra.
Lo sentivo, sentivo quello che diceva; ma erano sciocchezze.
Non era proprio il caso di badare a quello che diceva, solo
un pazzo avrebbe potuto prenderlo sul serio.
Cosa?
L'ultima cosa che percepii fu una vibrazione al lato destro
della testa: uno strano ronzio, come quello di un trapano.
Aprii gli occhi e vidi una ragazza. Molto graziosa. Per stava
facendo cose cos strane! Dalla mia testa cadevano dei ciuffi
castani. Hammond guardava. Chiese qualcosa alla ragazza, non
riuscivo a capire: ormai ero mezzo addormentato. Che strano:
dopo quei molli ciuffi castani, adesso intravedevo una spuma
bianca...
E un rasoio. Guardai il rasoio, guardai la schiuma. Di colpo
mi venne la nausea, e senza riuscire a controllarmi vomitai
dappertutto.
Presto, incominciamo, disse Hammond.
Allora intravidi il trapano, come in una nebbia. Gli occhi
mi si richiusero e di nuovo fui assalito dalla nausea.
Non voglio buchi in testa! furono le mie ultime parole.
Pronunciai queste parole lentamente, con voce ferma e
chiara.
O almeno cos mi parve.

NOTE.
1. Un ematoma epidurale  un travaso di sangue nel cranio
per la rottura di un'arteria in seguito a frattura del cranio. Il
grumo di sangue pu esercitare sul cervello una pressione tale
da uccidere il paziente.
2. Cio un litro e mezzo.
3. Pi esattamente si tratta di un farmaco che, preso in piccole
dosi, ha un effetto simile a quello della morfina; ma, iniettato a un
tossicomane in dosi massicce, provoca gravissime reazioni.
4. Per placebo s'intende una sostanza simile, in apparenza, a
una data medicina, ma senza alcun effetto terapeutico. (N.d.t.)
 
PARTE QUINTA.
VENERD 14, SABATO 15 E DOMENICA 16 OTTOBRE.


Capitolo I.

Quando mi svegliai, mi sentivo come se qualcuno avesse
tentato di tagliarmi la testa e ci fosse riuscito soltanto a met.
Chiamai in un sussurro l'infermiera, e le chiesi un po' di morfina.
Mi rispose che non me ne poteva ancora dare, accompagnando
il rifiuto col tipico sorriso riservato ai pazienti difficili,
e io la invitai ad andare all'inferno. L'idea non le piacque,
come del resto non piaceva a me. Mi toccai la testa bendata
e aggiunsi qualche commento che del pari lei non dovette
gradire, tant' vero che se ne and.
Poco dopo arriv Hammond.
Come barbiere sei un cane, dissi, toccandomi la testa.
Per nell'insieme ti abbiamo rattoppato abbastanza bene.
Quanti buchi mi avete fatto?
Tre, sul parietale destro. Abbiamo estratto un bel po' di
sangue. Non ricordi niente?
No.
Eri torpido, vomitavi e avevi la pupilla dilatata. Abbiamo
aperto subito, senza aspettare le radiografie.
E quando posso uscire? domandai.
Ci vorranno tre o quattro giorni, come minimo.
Tre o quattro giorni? Tu vuoi scherzare!
Un'epidurale  una brutta facenda. Dobbiamo tenerti in
osservazione e in assoluto riposo.
In poche parole, non ho scelta.
Dicono che i peggiori pazienti siano proprio i medici.
Dammi un po' di morfina, dissi.
No.
Un po' di darvon.
No.
Un po' di aspirina.
E va bene, ti dar un po' d'aspirina.
Guarda che ho chiesto dell'aspirina, non dello zucchero
in pillole.
Attento, o finir per chiedere un consulto psichiatrico!
Non oseresti mai!
Hammond scoppi a ridere e usc.
Feci un sonnellino, poi arriv Judith. Per un po' mi tenne
il broncio, ma soltanto per poco. Le spiegai che non avevo
colpa di quanto era successo, e lei disse che ero un idiota e
mi diede un bacio.
Poi arriv la polizia, ed io finsi di dormire fino a quando
non se ne furono andati.
Nel pomeriggio, l'infermiera mi port qualche giornale, ed
io li sfogliai subito per vedere se dicevano qualcosa di Art, ma
non ne parlavano. C'erano solo dei turpi articoli su Angela
Harding e Roman Jones. Judith torn durante l'ora di visita
pomeridiana; disse che Betty e i bambini stavano bene e che
Art sarebbe stato rilasciato il giorno dopo.
Dissi che era una notizia splendida, e lei si limit a sorridere.
Negli ospedali la dimensione del tempo non esiste, le giornate
sono tutte uguali: la routine - temperatura, pasto, controllo
medico -  tutto il tuo mondo. Vennero a trovarmi
Sanderson, Fritz e qualcun altro. E venne anche la polizia:
solo che stavolta non potei fingere di dormire; cos raccontai
tutto quello che sapevo, e ne presero nota.
Alla fine del secondo giorno di degenza mi sentivo meglio:
avevo ritrovato qualche energia, la testa era sgombra; anche
lo stato di sopore era diminuito. Ma Hammond mi disse che
bisognava aspettare almeno un altro giorno.
Nel pomeriggio venne a trovarmi Art Lee. Il sorriso triste,
era quello di sempre, ma appariva stanco e invecchiato.
Salve! Come ci si sente, in libert? gli domandai.
Bene.
Mi guard. Se ne stava ai piedi del mio letto, scuotendo
il capo. Ti fa molto male?
Poco, ormai.
Mi dispiace che ti sia capitato questo guaio.
Non importa. In un certo senso,  stato interessante: 
il mio primo ematoma epidurale!
Una pausa. Volevo domandargli una cosa. Avevo avuto tanto
tempo per pensare e mi ero dato mille volte dello stupido
per tutti gli errori che avevo commesso, a cominciare dal pi
grave che era stato quello di lasciar venire un reporter in casa
Lee, la famosa sera della croce incendiata: un grosso errore
davvero. Altre cose non andavano e volevo parlarne con Art.
Invece dissi: Penso che la polizia si stia dando da fare.
S, rispose Art, hanno scoperto che Roman Jones riforniva
Angela.  stato lui a costringerla a far abortire Karen.
Quando poi la situazione  precipitata, e tu hai cominciato a
esser troppo curioso, Roman Jones  andato da Angela, probabilmente
col proposito di farla fuori. Temeva di essere pedinato
e cos te le ha suonate. Poi  andato da Angela e ha
cercato di ucciderla con un rasoio: ecco spiegato anche il taglio
alla tua fronte.
Un bel programma, davvero.
Angela si  difesa con un coltello da cucina e lo ha ridotto
mica male. T'immagini la scena? Lui col rasoio, lei col coltello.
Alla fine  riuscita a colpirlo con una seggiola e a farlo
cadere dalla finestra.
L'ha detto lei?
Evidentemente.
Ci scambiammo un'occhiata.
Ti ringrazio dell'aiuto che mi hai dato in tutta questa
storia, disse Art.
Bah, sei sicuro che sia stato proprio un aiuto?
Sono un uomo dalle idee chiare, sorrise lui.
Non volevo dir questo.
Art alz le spalle e sedette sulla sponda del letto. Se l'incidente
ha suscitato tanto clamore, non  colpa tua! E poi ero
stanco di questa citt. Avevo voglia di andarmene.
Dove andrai?
Credo che torner in California. Mi piacerebbe vivere a
Los Angeles. Chiss, magari far partorire le dive di Hollywood!
Le dive di Hollywood non hanno bambini: hanno solo
agenti cinematografici!
Art scoppi a ridere. Per un attimo echeggi proprio la
vecchia risata di sempre, quella che esplodeva quando lui trovava
divertente qualcosa. Stava per replicare; ma, quando
gi aveva aperto la bocca per rispondere, la richiuse immediatamente
e abbass lo sguardo. Anche la risata si spense.
Sei tornato in studio? domandai.
S, ma soltanto per chiuderlo. Sto gi prendendo accordi
per il trasloco.
E quando parti?
La settimana prossima.
Cos presto?
Art alz le spalle. Non muoio certo dalla voglia di restare!
Eh, gi, lo credo anch'io.
Credo che tutto quello che accadde in seguito fosse una
conseguenza della mia collera. Era gi una maledetta storia
e avrei potuto benissimo lasciar le cose come stavano: soprattutto
non era certo indispensabile che andassi fino in fondo,
potevo benissimo piantar l tutto e non pensarci pi.
Judith voleva dare un party d'addio in onore dei Lee; io
le avevo risposto che non ero del parere perch sicuramente
Art non avrebbe gradito l'idea. E anche questo non fece che
aumentare la rabbia che avevo in corpo.
Dopo tre giorni di degenza incominciai a romper l'anima a
Hammond, finch si decise a consentirmi di uscire. Credo infatti
che tutte le infermiere si fossero lagnate di me. Cos alle
tre del pomeriggio fui dimesso. Judith mi port i vestiti e mi
accompagn a casa; lungo la strada a un certo punto le dissi:
Alla prossima, gira a destra.
Perch?
Ho qualcosa da fare.
John...
Faccio in un minuto, Judith!
Brontolando Judith devi a destra e ci dirigemmo verso
Beacon Hill, a casa di Angela. Davanti all'appartamento sostava
un'auto della polizia. Salii al secondo piano dove venni
fermato dal poliziotto che stava di guardia alla porta.
Sono il dottor Berry, del laboratorio Mallory, dissi in
tono ufficiale. Hanno prelevato i campioni di sangue?
Il poliziotto sembrava confuso. I campioni di sangue?
domand.
Ma s, i campioni di sangue secco. Andavano prelevati
dalle pareti e dagli oggetti, per la determinazione del fattore
ventisei; non lo sa?
L'uomo scosse il capo. Era chiaro che non ne sapeva niente.
Il dottor Lazare li sta aspettando, mi ha incaricato di
venire a vedere.
Non ne so niente, disse il poliziotto. Sono venuti dei
medici, ieri; erano quelli?
No, quelli erano i ragazzi di dermatologia.
Ah! Be', allora  meglio che faccia lei. Badi per di non
toccare niente: stanno spargendo la polvere per le impronte.
E il poliziotto mi apr la porta.
L'appartamento era sottosopra. C'era sangue dappertutto,
sui sedili e sui tavoli. Tre uomini stavano armeggiando con
un bicchiere: lo cosparsero di polvere che poi soffiarono via
per fotografare le impronte digitali. Posso aiutarla? mi domand
uno di loro.
S, risposi, la seggiola...
Eccola l, rispose, indicandomi una seggiola in un angolo,
ma non la tocchi.
Esaminai la seggiola da vicino: era una normale seggiola
da cucina, di legno, solida, ma non molto pesante. Una gamba
era sporca di sangue. Mi rivolsi ai tre uomini: Avete gi
applicato la polvere anche a questa?
S. Ma  strano: in questa stanza ci sono centinaia d'impronte
di dozzine di persone diverse; ci vorranno anni per
decifrarle tutte. Ebbene, gli unici due oggetti che non recano
traccia d'impronte sono quella seggiola e la maniglia della
porta esterna.
Come mai?
L'uomo alz le spalle. Bah, evidentemente sono state cancellate.
Cancellate?
Certo. Qualcuno ha pulito la seggiola e la maniglia, o
per lo meno sembra logico crederlo. Comunque  molto strano.
Queste sono le sole impronte cancellate. Pensi che ce ne
sono perfino sul coltello che la ragazza ha usato per tagliarsi
i polsi!
Annuii. Sono gi venuti per i prelievi del sangue? domandai.
S, sono venuti e se ne sono andati quasi subito.
Okay, dissi, posso fare una telefonata? Vorrei controllare
la cosa al laboratorio.
Faccia pure.
Andai al telefono, staccai il ricevitore e composi il numero
dell'ufficio meteorologico. Quando udii la voce registrata sul
disco, dissi: Vuol passarmi il dottor Lazare, per favore?
... sole e freddo, con una punta massima intorno ai dieci
gradi. Parzialmente nuvoloso nel tardo pomeriggio...
Fred? Qui John Berry. Sono nella stanza di Angela.
... con probabili rovesci...
S, dicono che li hanno gi presi. Sei certo che non li abbiano
ancora portati?
... Per la giornata di domani  previsto cielo sereno. Temperatura
massima intorno ai sette gradi.
Ah, capisco. D'accordo. Ciao.
Riagganciai e mi rivolsi ai tre poliziotti. Grazie, dissi.
Uscii, nessuno bad a me. Non gliene importava un corno.
Non facevano che ripetere quello che avevano gi fatto dozzine,
centinaia di volte. Per loro si trattava di ordinaria amministrazione.
Luned ero di pessimo umore. Ciondolai per buona parte
della mattinata, bevendo caff e fumando sigarette. Avevo la
bocca impregnata di uno sgradevole sapore acre. Continuavo
a ripetermi che era meglio lasciar perdere tutto, che ormai
era finita, che non avrei potuto fare altro per Art. Ormai le
cose stavano come stavano: rischiavo soltanto di peggiorarle.
Non potevo nemmeno pretendere di dar la colpa a Weston:
se anche volevo prendermela con qualcuno, questi non era lui.
Per giunta era un uomo anziano.
Era solo uno spreco di tempo. Continuavo a ripetermelo,
bevendo il mio caff. Solo uno spreco di tempo.
Poco prima di mezzogiorno salii in auto, andai al Mallory
e raggiunsi lo studio di Weston. Stava esaminando dei vetrini
al microscopio e dettava le sue osservazioni a un magnetofono
portatile. Quando entrai si interruppe.
Salve, John. Cosa fa da queste parti?
Come si sente? gli domandai.
Io? Bene! esclam, mettendosi a ridere. Lei piuttosto.
Accenn alla mia testa fasciata. Ho sentito che cosa le 
capitato.
S, s, ma adesso sto benone.
Gli guardai le mani: le teneva raccolte in grembo, sotto il
tavolo. Le aveva nascoste quando ero entrato nella stanza.
Le fanno molto male? domandai.
Cosa?
Le mani.
Tent di assumere un'espressione di stupore, senza riuscirvi.
Io accennai alle mani, e lui finalmente si decise a mostrarle:
due dita della mano sinistra erano fasciate.
 stato un incidente?
S. Stavo dando una mano in cucina e mi sono ferito tagliando
una cipolla. Come vede, non si pu dire che sia molto
abile.  un taglietto superficiale ma fastidioso. Chi avrebbe
mai detto che dopo tutti questi anni non fossi capace di maneggiare
un coltello?!
Si  fasciato da solo?
S, era un taglietto da nulla.
Sedetti in una poltrona davanti alla scrivania e accesi una
sigaretta. Mi sentivo i suoi occhi addosso. Aspirai una lunga
boccata, poi espirai proiettando il fumo verso il soffitto. Il
volto di Weston era impassibile, ma non si pu dire che mi
stesse facilitando le cose, e ne aveva tutti i diritti, direi. Avrei
fatto altrettanto anch'io.
Voleva domandarmi qualcosa?
S.
Ci guardammo per un istante, poi Weston spinse da parte
il microscopio e chiuse il registratore.
Si tratta forse di qualcosa che riguarda il rapporto sull'autopsia
di Karen Randall? Ricordo che qualcosa non la convinceva.
Ora non pi.
Vuole che qualcun altro dia un'occhiata ai vetrini? Non
so, Sanderson, per esempio.
Ormai non ha pi importanza, per lo meno legalmente.
Credo che abbia ragione, mormor Weston.
Di nuovo ci guardammo. Segu un lungo momento di silenzio.
Non sapevo da che parte incominciare: quel silenzio mi
rovinava.
La seggiola  stata pulita; niente impronte, dissi. Lo
sapeva?
Weston aggrott un attimo la fronte. Pensai che tentasse di
far l'indiano; invece ebbe un cenno di assenso.
S, me l'ha detto, disse.
Anche la maniglia della porta.
S, anche la maniglia.
Quand' che  capitato l?
Sospir. Era tardi, disse. Avevo lavorato in laboratorio
fino a tardi e rincasando mi sono fermato per andare a vedere
come stava. Lo facevo spesso. Proprio un salto, per vedere
come stava.
La curava lei?
Mi sta chiedendo se ero io a rifornirla?...
Le sto chiedendo se cercava di disintossicarla.
No. Sapevo che era al di sopra delle mie possibilit. Naturalmente
ci avevo pensato, ma sapevo di non potercela fare,
che correvo il rischio di peggiorare la situazione. La supplicavo
di curarsi, ma...
Alz le spalle.
Dunque, la vedeva spesso.
Solo per aiutarla a superare i momenti pi duri: era il
minimo che potessi fare.
E gioved sera?
Quando sono arrivato io, lui c'era gi. Ho sentito delle
grida e i rumori di una colluttazione. Allora ho aperto la porta.
Lui la stava inseguendo impugnando un rasoio; Angela
brandiva un coltello da cucina - un coltello di quelli per tagliare
il pane - e si difendeva, cercando a sua volta di attaccare.
Lui voleva ucciderla perch era una testimone. Continuava
a ripetere con voce sorda: "Sei una testimone, pupa!"
Non ricordo con esattezza quello che accadde in seguito. Ho
sempre voluto molto bene a Angela. Jones mi disse qualcosa,
qualche parola che non ricordo, poi mi si avvent contro brandendo
il rasoio.  stato terribile. Angela lo aveva gi tagliuzzato
un po' dappertutto; i vestiti perlomeno...
Lei allora ha afferrato la seggiola.
No, sono indietreggiato, e lui  tornato a scagliarsi su
Angela, voltandomi le spalle.  stato allora che ho preso la
seggiola...
E quei tagli? domandai, accennando alle dita ferite.
Non ricordo. Credo che me li abbia fatti lui. Quando
sono tornato a casa avevo anche una manica del cappotto
strappata; ma non riesco a ricordare altro.
Dopo la seggiolata...
 caduto a terra. Svenuto.
E lei cos'ha fatto?
Angela aveva paura che per me finisse male. Mi ha detto
di andarmene immediatamente, che ci avrebbe pensato lei a
sistemare tutto. Era terrorizzata all'idea che venissi coinvolto
nella faccenda, cos...
Cos lei se n' andato.
S, rispose Weston, guardandosi le mani.
Roman era gi morto?
Non lo so. Era caduto vicino alla finestra. Credo che Angela
l'abbia spinto fuori dalla finestra e che poi abbia ripulito
tutto; ma non lo so, non lo posso affermare con certezza.
Lo guardai: guardai quel volto, quelle rughe, quei capelli
bianchi. E ripensai al maestro che era stato: allo sprone che
aveva rappresentato per noi allievi, alla venerazione che avevamo
per lui. Mi ricordai di quando, ogni gioved pomeriggio,
ci portava tutti a bere e chiacchierare a un bar vicino, e di
quando portava in ospedale la sua torta di compleanno per
dividerla con noi e quelli del nostro piano. Mi torn in mente
tutto, tutto: gli scherzi tra noi, i giorni neri e quelli lieti, le
domande che gli ponevamo e le sue spiegazioni, le lunghe ore
trascorse in sala di anatomia, i momenti di dubbio e quelli di
incertezza.
Bene, ecco tutto! disse, con un triste sorriso.
Accesi un'altra sigaretta chinando il capo e proteggendo la
fiamma con le mani a imbuto e la testa china, sebbene nella
camera non ci fosse la minima corrente d'aria. Anzi, faceva
un caldo soffocante, come nelle serre per la coltivazione delle
piante esotiche.
Weston non mi pose neppure la domanda. Era inutile.
Pu cavarsela. Legittima difesa! osservai.
Gi, rispose con un filo di voce. Potrei cavarmela.
Fuori, lungo la Massachusetts Avenue, un freddo sole batteva
sui rami nudi degli alberi. Mentre scendevo la scalinata
esterna del Mallory, mi pass accanto un'ambulanza diretta
al Pronto Soccorso del Boston City Hospital. Scorsi una figura
distesa sul lettino posteriore con una maschera d'ossigeno applicata
al volto; ma non riuscii a distinguerne i lineamenti,
non si capiva nemmeno se fosse un uomo oppure una donna.
Varie persone s'erano fermate a guardare l'ambulanza, con
espressioni variamente atteggiate: dalla preoccupazione alla
curiosit, alla piet. Un attimo di pausa per tutti, con sguardi
e pensieri diversi in ciascuno di loro.
L'ambulanza aveva il lampeggiatore innestato ma la sirena
spenta, e procedeva ad andatura quasi normale; evidentemente
il malato che stava a bordo era molto grave.
O forse era gi morto. Come potevo saperlo?
Per un attimo provai una strana, vivissima curiosit, come
se l'impulso ad adempiere un dovere mi spingesse ad andare
al Pronto Soccorso per sapere l'identit e la prognosi di quel
paziente.
Invece scesi in strada, salii sulla mia auto e mi diressi verso
casa. Cercavo di togliermi di mente l'ambulanza: dopotutto
ogni giorno in ogni ospedale entravano e uscivano milioni di
persone. Alla fine me ne dimenticai, e da quel momento mi
sentii un altro.

 APPENDICI.


1. Il patologo-cuoco.

Tra i compiti spettanti all'anatomo-patologo c' quello di illustrare
ci che vede in termini chiari e concisi. Infatti, le indicazioni contenute in un rapporto medico consentono al lettore di vedere mentalmente quello che vede l'anatomo-patologo. Ed ecco che, allo scopo, molti anatomo-patologi si sono messi a descrivere gli organi malati come se, anzich di visceri, si trattasse di cibarie, meritandosi cos l'appellativo di patologi-cuochi.
Altri rifuggono da un sistema del genere, e deplorano questi rapporti,
molto pi simili - in realt - al menu dei ristoranti. D'altro
canto si tratta di un espediente comodo e utile, tant' vero che, prima o poi, tutti gli anatomo-patologi finiscono per servirsene.
Cos, i grumi sanguigni possono essere del tipo gelatina di ribes
oppure (se sono post mortem), del genere grasso di pollo. Ci sono
mucose color lampone e mucose biliari color fragola, il che denota la
presenza di colesterolo. E ancora, esistono il fegato tipo noce moscata e l'iperplasia tipo formaggio Emmenthal. Perfino la pi sinistra delle malattie, il cancro, pu essere descritta come un cibo:  il caso del carcinoma a cellule d'avena del polmone.


2. Medici e poliziotti.

Generalmente i medici diffidano della polizia e cercano di non
averci mai a che fare. Ed ecco un episodio che spiega quale ne sia
la ragione.
Una notte, un brillante giovane specializzando del General Hospital
viene tirato gi dal letto per visitare un ubriaco raccolto dalla polizia.
La polizia sa che esistono infermit - per esempio il coma diabetico
- che presentano sintomi analoghi a quelli dell'ubriachezza, ivi incluso l'alito alcoolico. Si trattava quindi di un caso di ordinaria amministrazione. L'uomo viene visitato, dichiarato clinicamente in  regola quindi portato in prigione.
Nel corso della notte muore: in sede di autopsia, gli viene riscontrata la lesione della milza. La famiglia denuncia il medico per negligenza e la polizia appoggia l'accusa. Il tribunale conferma con la sua sentenza che il medico  colpevole di negligenza ma non chiede risarcimento dei danni.
Qualche tempo dopo il medico rivolge domanda allo stato della
Virginia per poter esercitare in quel territorio e con molte difficolt la sua richiesta  accolta. L'incidente lo ha bollato di un marchio che
lo perseguiter per il resto dei suoi giorni.
 possibile che non si fosse accorto dell'ingrossamento o della lesione della milza; ma  molto improbabile, data la natura della lesione e l'indiscusso valore del medico in questione. Lo staff dell'ospedale   giunto alla conclusione che la polizia doveva aver appioppato al disgraziato una pedata nello stomaco, dopo essere stato visitato all'ospedale.
Naturalmente non ci sono prove che possano avvalorare questa o
quell'ipotesi, ma gli episodi di questo genere - e sono tutt'altro che
eccezionali - servono solo a instaurare un rapporto di diffidenza tra
medici e polizia.


3. Barbieri e campi di battaglia.

Chirurgia e guerra sono sempre state intimamente connesse.
Anche oggi, i giovani chirurghi sono gli unici medici che non protestano quando vengono inviati in prima linea: infatti  proprio al fronte che la chirurgia si  affermata, sviluppata e rinnovata.
I primi chirurghi non erano medici, erano barbieri. Praticavano una
chirurgia molto primitiva, che quasi sempre si limitava ad amputare,
arrestare il sangue e medicare le ferite. I barbieri seguivano l'esercito nel corso delle pi importanti campagne, e a poco a poco incominciarono a saperne di pi sul loro mestiere. C'era per un grosso inconveniente: non si conoscevano ancora gli anestetici. Fino al 1890, l'unico anestetico disponibile consisteva in una palla di stoffa  stretta fra i denti e una buona bevuta di whisky. I chirurghi erano guardati con disprezzo dai clinici. Loro non si degnavano di toccare il paziente con le mani e lo avvicinavano con ben diverso distacco e sussiego. Del resto, in una certa misura questo atteggiamento sopravvive ancora ai giorni nostri.
Oggi, naturalmente, i chirurghi non sono pi barbieri, e viceversa.
I barbieri tuttavia conservano ancora il simbolo dell'antico mestiere:
l'insegna a strisce bianche e rosse, che simboleggia i bianchi indumenti macchiati del sangue dei soldati.
Ma se anche i chirurghi non tagliano pi i capelli, continuano a
seguire le truppe: per loro la guerra  fonte di grande esperienza per
il trattamento di traumi, ferite, lesioni comminute e ustioni. La guerra fa progredire la chirurgia. Gran parte delle tecniche moderne di plastica e ricostruzione somatica son state elaborate e applicate nel corso della seconda guerra mondiale.
Ci non significa che i chirurghi siano dei guerrafondai o dei pacifisti; semplicemente che il retroscena storico della professione conferisce loro una mentalit diversa da quella degli altri medici.


4. Abbreviazioni.

Ai medici le abbreviazioni piacciono molto;  probabile, anzi, che
in nessuna professione se ne faccia un uso altrettanto ampio.
Le abbreviazioni servono essenzialmente a risparmiare tempo; ma
esse adempiono anche a uno scopo sussidiario. Le abbreviazioni sono
un codice segreto, un linguaggio misterioso e impenetrabile, il simbolo cabalistico della classe medica.
Capita poi di ricorrere alle abbreviazioni quando si voglia fare determinate osservazioni, senza per esprimersi in termini espliciti; e questo perch i rapporti clinici di ogni malato degente in ospedale
sono altrettanti documenti legali che possono essere esibiti in sede
processuale. Pertanto i medici debbono essere oltremodo oculati nella
formulazione scritta del loro pensiero, e all'uopo sono stati creati un vero e proprio vocabolario terminologico, nonch un'ampia serie di
abbreviazioni. Per esempio, un malato demente viene designato con
l'epiteto di disorientato, oppure di estremamente confuso. Un
malato non sar mai stupido, ma ottuso; e del pari non mente,
ma chiacchiera.


5. Perch i medici vestono di bianco.

Sappiamo tutti che i medici vestono di bianco ma non sappiamo il
perch; e del resto non lo sanno nemmeno loro. Certo, gli indumenti
bianchi servono a distinguerli, ma questo non spiega nulla. Per giunta
non  nemmeno una tradizione; tant' vero che alla corte di Luigi XIV
tutti i medici indossavano palandrane nere lunghe fino a terra, e allora il nero ispirava, agli occhi della gente, esattamente quello che oggi ispira il bianco.
Oggi, diciamo che bisogna vestire di bianco per ragioni igieniche.
A quanto si afferma il bianco  un colore sterile, e per tale ragione vengono dipinti di bianco anche gli ospedali. Si tratta, in s, di un'argomentazione sensata: ma il dubbio sull'effettiva efficacia del sistema insorge quando ci s'imbatte in un medico interno che ha sgobbato per trentasei ore consecutive, dormito due notti senza svestirsi e, dopo aver curato dozzine di pazienti, si presenta col camice sgualcito, sudicio e zeppo di germi.
I chirurghi, del resto, non ne vogliono pi sapere. Infatti la quintessenza delle condizioni asettiche, di un ambiente privo di germi,  la sala operatoria; e oggi poche sono bianche. Gli stessi chirurghi  non vestono di bianco, ma di verde, di blu e qualche volta di grigio.
Dunque, i panni bianchi dei medici vanno considerati un'uniforme,
ove il colore ha lo stesso valore di consuetudine che hanno il blu per
la marina e il verde per l'esercito. E questa analogia ha un valore
molto meno casuale di quanto si possa credere, perch la divisa del
medico indica il grado e la specializzazione. Quando un medico entra
in un reparto,  in grado di dire immediatamente quale posto occupi
ogni singolo membro del personale del reparto stesso; vi sapr dire
qual  l'assistente volontario e qual  l'infermiere. Lo capisce da piccoli particolari, proprio come un militare lo capisce dai gradi e dalle spalline. Ne conseguono domande precise: Ha lo stetostopio?,
Ha un taccuino?, Chiude le cartelle con un fermaglio di metallo?,
Usa una borsa nera?.
Con questo metodo si possono accertare anche le varie specializzazioni.
Il neurologo, per esempio, porta sempre tre o quattro spillini
appuntati al risvolto sinistro della giacca.


6. Tesi sull'aborto.

Esistono grosso modo sei tesi, e rispettive controtesi, pr e contro
l'aborto.
La prima tesi riguarda la legge e l'antropologia.  dimostrato come
presso molte societ l'aborto e l'infanticidio siano pratiche normali
che non implicano la colpevolezza dei genitori n la distruzione delle
fibre morali della societ stessa. Esempio classico ne sono le societ
primitive, che vivono in condizioni ambientali particolarmente difficili, come i pigmei africani o i boscimani del Kalahari; oppure quelle che considerano un privilegio i figli maschi e uccidono le femmine in soprannumero. La stessa tesi si avvale dell'esempio del Giappone che, in ordine di grandezza, oggi  una delle pi progredite e delle pi industrializzate nazioni del mondo.
La controtesi asserisce che la societ occidentale ha ben poco in
comune sia con i pigmei sia con i giapponesi: pertanto non  detto
che ci che per essi  giusto e accettabile lo sia anche per noi.
Le tesi legali si basano su questa argomentazione: le leggi odierne
sull'aborto non sono sempre esistite, d'accordo, ma hanno preso forma
nel corso dei secoli in risposta a molti fattori contingenti. I sostenitori dell'aborto asseriscono per che si tratta di leggi arbitrarie, goffe e non rispondenti ai tempi, cosicch invocano un sistema legale adeguato a usi e costumi attuali, e non pregressi.
La controtesi fa rilevare come le vecchie leggi non siano necessariamente leggi assurde, e che il mutarle senza valutare seriamente il pr e il contro significherebbe accrescere l'incertezza e l'instabilit in una societ gi abbastanza incerta e instabile. Il che, in parole povere, significa che tale controtesi  contraria all'aborto solo in quanto illegale.
Fino a qualche tempo fa, molti medici, tutt'altro che superficiali
in altri settori, consideravano tale posizione molto comoda. Attualmente, comunque, il problema dell'aborto  messo in discussione; ne deriva che le posizioni cos semplicistiche sono ormai assolutamente indifendibili.
La seconda tesi considera l'aborto alla stregua di una forma di
controllo delle nascite. Per i sostenitori, l'aborto su richiesta  una forma di controllo delle nascite altamente efficace, e ne segnalano il successo in Giappone, in Ungheria, in Cecoslovacchia e in altre nazioni.
Sostengono altres che non c' differenza sostanziale tra il prevenire
il concepimento e l'arrestare un processo che non ha ancora
dato luogo a una creatura viva e vitale. Del resto affermano parimenti
che l'astinenza periodica e la pillola sono la stessa cosa, dal
momento che le due pratiche tendono esattamente allo stesso fine.
Questa tesi asserisce in sostanza che ci che conta  il pensiero.
D'altra parte, coloro che sono contrari all'aborto operano una distinzione netta tra prevenzione e correzione, asserendo che, una volta avvenuto il concepimento, il feto ha dei diritti e non pu essere ucciso.
Tale punto di vista  condiviso da tutti i sostenitori dei tradizionali metodi di controllo delle nascite: il che significa che questa gente  tormentata dal problema di fondo, posto da un metodo anticoncezionale che pu anche non funzionare.
La terza tesi considera i fattori sociali e psicologici, e presenta due varianti.
La prima asserisce che la salute fisica e mentale della madre deve
avere la precedenza su quella del figlio non ancora nato, poich sia
lei sia la famiglia gi formata possono risentire emotivamente e finanziariamente della nascita di un altro bambino, ragion per cui bisogna impedirla.
La seconda asserisce in primo luogo che  cosa immorale e criminale
mettere al mondo un figlio che non si desidera. E dice inoltre
che, in una societ complessa come la nostra, la buona educazione
di un figlio equivale a un processo lungo e costoso che richiede l'attenzione materna e il sostegno finanziario del padre. Se una famiglia non  in grado di assumersela, rende al bambino un pessimo servizio.
Il caso limite - il pi ovvio -  quello della ragazza-madre, che
spesso si trova impreparata ad allevare ed educare un figlio, sia emotivamente sia finanziariamente.
In questo caso, la controtesi  piuttosto vaga. Accenna alle donne
che hanno un desiderio inconscio di concepire, all'istinto materno
femminile e al luogo comune per cui non esistono figli non desiderati;
oppure a un altro vecchio luogo comune per cui, una volta nato il
bambino, la famiglia finisce per adattarvisi e ad amarlo lo stesso.
La quarta tesi dichiara che non si deve assolutamente, e per nessuna
ragione, costringere una donna a portare in grembo un figlio
che non desidera.  una tesi interessante, la cui portata  stata nondimeno ridotta da molti dei suoi stessi sostenitori i quali vanno dicendo (e sono idee alquanto paranoiche) che il mondo  dominato da
uomini chiusi ai problemi femminili.
Coloro che a questa tesi son contrari generalmente fanno notare
che una donna moderna ed emancipata non rimane incinta se non
vuole, poich dispone di una vasta gamma di contraccettivi e pertanto
non pu considerare l'aborto alla stregua del controllo delle
nascite. Comunque, la controtesi non convince perch non prende in
esame i casi di controllo passivo o di gravidanza involontaria: in seguito a violenza carnale, per esempio.
La quinta tesi asserisce che l'aborto  un intervento sicuro, facile,
semplice ed economico, ragion per cui non devono esistere obiezioni
di carattere pratico contro la sua legalizzazione.
La controtesi reagisce affermando che tale intervento comporta un
rischio mortale: limitato, ma esistente. Tale punto di vista  per
smentito dal fatto che oggi l'aborto in ospedale , in misura variante
dal 10 al 16%, meno pericoloso che partorire: e questo significa che
abortire  meno pericoloso che portare a termine una gravidanza.
La sesta tesi  la pi nuova e la pi sottile.  stata proposta per la
prima volta da Garrett Hardin e considera il punto focale del problema:
si chiede, cio, se l'aborto sia veramente un omicidio. Hardin
risponde di no; dice che l'embrione diventa un essere umano solo
dopo la nascita e un lungo periodo di allenamento a vivere; secondo
lui l'embrione  solo uno schema fornito dal DNA, la sostanza genetica
che contiene le informazioni ereditarie. Le informazioni, dice, non
hanno alcun valore intrinseco, sono - per cos dire - un'eliografia.
L'eliografia del progetto di un edificio, dice Hardin, in s e per s
non ha valore alcuno, solo l'edificio ha valore e significato. Possiamo distruggere impunemente il progetto e rifarne facilmente un altro, ma non distruggere deliberatamente l'edificio.
Questa, in breve, la sua tesi. Hardin ha lavorato come antropologo
e come biologo, e il suo punto di vista  quindi unico: molto interessante perch considera quando si forma l'essere umano in relazione a ci che l'essere umano . Tornando all'analogia eliografia-edificio, possiamo dire che la prima specifica le dimensioni e le strutture generali senza per stabilire il luogo in cui verr eretto l'edificio - se a New York o a Tokio, se in un quartiere povero o in uno ricco - se sar veramente usato o se cadr in rovina. Implicitamente, Hardin afferma che l'essere umano non  solo un animale in posizione eretta, con un gran cervello e una facolt di scelta, ma include nella definizione di uomo l'amor materno e l'educazione, affermando che sono queste le cose che fanno di un individuo un'unit capace di agire in un gruppo sociale.
La controtesi ribatte che Hardin d per scontato che il DNA sia
una copia d'informazioni non unica, mentre in realt  unica.
I figli di un dato padre e di una data madre non sono tutti uguali,
ragion per cui il DNA non pu essere non unico.
Al che Hardin replica che siamo in grado, anche se piuttosto casualmente, di selezionare solo una parte delle combinazioni potenziali del DNA dello sperma e degli ovuli, e portare a maturazione questi ultimi. Fa notare che le ovaie di una donna normale contengono
in media tremila uova, solo pochissime delle quali giungono a termine,
e che le altre vengono distrutte proprio come se la donna avesse
abortito. E chi pu dire che uno di quegli ovuli distrutti non potesse
essere, che so, un novello Beethoven?
La tesi di Hardin  nuovissima e colpisce per la sua astrusit; ma
 senza dubbio la prima di altre del genere che verranno espresse in
futuro, e tutte su basi di pi compiuta dialettica scientifica.  un
commento sull'uomo moderno che deve giustificare la propria moralit
sulle basi dei meccanismi molecolari che operano all'interno di
ogni singola cellula del suo corpo.
Ci sono poi altre tesi, che per sono tutte vaghe e poco significative.
Tesi economiche che parlano di quanto verrebbe a costare la trasformazione degli ospedali in fabbriche di aborti, e altre - nebulose e avventate - che parlano di libertinaggio sfrenato: le stesse, del resto, che venivano avanzate contro l'introduzione dei contraccettivi.
Esistono anche certe tesi liberaloidi che affermano come tutto ci che
 libert sia bene, e altre meritocratiche che dicono che bisognerebbe
frenare la prolificazione delle classi meno abbienti. Ma non  il caso
di prendere in considerazione questi punti di vista che in genere sono
proposti da uomini sciocchi e indisponenti.


7. Etica professionale medica.

Oggi nella medicina si pongono quattro grandi problemi riguardanti
l'etica professionale. Il primo  quello dell'aborto; il secondo
 quello dell'eutanasia, e cio l'uccisione di un paziente affetto da
male incurabile e di esito mortale; il terzo riguarda la responsabilit sociale del medico che deve curare quanta pi gente pu; il quarto riguarda la definizione di morte.
Interessa constatare che si tratta di problemi tecnologici, morali e
legali, sorti pi o meno nell'ultimo decennio.
Oggi, per esempio, l'aborto in ospedale  diventato un intervento
relativamente economico e sicuro, con una percentuale di mortalit
analoga a quella dell'estrazione di un dente. Un tempo era diverso,
ma i tempi cambiano e noi viviamo oggi.
Una volta l'eutanasia era un problema molto meno grave: quando
i medici avevano a disposizione un minor numero di strumenti terapeutici palliativi, come i respiratori meccanici e la conoscenza dell'equilibrio ionico, i pazienti con malattie letali tendevano a morire molto presto. Oggi invece la medicina  in grado di mantenere tecnicamente in vita una persona per un periodo indefinito, anche se quest'ultima non potr mai essere validamente curata; cos il medico si vede costretto a decidere se e per quanto tempo sia il caso di continuare la terapia palliativa. Il problema che cos si pone  molto
grave, perch la tradizione medica insegna a tenere in vita il paziente il pi a lungo possibile, e con tutti i mezzi a disposizione, mentre  oggi la moralit e l'umanit di tale linea di condotta vengono discusse.

Corollario.
Il paziente affetto da un male incurabile e letale ha il diritto di rifiutare una terapia palliativa? Un paziente che ha davanti a s settimane e mesi di dolori insopportabili, che presto o tardi  finiranno per ucciderlo, ha il diritto di chiedere una morte facile e indolore?
Un paziente che si  affidato a un medico continua a esercitare su se stesso l'ultimo controllo di vita o di morte?
La responsabilit sociale nei suoi termini moderni - responsabilit di fronte alla comunit, cio, piuttosto che di fronte all'individuo stesso -  un fatto nuovo nella storia della medicina. Un tempo i pazienti poveri venivano curati da medici di buon cuore o non venivano curati affatto: oggi il pensiero dominante, e in continuo sviluppo,  che l'esser curati non sia un privilegio, ma un diritto. I malati che un tempo erano affidati alla carit ed oggi sono curati con l'assistenza dell'assicurazione sulle malattie o della mutualit, sono in continuo aumento. Il medico generico deve quindi rivedere le proprie posizioni, e non in relazione ai pazienti che possono permettersi di ricorrere alle sue cure, ma a tutti i membri della comunit: questo comporta anche un grande impulso alle campagne di prevenzione delle malattie.
La definizione di morte  un problema che ha un'unica causa: il trapianto d'organi. A mano a mano che i chirurghi si perfezionano
nel trapianto da morto a vivo, decidere quando un uomo debba considerarsi morto diviene un problema sempre pi scottante perch gli organi da trapiantare devono essere rimossi quanto prima possibile.
Le vecchie prove d'accertamento della morte, come la cessazione del battito cardiaco e del respiro, sono state sostituite dall'elettrocardiogramma e  all'elettroencefalogramma piatti, ma la soluzione del problema  ancora di l da venire, e lo sar per molto tempo ancora.
C' poi un altro problema che riguarda l'etica professionale medica, ed  il rapporto tra medico e ditte farmaceutiche, che di solito risulta un tiro fra quattro contendenti e cio: paziente, medico, governo e ditte farmaceutiche. Ma i risultati sono ancora incerti.
...
.
...
FINE.